Passa al contenuto principale

Rubrica diocesana sul tema degli abusi. Quando l’abuso è compiuto in nome di Dio (2).

Siamo alla seconda tappa del percorso che il Servizio tutela minori della Diocesi di Senigallia ci propone, addentrandoci sempre più nelle complesse questioni sul tema degli abusi (questo il link per leggere la prima puntata: www.vocemisena.it/rubrica-tema-abusi-chiesa-cattolica-servizio-diocesano-senigallia).

Gli abusi di potere, di coscienza, spirituali, sessuali all’interno della Chiesa, in particolare se perpetrati da donne e uomini di Chiesa, consacrati, ordinati, o con un ruolo ben definito a servizio della Comunità cristiana, hanno un’accezione del tutto particolare e, potremmo affermare, una gravità speciale al di là dei numeri. Se qualunque forma di abuso va a ledere la persona nel suo intimo sino a bloccarne lo sviluppo umano, l’abuso nella Chiesa ha un aspetto in più, in quanto va a compromettere la relazione con Dio: l’abuso compiuto avviene nel nome di Dio, dal momento che chi lo compie ha il mandato di trasmettere la fede o di sostenere nella fede chi vive una situazione di fragilità o vulnerabilità. Pertanto la vittima è doppiamente vittima, poiché le viene compromesso anche il volto di Dio Padre e Amore.

Da questa constatazione assai dolorosa derivano due fondamentali conseguenze, l’una collegata all’altra. Innanzi tutto, nell’ottica evangelica del buon pastore, è evidente come ogni abuso è una ferita profonda impressa nella carne della comunità dei credenti. Scrive papa Francesco al popolo di Dio nel 2018: “E’ sempre bene ricordare che il Signore, «nella storia della salvezza, ha salvato un popolo. Non esiste piena identità senza appartenenza a un popolo. Perciò nessuno si salva da solo, come individuo isolato, ma Dio ci attrae tenendo conto della complessa trama di relazioni interpersonali che si stabiliscono nella comunità umana: Dio ha voluto entrare in una dinamica popolare, nella dinamica di un popolo». Pertanto, l’unico modo che abbiamo per rispondere a questo male che si è preso tante vite è viverlo come un compito che ci coinvolge e ci riguarda tutti come Popolo di Dio. Questa consapevolezza di sentirci parte di un popolo e di una storia comune ci consentirà di riconoscere i nostri peccati e gli errori del passato con un’apertura penitenziale capace di lasciarsi rinnovare da dentro. Tutto ciò che si fa per sradicare la cultura dell’abuso dalle nostre comunità senza una partecipazione attiva di tutti i membri della Chiesa non riuscirà a generare le dinamiche necessarie per una sana ed effettiva trasformazione”. Compresa la vasta portata di tale ferita e le conseguenze nefaste, le vittime dirette e indirette vanno accolte, curate e protette con un’ attenzione e delicatezza del tutto uniche. Come Chiesa, prima di ogni altra preoccupazione, dobbiamo curare, sanare, ricucire la ferita del singolo, della famiglia e della comunità coinvolta, con strumenti adeguati sia sul piano umano che sul piano spirituale.  Come scriveva il papa, o ci salviamo tutti o non ci sarà vera salvezza; pertanto ogni forma di occultamento, di ridimensionamento del problema nel renderlo privato e tenerlo nascosto, sarà sale sulle ferite, perché solo la verità ci farà liberi.

Servizio diocesano tutela minori e persone vulnerabili
Diocesi di Senigallia

tutelaminori@diocesisenigallia.it – tel. 3534494319

Segui La Voce Misena sui canali social Facebook, Instagram, X e Telegram