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Caso Roggero e le polemiche sulla legittima difesa: intervista a Roberto Paradisi

Roberto Paradisi

Roberto Paradisi

Il dibattito sulla legittima difesa torna al centro del confronto pubblico. Dibattito alimentato da fatti di cronaca che dividono l’opinione pubblica e la politica. Il caso è quello di Mario Roggero, il gioielliere condannato per l’uccisione di due rapinatori. Sulla questione si è espresso l’avvocato e docente di diritto Roberto Paradisi, intervenuto ai microfoni di Radio Duomo Senigallia. Recentemente ha pubblicato il suo ultimo saggio, intitolato “Un diritto incerto. La legittima difesa dalle origini ad oggi, un dibattito aperto“.

L’analisi è focalizzata sulle reazioni nate attorno al caso Roggero. Paradisi ha espresso perplessità sul modo in cui la vicenda viene affrontata. Non solo nei talk show o nei canali social dove ci si potrebbe aspettare di tutto. Anche il dibattito politico e parlamentare è viziato. Si sono creati due schieramenti opposti e rigidi. «Da un lato c’è chi dice: “La difesa è sempre legittima, Mario Roggero ha fatto bene, diamogli una medaglia”. Dall’altra parte, invece, chi dice: “Roggero è un cinico assassino, quella è vendetta, ha ucciso a sangue freddo, Roggero deve marcire in galera”. Queste due posizioni sono francamente inaccettabili e frutto neanche di una sottocultura, ma di una ignoranza, devo dire, abissale», ha dichiarato Paradisi.

Il legale ha precisato come la fattispecie in questione non rientri nei parametri della legittima difesa. Per la dottrina giuridica, infatti, l’esimente richiede requisiti precisi che affondano le radici nella storia del diritto. «Quando ci si difende il pericolo deve essere attuale e la difesa deve essere necessaria. Questo concetto molto chiaro parte dall’antica Grecia, si sviluppa nel diritto romano ed è presente ancora oggi», ha spiegato Paradisi. Nel caso specifico, la cessazione del pericolo e la fuga dei rapinatori escludono la presenza di tali presupposti.

La posizione più critica verso Roggero però non tiene conto del grave turbamento emotivo subito durante l’aggressione. «Il problema non è la magistratura, è il Parlamento, il legislatore, è la politica. Bisognava pensare delle norme che prevedono delle attenuanti speciali che riguardino in qualche modo casi come questo», ha affermato Paradisi, sottolineando che imputare la sentenza ai giudici deriva dalla mancata conoscenza delle norme penali.

Nell’intervista condotta da Laura Mandolini, ampio spazio è stato dedicato alla ricostruzione storica del concetto di difesa personale. L’aggettivo “incerto” abbinato al diritto di difesa deriva, nella prospettiva dell’avvocato, dalla struttura dell’attuale codice penale italiano, risalente al 1930. Allora si considerava la legittima difesa non come un diritto soggettivo dell’individuo: era una concessione dello Stato di fronte a uno stato di necessità.

Per superare questa impostazione, la proposta teorica contenuta nel libro auspica un ritorno alla concezione classica e liberale. «Dobbiamo tornare al diritto della Grecia, il diritto della Roma antica, della Roma classica, in cui il diritto soggettivo alla difesa veniva considerato come un diritto naturale dell’uomo», ha osservato Paradisi.

I rischi dell’ideologia. Secondo Paradisi la polarizzazione è alimentata da una parte dall’ignoranza tecnica e dall’altra dall’interesse politico a raccogliere consenso. Con il rischio di offuscare la complessità della materia. Sarebbe invece necessaria una riflessione rigorosa sui confini e sulla natura della tutela individuale.

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