L’integrazione fra noi: storie di vita e di protezione internazionale

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T. è una mamma vittima di violenza nigeriana che ha cercato con grande forza di volontà di risollevarsi dalla situazione complicata che vive. La sua bambina, G., aveva un grandissimo sogno, quello di diventare una ballerina, e grazie al progetto siamo riusciti a finanziarle il corso di danza, perché ogni bambino, al di là della famiglia in cui nasce e cresce, ha il diritto di essere felice, di provare a realizzare i suoi sogni e di stare insieme ad altri bambini. Siamo vicini anche alla mamma nel suo percorso di riabilitazione psicologica e oggi possiamo dire che il peggio è passato: T. ha un lavoro, anche se precario, e riesce a guardare al futuro con un po’ di serenità, fondamentale per il suo benessere e quello della sua bambina.

T. è una delle oltre 340 persone rifugiate e titolari di protezione internazionale che hanno intrapreso un percorso verso l’autonomia in Italia grazie al progetto nazionale Fra Noi, finanziato dal Ministero dell’Interno con il Fondo Asilo Migrazione e Integrazione (Fami), che punta a integrare stabilmente persone titolari di protezione internazionali nelle comunità locali, di cui Fondazione Caritas Senigallia fa parte.

Dopo una prima edizione conclusa nel 2018, questaseconda fase, che si concluderà nell’autunno del 2022, è guidata dal Consorzio Communitas, rete no profit formata da 23 realtà locali distribuite su tutto il territorio nazionale, che collabora in sinergia con Caritas italiana e le Caritas diocesane. Il progetto Fra Noi sarà raccontato al pubblicoa Matera in occasione del Festival delle culture mediterranee Sabir: due giorni di laboratori e convegni in cui i protagonisti del progetto, gli enti impegnati, i partner aziendali potranno incontrarsi dal vivo, condividere i primi risultati, condividere le buone prassi messe in atto. Alcuni operatori di Caritas Senigallia sono in partenza per il Sabir, momento importante di formazione e confronto.

L’obiettivo del progettoFra Noiè coinvolgere 450 migranti titolari di protezione internazionaleche hanno portato a termine percorsi di accoglienza presso progetti SPRAR, CAS e altri circuiti di accoglienza come i corridoi umanitari. L’inclusione interviene nel momento in cui il titolare di protezione internazionale esce dal sistema di accoglienza e si trova a dover “entrare” nella comunità locali, coinvolgendo le comunità in cui i migranti abitano e facendo forza su risorse e capacità specifiche di ciascuna persona inserita nel progetto. È una formula efficace perché riducei costi di welfare, non genera nuove spese ma utilizza in modo diverso le risorse già esistenti. Gli interventi si basano su alcuni pilastri: inserimento lavorativo in aziende, accoglienze in famiglia, autonomia abitativa in situazioni di affitto, housing sociale o cohousing, inserimento socialenelle comunità locali.Fondamentale, per la buona riuscita dei percorsi, è il coinvolgimento dei territori, in particolare famiglie e comunità locali, coinvolte nell’accoglienza e nell’accompagnamento della quotidianità e dell’orientamento in un contesto sociale culturale nuovo, e anche aziende, tramite attivazione di tirocini e assunzioni nelle azioni di inserimento lavorativo per tentare di raggiungere l’indipendenza economica.

Chiara Michelon