S. Francesco di Sales, patrono dei comunicatori, intervista al vescovo Franco.

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Di comunicazione non si finirebbe mai di parlare, tante sono le ricadute sulle nostre vite, sia di singoli che di relazioni sociali in senso lato. La ricorrenza di San Francesco di Sales, patrono dei comunicatori (24 gennaio) ci dà l’occasione per parlarne con il vescovo di Senigallia, Franco Manenti.

Come vede il mondo della comunicazione contemporanea?

Provo ad esprimermi con un’immagine, quella del fiume nel quale confluiscono diversi affluenti: il fiume è appunto il canale delle informazioni, gli affluenti sono i tanti rivoli che lo alimentano. Oggi i canali sono tanti e di diverso genere e il fiume si alimenta con quanto i corsi d’acqua minori portano.  Il grande fiume della comunicazione è alimentato da acque troppo spesso inquinate che ammorbano con informazioni piegate ad altri scopi (economici, di manipolazione del pensiero, di finalità diverse dal comunicare qualcosa di importante), acque torbide o delle quali vediamo solo la superficie. La mia non vuole essere una visione troppo pessimista, penso però che oggi ci sia bisogno di un’informazione bonificata, proposta in modo molto più serio, creativo, libero, al servizio della realtà, ovunque questa viva e si esprima.

Chiesa e comunicazione, a volte vanno d’accordo, in  altre c’è un reciproco sospetto…

Non so se la figura del sospetto sia l’unica da evocare. Certamente siamo di fronte ad un rapporto delicato, dove la delicatezza è data dal fatto che la comunicazione incide molto nella vita perché non è solo un mero racconto di fatti di cronaca. Parlo anzitutto di interpretazioni, di letture degli eventi e queste ultime tendono a creare un’opinione, un modo di vedere le cose, un abito mentale di cui è difficile avere consapevolezza, tanto siamo immersi nel mondo mediale. Pensando in modo particolare al rapporto tra comunicazione e Chiesa, è vitale dare spazio e voce a quello che la comunità cristiana – nelle sue tante articolazioni – propone e vive. Quando questi due mondi non si capiscono, forse il punto di dissoluzione di possibili tensioni sta nel tenere in equilibrio le opinioni delle parti in causa, di sensibilità e approcci diversi. Rifuggendo sia la logica del ‘portavoce’, che non entra mai nel merito e informa soltanto su valutazioni già consolidate, sia quella delle interpretazioni di parte che vogliono confermare solo il proprio punto di vista, mettendosi raramente nei panni degli altri. Nella comunità cristiana chi ha il compito di comunicare attraverso i mass media deve vivere la chiesa, averne esperienza cogliendone le passioni e le istanze più vere. 

Come la comunicazione agisce sulle nostre vite?

Il digitale ci permette di essere connessi tutto il giorno e questo secondo me limita le potenzialità di una comunicazione costruttiva. Comunicare è essenziale alla vita di ognuno, se non comunichiamo non viviamo, addirittura è un’esigenza vitale sin dal grembo materno. Facendo ancora riferimento all’immagine del fiume, la mia impressione è che la comunicazione attuale somigli ad un corso in piena che ha rotto gli argini del senso comune e se questo avviene, quell’acqua – che è una risorsa quando invece rimane nel suo corso normale – fa tanti danni. Questo fiume esageratamente gonfio non consente lo scorrere vitale degli eventi, spesso portatore di vita buona e ciò ha ricadute negative, tanto più se l’acqua non è tra le migliori. Si creano in continuazione tam tam di informazione che divulgano opinioni senza solide basi perché partono dal sentito dire, da un’interpretazione che non corrisponde alla realtà completa, se non addirittura dalla sua falsificazione. Questa mistificazione viene percepita come dato di fatto e l’opinione di uno o di un gruppo particolarmente attrezzato e abile nel comunicare, diventa l’opinione dei più, fino a trasformarsi in “verità” indiscutibile, blindata.

Cosa fare, allora?

Mi sembra importante il messaggio del papa per la Giornata delle comunicazioni del prossimo maggio, sul tema ‘Ascoltate!’. Papa Francesco chiede al mondo della comunicazione di reimparare ad ascoltare. La pandemia ha colpito e ferito tutti e tutti hanno bisogno di essere ascoltati e confortati. L’ascolto è fondamentale anche per una buona informazione. La ricerca della verità comincia dall’ascolto. E così anche la testimonianza attraverso i mezzi della comunicazione sociale. Ogni dialogo, ogni relazione comincia dall’ascolto. Gesù stesso ci chiede di fare attenzione a come ascoltiamo (cf Lc 8,18). Per poter veramente ascoltare ci vuole coraggio, ci vuole un cuore libero e aperto, senza pregiudizi. In questo tempo nel quale la Chiesa tutta è invitata a mettersi in ascolto per imparare ad essere una Chiesa sinodale, tutti siamo invitati a riscoprire l’ascolto come essenziale per una buona comunicazione. Quando nasciamo e nei primi anni della nostra vita siamo naturalmente portati ad ascoltare, proprio perché la parola non è ancora sviluppata. Ritorniamo alla bellezza di poter sospendere troppe parole, tanto spesso inutili, per un ascolto che fa crescere, sia se siamo fruitori, sia da produttori di comunicazione. Staremo tutti molto meglio.

a cura di Laura Mandolini