Bonus bollette luce e gas: ecco l’aiuto del Comune di Monte San Vito a questa platea di lavoratori e pensionati che hanno un isee tra i 12 mila e i ventimila euro a fronte dei rincaro energia nel corso dell’anno 2022, che arriva con la pubblicazione di un bando a favore delle famiglie che risiedono nel comune e che sono titolari delle utenze domestiche di energia elettrica/gas riferite all’abitazione di residenza per le quali si chiede il contributo.
Tale contributo verrà concesso dietro presentazione di apposita domanda, come stabilito dallo schema pubblicato all’albo pretorio. In particolare si dovrà presentare apposita domanda entro il prossimo…
Continua a leggere sull’edizione di giovedì 10 novembre, cliccando QUI. Sostieni l’editoria locale, abbonati a La Voce Misena
Che la crisi economica non fosse finita era chiaro; che a ciò si potessero aggiungere sempre più eventi legati al clima, o al contesto internazionale, era meno semplice da immaginare, anche se qualche segnale già esisteva. E così il tessuto economico cittadino va sempre più trasformandosi e impoverendosi. Si allunga infatti l’elenco di attività imprenditoriali, più o meno storiche, che chiuderanno i battenti definitivamente, segno – questo sì evidente – delle difficoltà del momento.
Alla lista si aggiunge il ristorante Il Tucano. Dal 7 novembre porte chiuse. Per sempre come hanno specificato i titolari, con grande dispiacere dei tanti avventori e clienti ormai affezionati alla ultratrentennale realtà ristorativa. Tra le cause di questa dolorosa scelta c’è principalmente la difficoltà a mantenere un locale così ampio e importante con i costi attuali. La crisi internazionale ha lanciato alle stelle il prezzo di energia e gas: il caro bollette è divenuta una delle voci più importanti tra i bilanci aziendali, rendendo sempre più complicato far quadrare i conti, ma anche il rincaro delle materie prime.
Ma non è l’unica realtà a fermarsi e questo, al di là delle personali simpatie e nostalgie, è forse il preoccupante dato che emerge nella vallata Misa e Nevola. Solo per citarne alcune…
Continua a leggere sull’edizione digitale di giovedì 3 novembre, cliccando QUI. Sostieni l’editoria locale, abbonati a La Voce Misena
L’illuminazione pubblica sul lungomare Mameli di Senigallia
Luci spente, lato mare, su tutti i 14 km di lungomare a Senigallia; non sarà utilizzata la doppia illuminazione in alcune vie residenziali nelle frazioni di Cesano, Cesanella, Ciarnin e Marzocca mentre verrà spenta metà dei punti luce dei parcheggi pubblici. Sono queste le prime disposizioni contro il caro energia che l’amministrazione municipale senigalliese ha intrapreso per ridurre i costi aumentati vertiginosamente negli ultimi mesi. A partire dal 1° novembre 2022 e fino ad aprile 2023 almeno 450 dei quasi 10mila punti luce diffusi in tutto il territorio comunale verranno spenti per far fronte alle maggiori spese.
Il costo dell’energia elettrica è passato da circa 1,2 a 1,9 milioni di euro + iva. Un “forte ed imprevedibile incremento iniziato nel secondo semestre 2021 e tuttora in corso”, si legge nella delibera di giunta n.266/2022, “non frutto di una ordinaria logica di mercato ma conseguente allo scoppio della guerra in Ucraina” che “comporta, per l’Amministrazione, serie difficoltà nel reperimento delle risorse finanziarie necessarie alla copertura dei costi aggiuntivi così determinati”.
I primi provvedimenti prevedono dunque di spegnere l’illuminazione pubblica lato mare su tutti i lungomari cittadini dal confine nord con Marotta a quello sud con Marina di Montemarciano, ma interesseranno anche viale Maratea, via Copernico, via Giotto e poi Settima, Ottava e Nona Strada. Riduzione anche nei parcheggi pubblici della metà delle luci ma, dove fattibile a livello impiantistico, saranno spente tutte a partire dalle ore 24.
L’amministrazione ha calcolato che da questo primo pacchetto deriveranno risparmi intorno al 5%, circa 100mila euro, ma già un secondo pacchetto è in fase di studio per aggiungervi un altro 2%. Sul fronte gas e riscaldamento è atteso un analogo risparmio del 7% con le manovre suggerite dal piano nazionale di riduzione dei consumi: -1 grado negli uffici pubblici, accensione ottimizzata in scuole, palestre e piscine pubbliche.
La campagna Elettorale è finita. Tutti siamo in attesa del nuovo governo nazionale e dei primi interventi economici ormai urgentissimi che saranno decisi per far fronte alla enorme emergenza sociale che sta crescendo nel paese e che esploderà a breve.
Noi in quanto rappresentanti Sindacali dei Pensionati e quindi di una gran parte della popolazione anziana, dobbiamo essere costantemente i portavoce delle esigenze, dei bisogni di quella vastissima fascia di popolazione che solo nelle Marche sarà costituita entro il 2030 da 1 cittadino su quattro con più di 65 anni, mentre lo sarà su scala nazionale entro il 2040. I grandi anziani, cioè le persone con più di 84 anni, saranno 5 milioni entro il 2060, cioè il 10% della popolazione su scala nazionale.
In alcuni Comuni del Senigalliese, come in moltissimi Comuni delle aree interne delle Marche, sono numerosi gli anziani che vivono soli, in contesti socio demografici caratterizzati dallo spopolamento e dal venire meno di servizi essenziali come banche, uffici Postali, farmacia ecc… così come in questi ultimi anni si sta verificando il grosso problema della difficoltà di garantire la sostituzione dei medici di medicina generale, fondamentali per l’assistenza sanitaria di base.
A questo contesto di vita complicata per molti anziani occorre dare risposte concrete garantendo servizi sanitari, socio sanitari, domiciliari, sempre più estesi, sempre più qualificati, sempre più accessibili a tutti, ma nell’ultimo periodo l’emergenza economica dovuta all’aumento del costo della spesa alimentare e delle bollette sta rendendo difficilissima la vita di tante persone anziane pensionate, il 70% delle prestazioni previdenziali non supera i 1.000 euro lordi mensili, di cui una parte consistente percepisce una pensione che non supera 525 euro mensili.
Sono dati preoccupanti anche di fronte alla previsione di un ulteriore incremento del costo della vita. Pertanto si richiedono interventi strutturali che superino definitivamente la politica degli una tantum e dell’emergenza. Chiediamo inoltre un forte impegno da parte delle Istituzioni locali: Comuni e Regione, per decidere politiche efficaci di contrasto alla povertà, cresciuta anche nella nostra zona.
“Un Fondo di solidarietà a favore delle diocesi per contrastare l’aumento dei costi dell’energia”. E’ una delle iniziative del Consiglio episcopale permanente, che si è svolto in questi giorni a Matera, dove è in corso il Congresso eucaristico nazionale. In questo particolare frangente storico e sempre nella prospettiva sinodale, è stata approvata la creazione di un Fondo di solidarietà a sostegno delle diocesi per contrastare l’aumento dei costi dell’energia. La somma – 10 milioni di euro – sarà assegnata alle singole diocesi secondo il metodo di ripartizione dell’8×1000 e, dunque, attraverso una quota fissa per ciascuna diocesi e una variabile in base alla popolazione. Il contributo sarà finalizzato a mettere in atto una riduzione dei consumi e a realizzare progetti di efficientamento energetico. L’attenzione alle sfide che il Paese si trova ad affrontare, in un momento storico delicato e complesso a livello mondiale, ha caratterizzato la sessione autunnale del Cep. Secondo quanto si legge in un comunicato diffuso dall’Ufficio Cei per le comunicazioni sociali, sotto la guida del card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei. I lavori si sono aperti con il ricordo delle vittime dell’alluvione che ha colpito le Marche, delle loro famiglie e di quanti soffrono a causa di questo evento drammatico. Il pensiero è andato poi a suor Maria De Coppi, missionaria comboniana di 83 anni, uccisa il 7 settembre scorso in Mozambico: “Nella sua umiltà – ha sottolineato il cardinale – è una figlia grande delle nostre Chiese in Italia, che non ha rinunciato a servire l’umanità del mondo e il Vangelo nella vita di un popolo lontano. Piccola sorella universale! È segno ella ricchezza dell’esistenza di una donna, di un’anziana e di una missionaria. Un’anziana può dare molto; una donna può dire molto; una missionaria è andata oltre, più avanti, di noi”.
Il presidente della Cei ha quindi offerto una riflessione sui tanti “inverni” che si affacciano sull’Italia: quello “ambientale”, con “l’incertezza sulla disponibilità di gas ed energia, lo spettro del razionamento energetico, il ritorno ad una austerity di cui solo alcuni di noi hanno un lontano ricordo”; quello “sociale”, con “alti livelli di povertà assoluta che persistono nel tempo” e con “il rischio di esclusione sociale superiore alla media europea”; quello “dei divari territoriali”, come quello “ormai atavico tra Nord e Sud” e come quello “delle aree interne, sparse in tutto il Paese, il cui spopolamento e la cui progressiva emarginazione non accennano ad arrestarsi, frammentando il Paese e rendendo ancora più disuguali i cittadini e le opportunità di cui possono fruire”. Il cardinale si è soffermato sul “pesante inverno della denatalità” e su quello “educativo” che concerne “non solo gli scarsi investimenti sull’edilizia scolastica, ma soprattutto la serpeggiante sfiducia nei confronti della ricerca e in generale della cultura, di quella competenza per interpretare i segni della storia e preparare quel nuovo umanesimo di cui non solo l’Italia ha bisogno”. Infine, ha citato “l’inverno delle comunità ecclesiali”, che “pur con belle eccezioni” sono “affaticate dalla pandemia e faticano a recuperare vitalità e vivacità”. Nelle parole del cardinale che hanno avviato il confronto assembleare, non è mancato infine un riferimento all’Ucraina e alla necessità di “non abituarci alla guerra”: “C’è il rischio – ha ammonito – di un’assuefazione alle notizie, che continuamente ci arrivano dai media e che ci inducono a considerarla ineluttabile. La guerra non porta alla pace. Abbiamo bisogno di tenere alto l’interesse e la speranza per la pace”. Le preoccupazioni espresse da Zuppi sono risuonate negli interventi dei vescovi che hanno messo in luce l’urgenza di una partecipazione attiva alla vita democratica del Paese e di un impegno, a vari livelli e da parte dei diversi soggetti sociali, per uscire dalle crisi e avviare un rinnovamento profondo. Le istanze emerse sono confluite nell’Appello alle donne e agli uomini del Paese, dal titolo “Osare la speranza”, approvato e diffuso il 21 settembre.
Utilizziamo i cookies per offrirvi un'esperienza di navigazione migliore. Cliccando su accetta acconsento all'utilizzo dei cookie.
This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these cookies, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may have an effect on your browsing experience.
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.