SENIGALLIA – Si è celebrata mercoledì 10 dicembre, al teatro La Fenice, l’edizione 2025 della Giornata delle Marche. Davanti a una platea di 300 studenti e numerose autorità, la manifestazione intitolata “Generazione Marche” ha acceso i riflettori sul tema più urgente per il territorio: il futuro dei giovani, tra la necessità di arginare la fuga di cervelli e la volontà di creare opportunità concrete per chi resta o vorrebbe tornare. Il servizio con le voci dei protagonisti, in onda venerdì 12 e sabato 13 dicembre alle ore 20 su Radio Duomo Senigallia (95.2 FM) e in replica domenica 14 alle 17:15 circa, è disponibile anche qui grazie al lettore multimediale.
Sebbene non siano mancati i toni celebrativi e gli slogan della politica – con gli interventi del sindaco Massimo Olivetti, del presidente del consiglio regionale Gianluca Pasqui e del presidente Francesco Acquaroli – il cuore dell’evento ha battuto per le due eccellenze premiate, esempi tangibili di talento e visione.
Il Picchio d’Oro 2025, l’a massima ‘onorificenza regionale, è stato conferito a Sofia Raffaeli. La giovanissima campionessa di ginnastica ritmica di Chiaravalle, già oro mondiale e bronzo alle Olimpiadi di Parigi 2024, è stata premiata per aver scritto la storia dello sport italiano e per la sua capacità di ispirare i coetanei con umiltà e determinazione. «L’errore è fondamentale per crescere, è più importante perdere che vincere se serve a rialzarsi», ha dichiarato l’atleta dal palco che ha anche affermato di portare sempre con sé le Marche.
Il Premio del Presidente è andato invece al manager Alexander D’Orsogna
Il Premio del Presidente è andato invece al manager Alexander D’Orsogna. Marchigiano d’adozione, D’Orsogna è stato premiato per la visione manageriale che ha permesso il rilancio e il riposizionamento strategico dell’Aeroporto delle Marche, trasformandolo in un asset logistico e turistico cruciale per l’intera regione.
La giornata – arricchita dalle emozionanti performance del coro studentesco “Sing the Future” dell’Università politecnica delle Marche diretto da Laura Petrocchi – ha visto l’intervento video del ministro per i giovani e lo sport Andrea Abodi. Quest’ultimo ha ribadito che, «al di là delle parole, servono fatti concreti per trasformare le Marche in una terra attrattiva» per le nuove generazioni e per riconquistare la loro fiducia, persa a causa delle mancate risposte, assenti per troppo tempo.
Ormai è noto a tutti e tutte che le Marche (insieme all’Umbria) sono entrate a far parte della ZES Unica. La misura, oggetto di dibattito politico per mesi, è stata presentata nei giorni scorsi ad Ancona, offrendo a imprese e istituzioni un primo quadro operativo. L’obiettivo dichiarato è stimolare gli investimenti e rafforzare la competitività, ma l’analisi della mappa dei beneficiari rivela una regione a due velocità, con forti disparità tra le diverse province. Abbiamo raccolto alcune dichiarazioni, in onda su Radio Duomo Senigallia InBlu (95.2 FM) venerdì 5 dicembre alle ore 13:10 e alle ore 20; sabato 6 alle ore 20 e domenica 7 alle ore 17 circa. Il servizio è disponibile anche qui grazie al lettore multimediale.
I pilastri
La ZES si muove innanzitutto lungo la strada della semplificazione amministrativa e questa opportunità riguarda l’intero territorio regionale senza esclusioni. Grazie allo Sportello Unico Digitale (SUD ZES), le imprese potranno accedere all’Autorizzazione Unica. Si tratta di una procedura che sostituisce fino a 35 diversi titoli abilitativi, fungendo anche da variante urbanistica e attribuendo ai progetti carattere di pubblica utilità e urgenza. I tempi previsti sono drastici: avvio del procedimento entro tre giorni e conclusione dell’iter entro 60 giorni. Secondo i dati governativi, questo strumento ha già generato altrove investimenti stimati per 32 miliardi di euro e 40 mila posti di lavoro. Altra strada che la Zes persegue è quella economica: il credito d’imposta per l’acquisto di beni strumentali (macchinari, impianti) effettuati tra il 1° gennaio e il 15 novembre 2025. Le agevolazioni variano dal 15% per le grandi imprese al 35% per le piccole. Tuttavia, a differenza della semplificazione burocratica, questi fondi non sono per tutti.
La mappa delle disparità
È proprio sulla geografia degli incentivi economici che si accende il dibattito. Dei territori marchigiani, 100 comuni sono esclusi mentre altri 124 circa rientrano nelle aree ammesse al credito d’imposta, ma la distribuzione appare disomogenea: in provincia di Pesaro e Urbino, la più penalizzata, accedono ai fondi solo due comuni: Frontone e Serra Sant’Abbondio. Nella provincia di Ancona sono 13 le realtà incluse, concentrate nell’area di Fabriano, Jesi, Sassoferrato e dintorni. Escluso tutto l’asse arceviese e quindi tutta la zona di Senigallia e vallata. La provincia di Macerata ha ben 48 comuni ammessi. Se l’inclusione delle aree del cratere sismico appare logica, solleva perplessità l’inserimento di realtà costiere economicamente più solide come Civitanova Marche. In provincia di Fermo sono 31 i comuni inclusi, coprendo sia aree interne che costiere. Della provincia di Ascoli Piceno infine risultano esclusi solo tre comuni: Massignano, Montefiore dell’Aso e Cupramarittima, mentre la vicina San Benedetto del Tronto rientra nei beneficiari.
Le voci
Il presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli ha definito la ZES «un’opportunità enorme», confermando l’impegno per migliorare le condizioni relative agli aiuti di Stato. L’assessore alla ZES, Giacomo Bugaro, ha evidenziato l’importanza delle Zone Franche Doganali Intercluse, che permetteranno la lavorazione di merci estere senza dazi né IVA, aumentando l’attrattività internazionale dei distretti marchigiani. Anche la sottosegretaria al MEF, Lucia Albano, ha espresso soddisfazione, parlando di un «obiettivo divenuto realtà grazie alla sinergia con il Governo Meloni». A chiarire il dubbio sulle esclusioni è intervenuto Giosy Romano, coordinatore della Struttura di Missione ZES Unica: «Tutti i comuni sono qualificati ZES. L’esclusione riguarda solo il credito d’imposta, basato sulla carta degli aiuti di Stato del 2021, precedente alla ZES». Secondo Romano, la vera rivoluzione resta comunque la velocità autorizzativa, capace di sbloccare investimenti altrimenti fermi per anni.
I rischi futuri
Anche Confindustria Marche, per voce del presidente Roberto Cardinali, accoglie con favore la misura come «volano di sviluppo», pur non nascondendo la criticità della «coperta corta». «È fondamentale lavorare con le istituzioni per ampliare le aree che possono accedere al credito di imposta», ha dichiarato , sottolineando la necessità di non dimenticare le imprese attualmente escluse. All’orizzonte si profila uno scenario da guerra tra poveri, a meno che non si intervenga con ulteriori strumenti per sanare un deficit presente già in partenza.
A quasi un mese dalle elezioni del 28-29 settembre, il presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli, ha dato il via al suo secondo mandato presentando nei giorni scorsi la nuova giunta regionale. La squadra parte con sei assessori, ma è già stato annunciato l’ampliamento a otto componenti, senza costi aggiuntivi per i cittadini. Nel frattempo, è iniziata la 12esima legislatura, con i nuovi 30 consiglieri eletti e l’annuncio del programma di governo. Nel servizio che abbiamo preparato, potrete ascoltare le voci dei protagonisti, a cominciare dal presidente e fino ai sei neo-assessori. L’AUDIO è disponibile cliccando il tasto “play” o “riproduci” del lettore multimediale.
«È una bella squadra, giovane, che dovrà dare continuità a un lavoro già impostato», ha dichiarato Acquaroli, sottolineando che i criteri di scelta hanno guardato all’esito delle votazioni ma anche puntato a recuperare «le capacità politiche che ognuno di questi elementi ha espresso sul territorio».
La nuova giunta regionale per le Marche
La composizione della nuova giunta
L’esecutivo vede diversi nuovi ingressi. Il presidente Acquaroli ha mantenuto per sé deleghe strategiche come turismo, cultura, commercio e ricostruzione, che verranno ridistribuite con l’ampliamento della squadra.
Francesco Baldelli (confermato): assessore a infrastrutture, lavori pubblici, edilizia sanitaria e ospedaliera.
Giacomo Bugaro (nuovo): assessore allo sviluppo economico, industria, artigianato, cooperazione, zona economica speciale (Zes), porti, aeroporto, interporto.
Paolo Calcinaro (nuovo): assessore alla sanità.
Tiziano Consoli (nuovo): assessore al lavoro, valorizzazione beni ambientali, tutela del paesaggio.
Francesca Pantaloni (nuova): assessora al bilancio, finanze, organizzazione, personale e pari opportunità. È l’unica donna in giunta.
Enrico Rossi (nuovo): nominato vicepresidente, è assessore all’agricoltura, pesca, urbanistica e istruzione.
La visione: “Più forza alle risposte”
Acquaroli ha spiegato che l’ampliamento a otto assessori risponde a una «necessità di dare più forza alle risposte» chiesta da molti corpi intermedi durante la campagna elettorale. «Quando un assessore ha tante deleghe alcune di esse purtroppo hanno meno spazio. È giusto recuperare un concetto che a parità di risorse si possa dare una squadra più numerosa». Il presidente ha ringraziato la giunta precedente per il lavoro svolto in condizioni difficili, tra pandemia e alluvioni, e ha sottolineato come l’ampio risultato elettorale rappresenti una responsabilità superiore.
Durante la seduta inaugurale della dodicesima legislatura, è stato illustrato il programma di governo “Più Marche”. I due pilastri indicati sono i giovani e la sanità. «Vogliamo puntare tanto sui marchigiani del futuro» ha affermato il presidente della giunta regionale. Sulla sanità, ha rivendicato i risultati positivi evidenziati da recenti classifiche nazionali, pur ammettendo che «non significa che non ci sono problemi». La priorità sarà la «ricostruzione della sanità territoriale» per alleggerire pronti soccorso e liste d’attesa.
Le sfide degli assessori
Il confermato Francesco Baldelli (infrastrutture) rivendica il risultato finora della «politica del fare» e annuncia che il 2 ottobre «è stato depositato il progetto che andrà a gara per la costruzione del nuovo ospedale di Pesaro».
Giacomo Bugaro allo sviluppo economico si concentrerà immediatamente sulla zes (zona economica speciale), in attesa dell’approvazione definitiva alla Camera. «Ho contattato il commissario Fitto per cercare di poter rendere la terza misura, la decontribuzione, disponibile per tutte le Marche» ha annunciato, dichiarando inoltre che convocherà subito le associazioni di categoria.
C’è grande attesa per il lavoro di Paolo Calcinaro alla sanità. L’ex sindaco di Fermo ha definito la sfida «veramente prestante» e ha individuato il primo obiettivo: «Si parte dalle liste di attesa, che è il tema dei temi secondo me»
Tiziano Consoli (lavoro e ambiente) si focalizzerà sul governo delle crisi aziendali, dall’area di Fabriano al Fermano, e sulla valorizzazione del paesaggio, tematiche giudicate «pesanti» e «importanti».
L’unica donna in giunta, Francesca Pantaloni (bilancio), ha sottolineato il «grande senso di responsabilità» e l’importanza della «collaborazione con tutti gli altri colleghi». Riguardo alla scarsa rappresentanza femminile, ha commentato: «Logicamente come donne dobbiamo conciliare più ambiti e quindi spesso non è semplice fare tutto».
Infine, Enrico Rossi, oltre al ruolo di vicepresidente (nomina arrivata «sul photo finish»), gestirà l’agricoltura con «sano pragmatismo» e massima disponibilità al «dialogo con gli interlocutori del settore primario».
Chiudendo il suo intervento nella prima seduta del consiglio regionale, Acquaroli ha tracciato un parallelo con l’inizio del suo primo mandato, contraddistinto da alluvioni e pandemia: «Cinque anni fa c’era il Covid, uno scenario surreale con plexiglass e mascherine. Oggi siamo tornati alla normalità e vogliamo continuare a costruire un futuro per la nostra regione».
Francesco AcquaroliFrancesco BaldelliGiacomo BugaroPaolo CalcinaroTiziano ConsoliFrancesca PantaloniEnrico RossiI nuovi assessori regionali delle Marche
Il tema del lavoro sarà per tanto tempo campo di battaglia o scontro politico. Tra chi parla di aumento dell’occupazione e chi si occupa di salario minimo, interviene nuovamente la Cgil delle Marche per segnalare la crescita dei disoccupati (di circa 41 mila unità, pari al +10%) nella regione che tra pochi giorni andrà al voto.
Dai dati che la Cgil commenta, dati Istat sul mercato del lavoro nelle Marche poi elaborati dall’Ires Cgil Marche, emerge che, nel secondo trimestre 2025, la stima degli occupati nelle Marche si attesta a 653 mila unità. Rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, il valore subisce un incremento di 4 mila unità (+0,6%), meno marcato rispetto a quello avvenuto nel centro Italia (+0,8%) e in Italia (+0,9%). Cala dello 0,5% il tasso di occupazione delle persone tra i 15 e i 64 anni e si attesta al 67,1%.
Eleonora Fontana, segreteria Cgil Marche
A segnare il crollo maggiore è la diminuzione dei lavoratori dipendenti, meno otto mila unità, in particolare nell’agricoltura e nei servizi, esclusi commercio, alberghi e ristoranti. Ma allora da dove arriva tutta questa stabilità dell’occupazione nelle Marche? Secondo la Cgil è ascrivibile interamente all’aumento dei lavoratori autonomi (+12 mila). Insomma, cala il lavoro stabile, aumentano le partite iva, anche se spesso nascondono un rapporto di dipendenza lavorativa mascherato da lavoro autonomo.
Anche a livello di genere si manifestano alcune differenze: l’incremento occupazionale è sostanzialmente imputabile alla componente femminile (+1,2%). Il tasso di occupazione subisce un calo per gli occupati mentre aumenta per le donne occupate, sebbene ancora tra le due componenti ci sia un divario di 8,5% a discapito delle donne. Motivo per cui la Cgil ha proposto un patto sul lavoro ai candidati alla presidenza della Regione, con lo scopo – sottolinea Eleonora Fontana (in FOTO) della segreteria regionale della Cgil Marche – di «non peggiorare ulteriormente le condizioni economiche e lavorative dei lavoratori e delle lavoratrici marchigiane». Quest’ultime scese di 6 mila unità, fino a toccare quota + 32,5% nell’aumento della disoccupazione.
E’ un quadro fatto di luci e ombre quello sul turismo nelle Marche. Da un lato, dopo un buon giugno, il mese di luglio si è chiuso con un bilancio complessivamente positivo, con alcune località che registrano il tutto esaurito e altre zone più in difficoltà; dall’altro emergono criticità strutturali e la necessità di un cambio di passo per valorizzare appieno le potenzialità del territorio. Questo è quanto emerso da un recente convegno organizzato a Senigallia dall’associazione “Augusto Bellanca”, che ha riunito esperti, docenti universitari e rappresentanti di categoria per un confronto sul futuro del turismo regionale. A parlarcene è il presidente dell’associazione, Pasquale Bencivenga: l’intervista è in onda mercoledì 6 e giovedì 7 agosto alle ore 13:10 e alle ore 20, ma sarà in replica anche domenica 10 alle ore 17 circa. Si può ascoltare anche dal proprio pc o telefono cliccando sul tasto play del lettore multimediale.
Marche a due velocità: bene Senigallia e Conero, soffre il fermano
Secondo alcuni dati diffusi recentemente dalle associazioni di categoria, luglio ha visto un’ottima performance per alcune aree della regione. Senigallia e la Riviera del Conero, in particolare, hanno registrato il tutto esaurito grazie a un’offerta turistica che punta molto sugli eventi come leva di attrazione. «Il turismo balneare da solo non basta più», ha spiegato Pasquale Bencivenga, presidente dell’Associazione Bellanca, sottolineando come iniziative come il Summer Jamboree abbiano un ruolo cruciale nel convogliare un flusso di turisti da tutta Europa. La situazione è meno rosea, invece, per altre zone come la costa fermana, che soffre di un turismo più “mordi e fuggi”, concentrato nei fine settimana.
Cresce il turismo straniero, le famiglie italiane faticano
Un dato incoraggiante è la crescita del turismo straniero, in particolare dall’Olanda, che dimostra di apprezzare molto i paesaggi marchigiani. Tuttavia, le famiglie italiane faticano a sostenere i costi delle vacanze, a causa di una minore capacità di spesa dovuta a inflazione e rincari. Questo si traduce in vacanze più brevi.
Le sfide di Senigallia: più eventi, meno alberghi
Nonostante Senigallia si confermi come la prima località turistica delle Marche, Pasquale Bencivenga ha evidenziato alcune criticità. «Purtroppo, ogni anno Senigallia perde un albergo», ha dichiarato il presidente della Bellanca rivelando che il numero di strutture ricettive è sceso sotto le 80 unità, un dato «totalmente diverso e inferiore» rispetto a località limitrofe come Riccione e Cattolica. Un campanello d’allarme che evidenzia un cambiamento nel settore, dove si registra però un aumento di B&B e appartamenti.
Il futuro: sinergia e valorizzazione del territorio
Dalle riflessioni emerse dal convegno, a cui hanno partecipato anche esperti come i professori universitari Tonino Pencarelli (Urbino) e Gianluca Goffi (Hong Kong) e il direttore del centro studi CNA Marche, Giovanni Dini, è emersa una chiara direzione per il futuro: è fondamentale puntare sulla diversificazione dell’offerta. Non solo turismo balneare, ma anche valorizzazione del patrimonio artistico, culturale ed enogastronomico del territorio. Tra le proposte, quella di lavorare in sinergia con i comuni limitrofi, non solo quelli della vallata Misa Nevola, e di estendere la promozione turistica a livello regionale e non solo a livello di unione dei comuni. Gli imprenditori presenti all’evento, dal canto loro, hanno sottolineato la necessità di un maggiore impegno delle istituzioni pubbliche nella promozione del “brand Marche”, attraverso investimenti pubblicitari mirati e una pianificazione più efficace degli eventi, con meno testimonial di cui è difficile capire l’impatto positivo per l’economia marchigiana.
In occasione del 251° anniversario della sua fondazione, la Guardia di finanza ha presentato un dettagliato bilancio delle operazioni svolte dal 1° gennaio 2024 al 31 maggio 2025 nelle Marche. I dati rivelano un impegno “a tutto campo”, con oltre 26 mila interventi e 2.900 indagini avviate per contrastare gli illeciti economico-finanziari e le infiltrazioni criminali, a tutela di cittadini e imprese.
Lotta all’evasione e alle frodi fiscali
Nel periodo in esame, i reparti marchigiani hanno individuato 324 evasori totali (molti operanti tramite e-commerce) e 811 lavoratori in “nero” o irregolari. Sono stati scoperti anche 5 casi di evasione fiscale internazionale, come l’illecita detenzione di capitali oltreconfine. Le attività hanno condotto alla denuncia di 511 soggetti per reati tributari, di cui 14 arrestati. Sono stati cautelati e segnalati all’Agenzia delle entrate crediti d’imposta inesistenti o a rischio, e sequestrati beni per oltre 420 milioni di euro come profitto di evasione e frodi. Significativo l’impegno contro il contrabbando, con 152 tonnellate di tabacchi sequestrati e 12 denunce, e contro il gioco illegale, con 216 soggetti verbalizzati.
Tutela della spesa pubblica e fondi pnrr
La Guardia di Finanza ha intensificato la vigilanza sull’uso corretto delle risorse pubbliche, con particolare attenzione ai fondi del piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR). Sono stati eseguiti 574 interventi per verificare la corretta erogazione di crediti d’imposta, contributi e finanziamenti, e l’esecuzione di appalti pubblici per circa 53 milioni di euro. A livello di spesa pubblica nazionale, sono stati effettuati 533 interventi, di cui 357 sul reddito di cittadinanza e nuove misure di inclusione, accertando contributi indebitamente percepiti per circa 29 milioni di euro da fondi europei e 66 milioni di euro da finanziamenti nazionali. La collaborazione con l’autorità giudiziaria ha portato a 449 indagini, con 373 soggetti denunciati e danni erariali accertati per oltre 55,8 milioni di euro. La cooperazione con la procura europea ha generato 17 indagini, 69 denunce e sequestri per oltre 11,7 milioni di euro. Nel contrasto alla corruzione, sono stati denunciati 12 soggetti e sequestrati beni per oltre 532 mila euro.
Criminalità organizzata ed economico-finanziaria
L’azione contro la criminalità mira a impedire le infiltrazioni nell’economia legale. Sono stati eseguiti 40 interventi per riciclaggio e autoriciclaggio, denunciando 138 persone (27 arrestate) e ricostruendo operazioni illecite per circa 213 milioni di euro. Nel settore dell‘abusivismo bancario e finanziario, sono stati denunciati 26 soggetti e sequestrati circa 1,2 milioni di euro. La vigilanza ai confini ha portato a 391 controlli sulla circolazione di valuta, scoprendo movimentazioni illecite per circa 3,4 milioni di euro. Sequestri per oltre 655 mila euro sono stati effettuati per reati societari, mentre per usura ed estorsione sono stati denunciati 16 soggetti con sequestri per oltre 5,4 milioni di euro. Effettuati anche circa 8.100 accertamenti antimafia. Importante il sequestro di oltre una tonnellata di sostanze stupefacenti (cocaina, hashish e marijuana) e il sequestro di oltre 358 milioni di prodotti contraffatti, non sicuri o con falsa indicazione del Made in Italy. Circa 7,2 tonnellate di prodotti agroalimentari falsificati sono state anch’esse sequestrate.
Operazioni di soccorso e sicurezza pubblica
La guardia di finanza contribuisce alla sicurezza interna ed esterna, con un’azione efficace contro i traffici illeciti di stupefacenti, rifiuti, armi ed esseri umani, spesso con origine oltremare. Operazioni che vanno avanti anche durante la stagione estiva, con il rischieramento delle unità navali nelle località turistiche a più alta densità di persone. La guardia di finanza ha partecipato a numerose manifestazioni pubbliche ed eventi di rilievo, inclusa la presidenza italiana del G7 nel 2024, con l’impiego di 73 militari e 16 mezzi navali, e sta contribuendo alla sicurezza del giubileo universale della chiesa cattolica. Nel 2024, il corpo ha impiegato complessivamente 491 giornate/uomo in servizi di ordine pubblico, impegno che prosegue nel 2025.
Sono stati resi noti dalla Regione Marche i dati dei flussi turistici del 2024. Dati che segnano 2,7 milioni di arrivi e 11,7 milioni di presenze tra italiani e stranieri. Un incremento rispetto al 2023 rispettivamente del 4,11% e del 3,88%. Ma la Regione esulta perché, confrontandoli con il 2019, anno di riferimento prima della pandemia, la crescita degli arrivi registra un +12,7% e le presenze un +13,4%. E Senigallia diviene la regina delle Marche con oltre un milione di presenze.
Secondo palazzo Raffaello non si tratta di un caso isolato: l’aumento negli ultimi anni è stato costante. Particolarmente positivo il dato riguardante gli stranieri. Nel 2024 ne sono arrivati nelle Marche 506 mila contro i 456 mila del 2023 e i quasi 400 mila del 2019. Le presenze straniere sono state 2,21 milioni, +15% rispetto al 2023 quando se ne registrarono 1,92 milioni e +28% rispetto al 2019, che si attestò a quota 1,72 milioni di presenze straniere.
I numeri regionali sono stati illustrati alla prima giornata della Borsa Internazionale del Turismo a Milano, dal presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli che ha parlato di anno da record.
Per quanto riguarda le città, dicevamo, Senigallia primeggia con oltre 225 mila arrivi e 1,01 milioni di presenze. Seguono Pesaro, con 263 mila arrivi e 948 mila presenze, e San Benedetto del Tronto, con 169 mila arrivi e 825 mila presenze.
Oltre 6mila persone controllate, più di 4.200 infrazioni rilevate, in un solo mese, il primo del 2025. E’ il bilancio della polizia stradale delle Marche dopo le nuove modifiche al codice della strada entrate in vigore lo scorso dicembre. Un report dal quale emerge che i comportamenti dei marchigiani al volante sono ancora da migliorare, soprattutto per quanto riguarda il rispetto di alcune norme specifiche.
Tra i reati maggiormente contestati dagli agenti della polstrada, infatti, che hanno con 1.600 pattuglie controllato strade e autostrade di tutta la regione, ci sono soprattutto l’uso del telefonino, il mancato uso delle cinture di sicurezza e l’uso del casco con il monopattino. Le nuove norme sul codice della strada hanno introdotto obblighi e rafforzato le conseguenze amministrative, pecuniarie e penali.
Per quanto riguarda il solo uso del telefonino alla guida sono state elevate 111 contravvenzioni, con la conseguente sospensione di 107 patenti e di 21 sospensioni brevi. Meno frequente il mancato uso delle cinture di sicurezza: dopo anni di campagne pubblicitarie e informative ad hoc, sono state rilevate ancora 30 contravvenzioni e 11 sospensioni brevi di patente. Ancora meno utilizzato è il casco quando si è alla guida del monopattino: non rientra certo tra i veicoli maggiormente utilizzati ma sono comunque state rilevate 2 contravvenzioni solo dalla polizia stradale.
Ben più grave è invece la piaga – perché di questo si tratta – della guida sotto l’effetto di alcol o droghe. Nel solo compartimento dorico sono state elevate 37 contravvenzioni a persone trovate ubriache al volante, una sola dopo l’assunzione di droghe.
Un gennaio di controlli sul fronte del rispetto al codice della strada anche sull’asse autostradale dell’A14 marchigiano che va da Cattolica a San Benedetto del Tronto: nel mese di riferimento sono stati organizzati due servizi di controllo rispetto al trasporto merci. Il risultato è sconcertante: su 46 veicoli nazionali e stranieri controllati, ben 30 sono state le violazioni accertate di cui 8 della normativa specifica delle merci pericolose.
Arranca l’economia marchigiana. Fatte salve alcune eccezioni legate soprattutto a grandi e consolidati gruppi rivolti al mercato internazionale, la nostra regione non sta vivendo un periodo di buone prestazioni economiche. A suggerirlo, tra gli altri indicatori, c’è anche il massiccio ricorso alla cassa integrazione.
Nel periodo gennaio-settembre 2024, sottolinea la Cgil regionale, sono state richieste e autorizzate complessivamente 15,2 milioni di ore di Cassa integrazione, FIS e altri fondi di solidarietà. In particolare, la CIG (ordinaria, straordinaria e in deroga) si attesta a 15 milioni di ore, mentre il ricorso a FIS e altri fondi arriva a circa 200 mila ore.
Rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, nelle Marche la CIG registra un aumento di 4,6 milioni ore (+45%). La tendenza risulta essere molto più accentuata rispetto al valore medio italiano (+20%) e a quella del Centro Italia nel complesso (+4,4%).
Dati che spaventano. A beneficiare di più di queste ore di Cig e delle altre misure di solidarietà sono le province di Ascoli Piceno e Fermo (+111,5%) e Pesaro Urbino (+48,5%), che evidenziano un aumento superiore alla media regionale; Macerata registra un +40% mentre ad Ancona si osserva l’aumento più contenuto (+14,8%) ma pur sempre un incremento.
Per quanto riguarda i settori, l’industria assorbe la maggior parte delle ore autorizzate di Cassa Integrazione Guadagni (14,6 milioni) e fa registrare un aumento di +4,9 milioni di ore (+51,2%). Scendendo ancora nel dettaglio, i comparti che osservano l’incremento maggiore sono pelli, cuoio e calzature (+178,2%), tessile e abbigliamento (+231,2%), Chimica, gomma, plastica (+52,4%). La meccanica e metallurgia segna +39,3%, che in termini assoluti ammonta ad un aumento di 1,8 milioni di ore.
Per ciò che concerne il terziario, le ore di Cig registrate sono 88 mila: c’è un calo di quasi 123 mila ore (-58,1%), riscontrabile in maniera più o meno accentuata in tutti i comparti. Nell’edilizia sono 276 mila, con un calo di 180 mila ore (-39,4%).
«La crisi nelle Marche avanza – dichiara Eleonora Fontana, segretaria regionale Cgil Marche – e questi dati confermano quanto si prevedeva già nel precedente trimestre. L’industria nella regione sta attraversando una fase di crisi preoccupante che rischia di aggravare la situazione occupazionale regionale. Vanno rilanciati gli investimenti in innovazione, occorre un piano di politiche industriali e sostenere la domanda interna di aumento dei salari».
Le Marche, terra di lavoro certamente anche se non sempre ben retribuito, ma soprattutto incapace di reggere l’urto dell’inflazione. Lo testimonia una indagine dell’Ires Cgil Marche che ha elaborato i dati forniti dal ministero dell’economia e finanze (Mef) relativi alle dichiarazioni dei redditi delle persone fisiche per l’anno d’imposta 2022. Indagine da cui emerge che c’è stata la ripresa post covid (e forse si potrebbe dire anche “Ci credo, dopo uno stop prolungato del sistema paese…”) ma l’inflazione ha di fatto mangiato quell’incremento del reddito dei marchigiani.
La fotografia è impietosa: secondo la Cgil Marche ammontano a 24,9 miliardi di euro i redditi dichiarati nel 2023 da 1,1 milioni di contribuenti marchigiani, con un valore medio di 22.413 euro. Rispetto all’anno precedente, il reddito medio complessivo per contribuente è aumentato di 1.067 euro (+ 5%), tuttavia questo risultato è stato di fatto neutralizzato da un’inflazione che nel 2022 si è attestata al 7,6% (NIC – media annua, ISTAT). Riassumendo, la conseguenza è stata “una perdita del potere di acquisto per contribuenti e famiglie”, come spiega Marco Amichetti, Ires Cgil Marche.
Ma ci sono altri fattori che poi destano ancora preoccupazione, come se già non bastasse a spaventare i marchigiani: i redditi dichiarati sono inferiori sia alla media nazionale (23.633 euro) sia alla media delle regioni del Centro (24.403 euro). Il 37,9% dei contribuenti marchigiani dichiara un reddito inferiore ai 15.000 euro, percentuale che sale al 72,2% dei contribuenti marchigiani per quanto riguarda la fascia reddituale fino a 26.000 euro. Un fattore che può sembrare di forte ingiustizia sociale è il seguente: coloro che dichiarano redditi superiori a 120.000 euro rappresentano lo 0,8%, sono poco più di 9.130 unità ma hanno un reddito superiore rispetto a 270.000 contribuenti più poveri (con redditi inferiori a 10 mila euro, il 24,2%).
A livello provinciale va leggermente meglio solo per la provincia di Ancona, dove si registra il reddito medio più elevato (l’unica sopra il livello nazionale), con 23.658 euro, seguita da Pesaro Urbino con 22.516 euro, Macerata con 22.078 euro, Ascoli Piceno con 21.303 euro. A Fermo si registra il valore più basso con 20.634 euro.
Essenzialmente la lettura è questa: le Marche sono una regione con forti disparità nella distribuzione della ricchezza complessiva e sostanzialmente povera, in cui il reddito medio è molto basso. Quello da lavoro dipendente ammonta a 20.614 euro, sotto la media nazionale (22.284 euro) e del Centro (22.541 euro), anche se in lieve crescita (+726 euro, +3,7%); il reddito medio da lavoro autonomo ammonta a 61.508 euro, con un significativo aumento rispetto all’anno precedente (+4.121 euro, +7,2%). Il reddito medio da pensione risulta essere di 18.527 euro e osserva un aumento del 4,1% rispetto all’anno precedente.
Ricordare chi è stato colpito dalla criminalità organizzata, offrire supporto alle famiglie delle vittime innocenti delle mafie ma anche promuovere una maggiore sensibilità per prevenire i fenomeni illeciti e le infiltrazioni. In poche parole, creare un territorio consapevole e resistente. Questo è l’impegno di Libera, una rete di associazioni, cooperative sociali, movimenti e gruppi, scuole, sindacati, diocesi e parrocchie nata nel 1995 e da allora sempre cresciuta. Cresciuta attraverso la formazione di numerosi presidi cittadini, tra cui quello di Senigallia. Che proprio ad aprile festeggia i suoi primi dieci anni di attività. Per questo, nell’ambito di “Venti minuti da Leone” – il nuovo programma radiofonico in onda dal lunedì al sabato alle ore 13:10 e alle 20 e la domenica alle 16:50 sulla frequenza 95.2 FM – abbiamo intervistato don Paolo Gasperini, referente per la provincia di Ancona, sull’impegno che viene portato ancora oggi tenacemente avanti.
Com’è nata Libera a Senigallia? Dopo un percorso di conoscenza di Libera e presa di contatti con le realtà locali, il 4 aprile 2014 è stato varato il presidio di Senigallia. E’ composto da persone di provenienza da mondi culturali, politici e sociali molto diversi tra loro. L’abbiamo intitolato ad Attilio Romanò, giovane vittima innocente della camorra che l’ha ucciso per sbaglio perché scambiato per un’altra persona. Qui nelle Marche c’è la zia di Attilio, così, anche per vicinanza alla famiglia, uno dei compiti di Libera, l’abbiamo intitolata a lui. Memoria e impegno per la comunità, ma anche amicizia con le famiglie delle vittime, e vicinanza durante i processi e in altri momenti.
Perché servono iniziative di memoria delle vittime e impegno contro le mafie? C’è un’antimafia di facciata, che fa grandi proclami ma senza mettere in atto percorsi di giustizia e ricerca della verità. C’è poi un percorso di responsabilità verso la giustizia e la lotta alla mafia che significa costruire un terreno dove non ci siano situazioni di illegalità. Viene fatto a livello sociale per evitare infiltrazioni mafiose ma si trova spesso di fronte un territorio impreparato a certe situazioni.
Perché nelle Marche e a Senigallia c’è necessità della presenza di Libera? Qui non ci sono radicamenti mafiosi seconda la direzione investigativa antimafia, quanto piuttosto dei fenomeni di pendolari, cioè persone che fanno un’azione in questa regione e poi tornano altrove; c’è poi il rischio di infiltrazioni nell’ambito degli appalti milionari per la ricostruzione post sisma nel sud delle Marche. Servirebbe un’attenzione che non ci sembra essere così forte. E poi ci sono le persone che sono qui per provvedimenti giudiziari e che hanno degli agganci.
Siamo al sicuro rispetto a certi rischi, abbiamo gli anticorpi? No, non abbiamo anticorpi sufficienti. Per esempio durante la crisi del 2007-2008 molte persone e imprese sono andate in difficoltà ma le banche non erogavano prestiti. I soldi però sono circolati comunque: da dove sono arrivati? C’è poi la questione del riciclaggio di denaro sporco: si acquistano beni per ripulirlo, che possono essere abitazioni, esercizi commerciali e non solo. Non ci sono prove ma dove ci sono interessi molto alti… e poi c’è il fatto che le Marche in generale sono un territorio defilato anche dalle cronache, l’attenzione qui è molto bassa.
Che rimedi oltre alla sensibilizzazione delle persone, partendo dalle scuole? Nelle scuole facciamo percorsi di conoscenza nell’ambito dell’educazione civica, ma la parte formativa è solo una di cui si occupa Libera. C’è la questione dei beni confiscati alle mafie, una trentina nel nostro territorio, che vengono destinati a scopi civili e sociali. A Pioraco c’è una villa, a Vallefoglia c’è un capannone che poi diventerà un emporio per alimenti da distribuire alle fasce deboli di popolazione. Ma il territorio deve essere consapevole perché stanno aumentando i beni confiscati, anche qui, segno che non siamo immuni da questi fenomeni. Non dobbiamo fare spallucce quando vediamo qualcosa di strano o sospetto: possiamo fare segnalazioni, poi le indagini le faranno le forze dell’ordine, ma dobbiamo essere preparati e informati per avere quello sguardo consapevole che può risultare molto utile, senza allarmismi o pregiudizi.
Lo scorso 29 marzo l’Istat ha pubblicato i dati degli indicatori demografici nazionali del 2023: la situazione è ancora una volta peggiorata rispetto all’anno precedente. Quello della natalità è un crollo senza fine, a cui tutti assistiamo inerti, malgrado i ripetuti allarmi. Nelle Marche abbiamo, per fortuna, una piccola inversione di tendenza, un accenno di frenata dell’inverno demografico. Nel 2023 la popolazione marchigiana è tornata a crescere dopo anni di declino, e per la prima volta dopo la pandemia, toccando quota 1.484.427 abitanti. Mentre la tendenza nazionale è in ribasso, con 7 mila abitanti in meno, la nostra regione ne ha guadagnati 129 in più rispetto al 2022.
Le province con i maggiori incrementi sono Pesaro Urbino (+2,3 per mille abitanti) e Ancona (+0,7), popolazione in calo soprattutto nel sud della Regione, con la provincia di Ascoli Piceno in testa (-2,4).Mentre il nostro Paese segna per l’undicesimo anno consecutivo il record storico negativo, i dati Istat evidenziano nelle Marche una timida risalita delle nascite, quasi 9.000 nel 2023, 11 in più rispetto ai 12 mesi precedenti. Il numero di figli per donna, 1,17, rimane però inferiore alla media italiana (1,20), mentre l’età al parto, 32,7 anni, è di poco superiore al dato nazionale (32,5 anni).I decessi, oltre 17 mila, sono stati il doppio dei nuovi nati, ma il tasso di mortalità, dice l’istituto di statistica, è tornato sotto i livelli pre-Covid. Confermata la longevità dei marchigiani: siamo la quarta regione in Italia per speranza di vita femminile, con 85,9 anni, e quinti tra gli uomini, con quasi 81,8.A mantenere la bilancia in attivo è anche l’immigrazione. Sono 133 mila i residenti stranieri nelle Marche, 12 mila i nuovi ingressi lo scorso anno. Quasi 8.000 quelli che nel frattempo hanno lasciato la nostra Regione.
Questo dato appena positivo dovrebbe stimolare coloro che guidano leistituzioniregionali e comunali ad adottare misure di sostegnoalla famiglia. Il Forum delle Associazioni Familiari delle Marche ha sottoscritto un protocollo d’intesa con ANCI-Marche proprio su questo tema, ma purtroppo molti comuni della nostra Regione, in occasione del Bilancio 2024, non sono ancora riusciti ad adottare norme specifiche per le famiglie e per il sostegno alla natalità.
I dati delle Marche non ci possono far dimenticare che la situazione generale è comunque critica: di fronte a tutto ciò serve un piano shock di rilancio di cui deve farsi immediatamente carico la politica nazionale, ma anche europea e locale. Nonostante le sollecitazioni del Forum delle Associazioni Familiari poco viene fatto per affrontare insieme (associazioni, partiti, scuola, chiesa) seriamente il problema.Nell’ipotesi più accreditata da Istat si va verso 13 milioni di abitanti in meno nel periodo 2023-2080. Si perderà l’equivalente dell’attuale intera popolazione del Mezzogiorno se non si interviene con tempestività, progettazione di lungo periodo ed ingenti risorse. Nel medesimo periodo i dati previsionali Istat ci dicono che la potenziale forza lavoro si dimezzerà, così come il contingente dei giovani ed esploderà la componente anziana. Non possiamo più perdere tempo altrimenti verremo ricordati come quelli che sapevano e nulla hanno fatto.
a cura di Simona Mengascini
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