Dipendenze, oltre lo stigma: «Non un vizio, ma una malattia complessa». Intervista a Novella Pesaresi (Polo 9) dopo la conferenza nazionale
Le dipendenze cambiano volto, si evolvono con la società e richiedono risposte sempre più integrate. È questo il messaggio centrale emerso dalla Conferenza Nazionale Dipendenze 2025, tenutasi nei giorni scorsi a Roma, alla quale ha preso parte Novella Pesaresi, presidente della cooperativa sociale Polo 9 al cui interno ci sono professionalità e competenze particolarmente significative anche in questo settore.
La stessa presidente, psicologa e psicoterapeuta, si occupa da tempo di questa realtà, sempre meno raccontata dai mass media, ma tutt’altro che scomparsa.
L’intervista, a cura di Laura Mandolini, è andata mercoledì 19 e giovedì 20 novembre su Radio Duomo Senigallia (95.2 FM) e sarà in replica domenica 23 alle ore 17 circa, ma potete ascoltarla anche qui grazie al lettore multimediale.
L’appuntamento, un dialogo aperto con le istituzioni
Voluto dalla presidenza del consiglio dei ministri e tornato in presenza dopo l’edizione del 2021 caratterizzata dal periodo covid, è stato un momento cruciale di confronto tra governo, regioni, sanità ed enti del terzo settore. «È stato un incontro caratterizzato da un buon clima di ascolto» ha raccontato Pesaresi. «La partecipazione governativa è stata alta e attiva. Abbiamo notato con piacere che figure chiave, come il sottosegretario alla salute Gemmato, hanno recepito le istanze dei tavoli di lavoro, modificando in alcuni casi le posizioni iniziali». Il confronto ha toccato temi cruciali divisi in otto tavoli tematici, spaziando dalla salute mentale ai modelli innovativi di presa in carico, fino alla prevenzione e alle misure alternative alla detenzione. Un focus particolare è stato dedicato alle dipendenze comportamentali e digitali, fenomeni in rapida ascesa non ancora pienamente riconosciuti nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), ma che rappresentano la nuova frontiera dell’emergenza, specialmente tra i giovanissimi.
La natura della dipendenza: la «funzionalità del sintomo»

Uno dei passaggi più significativi dell’analisi di Novella Pesaresi riguarda la lettura psicologica del fenomeno. «La dipendenza è una malattia a tutti gli effetti, non un vizio o una semplice questione di volontà» spiega la presidente, che è anche psicoterapeuta. «Spesso il comportamento dipendente risponde a quella che chiamiamo ‘funzionalità del sintomo’: un tentativo paradossale di affermazione di sé, di riscatto o di regolazione dell’umore». Che si tratti di sostanze o di comportamenti, la dipendenza va spesso a colmare un vuoto o a rispondere a un bisogno profondo non ascoltato, portando però a conseguenze devastanti come l’isolamento sociale e la rottura dei legami familiari e lavorativi.
Il contesto locale e l’impegno di Polo 9
Polo 9, che gestisce quattro comunità terapeutiche, tre centri diurni e numerosi progetti di prevenzione nelle Marche, osserva da vicino l’evoluzione del fenomeno sul territorio. A Senigallia e dintorni, l’uso di sostanze tra i giovani è spesso «ricreativo» e legato alla socializzazione, ma si inserisce in un quadro di disagio generalizzato crescente. «I ragazzi rispondono bene quando trovano adulti significativi capaci di ascolto» sottolinea Pesaresi. La forza del modello marchigiano risiede nella forte integrazione tra pubblico e privato, ma restano ostacoli importanti, primo fra tutti la discontinuità delle risorse economiche che mette a rischio progetti essenziali.
L’allarme ludopatia nelle Marche

Un capitolo a parte merita il gioco d’azzardo. I dati recenti di Libera parlano di un affare da oltre 3,8 miliardi di euro solo nelle Marche. «È un indotto enorme per lo Stato, e servirebbero interventi legislativi coraggiosi simili a quelli fatti per il fumo» commenta Pesaresi. La situazione è aggravata dalla geografia regionale: se sulla costa l’accesso ai servizi è capillare, le zone interne e montane soffrono di un isolamento che rende difficile la fornitura di aiuti e supporti. «Spesso nel gioco d’azzardo la segnalazione parte dai familiari quando la situazione economica precipita, perché la consapevolezza del problema nel giocatore è molto difficile da raggiungere» conclude la presidente. La sfida, dunque, rimane aperta: combattere lo stigma, garantire continuità ai servizi e adattare la cura a una società in continua trasformazione.
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