Skip to main content

Tag: fede

Corinaldo si prepara a celebrare la festa di sant’Anna

Il 25 e 26 luglio la città di Corinaldo si stringe attorno alla propria santa patrona, sant’Anna, con una ricca programmazione che unisce momenti religiosi, iniziative culturali, mercatini, spettacoli e tradizioni popolari. La festa, organizzata dal comune di Corinaldo in collaborazione con la pro loco, la parrocchia, l’associazione “Pozzo della polenta” e numerose realtà associative del territorio, rappresenta ogni anno un appuntamento molto sentito dalla cittadinanza e un’occasione per riscoprire il senso di appartenenza alla comunità.

Le celebrazioni inizieranno venerdì 25 luglio con “CorrinAlto”, gara podistica aperta a tutti organizzata dall’associazione Camminamici, seguita dalla messa dedicata a nonni, mamme in attesa e bambini, nella chiesa di sant’Anna. Al termine, è previsto un momento conviviale.

Sabato 26 luglio sarà la giornata clou della festa: si parte al mattino con le funzioni religiose nella chiesa di sant’Anna, per proseguire nel pomeriggio con l’antico mercato di sant’Anna e il mercatino degli artigiani e dei mestieranti, che animeranno il borgo di sotto fino a tarda sera.
Alle 20:30 prenderà il via il corteo storico con partenza dal palazzo comunale, che vedrà la partecipazione delle autorità, dei gruppi storici e del rione vincitore della contesa del pozzo della polenta 2025.
Seguirà alle 21:00 la celebrazione eucaristica con il vescovo Franco Manenti, animata dal coro parrocchiale “santa Maria Goretti”.
La serata si concluderà con lo spettacolo comico del “san Costanzo show” (ore 22) e la tradizionale estrazione della tombola (ore 23:30), a cura dell’associazione turistica Pro Corinaldo.

Durante entrambe le giornate sarà attiva la pesca di beneficenza a favore dei missionari corinaldesi.

Segui La Voce Misena sui canali social Facebook, Instagram, X e Telegram.

La guerra in Ucraina e la cura dei fedeli dovuti scappare in Italia

Da sinistra don Pavlo Zavysliak e il vescovo della Diocesi di Senigallia mons. Franco Manenti.
Da sinistra don Pavlo Zavysliak e il vescovo della Diocesi di Senigallia mons. Franco Manenti.

Tra i riflessi della guerra che ha investito l’Ucraina non c’è solo la fuga di tante persone ma anche il dover riorganizzare enti e servizi. E lo stesso ha fatto e sta facendo la Chiesa greco-cattolica ucraina che si è adoperata per poter garantire una presenza e cura spirituale alle persone ucraine che vivono qui in Italia.

In realtà la decisione di istituire un Esarcato Apostolico per i cattolici ucraini di rito bizantino residenti in Italia è stata annunciata da Papa Francesco nel 2019: questa unità territoriale ecclesiastica copre l’intera Italia, con circa 70.000 fedeli riuniti in 146 comunità. Una è quella di Senigallia ed è seguita a livello spirituale da don Pavlo Zavysliak (a sinistra nella fotografia con il vescovo della Diocesi di Senigallia mons. Franco Manenti). Al sacerdote 27enne abbiamo rivolto qualche domanda.

«Il mio servizio pastorale nella Diocesi di Senigallia consiste nell’assicurare l’adeguata cura spirituale ai fedeli cattolici ucraini di rito bizantino presenti sul territorio. Di solito, i fedeli ucraini si riuniscono per la preghiera e gli incontri nei templi della Chiesa italiana. Siamo stati calorosamente accolti dai vescovi e dai sacerdoti italiani, e siamo molto grati a mons. Franco Manenti, vescovo di Senigallia e a mons. Andrea Andreozzi, vescovo di Fano e in loro nome ai sacerdoti che ci offrono la loro disponibilità e ci aiutano a sentirci parte della famiglia della Chiesa Cattolica, alla quale appartiene anche la Chiesa Greco-Cattolica Ucraina. A Fano, ci riuniamo nella chiesa dell’Istituto Don Orione, mentre a Senigallia, fino a poco tempo fa, grazie a Padre Giuliano Grassi, la nostra comunità celebrava la Divina Liturgia (così viene chiamata la Santa Messa nel rito bizantino) due giovedì al mese nella Chiesa di San Martino dei Servi di Maria. Ora, poiché abbiamo la possibilità di celebrare l’Eucaristia ogni Domenica grazie alla generosa disponibilità di Don Paolo Gasperini, io risiedo nella Parrocchia di Santa Maria della Neve e per le celebrazioni ci riuniamo nella Chiesa del Portone».

Cosa significa poter garantire una presenza spirituale per le persone ucraine che vivono qui?
«Prima di tutto, significa stare vicino ed essere disponibile come presbitero. Con la presenza del sacerdote connazionale, i fedeli hanno la possibilità di ascoltare la Parola di Dio e vivere la loro fede nella propria lingua». «Posso affermare con certezza che tutti gli ucraini che vivono qui hanno parenti, amici o conoscenti coinvolti nel conflitto. Perciò, durante le celebrazioni liturgiche, preghiamo in modo particolare per coloro che sono in servizio militare e per la pace in Ucraina e nel mondo. È importante anche essere disponibili per l’ascolto empatico, che può fare una differenza significativa nella vita di chi sta affrontando la sfida di avere persone care in guerra. Insomma, in questo periodo oscuro per la nostra terra….»

Continua a leggere nell’edizione digitale di giovedì 21 dicembre 2023, cliccando qui.
Scarica l’app da Google Play o da App Store.
Segui La Voce Misena sui canali social FacebookInstagramTwitter e Telegram.

Dialogo Islam – Cristianesimo: a Senigallia l’incontro tra il vescovo Manenti e l’imam Ait Ouhman

Accogliendo una proposta del Centro culturale islamico, la Diocesi è lieta di invitare i fedeli e la cittadinanza ad un appuntamento di dialogo interreligioso islamo-cristiano sabato 15 aprile p.v., dalle ore 18,30 alle ore 19,00 presso la piazza della Parrocchia del Porto in Senigallia. In tale occasione, considerando l’appello universale proprio di un tempo spirituale di conversione e di gioia per entrambi, quello pasquale e quello del ramadan (che per alcuni giorni si sovrapporranno), le voci della comunità islamica e della comunità cattolica della nostra città si alterneranno in un semplice, reciproco racconto ed ascolto.

La comunità islamica sarà rappresentata dall’imam Ait Ouhman Mohamed della moschea di Ouarzazate (Marocco), inviato in Italia dal Regno del Marocco per fornire istruzione religiosa nella Moschea “Enoor” di Senigallia durante il ramadan.

La comunità cristiana sarà rappresentata dal vescovo Franco Manenti e da alcuni fedeli laici che offriranno un accompagnamento musicale e canoro ai due interventi. Il formato semplice e breve, come anche la centralità del luogo dell’appuntamento – peraltro dolorosamente ferito dalla recente alluvione – vorrebbero favorire la più calorosa e ampia partecipazione possibile, oltre che offrire un segno di speranza e di impegno condiviso per il presente e il futuro della nostra casa comune.

Andrea Falcinelli

Registrati sul sito per leggere tutte le notizie e scarica l’app de La Voce Misena l’app da Google Play o da App Store.

Sabato Santo: il silenzio assordante di un grido di speranza. Una riflessione di Rosanna Virgili

In un film del 2016 Martin Scorsese, ispirandosi a un romanzo di Shusaku Endo, racconta la storia di missionari Gesuiti in Giappone nel diciassettesimo secolo. “Silence” è il titolo del film. La repressione contro i cristiani che erano cresciuti con eccezionale rapidità in quel Paese così remoto all’Occidente, era spietata da parte degli “inquisitori”. Con un semplice gesto le persone sospette venivano spinte a rinunciare alla loro fede cattolica, evitando, così, indicibili torture: calpestare l’immagine di Gesù e di Maria, sputare su un crocifisso o insultare pesantemente la Madre del Signore. Chi si rifiutava di osare un simile sacrilegio veniva messo alla prova con tecniche di rara crudeltà: appeso a un legno e bagnato con acqua bollente, sottoposto all’urto delle alte maree finché tutto il corpo non si fosse imbevuto d’acqua, oppure avvolto in una coperta di paglia e bruciato vivo.

Dinanzi a simili orrori i missionari si chiedevano se fosse giusto resistere o se fosse opportuno, invece, abiurare. Si sentivano colpevoli di quelle stragi. Dinanzi all’atroce destino di persone semplici, di quei piccoli che credevano in Lui, coloro che annunciavano il Vangelo si vedevano caricati della responsabilità di quelle insopportabili conseguenze. E allora i Padri gesuiti si trovavano a invocare disperatamente il Signore, a implorarne il Nome graffiando un Cielo muto, a querelarlo con le Sue stesse parole: “perché mi hai abbandonato?”.

Il Suo silenzio scottava più di quell’acqua bollente che gli aguzzini versavano copiosamente sulla loro pelle crocifissa. Il Suo silenzio era soffocante più di quanto non fossero le ondate dell’alta marea.

Ma c’era ancora qualcosa che faceva male sino a dar loro il sentire del morire: era la loro fede. Quella Sua assenza che bruciava come un fuoco ardente, insopprimibile, penetrante, “chiuso nelle mie ossa” come avrebbe detto il profeta Geremia (cf Ger 20,9). Sentendo le urla di quegli innocenti che andavano a morire sicuri della Grazia, certi del Paradiso, i Padri soltanto, alla certezza che Dio avrebbe esaudito la loro preghiera, aggiungevano il pungolo dell’ultima domanda: avrà udito anche il loro grido? Un gemito estremo, un’eco dell’anima che risuona a tutto campo in questo Sabato Santo.

Dove il Suo Silenzio può essere suffragio della voce potente dell’Imperatore di turno che afferma a pieni voti il suo successo: qui, sulla terra, governo Io, dominando sulla vita per mezzo della morte e non c’è posto per un altro re che, al contrario, si faccia Diacono, che voglia rendere dignità a tutti i viventi, calpestando la morte e la sua vergogna per sempre. In questo Sabato Santo dove il Suo Silenzio potrebbe rivelarsi soltanto l’assurdità di un sacrificio troppo costoso, persino scandaloso, per giustificare la consolazione di una pasqua pagata a caro prezzo.

“Piacer figlio d’affanno gioia vana, ché frutto del passato timore” scriveva Giacomo Leopardi criticando la logica retributiva del dolore, l’idea che la vera gioia possa essere pagata dalla pena passata. Altro è il Silenzio dei credenti, altro è il nostro Silenzio. Altro il Silenzio della Madre, altro il Silenzio del Padre, altro il Silenzio del Figlio. Altro il Silenzio degli innocenti e dei penitenti. Delle sorelle e dei fratelli. Dei vecchi e dei bambini. Di quelli che tra loro, in ogni parte del mondo, azzerano i confini, distruggono le guerre, cancellano la parola “nemico” e si chiamano amici. Esso nasconde l’ascolto di un grido. È il grido della terra che – devastata dall’ingordigia umana – “geme e soffre nelle doglie del parto” (Rm 8,22), nasce alla libertà, sorride a una Bellezza muova (cf Gen 1,1-2,2); è il grido della vittima che vede la sua vita riscattata dalla mano mite di un Angelo (cf. Gen 22,1-18); è il grido dei migranti davanti alla pietà del mare che da tomba si fa grembo (cf. Es 14,15-15,1); è il grido dell’abbandonata che insiste e resiste fino al ritorno dello Sposo (cf Is 54,5-14). È il grido dell’Amore, più forte della morte. A chiamare la Vita. È il Silenzio assordante di un grido di Speranza.

Rosanna Virgili

Registrati sul sito per leggere tutte le notizie e scarica l’app de La Voce Misena l’app da Google Play o da App Store

L’incerta fede: la ricerca sull’esperienza religiosa degli italiani

preghiera, esperienza religiosa, fede, religione

«Questa ricerca è una miniera. Per la prima volta tutti i dati sono resi disponibili, chiunque può accedere sul sito per leggere le 164 interviste». A ricordarlo è Roberto Cipriani, professore emerito di sociologia dell’Università di Roma Tre, curatore dell’indagine “L’incerta fede. Un’indagine qualiquantitativa in Italia” che segue il lavoro svolto già con una indagine analoga nel 1994. «Questa ricerca – ha continuato – è un punto di riferimento perché è un appuntamento a distanza di una generazione che alcuni studiosi hanno pensato di stabilire».

Il docente ha citato alcuni dati emersi dall’indagine: «Il 14% fa la comunione e il 22% partecipa alla messa la domenica. Sulla felicità è interessante che sia soddisfacente per 154 su 164 intervistati. La sofferenza è presente in quasi il 70% degli intervistati. Pregano una volta l’anno il 20%. Tre quarti della popolazione ha questo momento di contatto e non è da trascurare».

Papa Francesco appare più apprezzato dei suoi due predecessori. Francesco è definito «Papa da aperitivo», una persona aperta e colloquiale, vicina, simpatica. «Gli orientamenti positivi sono il 33,2%, i neutrali il 46,4% e i negativi il 20,3%». «La religione vissuta è marginale nel quotidiano, non è un fulcro. La pratica religiosa è diminuita rispetto al 1994».

In conclusione…

L’articolo completo è disponibile nell’edizione digitale di giovedì 28 ottobre, a questo link.
Abbonati e sostieni l’editoria locale.

Le persecuzioni contro i cristiani, anche oggi

Sono oltre 340 milioni nel mondo i cristiani che sperimentano almeno un livello alto di persecuzione e discriminazione a causa della propria fede, praticamente 1 cristiano ogni 8; i cristiani uccisi sono stati 4.761, 13 ogni giorno; le chiese ed edifici connessi attaccati o chiusi sono stati 4.488, 12 ogni giorno; i cristiani arrestati senza processo, incarcerati sono stati 4.277, 11 ogni giorno; i cristiani rapiti 1.710, 4 ogni giorno. Sono i numeri che emergono dalla World Watch List 2021 (Wwl), il nuovo Rapporto sulla libertà religiosa dei cristiani redatto da Porte Aperte Onlus/Open Doors International e diffuso oggi a Roma.

I 50 Paesi più persecutori. Il rapporto, che prende in esame il periodo che va dal 1 ottobre 2019 al 30 settembre 2020, contiene anche la lista dei primi 50 paesi dove più si perseguitano i cristiani al mondo. Sono numeri, spiegano da Porte Aperte, che indicano una crescita della persecuzione anticristiana in termini assoluti. Un segno visibile di questo aumento è che per la prima volta, da quando si realizza il report, tra i 50 Paesi della lista vi sono solo nazioni con un livello di persecuzione e discriminazione molto alto e estremo. In cima alla classifica si trova la Corea del Nord, seguita nell’ordine da Afghanistan, Somalia, Libia, Pakistan, Eritrea, Yemen, Iran, Nigeria, India, Iraq e Siria.

La Corea di Kim Jong-Un mantiene saldo il primato dal 2002. Open Doors stima tra i 50 e i 70 mila i cristiani detenuti nei campi di lavoro per motivi legati alla fede. Seguono 4 nazioni islamiche, come evidenza del fatto che l’oppressione islamica rimane una delle fonti principali di intolleranza anticristiana. In Afghanistan, Somalia e Libia le fonti di persecuzione sono connesse a una società islamica tribale radicalizzata, all’estremismo e all’instabilità endemica di questi paesi: la fede cristiana va vissuta nel segreto e se scoperti (specie se ex-musulmani), si rischia anche la morte. Poi il Pakistan, stabile al 5° posto, dove la persecuzione si manifesta in violenza anticristiana, ma anche in discriminazioni nelle varie aree della vita quotidiana dei cristiani (anche per effetto della legge anti-blasfemia). Chiude la ‘top ten’ l’India dove continua il declino della libertà religiosa dei cristiani sotto la guida del Primo Ministro Modi: il paese continua un processo di induizzazione (facendo leva su un nazionalismo religioso) che lascia sempre meno spazio alle altre fedi. Ben 9 stati hanno adottato leggi anti-conversione.

Daniele Rocchi