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Tag: associazioni

Marche: un manifesto sulla sanità per tutti, a firma di tante associazioni

Un manifesto creato da una rete di associazioni impegnate nel mondo sanitario delle Marche da offrire ai candidati per le prossime elezioni regionali: ecco cos’è “Marche: una sanità per tutti”. Si tratta di un prezioso contributo che vuole essere utile a chiunque verrà eletto nella prossima tornata elettorale della Regione Marche prevista in autunno, firmato da ACLI (Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani) Marche, Ambulatorio Paolo Simone Maundodè Senigallia, ANFASS (Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale) Macerata, Apito (Comitato Marchigiano Associazione don Paolo Tonucci) Marche, Comitati di partecipazione per la salute dei cittadini Regione Marche, Nucleo Provinciale di Coordinamento Ancona della Rete Civica GIMBE, Gruppo Solidarietà, SIMG (Società Italiana di Medicina Generale e delle cure primarie) Marche. Una serie di proposte per un miglioramento delle politiche della salute nella nostra Regione in un’ottica assolutamente bipartisan perché la salute non ha colore politico e dovrebbe essere un diritto di tutti i cittadini.

Il documento nasce dall’esigenza di mandare un segnale alla politica marchigiana per stimolare un salto di qualità nella gestione delle politiche per la salute, mettendo a frutto il capitale morale e di risorse umane e professionali di cui dispone il nostro servizio sanitario regionale. Si tratta di dieci proposte che nascono nella convinzione che possano incrociare speranze, aspettative e volontà di tutti. Lo scopo è offrire uno spunto di riflessione ai futuri programmatori della sanità marchigiana, affinché non perdano di vista il concetto che il servizio sanitario è al servizio dei cittadini e non l’inverso.

Si tratta di un documento di valori e di proposte concrete, cioè di quelle caratteristiche fondanti che i firmatati ritengono debbano essere proprie delle politiche per la salute di ogni Regione.

Tra le dieci proposte del manifesto spiccano alcune tematiche prioritarie come la centralità della prevenzione, la tutela delle categorie più fragili e della povertà emergente in sanità, la necessità di individuare i distretti come sede prioritaria nell’erogazione dei servizi, la riaffermazione del primato della sanità pubblica rispetto a tutti gli altri soggetti – privati accreditati e convenzionati – in un ruolo di piena integrazione e la scelta dei professionisti nei ruoli dirigenziali che deve essere effettuata sulla base di comprovate competenze. Temi fondamentali per il benessere di tutti i cittadini della Regione Marche, sui quali i firmatari auspicano l’endorsment dei candidati alle future cariche dirigenziali della nostra Regione.

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L’associazione “La Chiave di Cichino” rivitalizza il borgo di Roncitelli tra cultura, storia e tradizioni

Il borgo di Roncitelli, frazione di Senigallia, è in fermento grazie all’impegno dell’associazione culturale “La Chiave di Cichino”, fondata lo scorso febbraio con l’obiettivo di dare nuova linfa al paese. Abbiamo incontrato il presidente Giancarlo Galli per scoprire le iniziative che stanno animando l’estate roncitellese, culminando con la tanto attesa ripresa della rievocazione storica. L’intervista, in onda su Radio Duomo Senigallia (95.2 FM), è disponibile anche qui grazie al lettore multimediale.

Nata circa un anno e mezzo fa, l’associazione di promozione sociale è cresciuta rapidamente, passando da 26 soci iniziali a 75. È un’associazione senza scopo di lucro, che si occupa di promozione culturale, spiega Galli, ricordando che sfrutta i locali dell’ex scuola elementare messi a disposizione dall’amministrazione comunale. Tra i suoi scopi anche il contrasto allo spopolamento dei centri interni e la valorizzazione delle sue peculiarità e tradizioni.

Un inverno di corsi, un’estate di eventi

Durante i mesi invernali, l’associazione non è rimasta inattiva, organizzando con successo corsi di ginnastica posturale, yoga, violino, cucito e ballo, molti dei quali tenuti gratuitamente da residenti del luogo. L’estate si preannuncia altrettanto vivace. Si è già tenuto l’evento “Teatro sotto le stelle” e il 26 luglio sarà la volta del saggio degli allievi del corso di violino, seguito dalla proiezione di una vecchia commedia locale. L’8 agosto sarà un giorno importante con la commemorazione degli 80 anni dalla liberazione di Roncitelli, anche da un punto di vista fotografico e bandistico.

Il ritorno de “La Chiave di Cichino”: un tuffo nel medioevo

Il clou dell’estate sarà la ripresa de “La Chiave di Cichino”, la rievocazione storica interrotta circa 10-12 anni fa per mancanza di persone e fondi, rivela Galli. Anche se in maniera più leggera, verrà riproposta il 31 agosto. L’evento rievoca un fatto storico del 1355, quando il vescovo Ugolino consegnò a Cichino, capitano di giunta, la chiave del castello di Roncitelli. La serata prevede due cortei storici e sarà possibile degustare piatti tipici. Non mancherà un mercatino con i giochi di una volta, per far divertire i più piccoli e riscoprire le tradizioni.

Un centro di documentazione storica: preservare la memoria

Uno dei progetti più significativi è il trasferimento e la riapertura del centro di documentazione storica degli ultimi cent’anni di Roncitelli. Inizialmente ospitato in una casa privata, il centro raccoglie documenti e fotografie che testimoniano la ricca storia del borgo.

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Casa della Gioventù, da quasi 40 anni a fianco delle persone fragili – INTERVISTA alla presidente Morena Maori

Casa della Gioventù

Da educatrice a presidente della cooperativa Casa della Gioventù. Il percorso di Morena Maori all’interno di una delle realtà più importanti del territorio diocesano inizia 34 anni fa e, nel tempo, si è arricchito di molteplici esperienze e ruoli che l’hanno portata nel consiglio direttivo già da anni, fino ad assumerne la guida. Una persona che conosce bene dunque la realtà socio assistenziale che da quasi 40 anni opera per il benessere e l’educazione delle persone fragili. E allora come potevamo non intervistarla? Ecco dunque l’audio della nostra chiacchierata che sarà in onda anche lunedì 29 luglio alle ore 20, martedì 30 alle ore 13:10 e alle 20 e infine domenica 4 agosto alle 16:50, sempre su Radio Duomo Senigallia – In Blu sulla frequenza 95.2 FM. Ma un estratto è disponibile qui in versione testuale per chi ama la lettura.

Quando nasce la cooperativa?
Nel 1985, da un gruppo di volontari che si sono messi insieme per dare delle piccole risposte a dei ragazzi che frequentavano il centro sociale Casa della Gioventù. Erano degli obiettori di coscienza. Il primo servizio è stato il centro diurno per disabili a Senigallia, nei locali di via Testaferrata. Poi le attività sono cresciute.

Quante ne offrite e dove?
Nel tempo sono stati avviati tanti servizi grazie ai suoi 180 dipendenti che lavorano nel settore della disabilità nei centri diurni a Senigallia, Ostra e Mondavio e nella comunità alloggio per disabili sempre a Senigallia; con i minori stranieri non accompagnati tramite due comunità a Ostra e Trecastelli; negli asili nido a Senigallia, Ostra, Mondavio, San Marcello e Filottrano. Da diversi anni lavoriamo anche con le diocesi, con i privati, con le famiglie che hanno bisogno di servizi specifici come per la disabilità lieve, una disabilità che definiamo invisibile.

Cioè?
Si tratta di ragazzi e ragazze che non hanno una certificazione di disabilità ma che presentano delle fragilità e che hanno bisogno di un tutor o di un aiuto nella gestione della propria vita. Alcuni di loro hanno un lavoro, ma non hanno magari tutte le capacità di rapportarsi con i pari.  E’ un servizio nato come centro per il tempo libero, per cercare di mettere insieme i ragazzi con fragilità e creare un gruppo. Poi si sono create amicizie, a tal punto che abbiamo pensato di affittare un appartamento e a rotazione farli convivere insieme. Ecco questa è una risposta che diamo alle famiglie con particolari esigenze.

Quanti utenti seguite?
Sono 95 ragazzi con disabilità nei centri diurni, il gruppo di persone con disabilità lieve è di circa 20 ragazzi; negli asili nido sono circa 300 bambini; nelle comunità alloggio sono 10, poi ci sono gli utenti del servizio di salute mentale che ha numeri variabili; nelle comunità per minori sono 22. Numeri importanti. 

Sempre da soli o avete qualche collaborazione?
In alcuni casi lavoriamo in ATI, un’associazione temporanea di imprese, con realtà del territorio ma non solo perché il valore di più realtà che svolgono lo stesso servizio può aumentare se ci si mette in rete invece di competere. Poi a monte ci sono i servizi sociali del Comune, l’Ast (l’azienda sanitaria territoriale), l’Umea (unità multidisciplinare dell’età adulta) e l’Umee (unità multidisciplinare dell’età evolutiva) che seguono i vari progetti e a cui noi rispondiamo.

C’è attenzione o sensibilità verso la disabilità e le fragilità? C’è coinvolgimento da parte della cittadinanza?
E’ sempre maggiore. All’inizio ci sono state delle resistenze, ma essendo gli utenti collocati all’interno del proprio territorio, c’è comunque una rete di persone e conoscenze, e poi le attività coinvolgono comunque la comunità. Molte attività sono all’esterno delle strutture, come in biblioteca, in palestra, al mare.

Spieghiamo quali attività portate avanti: saranno mille…
Sì e sono tutte volte al mantenimento o al miglioramento delle abilità e delle autonomie dei ragazzi. Quando un utente viene inserito nel centro, insieme all’équipe vengono valutate le potenzialità della persona e noi formuliamo delle attività specifiche. Ognuno ha delle figure di riferimento, così come i minori in assistenza scolastica o domiciliare: da qualche anno abbiamo un laboratorio che non fa solo aiuto compiti ma anche logopedia, neuropsicomotricità, psicoterapia. Siamo nella forbice tra pubblico e privato: un cuscinetto quando c’è una lista di attesa molto lunga. Perché non si perda tempo prezioso, soprattutto nell’età infantile.

Morena Maori
Morena Maori

Quali sono le fragilità più diffuse?
In questo momento si lavora molto con le scuole per dare attenzione agli adolescenti. Da tre o quattro anni si sono moltiplicati i progetti nelle scuole perché sta diventando molto diffuso il fatto che molti giovani hanno bisogno di punti fermi. L’adolescente fragile può incappare in situazioni a rischio: noi lavoriamo con le psicoterapeute nelle scuole, soprattutto sulle emozioni, sui sentimenti, in modo da fornire loro gli strumenti per poi riconoscere che quella intrapresa può non essere la strada giusta o essere proprio quella sbagliata. Queste esigenze c’erano anche prima del covid, ma dopo il 2020 sono esplose. Si sta cercando di colmare i gap.

E l’inclusione?
La portiamo avanti quotidianamente, con tutti i nostri servizi e attività: cerchiamo di sensibilizzare la cittadinanza e devo dire che la comunità è molto attiva, ma non solo: abbiamo una rete di volontari che davvero fanno a gara per cercare di dare una mano e coinvolgere gli utenti. Più difficoltà le riscontriamo con i minori stranieri non accompagnati: a volte perché arrivano a 17 anni e dopo un anno devono andare via dalla comunità, a volte perché invece il vissuto è talmente delicato che è difficile che si aprano o che si fidino. Le loro storie arrivano dritte al cuore. Anche gli educatori hanno una formazione e un’attenzione continua perché devono reggere l’urto di certe situazioni ma rimanere professionali per essere utili all’integrazione dell’utente nella comunità in cui vive.

E chi è Morena Maori (in FOTO a destra)?
Sono nata come educatrice, e sono da 34 anni in cooperativa; ho iniziato alla casa protetta di Corinaldo, poi il ruolo mi è stato un po’ stretto e via via ho preso degli incarichi di coordinamento del personale o dei servizi. Nel 2000, anziché andare in maternità anticipata, mi sono trasferita in ufficio e poi da lì varie esperienze mi hanno portato, un anno fa, a divenire presidente.

Maggiori informazioni, anche sulle modalità per sostenere i progetti della CdG, sono disponibili su: Casadellagioventu.it.

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Senigallia, le associazioni potranno tornare all’ex collegio Pio IX. Parola di sindaco – L’INTERVISTA

L'ex collegio Pio IX in piazza Garibaldi a Senigallia
L’ex collegio Pio IX in piazza Garibaldi a Senigallia

In precedenti interviste, all’associazione “Dalla parte delle donne” e all’associazione “Le Rondini”, era emerso – tra gli altri argomenti – anche il disagio per non essere riusciti ad avere risposte dall’amministrazione comunale circa il futuro dell’ex collegio Pio IX, in cui entrambe hanno sede, o meglio, avevano sede. Gli imminenti lavori di riqualificazione hanno costretto al trasferimento, temporaneo ma forzato, di tutte le realtà presenti nell’immobile, compreso il comando di polizia locale. E allora noi ne abbiamo approfittato per fare qualche domanda al sindaco di Senigallia Massimo Olivetti. Siamo partiti proprio da questo intervento per poi estendere il discorso a tutte le riqualificazioni comprese nel progetto PINQUA, il programma integrato qualità dell’abitare. L’intervista è in onda lunedì 1 luglio, alle ore 20, martedì 2 alle ore 13:10 e alle ore 20 e infine domenica 7 a partire dalle ore 16:50. Ma il file audio è disponibile anche in questo articolo, cliccando sul tasto play del lettore multimediale. Chi vorrà potrà invece proseguire con la lettura.

Che prospettive per le associazioni all’ex collegio Pio IX?
Col finanziamento Pnrr, dobbiamo per forza di cose spostare tutte le realtà. Per chi non ha particolari esigenze stiamo cercando di reperire spazi qua e là nel territorio comunale, mentre per le situazioni più complesse se ne sta occupando l’assessorato ai servizi sociali e quello alla cultura. Erano state fatte delle proposte ma poi avevano delle problematiche sulla sicurezza per cui non si è andati avanti. Spero di poter individuare delle possibili soluzioni.

Torneranno lì?
Tutte torneranno lì, con un bando, verranno spostati anche i vigili urbani e i materiali del terzo piano, per cui saranno disponibili locali anche per altre realtà. La nostra idea era quella di metterci tutte le associazioni di carattere culturale o sportivo, ma non verranno escluse quelle che ci sono oggi.

E la polizia locale che fine farà?
Due le alternative. La prima era l’ex Gil ma la realizzazione tecnica aveva diversi problemi, si dovrebbe spezzare l’immobile. Per cui una soluzione tampone è quella dei locali ex Edra in via Cimabue, poi decideremo se rimettere a posto come è nostra intenzione i locali ex Bic alla Cesanella o individuare una nuova sede. Però un front office rimarrà all’ex Gil, questo è garantito.

Che tempistica?
Dovrebbe durare meno di un anno, per cui a settembre 2025 dovrebbe essere già riutilizzabile.

Fa parte del Pinqua che comprende altri interventi: quali?
A palazzo Bonopera è stato creato un unicum coi locali della biblioteca, ci andranno gli uffici cultura e sport. Sotto ci andrà lo Iat per vicinanza con la stazione. Stiamo parlando con le Ferrovie per il sottopasso tra piazzale Morandi e il piazzale della Rocca che non dovrebbe essere particolarmente complesso. Poi c’è il collegio Pio IX e infine palazzo Gherardi. C’era stato un problema con l’alienazione di tutte le proprietà comunali poste al piano terra: per creare un accesso alle persone con disabilità dovremo probabilmente ricorrere a un esproprio.

A palazzo Gherardi nascerà un polo museale?
Un polo museale al piano nobile dove c’era il liceo, con possibilità di aule per corsi post universitari o di specializzazione e nel piano mezzanino locali per far dormire studenti.

Che tempistica?
Le autorizzazioni sono arrivate da pochissimo, ci auguriamo di partire per la fine dell’anno. Sarà un po’ più invasivo ma ci permetterà di sistemare anche le colonne esterne in pietra d’Istria di tutti i portici Ercolani. 

Massimo Olivetti
Massimo Olivetti

Nel Pinqua rientrava anche il lungomare Marconi?
Sì, partirà a settembre e terminerà entro la fine dell’anno la sistemazione e pedonalizzazione del tratto centrale del lungomare, senza marciapiede, una promenade aperta con possibilità di carico e scarico ma i parcheggi andranno sul retro dei giardini Morandi.

Primo passo di una riqualificazione di tutto il lungomare?
Sì, ma ora si agirà a macchia di leopardo perché tutto il lungomare necessità di un intervento. Abbiamo fatto fare uno studio per un progetto complessivo pensando anche il ponte sul Misa in zona portuale e arrivando fino a Marzocca e Cesano. La pedonalizzazione interesserà solo il lungomare Marconi, sarà un po’ come si interviene oggi d’estate.

E i parcheggi? Non si rischia di intasare l’area dietro la ferrovia?
Saranno posti all’ex Iat a servizio di turisti ma anche residenti, alberghi e attività commerciali. Con il sottopasso della ferrovia e la rotatoria della Penna sarà tutto più agevole, sia a piedi che in auto. Rispetto alla proposta dell’attuale minoranza che puntava all’ex pinetina, oggi ci siamo spostati sul retro della ferrovia ma la città ha necessità di un’area parcheggio.

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Avulss Mondolfo: «aiutare ti ripaga»

La presidente dell’Avulss di Mondolfo è Patrizia Capotondi. Consiglio direttivo: Marta Sora, Paola Ciofi, Clara Breccia, Carmen Patrignanelli, Sonia Capozucca.
La presidente dell’Avulss di Mondolfo è Patrizia Capotondi. Consiglio direttivo: Marta Sora, Paola Ciofi, Clara Breccia, Carmen Patrignanelli, Sonia Capozucca.

Tra le associazioni “figlie” dell’Avulss c’è anche quella di Mondolfo. Una sezione particolarmente attiva non solo nell’ambito della salute e della tutela della persona, ma anche nel settore vicino alla migrazione con supporto linguistico agli stranieri. Di seguito l’intervista realizzata da Laura Mandolini.

Come è strutturata l’Avulss di Mondolfo, dove opera?

Avulss Mondolfo è un’associazione di volontariato di ispirazione cristiana che si propone di essere testimonianza di tutela della “Salute” e della “Persona” nell’ambito del sistema socio sanitario locale rispondendo ai bisogni reali dei cittadini in stato di necessità. L’associazione è aperta a tutti coloro che ne condividano lo spirito e gli orientamenti programmatici impegnandosi nel servizio all’uomo liberamente e senza scopo di lucro.

Raccontateci una pagina particolarmente significativa della vostra attività.

A Mondolfo le attività Avulss spaziano dalla presenza nelle strutture sanitarie al sostegno scolastico all’insegnamento della lingua italiana per stranieri alla raccolta e distribuzione….

Continua a leggere nell’edizione digitale di giovedì 21 dicembre 2023, cliccando qui.

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“La fabbrica dei sogni” per essere più inclusivi

A Senigallia il corso "Vela per tutti" per essere più inclusivi possibile, anche verso chi ha una disabilità
A Senigallia il corso “Vela per tutti” per essere più inclusivi possibile, anche verso chi ha una disabilità

Si è costituita recentemente, nel 2020, in piena pandemia, ma già l’associazione di promozione sociale “La fabbrica dei sogni” si sta facendo conoscere in tutto il territorio cittadino grazie al dinamico consiglio direttivo che organizza iniziative, progetti e momenti di inclusione rivolti soprattutto alle persone con disabilità.

Marco Lorenzetti. Foto di Andrea Paialunga
Marco Lorenzetti. Foto di Andrea Paialunga

«Lo scopo di questa nuova realtà – spiega il presidente Marco Lorenzetti (FOTO a lato) – è sviluppare una comunità locale che sia inclusiva per tutti, che promuova il benessere di tutti, normodotati e ragazzi speciali. Cerchiamo di ottenere questo risultato attraverso progetti in ambito sportivo, culturale, turistico, ricreativo, occupazionale. Ognuno di noi soci – continua – ha già maturato esperienze sia tramite le varie associazioni presenti in zona oppure in casa: alcuni di noi sono familiari di giovani con disabilità». Persone dunque che hanno a che fare da tempo con le numerose sfaccettature che la disabilità porta con sé.

E proprio per questo «l’associazione nasce per dare un sostegno non tanto economico quanto esperienziale, ripensando spazi e occasioni di condivisione con tutta la comunità, nessuno escluso»: le iniziative vengono declinate in base alle capacità di ognuno, creando momenti di crescita per tutti. Una delle iniziative più riuscite è il corso di vela (FOTO in alto), reso possibile grazie alla collaborazione con diverse realtà associative del senigalliese, ma tra le varie attività, c’è spazio anche alla ricreazione: pranzi insieme, soggiorni alle terme, visite a luoghi di cultura o di interesse come la nota nave Amerigo Vespucci: «Trattiamo i ragazzi con normalità: non vogliamo parlare di disabilità o handicap. Si cresce insieme».
Tra i progetti futuri c’è anche una scuola di musica inclusiva, ma prima c’è da portare a termine il progetto Malupa 5.0, che mira a…

Continua a leggere sull’edizione digitale del 5 gennaio, cliccando QUI.
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L'imbarcazione del progetto Malupa 5.0

Caritas: il microcredito in tutte le diocesi per aiutare persone e famiglie in difficoltà

E’ stato firmato a Roma dai responsabili di Caritas italiana, Banca Etica e PerMicro un nuovo accordo per favorire la diffusione del microcredito nelle diocesi e Caritas diocesane, in aiuto alle fasce più vulnerabili. Anche per contrastare gli effetti sociali della pandemia.

di Patrizia Caiffa

Aiutare persone e famiglie vulnerabili, ma anche piccoli imprenditori, ad avere accesso al microcredito, per iniziare percorsi di autonomia lavorativa ed economica. E’ questo lo scopo del nuovo accordo firmato ieri a Roma tra Caritas italiana, Banca Etica e la società di microcredito PerMicro. Uno strumento di inclusione finanziaria a disposizione di tutte le diocesi e Caritas diocesane, per stare accanto alle povertà non solo in maniera assistenziale, con la distribuzione di beni materiali e piccoli aiuti economici. Come dire, ricordando un vecchio adagio molto noto nel mondo della solidarietà: oltre a dare il pesce da mangiare, si offre la canna da pesca per imparare a pescare. Soprattutto andando incontro alle esigenze dei “non bancabili”, coloro che non hanno la possibilità di offrire garanzie per avere accesso al credito. Con un plafond iniziale di 5 milioni di euro – messo a disposizione da Banca Etica e PerMicro – l’accordo punta sulla microfinanza per realizzare interventi di educazione e inclusione finanziaria delle fasce più vulnerabili. Saranno le stesse Caritas diocesane che aderiscono all’iniziativa ad individuare i beneficiari, che potranno essere singole persone, famiglie o microimprenditori. Si tratta di piccoli finanziamenti alle persone fisiche per esigenze familiari (da 3.000 a 15.000 euro) e di finanziamenti alle iniziative di autoimpiego e alle microimprese  (da 5.000 a 25.000 euro), fino a 72 mesi di durata. Sono previsti anche percorsi di formazione finanziaria di base per operatori e volontari Caritas, insieme all’accompagnamento dei beneficiari dei prestiti.

Un nuovo strumento. “Abbiamo firmato proprio adesso e non a caso – spiega al Sir Paolo Beccegato, vicedirettore di Caritas italiana -. Siamo in una fase storica molto delicata, con 6 milioni di nuclei familiari in sofferenza dal punto di vista finanziario, con il rischio di cadere nella rete dell’usura e del sovraindebitamento. Lo stesso per la piccola imprenditoria . I trend della pandemia sono altamente preoccupanti e questa situazione ci ha spinto a ragionare in maniera mirata, rinnovando una vecchia convenzione che era scaduta”. In futuro la collaborazione con Banca Etica sarà rafforzata anche per l’estero, con un programma di microcredito in 10 Paesi africani.

Come funziona? Le diocesi italiane hanno la possibilità di costituire un “fondo di garanzia”, che permetterà di ampliare le risorse e la sfera dei beneficiari. “Se tante diocesi apriranno il fondo questo aumenterà notevolmente, altrimenti rimarranno 5 milioni di euro”, precisa Beccegato. Una volta che le somme vengono restituite altri potranno usufruirne. Nel caso le diocesi non fossero in grado di costituire un fondo come garanzia reale potranno offrire una sorta di “garanzia morale”. Ci saranno anche momenti formativi a livello regionale e diocesano.

Per contrastare le conseguenze della pandemia. Gli effetti sociali del lockdown e di una incerta ripresa ancora non si sono fatti sentire del tutto. I prossimi mesi potrebbero essere ancora più duri, se continueranno i licenziamenti. “Le persone sono sempre più in difficoltà – dice Beccegato -. Ci aspettiamo una situazione di grande bisogno”. L’auspicio di Caritas italiana è “che aderiscano tante diocesi con fondi di garanzia, per rendere il sistema più solido”.