La vita di un’anziana in RSA in tempo di Covid, accompagnata dalla fede

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Carla ha 85 anni e da quasi 18 vive all’interno dell’Opera Pia Mastai Ferretti. Ci è entrata un giorno insieme a suo marito, persona colta e medico di famiglia. Dopo essere rimasta vedova ha anche perso prematuramente suo figlio a causa di una grave malattia. Lei è molto schiva e non ama troppo uscire dalla sua stanza né partecipare alle attività di animazione proposte agli ospiti della struttura. Preferisce restare nella sua camera, che è un quasi un “tempio”, con le pareti tappezzate di santini. Il diffondersi del virus ha impedito anche di ricevere le visite della figlia e di qualche amica con cui ha il piacere di trascorrere un po’ di tempo e per un periodo non le era permesso, come agli altri ospiti, di raggiungere la mensa per i pasti quotidiani né di passeggiare nel corridoio. La sua giornata è scandita dai ritmi della preghiera, a cui partecipa grazie alle dirette di Radio Maria o dei canali televisivi religiosi. “La solitudine uccide”, ripete spesso al telefono, e sicuramente questa situazione ha isolato ulteriormente gli anziani delle case di riposo. “Bisogna pregare” perché il male del nostro tempo venga sconfitto. Poi saluta frettolosamente perché inizia il rosario o la messa della sera: “sono in compagnia di Gesù”.

di Barbara Fioravanti

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