Passa al contenuto principale

Autore: Laura Mandolini

Quando la missione torna a casa. La veglia missionaria dà voce e volto a viaggi speciali

Una manciata di terra rossa, qualche volto, molte storie. La Veglia missionaria diocesana di quest’anno prende avvio dal recente viaggio in Costa d’Avorio vissuto da giovani e una famiglia della diocesi e diventa un’occasione per ascoltare ciò che hanno riportato a casa: incontri, amicizie e uno sguardo nuovo sul mondo. L’appuntamento è per venerdì 16 ottobre 2026, alle ore 21.00, nella chiesa parrocchiale di Borghetto di Monte San Vito, dove il vescovo Franco Manenti presiederà la preghiera che accompagnerà la diocesi verso la 100ª Giornata Missionaria Mondiale, sul tema «Uno in Cristo, uniti nella Missione».

Più che una semplice celebrazione, sarà un incontro tra storie e culture. I partecipanti porteranno con sé segni concreti dell’esperienza vissuta: strumenti musicali, tessuti, fotografie, appunti di viaggio e perfino la terra rossa africana. Piccoli oggetti capaci di raccontare una Chiesa che continua a costruire ponti tra popoli diversi. In un tempo segnato da divisioni e paure, la missione ricorda che l’incontro con l’altro non impoverisce, ma allarga lo sguardo. Per questo la serata è rivolta a tutti coloro che desiderano lasciarsi interrogare da una domanda semplice: che cosa possiamo imparare dall’altro?

Durante la veglia saranno raccolte offerte destinate alle Giovani Chiese nel mondo, segno concreto di una comunione che supera distanze e confini. Perché la missione non comincia dall’altra parte del mondo, ma dal modo in cui scegliamo di incontrarci ogni giorno.

Centro missionario diocesano
Senigallia

Segui La Voce Misena sui canali social Facebook, Instagram, X e Telegram

“Un codice per una nuova Europa”: un convegno promosso da tante sigle per ripensare l’Ue

«Un Codice per una nuova Europa» è il titolo del convegno in programma venerdì 23 ottobre 2026, alle ore 17.00 ad Ancona, presso la Facoltà di Economia «G. Fuà» dell’Università Politecnica delle Marche, che ha concesso il proprio patrocinio. L’incontro è promosso dalla Commissione per la pastorale sociale e del lavoro della Conferenza Episcopale Marchigiana insieme a una rete di associazioni e movimenti di ispirazione cristiana e di impegno europeista della regione. Dopo i saluti di Adriana Bramucci, delegata regionale dell’Azione Cattolica, e di un rappresentante della Facoltà di Economia, la relazione principale sarà affidata al prof. Sebastiano Nerozzi, docente di Storia del pensiero economico all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, segretario del Comitato della 50ª Settimana sociale di Trieste e tra i redattori del Codice. Interverranno quindi il prof. Antonio Di Stasi, preside della Facoltà di Economia «G. Fuà»; mons. Gianpiero Palmieri, vescovo di Ascoli Piceno e di San Benedetto del Tronto, delegato della CEM per la pastorale sociale e del lavoro; il prof. Ernesto Preziosi, storico e presidente di Argomenti2000. Modera la giornalista Laura Mandolini.

Da Trieste a Camaldoli: la genesi del documento
Il percorso nasce dalla 50ª Settimana sociale dei cattolici in Italia (Trieste, luglio 2024), dove una delle «Piazze della Democrazia» fu dedicata specificamente al tema europeo. Da quell’occasione, raccogliendo l’invito del cardinale Matteo Maria Zuppi, un gruppo qualificato di studiosi ha avviato un cantiere di riflessione collettiva: tra febbraio e luglio 2025 vi hanno preso parte oltre 120 docenti universitari ed esperti – giuristi, economisti, politologi, storici, teologi, operatori sociali – su invito dell’Associazione Nuova Camaldoli, con l’adesione di una trentina di associazioni e movimenti ecclesiali e laici. Ne è scaturito il testo «Un Codice per una nuova Europa», che viene ora consegnato alle comunità perché diventi patrimonio di riflessione condivisa. Il riferimento storico è esplicito. Nel luglio 1943, nel monastero di Camaldoli, un gruppo di intellettuali cattolici elaborò il Codice di Camaldoli, che contribuì a ispirare la Costituzione repubblicana soprattutto nella sua anima personalista. Quella «operazione di lievito» viene oggi riproposta su scala europea, a partire da una convinzione: l’Europa deve maturare una consapevolezza sempre più profonda della propria unità e della propria identità.

Un’Europa a un crocevia
L’Europa contemporanea è sotto pressione, esposta a sfide che provengono tanto da potenze tradizionalmente ostili quanto da interlocutori storicamente amici, che sembrano oggi mettere in discussione il ruolo che il continente ha a lungo esercitato. Il Codice lo dice senza giri di parole: «O imbocca la strada di una più convinta e profonda integrazione culturale, sociale, politica, economica oppure si condanna a un rapido declino». In questo scenario l’Unione rischia di restare prigioniera di una visione riduttiva: per diventare davvero un’anima, di cui scopriamo di non poter fare a meno, non può continuare a fondarsi su una progressiva disidentificazione da ogni valore condiviso.

Che cosa propone il Codice
Il documento si articola in tre parti – le sfide del presente, i principi fondativi, le politiche – e in 120 numeri. Tra le proposte principali: istituzioni, modello sociale e demografia, economia, ambiente, pace.

Il convegno è promosso dalla Commissione per la pastorale sociale e del lavoro della Conferenza Episcopale Marchigiana, insieme a: ACLI Marche APS, Associazione culturale Agorà – OdV, Argomenti2000, Azione Cattolica – Delegazione regionale Marche, Caritas Marche, Movimento Federalista Europeo, Associazione Nuova Camaldoli APS, Rete di Trieste. Con il patrocinio della Facoltà di Economia «G. Fuà» dell’Università Politecnica delle Marche.

Ufficio per la pastorale sociale e del lavoro, giustizia e pace, salvaguardia del creato
Diocesi di Senigallia

Informazioni e iscrizioni
Iscrizioni: pastoralesociale.marche@gmail.com · bardozzetti@gmail.com · fraveccia@alice.it · silvio.minnetti@gmail.com – Informazioni: Associazione Nuova Camaldoli, segreteria@associazionenuovacamaldoli.it

Segui La Voce Misena sui canali social Facebook, Instagram, X e Telegram

Rubrica diocesana sul tema degli abusi. Quando l’abuso è compiuto in nome di Dio (2).

Siamo alla seconda tappa del percorso che il Servizio tutela minori della Diocesi di Senigallia ci propone, addentrandoci sempre più nelle complesse questioni sul tema degli abusi (questo il link per leggere la prima puntata: www.vocemisena.it/rubrica-tema-abusi-chiesa-cattolica-servizio-diocesano-senigallia).

Gli abusi di potere, di coscienza, spirituali, sessuali all’interno della Chiesa, in particolare se perpetrati da donne e uomini di Chiesa, consacrati, ordinati, o con un ruolo ben definito a servizio della Comunità cristiana, hanno un’accezione del tutto particolare e, potremmo affermare, una gravità speciale al di là dei numeri. Se qualunque forma di abuso va a ledere la persona nel suo intimo sino a bloccarne lo sviluppo umano, l’abuso nella Chiesa ha un aspetto in più, in quanto va a compromettere la relazione con Dio: l’abuso compiuto avviene nel nome di Dio, dal momento che chi lo compie ha il mandato di trasmettere la fede o di sostenere nella fede chi vive una situazione di fragilità o vulnerabilità. Pertanto la vittima è doppiamente vittima, poiché le viene compromesso anche il volto di Dio Padre e Amore.

Da questa constatazione assai dolorosa derivano due fondamentali conseguenze, l’una collegata all’altra. Innanzi tutto, nell’ottica evangelica del buon pastore, è evidente come ogni abuso è una ferita profonda impressa nella carne della comunità dei credenti. Scrive papa Francesco al popolo di Dio nel 2018: “E’ sempre bene ricordare che il Signore, «nella storia della salvezza, ha salvato un popolo. Non esiste piena identità senza appartenenza a un popolo. Perciò nessuno si salva da solo, come individuo isolato, ma Dio ci attrae tenendo conto della complessa trama di relazioni interpersonali che si stabiliscono nella comunità umana: Dio ha voluto entrare in una dinamica popolare, nella dinamica di un popolo». Pertanto, l’unico modo che abbiamo per rispondere a questo male che si è preso tante vite è viverlo come un compito che ci coinvolge e ci riguarda tutti come Popolo di Dio. Questa consapevolezza di sentirci parte di un popolo e di una storia comune ci consentirà di riconoscere i nostri peccati e gli errori del passato con un’apertura penitenziale capace di lasciarsi rinnovare da dentro. Tutto ciò che si fa per sradicare la cultura dell’abuso dalle nostre comunità senza una partecipazione attiva di tutti i membri della Chiesa non riuscirà a generare le dinamiche necessarie per una sana ed effettiva trasformazione”. Compresa la vasta portata di tale ferita e le conseguenze nefaste, le vittime dirette e indirette vanno accolte, curate e protette con un’ attenzione e delicatezza del tutto uniche. Come Chiesa, prima di ogni altra preoccupazione, dobbiamo curare, sanare, ricucire la ferita del singolo, della famiglia e della comunità coinvolta, con strumenti adeguati sia sul piano umano che sul piano spirituale.  Come scriveva il papa, o ci salviamo tutti o non ci sarà vera salvezza; pertanto ogni forma di occultamento, di ridimensionamento del problema nel renderlo privato e tenerlo nascosto, sarà sale sulle ferite, perché solo la verità ci farà liberi.

Servizio diocesano tutela minori e persone vulnerabili
Diocesi di Senigallia

tutelaminori@diocesisenigallia.it – tel. 3534494319

Segui La Voce Misena sui canali social Facebook, Instagram, X e Telegram

Save Oleshky: mobilitazioni in diverse città italiane, tra cui Ancona

A Oleshky si sta consumando un dramma che l’Ucraina conosce fin troppo bene. Una tragedia che
richiama alla memoria il 1932–1933, quando il regime sovietico provocò deliberatamente la carestia artificiale conosciuta come Holodomor, causando la morte di milioni di ucraini mentre gran parte del mondo rimaneva in silenzio. Sono cambiati i regimi e le epoche, ma tornano gli stessi metodi: la violenza, l’isolamento, la fame usata come strumento di oppressione e il tentativo di piegare un popolo attraverso la sofferenza ripropongono lo stesso volto disumano della storia.

Oggi la popolazione di Oleshky, città ucraina sotto occupazione russa, vive una gravissima emergenza umanitaria. Le testimonianze raccolte dalle Nazioni Unite documentano gravi carenze di cibo e assistenza medica, nonché seri ostacoli all’evacuazione dei civili. Per questo scendiamo in piazza: per dare voce a chi non può farsi sentire, richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica e delle istituzioni, chiedere giustizia e impedire che la verità venga nuovamente sepolta dall’indifferenza. Ai tempi dell’Holodomor furono pochi coloro che ebbero il coraggio di denunciare l’orrore e rompere il silenzio. Oggi conosciamo quella tragica verità e abbiamo il dovere morale di non voltare lo sguardo dall’altra parte.

Nel mese di ottobre, le associazioni aderenti alla NAU – Network Associazioni per Ucraina promuovono manifestazioni e momenti di sensibilizzazione in diverse città italiane: Ancona – Rimini – Ravenna – Bologna – Carpi – Modena – Vicenza – Portogruaro. Domenica 11 ottobre 2026, dalle ore 10.45 alle ore 11.45 in Piazza Roma ad Ancona ci sarà una manifestazione aperta a tutte le cittadine e a tutti i cittadini che scelgono di non rimanere indifferenti, con la partecipazione dell’Associazione Aurora per le Marche, dell’Associazione Culturale Europea Italia-Ucraina Maidan, del MFE – Movimento Federalista Europeo, sezione di Ancona e di Spazio Pubblico, movimento aderente al Partito Democratico Europeo (PDE).
Invitiamo cittadine, cittadini, associazioni e rappresentanti delle istituzioni a partecipare e a far sentire la propria voce. Ogni presenza conta, ogni voce può contribuire a rompere il silenzio e ogni gesto di solidarietà può mantenere viva l’attenzione su chi sta soffrendo. Il silenzio di fronte alla sofferenza non è neutralità: è il rischio di diventare complici. Scendiamo in piazza perché la storia non si ripeta. Perché ogni vita conta. Perché il silenzio non sia mai più complice dell’orrore.

Andriy Podolskyy,
presidente dell’associazione ‘Insieme per Ucraina’

Segui La Voce Misena sui canali social Facebook, Instagram, X e Telegram

Il sentito ricordo dedicato a Mariella Bonvini Triani, docente e animatrice culturale

Non vedremo più lungo le nostre strade la bella persona di Mariella Bonvini Triani, alta tra tutti, armonica nel portamento e nell’accurata classica eleganza, nella cordialità del tratto, nella freschezza del suo entusiasmo per ogni iniziativa. Già da tempo immersa in un suo astratto colloquio con il mondo degli spiriti magni, ci lascia oggi con il corpo, lascia il marito, l’avvocato Rodolfo Triani, l’amatissimo figlio Sergio con la moglie e le care nipoti. Lascia noi amici, quelli personali, i colleghi di scuola, i membri dell’ArcheoClub di cui è stata tra i fondatori, presidente per molti anni, e sempre partecipe e animatrice delle varie attività.

Laureata a Roma in Lettere classiche, cara e collaboratrice collega, ai tempi in cui si iniziarono i primi “progetti” culturali da portare avanti con i ragazzi, che amava come amava tutti i bambini piccoli, facendoli interessare alla conoscenza e alla valorizzazione del patrimonio artistico e storico della sua Senigallia, dove ha sempre abitato e insegnato; portandoli a pubblicare sotto la sua guida volumi di rendiconto, importanti per le novità scoperte (ricordiamo gli affreschi francescani del chiostro piccolo del Convento delle Grazie, la riproposta di illustri personaggi senigalliesi quali i pittori Ghinelli e il matematico G. Carlo Fagnani) o per la rivisitazione di monumenti e di interni di palazzi storici.

Sempre desiderosa di allargare le proprie conoscenze, presente nella biblioteca comunale per ricerche e studi, ha partecipato come ascoltatrice e come conferenziere alla vita sociale e culturale della città: membro della Libera Università degli Adulti di Senigallia, dell’ArcheoClub, del Corpo Infermiere volontarie della Croce Rossa. Entrerà domani nella artistica tomba della sua famiglia di origine, Bonvini, da lei sempre tenuta in onore insieme con i genitori, noti e benemeriti cittadini senigalliesi. Ma non la lasceremo sola.

Paola Ciceroni

Segui La Voce Misena sui canali social Facebook, Instagram, X e Telegram

Le demenze e la comunità: un convegno con le tante voci coinvolte nella cura

Sala gremita all’Auditorium San Rocco di Senigallia per il convegno di venerdì 2 ottobre dedicato alle demenze. Operatori sanitari e sociali, professionisti e rappresentanti della rete dei servizi hanno dato vita a un importante momento di confronto. Inserito nelle due giornate “Le demenze e la comunità”, il percorso del 2 e 3 ottobre ha affiancato all’approfondimento scientifico delle iniziative rivolte ai cittadini, con un obiettivo preciso: costruire una comunità capace di prendersi cura.

L’iniziativa è nata dalla collaborazione tra i Centri per i Disturbi Cognitivi e le Demenze della AST Ancona, il Distretto Sanitario di Senigallia e l’Ambito Territoriale Sociale n. 8. La responsabilità scientifica è stata affidata a Fabio Izzicupo, referente dei CDCD della AST Ancona, e a Giusi Campolucci dell’ATS 8. Il filo conduttore è stato il tentativo di porre al centro del dibattito un cambiamento di prospettiva nella cura e nell’assistenza a questa tematica. Le demenze rappresentano una sfida sanitaria sempre più rilevante, ma i loro effetti attraversano tutta la vita quotidiana: le relazioni, l’autonomia, l’organizzazione familiare, il lavoro di chi assiste. Le persone vivono nelle nostre città, nei quartieri e nei paesi. È qui che incontrano difficoltà, ma anche possibilità di aiuto, partecipazione e inclusione. Per questo la risposta deve coinvolgere l’intera comunità.

Le dimensioni del problema aiutano a comprenderne l’urgenza. Nelle Marche si stimano circa 33 mila persone con demenza e altre 25 mila con deterioramento cognitivo lieve, una condizione che può precedere la malattia. Nella provincia di Ancona le stime indicano oltre 10.000 persone con demenza e quasi 8.000 con deterioramento cognitivo lieve. Accanto a loro ci sono familiari impegnati spesso per anni in un’assistenza che richiede tempo, energie e risorse economiche. Un carico che si aggiunge alla fatica quotidiana, alle rinunce lavorative e al rischio di isolamento, richiamando la necessità di una responsabilità condivisa.

In questo quadro si inserisce la scelta strategica della Direzione della AST Ancona di strutturare una rete di quattro CDCD, a Senigallia, Jesi, Fabriano e Ancona, all’interno dell’Unità Operativa Complessa Anziani. Una scelta coerente con la prospettiva del nuovo Piano Nazionale Demenze e con gli indirizzi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che promuovono un’assistenza territoriale, centrata sulla persona e radicata nella comunità.

I CDCD operano a livello distrettuale e coordinano diagnosi, trattamento e presa in carico attraverso il lavoro di medici, psicologi e infermieri, in collaborazione con la medicina generale e i servizi sociali. La loro funzione comprende la valutazione dei bisogni e la definizione dei percorsi assistenziali, determinando l’accesso, la proroga e la dimissione dalle strutture residenziali dedicate alle demenze e dai centri diurni. L’obiettivo è accompagnare la persona nelle diverse fasi della malattia e rendere riconoscibili i riferimenti per la famiglia.

Questo modello richiede una collaborazione stabile, in primo luogo con gli Ambiti Territoriali Sociali, e con gli enti del Terzo settore, le cooperative, le fondazioni, i gestori delle strutture residenziali e dei centri diurni e le associazioni dei familiari. Il convegno ha offerto uno spazio per confrontare esperienze e responsabilità, dalla gestione domiciliare alla residenzialità, dalla prevenzione alla formazione degli operatori. La tavola rotonda ha dato voce ai soggetti della rete, chiamati a costruire risposte condivise.

L’apertura alla comunità ha trovato espressione anche nelle iniziative fuori dalla sala del convegno. Venerdì pomeriggio il Cinema ‘Gabbiano’ ha ospitato la proiezione di “Familiar Touch”, seguita da un dibattito con esperti. Il programma di sabato 3 ottobre ha previsto uno screening gratuito della memoria presso il Centro diurno “Il Granaio”, nei locali dell’Opera Pia Mastai Ferretti, a cura degli operatori del CDCD di Senigallia. Occasioni per avvicinare i cittadini al tema e favorire consapevolezza.

Oggi non esiste una cura capace di portare alla guarigione dalle principali forme di demenza. La ricerca apre nuove prospettive, ma resta essenziale investire nella diagnosi tempestiva, nei trattamenti, negli interventi psicosociali, cognitivi, riabilitativi e occupazionali e nel sostegno a chi assiste. Prendersi cura significa preservare, per quanto possibile, autonomia, dignità e qualità della vita, adattando le risposte ai bisogni della persona e della sua famiglia. Il messaggio delle due giornate riguarda il futuro dei territori: trasformare la collaborazione in una pratica quotidiana, rendere i servizi più accessibili e contrastare la solitudine. Le demenze chiedono competenze professionali, organizzazione e risorse, insieme a relazioni e responsabilità condivise. Una comunità che si prende cura riconosce le persone, sostiene le famiglie e costruisce le condizioni perché nessuno debba affrontare da solo la malattia.

Segui La Voce Misena sui canali social Facebook, Instagram, X e Telegram

Ordinazione diaconale di Francesco Avellini e Rodolfo Papini

Qui sarà possibile vedere la diretta dell’ordinazione diaconale di Francesco Avellini e Rodolfo Papini dalla Parrocchia di Santa Maria della Neve e San Rocco di Marina di Montemarciano, a partire dalle ore 16.45 di domenica 4 ottobre.

Un santo patrono come Francesco d’Assisi, bellezza e responsabilità

San Francesco ritorna ad essere festeggiato in grande stile, proprio nell’anno che ricorda gli ottocento anni dalla sua morte: domenica 4 ottobre 2026 è festa nazionale dedicata al santo Patrono d’Italia (lo è anche santa Caterina da Siena, che però non ha goduto dello stesso privilegio…). Decidere chi è cosa festeggiare significa dichiarare pubblicamente cosa ci sta a cuore, è legato al proprio modo di stare al mondo e di concepire il vivere insieme (basterebbe scorrere il peso di ogni festa nazionale, laica o religiosa che sia).

La riabilitazione della festa del santo d’Assisi interroga nel profondo, al di là del proprio credo. In Francesco vediamo realizzato l’uomo nuovo – la teologia parla di alter Christus – un umanesimo libero e liberante che non si può ridurre alla sola dimensione culturale o identitaria del vivere insieme. San Francesco scuote il conformismo, è l’infinitamente piccolo che si sente parte del Creato, è l’uomo di pace che con grande realismo ed intelligenza guarda in faccia il conflitto, ovunque si trovi, per aprire nuove vie di riconciliazione. “Francesco – leggiamo in un bel saggio del Centro studi francescani – è l’inizio del mondo nuovo, il segno concreto di chi ha fatto del dialogo e dell’amicizia fraterna il suo stile di vita, di chi si sente a casa nella solidarietà e nella generosità, di chi sa riconoscere il volto anche nel nemico”.

La grande stampa sembra essere quasi più interessata alle ricadute economiche di questo ritorno ufficiale. Una festa nazionale costa, si sa: soprattutto per i lavoratori dipendenti, infatti, la giornata prevede specifiche regole sulla retribuzione e nei giornali si pubblicano calcoli di ogni tipo. Tutto comprensibile, ma c’è anche da valutare un altro ‘costo’, stavolta simbolico e contenutistico, per chiederci seriamente cosa significhi prendere a modello – perché un patrono dovrebbe essere anche questo – un santo fatto così. Bella trappoletta, verrebbe da dire: nel 1939 papa Pio XII scelse per l’Italia il ‘santo più santo’, con tutto il rispetto per le altre straordinarie vite, quello più radicale, esigente, profetico, contemporaneo nella sua storicità. Francesco indica una strada che, lo sappiamo da subito, è in salita perché ‘semplicemente’ evangelica, eppure ci affascina profondamente la sua letizia, è sfida necessaria e preziosa contro ogni meschinità ed egoismo.

Vengono i brividi nel pensare che lui, nel momento della sofferenza fisica e del dolore spirituale, riesca a pregare il suo Signore con queste parole: “Tu sei il Bene…Tu sei Bellezza“. Credenti o meno, ci mette di fronte a possibili azioni di Bene e Bellezza, proprio adesso, proprio nel Suo paese decisamente a corto di Speranza.

Laura Mandolini

Segui La Voce Misena sui canali social Facebook, Instagram, X e Telegram

Dossier Caritas Marche: oltre 15mila persone si sono rivolte nei 187 Centri di ascolto

Un minuto di silenzio, dopo l’incidente mortale che la sera del 29 settembre scorso è costato la vita ad un operaio della Fincantieri di Ancona mentre un altro versa in condizioni gravissime al centro Grandi ustionati di Pisa, ha aperto nel pomeriggio di ieri la presentazione del Dossier Caritas Marche. E’ stato l’arcivescovo di Ancona-Osimo, Angelo Spina, a chiedere il momento di raccoglimento e riflessione “anche per la povertà di sicurezza sui luoghi di lavoro”.  

L’illustrazione del dossier relativo a dati del 2025, avvenuta nel Centro Pastorale dell’Arcidiocesi di Ancona-Osimo, ha evidenziato che sono state 15.150 le persone incontrate nell’anno considerato dalle Caritas Marche, attraverso una rete di 187 Centri di ascolto.  La povertà incontrata, come emerge dal rapporto, non ha un solo volto: il 53,6% è costituito da uomini e il 46,4% da donne; il 61,7% ha cittadinanza non italiana, il 35,7% italiana. “Presentiamo questo dossier affinché la voce delle persone più povere non venga marginalizzata. Diamo voce ai dimenticati, agli emarginati” ha sottolineato Gianpiero Palmieri, vescovo delegato per la Carità e il Lavoro della Conferenza episcopale marchigiana (Cem).  Nel corso del 2025 risultano 20.824 registrazioni di ascolto, oltre 272 mila prestazioni ed erogazioni di beni di prima necessità, tra cui 159.484 pasti e 57.324 pacchi viveri, quasi 9.500 prestazioni sanitarie e oltre 1,15 milioni di euro di sostegni economici diretti dichiarati dalle diocesi che hanno fornito il dato. Sul fronte dell’autonomia lavorativa sono stati registrati 699 interventi di orientamento, 315 accompagnamenti e 154 tirocini.  Nel 2025 sono stati registrati 26.649 bisogni con classificazione specificata. Il 34,3% riguarda problemi economici, il 21,6% lavoro e occupazione e il 13,3% la casa: insieme, queste tre aree concentrano il 69,2% di tutte le fragilità rilevate.

Una stima prudenziale attribuisce all’attività delle Caritas marchigiane un valore economico equivalente di circa 7,8 milioni di euro. Il Dossier si chiude con un focus sul gioco d’azzardo, elaborato su dati ministeriali, un’emergenza che nutre situazioni di fragilità: nei 14 mesi considerati, fino a febbraio 2026, nelle Marche sono stati giocati oltre 4 miliardi di euro, il 60,3% attraverso il canale telematico. Simone Breccia, Delegato Caritas Marche, ha detto in questa occasione che “i dati rilevano i fenomeni ma non trovano le soluzioni ed è quindi necessario risvegliare le responsabilità di tutti gli attori, enti pubblici, diocesi e comunità tutta”. Presente anche Andrea Tondi, responsabile dell’Osservatorio Povertà e Risorse (Opr) di Caritas Marche, curatore del dossier.

Segui La Voce Misena sui canali social Facebook, Instagram, X e Telegram

Ad Arcevia diverse iniziative per gli 800 anni dalla morte di San Francesco: mostra, film, incontri

Sarà la Chiesa di San Francesco di Arcevia a ospitare, dal 2 all’11 ottobre 2026 , la mostra “lo, Frate Francesco – 800 anni di una grande avventura“, un’iniziativa dedicata alla figura d i San Francesco d’Assisi e alla sua eredità spirituale e culturale. La mostra è realizzata da Meeting per l’Amicizia fra i Popoli di Rimini in occasione della 46ª edizione, con la cura dei Frati Minori della Porziuncola di Assisi. L’organizzazione ad Arcevia è affidata all’Unità Pastorale di Arcevia e alla Parrocchia di San Medardo.

L’inaugurazione è fissata per sabato 3 ottobre 2026, alle ore 10.00, presso la chiesa d i San Francesco, in corso Giuseppe Mazzini. All’appuntamento interverranno don Mario Camborata, parroco dell’Unità pastorale di Arcevia, mons. Franco Manenti, vescovo di Senigallia, frate Vincenzo Brocanelli, dell’Ordine dei Frati Minori di Ostra Vetere e frate Luca Di Pasquale, dell’Ordine dei Frati Minori di Assisi e membro del comitato scientifico della mostra. Particolarmente significativa sarà la proiezione del “Il Poverello di Assisi” , film muto del 1911, primo film in assoluto dedicato a San Francesco, per gentile concessione della Filmoteca vaticana, alla proiezione seguirà una visita guidata alla mostra.

L’esposizione propone un percorso dedicato alla vita, alla figura e all’attualità del santo di Assisi, offrendo ai visitatori l’occasione d i approfondirne la vicenda umana e spirituale. La mostra sarà visitabile tutti i giorni dalle 10 alle 19. Nel fine settimana sono previste anche visite guidate, il sabato e la domenica alle 10.30, 16.00 e 17.00. Per prenotazioni e informazioni sulle visite guidate è possibile contattare don Mario Camborata. Il programma proseguirà con altri due appuntamenti nella Chiesa d i San Francesco. Martedì 6 ottobre 2026, alle 21.00, sarà proposto “Il testamento di S . Francesco“, una meditazione di frate Roberto Brunelli. Venerdì 9 ottobre 2026, alle 21.00, invece, spazio a “Francesco. Parole e musica” , con il coro e i musicisti dell’Unità Pastorale con la proiezione del cortometraggio “Il Cantico di Frate Sole” del 1947.

Segui La Voce Misena sui canali social Facebook, Instagram, X e Telegram

Il teatro ‘Nuovo Melograno’ presenta un cartellone ricco di proposte e novità

Il Teatro Nuovo Melograno presenta il nuovo cartellone. Un viaggio tra musica, teatro, letteratura e grandi personaggi della storia pensato per incontrare spettatori di ogni età, da ottobre 2026 ad aprile 2027, tredici appuntamenti. Intanto la musica, grande novità di quest’anno. Il Teatro Nuovo Melograno ha un cuore in più: è arrivato il pianoforte. Nasce così un angolo della musica, ampliandola proposta culturale con concerti, incontri d’ascolto e masterclass. Si comincia con L’origine delle note, domenica 8 novembre 2026, un family concert che intreccia parole, musica e immagini per accompagnare bambini e famiglie alla scoperta di come nasce la musica. Un concerto-racconto fresco e divertente.  Nel periodo natalizio, martedì 8 dicembre 2026, sarà la volta di Il Cantico della musica. In occasione degli ottocento anni dalla morte di San Francesco, la musica incontra la spiritualità del santo di Assisi in una suite che attraversa epoche, autori e linguaggi diversi. Il viaggio nella musica prosegue con Un’ora con Beethoven, domenica 24 gennaio 2027. Un incontro pensato in particolare per le famiglie, che propone un ascolto guidato alla scoperta della forma sonata e della straordinaria chiarezza compositiva di Beethoven. A chiudere il percorso musicale sarà Note al femminilesabato 17 aprile 2027. Un concerto dedicato alle compositrici che la storia della musica ha spesso lasciato ai margini. L’intera rassegna musicale è curata dalla pianista e docente, maestra Ilenia Stella.

La rassegna di prosa si apre con una figura tra le più affascinanti della storia: Leonardo da Vinci, protagonista di Se potessi non morire… ma volare, in scena sabato 14 e domenica 15 novembre. Lo spettacolo, già proposto alcuni anni fa e oggi rinnovato, vede un’attrice sola in scena in un viaggio teatrale tra pensieri, domande e riflessioni che attraversano i secoli. Dopo un anno di assenza torna uno degli appuntamenti più amati del Teatro Nuovo Melograno: Canto di Natale, in scena il 20, 26 e 27dicembre. Il celebre Ebenezer Scrooge, vecchio avaro e incapace di guardare oltre il proprio interesse, viene trascinato da presenze inquietanti in un viaggio attraverso passato, presente e futuro. Una storia per grandi e bambini che parla di cambiamento interiore e della possibilità di riscrivere il proprio domani.

Il nuovo anno accoglie due compagnie professioniste italiane. La prima, proveniente dall’Umbria, sarà protagonista di Il segreto del bosco, domenica 7 febbraio 2027, uno spettacolo dedicato ai bambini che unisce teatro di figura e d’attore. Nel cuore del bosco, una civetta e un pipistrello, creature della notte apparentemente lontanissime, diventano protagonisti di un’avventura ironica e delicata. A marzo sarà la volta di una compagnia toscana con Habitat, domenica 7 marzo 2027, un’esperienza poetica e partecipata dove parole, suoni, movimenti e immagini si incontrano fino a dissolvere il confine tra palcoscenico e platea. Uno spettacolo inclusivo, pensato per coinvolgere anche persone nello spettro autistico. Chiude la rassegna di prosa una nuova produzione della compagnia Nuovo Melograno: Odio l’amore romantico, in scena sabato 20 e domenica 21 marzo 2027. Una commedia agrodolce che, con ironia e tenerezza, mette in discussione uno dei grandi miti della nostra cultura sentimentale: quello dell’anima gemella.

Ora è la volta di presentare Grandi Storie, la rassegna che riporta al Teatro Nuovo Melograno Luca Pagliari, giornalista, scrittore e storyteller, per raccontare attraverso la parola, le immagini e la musica alcune vicende straordinarie. Si comincia con Zona Cesarini – Il calcio, la vita, venerdì 27 novembre 2026. In novanta minuti, proprio come una partita di calcio, Pagliari intreccia le vicende di Renato Cesarini e Omar Sivori, attraversando talento, amicizia, emigrazione, coraggio e rimpianto. La rassegna prosegue con La storia di Shackleton, venerdì 19 febbraio 2027. Una nave intrappolata nei ghiacci dell’Antartide, ventotto uomini chiamati a lottare per la sopravvivenza e un’impresa destinata a entrare nella storia: quella dell’esploratore Ernest Shackleton.

La letteratura torna protagonista con Infusi d’Autore, la rassegna dedicata alla lettura drammatizzata e all’incontro con alcuni dei grandi autori della nostra tradizione. Il primo appuntamento è dedicato a Luigi Pirandello, venerdì 23 ottobre 2026. Tre novelle, tre mondi attraversati da ironia, assurdità e paradossi, nei quali orgoglio, apparenza e convenzioni sociali si scontrano dando vita a situazioni esilaranti e imprevedibili. La rassegna prosegue in primavera con Giovanni Boccaccio venerdì 9 aprile 2027. Il Decameron torna a vivere attraverso quattro novelle che intrecciano amore, inganno, comicità e tragedia. E, come vuole la tradizione di Infusi d’Autore, al termine di ogni incontro un infuso caldo sarà offerto nel foyer del teatro, per prolungare il piacere della serata e condividere un momento di convivialità e scambio tra spettatori e artisti. Tutte le informazioni dettagliate su www.nuovomelograno.it.

Il ‘Gabbiano’ si è fatto in quattro: gli incontri con attori, registi, sceneggiatrici e produttori

SENIGALLIA – Il ‘Gabbiano’ di Senigallia ha calato un eccezionale poker di proposte in appena otto giorni, ospitando nelle due sale da tutto esaurito, attori del calibro di Alessandro Borghi, Pierfrancesco Favino, Riccardo Scamarcio, registi collaudati come Giovanni Veronesi e l’esordiente Niccolò Gentili, insieme a Lisa Nur Sultan, tra le più apprezzate sceneggiatrici italiane, il produttore Maurizio Piazza. Quattro titoli che più diversi non si può, ma legati a doppio filo dalla voglia di proporre racconti capaci di indagare il presente, far sorridere sulla fatica e la bellezza dell’amore, metterci di fronte a cosa può rappresentare, anche oggi, fare i conti con la spiritualità e le tante forme di potere.

Borghi scatena fans, manco a dirlo. Stavolta, in “Serpenti” è alle prese con un personaggio che l’ha profondamente coinvolto: “Ho provato a radicarmi nella realtà più reale che potessi costruire. Abbiamo cercato di fare un personaggio che non voleva essere comico, ma che poi ha fatto anche ridere, mentre fa riflettere sulla la capacità di ascoltare gli altri per davvero. Un tipo che ci fa innervosire con il suo atteggiamento, la sua arroganza, seppure ci accorgiamo che qualcosa di sensato c’è anche in lui”.  Quasi un passaggio di consegne, con tutt’altro registro e impostazione, a ‘Dov’è la Fiesta?’, il film delle 6 che sabato mattina, ancora una volta, ha richiamato il numeroso pubblico dell’alba. Qui si ride tanto! “Il mio film – dice il regista Niccolò Gentili, presente in sala con la sceneggiatrice Lisa Nur Sultan – tratteggia con leggerezza e profondità “uno spaccato di vita dei trentenni di oggi, tra precarietà, paure e voglia di trovare il proprio posto nel mondo”. Con ‘Serpenti’ condivide la domanda di fondo di cosa serva per vivere meglio questo tempo, in una strampalata odissea burocratica vissuta dal protagonista. È Gentili a dire “è originale questa assonanza: se nel film dei fratelli D’Innocenzo vediamo un uomo “volontariamente” impantanato in un’assurda e grottesca macchina burocratica, nel mio film il nostro eroe ci si ritrova per caso, proprio mentre ce la mette tutta per dare chance alla sua vita e ad un colpo di fulmine che sembra promettere bene”.

Il cinema lo fa, parafrasando una celebra battuta cinematografica, perché quando è fatto bene sa dire cose di noi, a noi, con tutti i colori del vivere e del narrare. Nel singulto di una fragorosa risata come in una lacrima che, magari subito dopo, bagna una forte emozione difficile da trattenere. Il ‘Gabbiano’ crede profondamente in questa potenza straordinaria della settima arte, continua ad inoltrarsi in percorsi culturali avvincenti, riuscendo anche nella non facile impresa di portare da queste parti, protagonisti, autori ed autrici di questo livello.

Giusto il tempo per una gustosa colazione in arena e si continua nella mattinata del sabato, decisamente speciale, con la proiezione di ‘Dio ride’. Veniamo catapultati nella drammatica vicenda di fra Leopoldo, in quel Seicento della Controriforma che contrappone l’autenticità evangelica alla spietatezza dell’Inquisizione, il temibile tribunale ecclesiastico a difesa della presunta ortodossia cattolica. Giovanni Veronesi e Pierfrancesco Favino arrivano nelle due sale, ancora una volta stracolme ed in fibrillazione, che all’accensione delle luci faticano a smaltire tutta l’intensità di una storia fatta e raccontata così. Si piange per davvero, ci si lascia coinvolgere di fronte a drammi di fede, lotte di potere, ricerca di coerenza, paure, coraggio, voglia di giustizia, poesia e tenerezza.
C’è anche tempo per ridere, osiamo pensare, insieme a Dio e alla folla, via via crescente che ascolta le strampalate e convincenti prediche di fra Leopoldo – Favino, a discapito delle chiese ‘ufficiali’ sempre più deserte. Ride diversamente anche Veronesi, dopo decine di film dalla comicità a ‘buon mercato’. Non teme di confessarlo a voce alta: “Questo è un film sincero – dice – ci ho creduto profondamente. Ho spesso mentito, nella vita, i miei lavori sono stati commissionati dall’esterno, dal botteghino. Con “Dio ride” no, ho abbassato le difese: è un’opera sincera, a cuore aperto”. Favino, come al solito, entra con tutto se stesso nel personaggio, si interroga in profondità, si chiede in cosa consista “la semplicità di un uomo di fede fatto così, cosa implichi il potere per essere davvero al servizio delle persone, qual è la responsabilità personale e sociale chiamata in causa ogni volta che un attore dà vita ad una storia”. Domande toste, necessarie, specie in tempi di incertezze e grandi sfide comunitarie. Senza facili risposte, senza l’arroganza di verità imposte, divisive o false umiltà.

È lo stesso cinema che non ama scorciatoie, preferisce attivare domande e riflessioni condivise anche dentro una sala quello che anima ‘I figli della scimmia’, presentato al ‘Gabbiano’ dal produttore Maurizio Piazza e dal protagonista, un superbo Riccardo Scamarcio che dà volto ad un padre messo quotidianamente di fronte alla grave disabilità di suo figlio: “Non è per niente facile fare i conti con un tema così – ha detto l’attore – che mette a dura prova l’esperienza più profonda della genitorialità; ho tanto amato questo personaggio, me lo porto ancora nel cuore. Lui cerca di vivere al meglio un’esistenza alla quale nessuno può essere preparato, con le sue contraddizioni ma con la voglia di accogliere quanto accade: a volte si tratta ‘semplicemente’ di stare accanto”.  Il cinema sa dirci anche questo, ci porta dentro la vita ed il Gabbiano lo sa!

Laura Mandolini

Segui La Voce Misena sui canali social Facebook, Instagram, X e Telegram

Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato, occhi puntati sui bambini

Domenica 27 settembre 2026, ultima domenica del mese, si celebra la 112ª Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato (GMMR), istituita dalla Chiesa nel 1914 per richiamare l’attenzione delle comunità ecclesiali e civili sulle diverse categorie di persone vulnerabili in movimento, pregare per loro mentre affrontano numerose sfide e accrescere la consapevolezza sulle opportunità offerte dalla migrazione.

“Anche uno solo di questi bambini” è il tema del Messaggio annuale di Papa Leone XIV. “Richiama – scrive il Papa – la nostra attenzione sui minori direttamente coinvolti nell’esperienza del migrare e della fuga, sulla sollecitudine nei loro confronti e sulla promessa del Signore che ‘chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me’ (Mc 9,37). I minori sono i più vulnerabili all’interno dei flussi migratori mondiali. Sono volti concreti, storie uniche, che fanno appello alla nostra coscienza. Ogni anno, milioni di bambini e adolescenti sono costretti ad abbandonare la propria terra a causa di guerre, povertà, violenze, disastri ambientali e altre tragedie; e purtroppo il loro numero continua ad aumentare. Le responsabilità economiche, politiche e militari di questo disastro sono immani. La sofferenza non si esaurisce nello spostarsi: vi sono giovanissimi che hanno perso genitori, fratelli, sorelle e amici e sono testimoni di violenze indicibili. Altri, separati per lunghi periodi dai propri familiari,tentano di ricongiungersi a loro, vivendo nel frattempo l’angoscia della lontananza. Vi sono poi minori che affrontano il tragitto insieme ai genitori, esposti tuttavia a condizioni estreme e traumatiche. Non possiamo infinedimenticare la tragica condizione di quanti vengono separati dai genitori a causa del rimpatrio.”

Nel rapporto Global Trends 2025 dell’UNHCR, l’Agenzia ONU per i Rifugiati –  pubblicato a giugno 2026 – si legge che “Ammontano a 117,8 milioni le persone che nel mondo alla fine del 2025 sono state costrette a fuggire dal proprio Paese a causa di persecuzioni, conflitti, violenze e violazioni dei diritti umani; (…) Alla fine del 2025 è di 41,6 milioni il numero di rifugiati a livello globale, di cui 35,6 milioni sotto il mandato dell’UNHCR e 6 milioni sotto il mandato dell’UNRWA (l’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei profughi palestinesi nel vicino oriente) e 9 milioni di richiedenti asilo. Il 39% della popolazione rifugiata mondiale è costituito da bambini, mentre il 50% da donne e ragazze. (…) Il Sudan resta la crisi più grave a livello globale, con 9,1 milioni di sfollati interni. A partire da febbraio 2026, la guerra in Medio Oriente ha già provocato oltre 1 milione di sfollati interni in Libano e 3,2 milioni di persone sfollate nella Repubblica Islamica dell’Iran. Oltre il 69% dei rifugiati proviene da soli sei Paesi: Venezuela (6 milioni), Ucraina (5,2 milioni), Siria (4,9 milioni), Afghanistan (3,7 milioni), Sudan (2,8 milioni) e Sud Sudan (2,4 milioni)”.

Segui La Voce Misena sui canali social Facebook, Instagram, X e Telegram

Babele o Pentecoste?

La torre di Babele e la piazza di Pentecoste: sono le due immagini evocate dal Papa, sulla scorta della Magnifica humanitas, per narrare “due forme sociali che ci portano a riflettere sulle circostanze del nostro presente”. La Torre di Babele ha a che fare con il “volto disumano” del potere e con il dispotismo, che causa molte sofferenze e ingiustizie, oltre a sfruttare l’ambiente. “Come insegna la storia, molti imperi hanno celebrato la loro prepotenza, prima di consumarsi e crollare come una torre”, il monito di Leone XIV: “Il risultato di questa superbia, esaltata e distrutta, è la dispersione. Anziché toccare il cielo, come pretendeva, la torre di Babele collassa, con un doppio effetto negativo. Come l’unità che imponeva era forzata, così la diversità che segue il suo crollo è conflittuale”. Oggi per il Papa, “la tentazione di Babele si ripresenta in una globalizzazione perseguita senza fraternità, nell’avido colonialismo finanziario, nelle imposizioni ideologiche, in tutti quei contatti senza legami che riducono la vita umana al commercio”. Grazie Leone!

Musica e parole, pensando a San Francesco d’Assisi: ad Ostra, Chiaravalle e Monte San Vito

Una serata dedicata a San Francesco d’Assisi: venerdi 25 settembre 2026, alle ore 21.00, presso il Santuario di Santa Maria Apparve di Ostra ci sarà uno spettacolo musicale in occasione delle celebrazioni per gli 800 anni dalla morte del santo assisano, dal titolo ‘Musica e parole’. L’iniziativa vede la collaborazione della Parrocchia di Ostra, il Comitato di Santa Maria Apparve, l’Ordine dei frati Minori della Provincia Picena, l’associazione Padre Alfredo e vede protagonista la ‘Nuova compagnia musicale Koinè’, gruppo di giovani e di adulti delle parrocchie di Borghetto e di Monte San Vito. La serata ad Ostra vuole anche ricordare la morte del venerabile Padre Alfredo Berta Morganti, francescano ostrense le cui spoglie riposano nel santuario stesso.

Sabato 26 settembre p.v. lo spettacolo sarà proposto a Chiaravalle, ore 21.00, nell’area del parcheggio dell’Abazia ‘Santa Maria in Castagnola’, in preparazione dell’ordinazione diaconale di Rodolfo Papini e Francesco Avellini. Infine, altra replica ‘in casa’, sabato 3 ottobre, sempre alle ore 21.00, nel teatro condomminiale ‘La fortuna’ di Monte San Vito.
Le serate sono ad ingresso libero.

Segui La Voce Misena sui canali social Facebook, Instagram, X e Telegram