Senigallia: le elezioni 2026 riscrivono la storia, tra il calo dei partiti e il “fuoco amico” nel PD

Il verdetto delle urne per le elezioni amministrative 2026 di Senigallia consegna una pagina inedita alla storia locale. Per la prima volta in decenni, il centrodestra ottiene la conferma per un secondo mandato consecutivo. Massimo Olivetti si riconferma sindaco al primo turno con il 51,74% delle preferenze, superando lo sfidante del centrosinistra Dario Romano (47,30%). Al di là del calo dell’affluenza, ferma al 59,66%, lo spoglio rivela una profonda mutazione della geografia politica. Ora la scena è dominata dalle liste civiche, con forti scosse all’interno dei partiti tradizionali.
La vera sorpresa nella coalizione di maggioranza è l’evidente travaso di voti dalle sigle storiche al civismo guidato dal sindaco. La lista “Senigallia al Centro” ha in queste elezioni raggiunto l’incredibile quota del 19,7%, diventando il primo gruppo della coalizione. Una crescita trainata da figure come Gabriele Cameruccio – il più votato in assoluto con 812 preferenze, ma che civico certamente non è – e Andrea Morsucci, volto noto del comitato degli alluvionati “Tra due fiumi”.
Questo exploit ha letteralmente oscurato i partiti tradizionali. Fratelli d’Italia è stabile all’11,53% (esattamente come nel 2020). Netta contrazione invece degli alleati. La Lega crolla infatti dal 10% al 6,7%, mentre Forza Italia scivola dal 4,2% al 3,6%. Un ridimensionamento, quest’ultimo, legato anche a profonde fratture interne. L’uscita di esponenti storici verso la lista civica concorrente “La Civica” (attestatasi al 7,5%) testimonia il progressivo isolamento della linea del coordinatore azzurro Roberto Paradisi. Non pervenuto il supporto della lista “Noi con Olivetti“, con i referenti Liverani e Da Ros esclusi dal consiglio comunale.
Sul fronte opposto, il panorama del centrosinistra si presenta capovolto. Il Partito Democratico si conferma la prima forza politica della città superando il 27%. La sua crescita non è bastata a compensare il fallimento politico del “campo largo” in queste elezioni amministrative. Il Movimento 5 Stelle, al rientro sulla scena locale, si è rivelato quasi ininfluente fermandosi a un magro 3,42% e restando fuori dal consiglio. Buono il risultato di “Onda Civica per Senigallia” e “Allenza Verdi Sinistra/SenigalliaCambia-Cambia Senigallia”, che riescono a eleggere entrambe un consigliere. Anche qui, poco rilevante è stata la prestazione di Progetto Senigallia Riformista, fermo al 2,5%.
A pesare sul destino della coalizione progressista, oltre al flop pentastellato, è stato soprattutto il “fuoco amico” interno al PD. Subito dopo il voto, il capogruppo regionale Maurizio Mangialardi ha sferrato un duro attacco pubblico alla gestione della campagna elettorale. Ha evidenziato una spaccatura mai sanata con l’ala del partito legata alla segretaria regionale Chantal Bomprezzi, moglie dello stesso candidato sindaco Dario Romano. Una faida interna che, secondo molti osservatori, ha privato Romano del sostegno compatto dei vertici proprio nelle fasi decisive. Praticamente, queste elezioni amministrative sono divenute l’ennesimo terreno di scontro. Tanto che nessuno dei “big” del Pd si era pubblicamente espresso a favore di Romano.
Mentre il centrosinistra si interroga sulle macerie di una coalizione divisa, Olivetti si prepara al secondo mandato forte di una legittimazione che passa più dalle persone che dai simboli di partito, mettendo subito in cima all’agenda la questione post-alluvione. Tra le sfide, quella di portare avanti una gestione fatta di tanti lavori pubblici in assenza delle risorse del pnrr.
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