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Autore: Laura Mandolini

Le parole da salvare in dialetto senigalliese

“Dopo il successo della prima edizione del 2023, torna nelle librerie “A discùrr nun è fatìga. Le parole da salvare in dialetto senigalliese” di Andrea Scaloni e Leonardo Badioli, in una nuova edizione riveduta e ampliata. In copertina campeggia sempre il nostro Mónch in Piazza, che però stavolta ha assunto una colorazione particolare, come se avesse preso una pillolina blu. Il glossario dialettale, che raccoglie annotazioni storiche, etimologiche e idiomatiche, è dedicato ad Angelo Cicconi Massi, recentemente scomparso”.

L’annuncio è risuonato in diversi canali: ‘A discùrr nun è fatiga” è tornato (alcuni avrebbero preferito ‘A discorr’ n’è fatìga’, ma si sa ogni territorio, seppure vicinissimo, ha le sue abitudini linguistiche) ed è una buona notizia. Perché significa avere ancora voglia di prendersi cura della propria piccola storia, guardare da vicino il carattere, forse meglio dire il ‘caratt’rin‘ della città, coglierne le peculiarità più significative e gli spigoli più respingenti. E’ un’operazione culturale, identitaria e popolare al tempo stesso. Perché cultura ha a che fare con quanto viviamo, a tanti livelli e con il linguaggio che ha tessuto negli anni il nostro stare insieme. “Tutti i dialetti sono metafore e tutte le metafore sono poesia” scriveva Gilbert Chersterton. Possiamo forse accontentarci di ‘umanità’, se dovessimo essere a corto di poesia, ma sempre essenza di ciò che siamo si tratta!
Dialetto, dialogo, dialettica… quasi sinonimi di relazioni, condivisione, confronto. E quando sono ‘di casa’, le parole creano un di più di comunità, di identità aperte all’alterità. Tra queste pagine c’è passione per la memoria viva, l’ironia sorniona di Senigallia, che come tutte le città si trasforma, ci auguriamo in meglio. Ricordare, riportare al cuore il colore delle nostre parole è un tassello prezioso per guardare avanti, senza dimenticare chi eravamo.

Laura Mandolini

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Ad Ostra il concerto esperienziale di Emiliano Toso

Emiliano Toso torna sabato 13 dicembre 2025, alle ore 21.00, al Teatro “La Vittoria” di Ostra, con un concerto esperienziale a 432hz pianoforte e violino. «Uno spazio protetto – scrivono gli organizzatori – in cui connettersi con la propria parte interiore, un momento sospeso in cui percepire la forza della vita. Questo evento permetterà a tutti i partecipanti di immergersi nelle melodie dei brani di Translational Music, suonati al pianoforte da Emiliano Toso, accompagnato dal violino di Valentina Wilhelm, e sperimentare così i benefici effetti di questa musica che sanno andare oltre il momento dell’ascolto».

ASCOLTA LA NOSTRA INTERVISTA A EMILIANO TOSO

Emiliano Toso, Ph.D. è un biologo molecolare, musicista e compositore che ha unito biologia e musica creando composizioni che vengono utilizzate in tutto il mondo in ambienti assistenziali, ospedalieri, centri olistici, lavorativi, didattici e creativi, per il benessere e lo stato psico-fisico delle persone donando pace, rilassamento e ascolto. La sua carriera di scienziato lo ha portato a lavorare per 16 anni come biologo molecolare senza mai abbandonare la sua passione per la musica, diventata uno degli ingredienti principali della sua vita e della sua crescita personale.

Nel 2013, realizza il suo sogno incidere il suo primo album “Translational Music” – “Una mare di cellule sotto un cielo di stelle”, con il quale inaugura il suo progetto di integrazione fra Biologia e Musica a 432hz. Translational Music è il suo modo di tradurre le sue emozioni in un piano più alto, quello della Musica.

I brani Translational Music  di Emiliano Toso sono eseguiti con strumenti acustici accordati con il Biological Tuning o diapason scientifico a 432Hz e i suoi concerti/conferenza regalano momenti esperienziali che uniscono scienza ed arte nella sinfonia della Vita, con la Musica che parla alle cellule – “Biology Experience”.

Il 16 novembre 2020, fortemente voluto dal Neurochirurgo Prof. Roberto Trignani, per la prima volta al mondo, Emiliano Toso accompagnato da un pianoforte accordato a 432hz, ha suonato all’interno della sala operatoria dell’Ospedale Salesi di Ancona, dove il Prof. Trignani e la sua equipe, hanno operato un bambino affetto da una patologia importante. Nel 2023 ha pubblicato il suo primo libro per Mondadori, “In Armonia” – un viaggio alla scoperta del sorprendente legame tra la musica e le cellule. Il 5 aprile 2024, riceve a Genova il prestigioso Premio Montale FDC per la sezione Musica.

Biglietto unico 25.00 € – Bambini da 0 a 12 anni gratis. Persone con disabilità, gratis (paga solo l’accompagnatore). Biglietti in vendita su www.vivaticket.it e in tutti i punti vendita autorizzati.

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Stagione musicale, arrivano Form e Anna Tifu. Con un pubblico vario e sorprendente

Si avvicina il terzo appuntamento di Senigallia concerti. I due appuntamenti precedenti (l’inaugurazione scoppiettante, con Tullio De Piscopo e la straordinaria esecuzione del Trio Nebelmeer) passano il testimone all’attesissimo spettacolo di domenica 14 dicembre 2025, alle ore 17.00, quando verrà eseguito il celeberrimo Concerto per violino orchestra in mi minore op. 64 di Felix Mendelssohn. Considerato tra i brani più iconici della letteratura per violino e della musica classica, il concerto verrà eseguito dalla straordinaria Anna Tifu sotto la guida del direttore David Crescenzi alla testa della Filarmonica Marchigiana. Nella seconda parte verrà proposta la Sinfonia N. 6 “Pastorale” di Ludwig van Beethoven.

Il pubblico giovane, il pubblico che non ti aspetti rende ancora più vivace la proposta. L’esperimento ha funzionato, anche questa edizione di ‘Senigallia concerti’ vede a teatro, grazie all’iniziativa dell’Associazione culturale LeMuse, la presenza di ragazze e ragazzi delle scuole secondarie di I grado, giovani delle superiori e adulti che frequentano i corsi del Cpia – Centro proviciale per l’istruzione degli adulti. Orecchie che gradualmente prendono dimestichezza nell’ascolto, spesso esigente, di questa musica ed i sorprendenti risultati trovano conferma nelle parole dei docenti. Margherita Bellocchi, racconta della ricaduta positiva al Liceo ‘Perticari’ di Senigallia: “Vedere i nostri giovani assorti e concentrati di fronte a tanta bellezza è stata una grande soddisfazione; ho ricevuto ringraziamenti dalle famiglie sia per i prezzi accessibili che facilitano molto l’accesso ai concerti, sia perché si tratta di una proposta che arricchisce, può essere anche trasformativa, rigenerativa”. Marilena Andreolini è la dirigente dell’Istituto Comprensivo di Ostra e di Corinaldo (quest’ultimo ha attivato la richiesta per far nascere un indirizzo musicale nella scuola secondaria di I grado). “Credo molto in questa proposta e mi impegno in tutti i modi per far capire che è un’opportunità da non farsi sfuggire per crescere da un punto di vista culturale, come persone e per trovare nella musica quell’elemento di gentilezza, di cura di tanti aspetti che vanno poco di moda, invece sempre più necessari per l’intera società”. Particolarmente originale è il coinvolgimento di quanti frequentanto il Cpia di Senigallia. Chiara Ciceroni è docente in questo centro: “Si tratta di una scuola quasi esclusivamente frequentata da stranieri, soprattutto extracomunitari, una sorta di mondo in classe, lingue, culture, religioni lontanissime fra loro e dalla nostra e quindi, come è facile immaginare, lontani da questo genere di musica per la maggior parte di loro completamente sconosciuta. Ho inserito la partecipazione ai concerti all’interno di un progetto più ampio che ho chiamato Scuola all’Opera, un’operazione questa ancora più complessa perché richiede un ulteriore impegno per la lettura del libretto, la familiarità con le scene, i costumi, ecc. Per quanto riguarda l’ascolto dei concerti e la frequentazione sempre più assidua della stagione sinfonica, i nostri alunni e alunne hanno manifestato interesse, una sorprendente familiarità nell’approccio ai concerti, nonostante sia per molti musica tanto diversa dalla loro sensibilità e tradizione”. Roberto Mori insegna musica alla scuola secondaria di I grado ‘Marchetti’ di Senigallia. Testimonia con grande soddisfazione l’interesse dei giovani partecipanti al progetto, anche perché “la varietà dei generi musicali in cartellone aiuta la partecipazione, incuriosisce, crea attesa. La nostra è una scuola ad indirizzo musicale, con corsi di batteria, violino, pianoforte, flauto e chitarra e queste occasioni per poter ascoltare musica dal vivo sono molto preziose”.

Per informazioni: 071.7930842 (Teatro La Fenice),  www.fenicesenigallia.itinfo@fenicesenigallia.it; 071.2072439 (Amat), www.marchefestival.net. La biglietteria del Teatro La Fenice è aperta anche domenica, due ore prima dell’inizio. I biglietti sono anche in vendita nel circuito VivaTicket.

a cura di L.M.

La Chiesa che ci vuole, aperta e coraggiosa

Ignazio Punzi ha di recente animato due incontri di formazione dedicati alle volontarie ed ai volontari delle Caritas parrocchiali nella Diocesi di Senigallia. È  formatore, psicologo e psicoterapeuta. Presidente dell’associazione L’Aratro e la Stella, ha progettato con Giuseppe Dardes il percorso di crescita umana e spirituale In viaggio verso l’Isola sconosciuta (www.isolasconosciuta.it). Supervisore di numerose équipe di educatori che si occupano di minori e disabilità, tiene corsi di formazione per educatori, insegnanti, genitori e volontari. Lo abbiamo incontrato a Chiaravalle, la scorsa settimana, nel partecipato e vivace incontro sul tema della comunità e delle relazioni.

È ancora spendibile oggi, nella Chiesa, la parola comunità?
Non solo è spendibile, ma assolutamente necessaria. La vita comunitaria all’interno della spiritualità cristiana è uno degli elementi imprescindibili, perché la nostra non è un’ascesi individuale, ma è una dimensione relazionale. La Bibbia ce lo dice bene: per la spiritualità cristiana la comunità è un luogo teologico. Gesù diceva ‘dove due o più, vi riconosceranno da come vi amerete’, cioè dalla qualità delle relazioni che viviamo. Nella spiritualità cristiana il luogo della presenza di Dio non è il tempio. Quello è presente in tutte le religioni. La presenza di Dio è dove sono le persone e la comunità. Quindi non solo è necessaria, è strutturante, non è un di più, non è un optional, è vincolante. Il cristiano si caratterizza per il fatto che incontra il Signore nella storia, il Dio in cui credeva Gesù è il Dio della storia, il Dio degli eventi, il Dio delle persone. Va incontrato nel volto dell’altro, in particolare nei fragili perché nel fragile, nello scartato, in chi è ai margini, in chi fa fatica a essere accolto, a essere visto, a essere integrato in una comunità; è lì che si presenta, è lì che si annida la potenza della vita. Questo è il proprio della comunità cristiana.

In un tempo in cui la Chiesa, così come l’abbiamo conosciuta fino a qualche anno fa, è fortemente in crisi cosa può aiutarla nel vivere questa dimensione, quasi a prescindere dalle mura parrocchiali?
Il Concilio l’aveva anticipato, Papa Francesco ha fatto esplodere il concetto di una Chiesa, come la definiva lui, in uscita. I discepoli di Emmaus scoprono la verità su quello che hanno vissuto fuori dalla città santa, fuori dal luogo dove era riunita e rinchiusa per paura la prima comunità cristiana. La scoprono per strada, incontrando e accogliendo uno straniero, un forestiero. Le persone, cioè il volto del Signore, va incontrato lì dove sono ogni giorno, non possiamo aspettare che la gente arrivi da noi, questo non funziona più. Dobbiamo avere il coraggio dell’uscita, diceva Papa Francesco e incontrare le persone lì dove sono, lì dove la vita le ha condotte, nelle loro fatiche, nel loro dolore, nelle loro gioie e fare un pezzo di strada con loro, condividere, ascoltare innanzitutto. Papa Francesco diceva che evangelizzare i poveri significa farsi evangelizzare dai poveri. Non vado all’altro per vendere un prodotto, evangelizzare significa farmi convertire dall’altro, esercitare ospitalità, ascolto, perché attraverso l’altro mi si rivela un frammento di questo Dio che è sempre eccedente, di questa vita che è sempre sovrabbondante, che non posso mai richiudere, né in un luogo, né in una dottrina, né in un’idea.

L’Evangelii Gaudium, il programma pastorale di Papa Francesco, una sorta di attualizzazione del Concilio Vaticano II, che fine ha fatto?
Credo che i tempi sono ancora troppo brevi per capire che cosa sta accadendo. Quello che è di certo è che le idee hanno bisogno di persone che le incarnino, la testimonianza di Papa Francesco deve diventare vita per noi, spetta a noi ora continuare il percorso che lui ha iniziato, altrimenti quello scritto rischia di essere una bella idea in un bel manualetto che però rimane lì. Per questi semi dobbiamo preparare continuamente un terreno fecondo perché possano fiorire in tutta la loro potenza e bellezza.

Oggi il cristianesimo è vissuto e proposto più come un’identità che divide, anziché vita che fa incontrare…
Questa postura identitaria non mi stupisce, perché stanno soffiando i venti del cambiamento e ogni cambiamento vero suscita resistenze. Non mi stupisce il fatto che la Chiesa, le comunità laiche, le nazioni, si stiano rifugiando in un’identità da difendere. È il segno che qualcosa sta soffiando. Non c’è mai stato nella storia dell’umanità un movimento così grande in cui i popoli si stanno contaminando così tanto tra di loro. I confini geografici nazionali sono così irrisori davanti a questi movimenti della storia che di fronte a tutto questo ci stiamo difendendo. E siamo dei folli, siamo degli stolti. Noi dovremmo, in tutto ciò che è movimento, che è cambiamento, cogliere il soffio dello Spirito che dà alito, che dà nutrimento alla storia e accoglierlo e assecondarlo, perché ci conduca oltre, in una fraternità che ha bisogno di gesti inediti, di forme nuove, mai comparse, di condivisione, di nuova giustizia, di nuova uguaglianza. Io credo fondamentalmente che se ci sarà un cambiamento vero per la Chiesa e per l’umanità arriveranno almeno queste tre categorie di persone. I giovani, i poveri e le donne.

A proposito di donne e donne nella Chiesa, come siamo messi?
Anche qui c’è un movimento continuo. È chiaro che i tempi delle istituzioni sono tempi lenti. Le istituzioni non sono mai state profetiche. C’è sempre qualcuno che ha cominciato, un gruppo di persone che ha creduto. E i profeti, da che mondo e mondo, sono sempre stati combattuti dalle istituzioni. Ma questo è il segno che qualcosa sta cambiando. Abbiamo bisogno di forme nuove, nel rispetto evidentemente di tutto e tutti, avendo il coraggio di incarnare oggi una prospettiva altra. Perché Dio non lo possiamo inscatolare in nessuna istituzione, in nessuna dottrina, in nessuna idea.

Siamo corpo, psiche e potenzialità spirituale. Quale di queste tre dimensioni è più in crisi?
Questa divisione è una divisione accademica. È in crisi la persona, è in crisi l’essere umano che diventa davvero tale nella misura in cui riesce a integrare queste tre prospettive: la dimensione del corpo, la dimensione della mente, della psiche, della cognizione, della razionalità e la dimensione spirituale. Questo è l’uomo biblico. Se uno riesce a integrarle, se le comunità si attrezzano perché ogni persona riesce a far incrociare queste parti di sé, direi che possiamo usare tranquillamente la parola santità. Si chiama maturità personale. È la fioritura piena dell’umano.

E anche il concetto di santità, forse andrebbe raccontato diversamente…
Penso proprio di sì!

a cura di Laura Mandolini

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L’Unitalsi di Senigallia e la festa dell’adesione

“Ho sentito un calore nel cuore, un abbraccio, quasi un senso diappartenenza…”. È don Andrea Verde che pronuncia queste parole, il desiderato e gradito ospite che ha testimoniato il suo vissuto, la sua vocazione e l’attuale attività di cappellano all’ospedale Sant’Andrea di Roma, alla giornata dell’Adesione all’Unitalsi che la Sottosezione di Sen igallia ha organizzato lo scorso 30 novembre allRotonda a Mare di Senigallia.

da sin.: Andrea Baldoni (assistente dioceano Unitalsi); Andrea Verde (cappellano ospedale ‘Sant’Andrea’, Roma); Franco Manenti (vescovo di Senigallia); Armanda Magini (presidente Unitalsi Senigallia)

Le parole di don Andrea hanno toccato profondamente i partecipanti: il calore nel cuore e il senso di appartenenza sono ciò che ha sperimentatoa Lourdes, in un viaggio apparentemente casuale, dove ha potuto sentire laGrazia di una chiamata e la presenza, autentica, di Maria, la Madre che ama e che chiama, contro ogni aspettativa e pianificazione. È stata una giornata emozionante, fraterna, amicale.

A dare risalto all’incontro la presenza del vescovo Franco che ha portato i saluti ed ha partecipatoall’evento. La giornata è stata molto partecipata: tanti amici hanno pian piano riempito la sala, in un clima di ascolto e di commozione di fronte atestimonianze di vita e di storie di sofferenza e rinascita, di speranza oltre il dolore. A fare gli onori di casa la Presidente Armanda Magini che ha voluto e ottenuto, “…con l’intercessione di chi ci vuole bene e ci custodisce dall’Alto “, dice, la presenza degli interlocutori e di tutti coloro che hanno aderito all’invito per questa preziosa giornata, per l’associazione e, in particolar modo, per tutti coloro che ne fanno parte e che hanno avuto la gioia e la possibilità di vivere, attraverso pellegrinaggi ed attività annuali, le tappe dell’associazione Unitlsi, sempre occasione di condivisione, di fraterna compassione e di speranza.
“Patire con, farsi carico…”. Ecco il messaggio di don Andrea che ci esorta alla compassione, nient’altro che accompagnamento nel dolore, nella sofferenza, relazione e affetto nei confronti di chi vive una condizione di fragilità.

Un bel momento associativo che ha visto inoltre la presenza di don Andrea Baldoni, Assistente diocesano Unitalsi, il sindaco di Sengallia, Massimo Olivetti che ha conferito alla nostra sottosezione, in occasione della festa degli 80 anni di vita del nostro sodalizio, un attestatodi gratitudine per l’impegno e il servizio reso. Il grazie più bello a quante e quanti tutti che anche in questa occasione hanno reso più bella la partecipazione. La famiglia unitalsiana vi aspetta per i prossimi eventi.

Ilaria Sara Panza

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Diaconato alle donne, la Commissione vaticana dice no

“Lo status quaestionis intorno alla ricerca storica e all’indagine teologica, considerati nelle loro mutue implicazioni, esclude la possibilità di procedere nella direzione dell’ammissione delle donne al diaconato inteso come grado del sacramento dell’ordine. Alla luce della Sacra Scrittura, della Tradizione e del Magistero ecclesiastico, questa valutazione è forte, sebbene essa non permetta ad oggi di formulare un giudizio definitivo, come nel caso dell’ordinazione sacerdotale”. È quanto si legge nella relazione che il card. Giuseppe Petrocchi, arcivescovo dell’Aquila e presidente della seconda Commissione sul diaconato femminile, ha inviato a Leone XIV il 18 settembre scorso e che ora viene resa pubblica per volere del Papa. La citata Commissione, su mandato di Papa Francesco, aveva preso in esame, in tre sessioni di lavoro, la possibilità di procedere con l’ordinazione delle donne diacono, concludendo i suoi lavori lo scorso febbraio. Nella relazione del card. Petrocchi si riassumono i pareri favorevoli e quelli contrari al diaconato femminile. I favorevoli sostengono che la tradizione cattolica e ortodossa di riservare ai soli uomini l’ordinazione diaconale (ma anche quella presbiterale ed episcopale) sembra contraddire “la condizione paritaria del maschio e della femmina come immagine di Dio”, “l’uguale dignità di entrambi i generi, basata su questo dato biblico”; la dichiarazione di fede che: “non c’è più giudeo e greco, schiavo e libero, maschio e femmina, perché tutti voi siete ‘uno’ in Cristo Gesù” (Galati 3,28); lo sviluppo sociale “che prevede un accesso paritario, per entrambi i generi, in tutte le funzioni istituzionali e operative”. I pareri contrari, invece, sostengono la tesi per cui “la mascolinità di Cristo, e quindi la mascolinità di coloro che ricevono l’ordine, non è accidentale, ma è parte integrante dell’identità sacramentale, preservando l’ordine divino della salvezza in Cristo. Alterare questa realtà non sarebbe un semplice aggiustamento del ministero ma una rottura del significato nuziale della salvezza”.

Diaconesse o meno, nella Chiesa cattolica la ‘questione femminile’ è tutt’altro che risolta. Non si tratta di rivendicare, di pretendere ruoli, potere, visibilità quanto di porsi seriamente la domanda di quale Chiesa desideriamo, quali passi compiere per rendere anch’essa più ‘ad immagine e somiglianza’. Si tratta di essere molto più coraggiosi nel fare i conti con la Parola, nell’approfondire ancora il tema della sequela e del ruolo delle donne fin dagli albori della Chiesa. Se poi, ad ogni tentativo di approfondimento, la risposta è ‘Gesù Cristo era un maschio’, il discorso è chiuso.

Secondo il porporato, è indispensabile, per procedere nello studio, “un rigoroso e allargato esame critico condotto sul versante del diaconato in sé stesso, cioè sulla sua identità sacramentale e sulla sua missione ecclesiale, chiarendo alcuni aspetti strutturali e pastorali che attualmente non risultano interamente definiti”.

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Centro S. Gregorio a Pianello: i 25 anni di un posto speciale

Il 3 dicembre di venticinque anni fa, in occasione della Giornata della disabilità e del volontariato, veniva inaugurato il “Centro San Gregorio”, opera-segno della “Missione al Popolo”, fortemente voluto dall’allora parroco don Aldo Piergiovanni. In questi anni il Centro ha ospitato in media 10-12 persone seguite dal Centro diurno “La Giostra” e dalla Cooperativa “Casa della Gioventù”. Dopo 10 anni è stato inaugurato anche il Centro residenziale che è stato usato solo a livello sperimentale. Speriamo in un prossimo futuro…leggi permettendo!

Questi venticinque annisono stati caratterizzati da grandi avvenimenti, belle esperienze e tanti momenti indimenticabili, vissuti insieme. La pandemia ha cambiato un po’ le cose, ci sono meno occasioni per stare con gli ospiti, ma ci si incontra con gli educatori, si collabora con loro per qualche uscita e ci si ritrova per qualche momento di festa insieme. Quest’anno è anche l’anno “Giubilare” indetto da Papa Francesco e portato avanti da Papa Leone, sul tema “Pellegrini di Speranza”. Una suggestione che richiama l’immagine di un cammino che ogni persona è chiamata a compiere, fatto di fiducia, attesa, desiderio di futuro. Chi vive una disabilità conosce bene la dimensione del cammino, un percorso spesso segnato da ostacoli, ma anche da conquiste.

 “Pellegrini di speranza” richiamaanche la responsabilità della comunità:una Chiesa e una società sono autentiche quando camminano con le persone con disabilità, non solo per loro. Il pellegrinaggio diventa allora un cammino condiviso, in cui si abbattono barriere, si valorizzano i talenti, si riconosce la dignità di ogni persona. I Pontefici, nelle loro omelie, più volte hanno ribadito che, come cristiani, dobbiamo preoccuparci di essere vicini ai poveri e alle persone fragili. Per la comunità di Pianello, quando si parla del “Centro S. Gregorio”, è come parlare della propria famiglia, di questo siamo orgogliosi! Il nostro augurio è che gli spazi del Centro ancora vuoti e disponibili diventino sempre più utilizzati dalle persone che sono nel bisogno.

Mirella e le volontarie

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Cecilia Sala a Senigallia, ospite della prima edizione Didaskalia, festival giovane

Cecilia Sala sarà a Senigallia il 23 dicembre 2025, alle ore 21.30, al Teatro ‘Portone’, ospite della prima edizione del Festival Didaskalia, promosso e curato dall’Associazione Alumni Perticari. L’appuntamento offrirà al pubblico l’opportunità di assistere all’intervista di Giovanni Girolimetti – Giornalista e membro dell’Associazione – a Cecilia Sala, dedicata al suo nuovo libro I figli dell’odio (Mondadori).

Il volume è un reportage approfondito dal cuore del Medio Oriente – Israele, Palestina e Iran – in cui Sala raccoglie storie di giovani radicalizzati, famiglie divise e società attraversate da profonde fratture interne. Attraverso testimonianze dirette e incontri con figure chiave, l’autrice restituisce un quadro vivido e complesso dei conflitti e delle generazioni che li stanno ridefinendo.

L’incontro, a ingresso libero fino a esaurimento posti, inaugura il Festival Didaskalia, nato per avvicinare le nuove generazioni a temi attuali e delicati attraverso il dialogo con esperti, giornalisti e studiosi. La serata del 23 dicembre si preannuncia come un appuntamento di rilievo, capace di coniugare analisi e attualità e di offrire al pubblico uno sguardo diretto sulle dinamiche che stanno ridisegnando il nostro presente.

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Luci intermittenti

Si litiga su tutto. Anche gli addobbi natalizi di Senigallia non sfuggono alla conflittualità perenne che non fa trovare pace a tante persone.

Social scatenati sulle luminarie di destra e quelle di sinistra, chi grida ‘evviva’, chi allo scandalo, chi denuncia il cattivo gusto dei manufatti e chi plaude alla città scintillante di festa. Questione di gusti!

Puoi vestire la città in tanti modi e anche questi dicono come la pensi e la desideri, cosa vuoi comunicare e come vuoi farlo. Un’idea di città, sentiamo dire spesso in questo tempo di dibattito elettorale. A quanto pare anche le lucette possono essere ‘programmatiche’.

Natale, “…Veniva nel mondo la Luce vera”. Ma di quella Luce lì, da tempo, non ci interessiamo quasi più.

Scuola di pace Senigallia: l’assemblea elettiva

Con la conclusione del biennio 2023-2025 è giunto il momento per tutte le associazioni e persone aderenti alla Scuola di Pace Vincenzo Buccelletti di Senigallia di riunirsi in assemblea generale per eleggere il nuovo direttivo, che a sua volta eleggerà i nuovi presidenti.

Negli ultimi mesi abbiamo assistito a una partecipazione crescente alle iniziative per la promozione della pace, tanto nella nostra città come in tutto il paese (all’ultima marcia Perugia – Assisi da Senigallia sono andate circa 500 persone). Questa mobilitazione, proprio nel momento in cui il mondo intorno a noi sembra precipitare inesorabilmente in una follia autodistruttiva, ci è sembrata molto importante e fonte di grande speranza. Proprio in questo momento è necessario che ognuno di noi si renda protagonista dell’azione contro la violenza, la guerra, che distruggono il nostro presente e il futuro nostro e dei popoli direttamente coinvolti, per decenni se non secoli. Ci sembra particolarmente urgente in questo terribile momento storico in cui la guerra è tornata ad essere, anche per le democrazie occidentali, l’unica opzione per la risoluzione dei conflitti, dare nuovo impulso all’impegno per la diffusione di una cultura di pace e nonviolenza. Ognuno di noi è importante, ognuno fa la differenza. Il tempo della pace è ora e ora c’è bisogno di tutti.

Per questo motivo invitiamo tutti gli interessati il prossimo sabato 29 novembre 2025, dalle 16 alle 19 presso la sala del centro di solidarietà della Caritas di Senigallia, in piazza della Vittoria 24, di fianco alla chiesa del Portone. Sarà con noi in collegamento il prof. Sergio Labate, membro del comitato degli esperti della Scuola Di Pace, che ci aiuterà a riflettere sul momento presente e a dare degli spunti per il lavoro futuro.

Chiediamo a tutte le persone e  associazioni interessate ad aderire formalmente alla Scuola di Pace tramite il seguente link: Modulo di adesione

Il pomeriggio terminerà con un corteo e un breve presidio in piazza Roma, in occasione della Giornata internazionale di solidarietà con il popolo palestinese, durante il quale renderemo conto dell’interlocuzione con il Consiglio Comunale per l’approvazione di una mozione per il riconoscimento dello Stato di Palestina.

Scuola di pace ‘Buccelletti’ – Senigallia

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L’invito per la ‘Giornata dell’Adesione’ dell’Unitalsi, alla Rotonda a mare

L’Unitalsi ha deciso di celebrare la sua Giornata dell’adesione insieme a alla cittadinanza, in un luogo simbolo per la città: la Rotonda a Mare. L’appuntamento è per domenica 30 novembre 2025, dalle ore 15.30, con i saluti del vescovo Franco e l’intervento di don Andrea Verde, cappellano dell’ospedale ‘Sant’Andrea’ di Roma. A seguire le testimonianze di alcuni volontari, l’adesione ed il buffet. “Sarà un’occasione, aperta a quante e quanti vogliono – dice la presidente della Sottosezione Unitalsi di Senigallia, Armanda Magini – per far conoscere l’associazione, il suo servizio di carità, i suoi pellegrinaggi – cuore pulsante di questa esperienza – i suoi progetti (Protezione Civile, Case Famiglia, Volontariato nei luoghi di povertà, ecc.) e le tante attività e giornate di incontro e di festa nelle quali sperimentare la bellezza della fraternità.

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Che genere di violenza!

Che genere di violenza è quella che si spaccia per troppo amore, del ‘si sa che gli uomini sono fatti così’? Quella di chi dice che ‘però anche le donne ogni tanto sono violente’, o dei tanti ‘se l’è cercata, troppo provocanti, troppo isteriche, troppo pretenziose…’. È diversa questa violenza, perché chiede passi avanti, cultura del rispetto, riconoscimento di ogni diversità. Ci perdiamo tutti, donne e uomini, a non guardare in faccia una violenza fatta così. E non solo oggi, 25 novembre.