Arcevia tra storia, agricoltura e tradizioni

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Graziano Gambioli della Cooperativa agricola “La Terra e il Cielo” di Piticchio di Arcevia, fornisce ai microfoni di Radio Duomo – Inblu un “quadro” del territorio di Arcevia.

Il territorio del Comune di Arcevia è molto ampio. Oltre al capoluogo, posto a 535 metri sul livello del mare, è formato da diciotto frazioni e, caratteristica particolare, nove delle quali hanno come nucleo abitativo un castello risalente tra il 1200 e il 1300: Piticchio, Nidastore, Loretello, San Pietro in Musio, Palazzo, Caudino, Montale, Castiglioni, Avacelli. Negli ultimi decenni quasi in ogni frazione è nato un comitato, un’associazione di volontariato che come scopo principale ha quello di raccogliere fondi, promuovere eventi e rinvestire poi i fondi raccolti nella propria frazione, nel proprio territorio. Questo dimostra un attaccamento particolare alla propria terra ed è un evento raro forse, anche a livello nazionale, il fatto che volontari si mettano a raccogliere fondi per poi rinvestire sul territorio, per colmare i vuoti a volte creati dalla mancanza di fondi pubblici. Oltre a questo un altro aspetto positivo è che all’interno delle varie frazioni la vita sociale, in occasione dell’organizzazione e realizzazione di eventi, si migliora, le persone hanno modo di poter stare insieme. E dall’esterno dei territori arrivano persone che conoscono, vedono, magari si innamorano dei luoghi e ritornano, usufruendo dei tanti piccoli agriturismi che negli anni sono nati, spesso anche creati da persone giovani che in qualche maniera hanno sopperito così alla mancanza di posti di lavoro. L’agricoltura sul territorio arceviese è stata sempre presente e fonte di sostentamento per tanti secoli. Anche in questa fase, pur avendo un territorio particolare perché una parte è pedemontana, preappenninica, l’agricoltura ha un ruolo importante anche come cura e manutenzione del territorio. Infatti si vedono ancora terreni molto puliti e curati, con dei bellissimi paesaggi. La produzione è cambiata negli ultimi anni. Ad esempio è diminuita la produzione di vino, pur avendo alcune cantine di ottimo livello. E’ aumentata la produzione di grano, di girasoli, e questo permette nel periodo primavera-estate anche di godere di colori molto belli, e anche di mais, in particolare il mais a otto file. Anche se è ancora un prodotto di nicchia, comunque ha dato modo anche di far conoscere in Italia questo prodotto. Nel mese di febbraio, ad esempio, tutti i vari agriturismi o ristoranti hanno creato la manifestazione gastronomica “Una domenica andando a polenta”, in cui, tranne che in questo periodo di pandemia, per tutto il mese di febbraio i vari locali preparano menù dove l’elemento principale è la polenta ricavata dal mais “ottofile”. Sul territorio è presente anche un’importante azienda di agricoltura biologica che vende ed esporta sia in Italia che nel resto del mondo, anche se ancora questo tipo di agricoltura ha qualche difficoltà. Sebbene alcuni giovani abbiano aperto o ampliato aziende agricole, su questo lato c’è ancora molto ancora da lavorare. Senz’altro è un indirizzo nuovo e, anche se di nicchia, permette a questo territorio di poter crescere e creare dei posti di lavoro. Inoltre queste attività, queste associazioni permettono di avere eventi e manifestazioni in tutti i periodi dell’anno, ecreando una sorta di destagionalizzazione del turismo. Si parte il primo maggio con la “Festa dell’asparago ad Avacelli”, per poi passare alla “Festa della lumaca” a Montefortino, alla “Festa del tartufo” a Ripalta, alla “Festa dell’uva” nel capoluogo, che coinvolge tutte le frazioni, alla festa “HeartH” a Piticchio, dove i principali elementi di studio sono l’alimentazione e l’ambiente, alla “Festa d’autunno” sempre nel castello di Piticchio e chiudere con una bellissima manifestazione che coinvolge l’intero borgo di Castiglioni, la Mostra dei presepi.

a cura di Barbara Fioravanti