La locandina della mostra itinerante promossa dall’Istituto Gramsci Marche “1922. L’occupazione fascista delle Marche”
Farà tappa anche a Senigallia l’evento “1922. L’occupazione fascista delle Marche”, mostra itinerante promossa dall’Istituto Gramsci Marche in collaborazione con il ministero dei Beni Culturali, la regione Marche, il Circolo Gramsci “Carlo Mengucci” Senigallia e l’Anpi. Dopo aver preso posto a Tolentino e Jesi, l’esposizione vedrà una nuova e temporanea sede alla galleria Expo-ex di Senigallia, dal 1° al 6 marzo 2023, dalle 17,30 alle 19,30. Lascerà poi la spiaggia di velluto per portarsi a Fossombrone, Fano ed infine Ancona.
La mostra è un evento culturale perché non espone solo dei documenti di archivio, ma insieme a immagini fotografiche e sintesi storiche ricostruisce le tappe fondamentali che hanno portato alla definitiva fascistizzazione della regione marchigiana prima della marcia su Roma del 28 ottobre 1922. In aggiunta, in ogni città visitata è presente una sezione documentale dedicata alle vicende locali.
Il progetto si è avvalso della raccolta e rielaborazione, secondo criteri scientifici, dei documenti provenienti dagli archivi delle Questure di Macerata, Ancona e Pesaro, ora riversati presso l’Archivio di Stato delle rispettive province e presso l’archivio di Stato di Roma, nonché della consultazione di collezioni private. Info: istitutogramscimarche.it/3725/1922-loccupazione-fascista-delle-marche/.
Presentato a Berlino il documentario sulla storia di Alfredo Sarano e gli ebrei salvati nel convento di Mombaroccio
Nella cornice dell’European Film Market di Berlino e nei giorni della Berlinale, il 22 febbraio 2023, al CinemaxX di Potsdamer Str. 5, è stato presentato Siamo qui, siamo vivi. E’ il documentario che ripercorre attraverso interviste, testimonianze e materiale d’archivio, l’incredibile vicenda di Alfredo Sarano, segretario della comunità ebraica di Milano che salvò la vita a 14.000 ebrei milanesi, rifugiandosi con la sua famiglia nel convento del Beato Sante di Mombaroccio. Qui si incrocia la straordinaria storia di Erich Eder, giovane sottufficiale della Wehrmacht, la cui azione sarà fondamentale nel determinare la salvezza della famiglia Sarano e dei 300 civili rifugiati nelle grotte del santuario. Eder non obbedì agli ordini del Reich e non rivelò la presenza di ebrei nel rifugio.
Il documentario, voluto fortemente dal produttore americano Arman Julian, è tratto dall’omonimo libro del giornalista marchigiano Roberto Mazzoli, che ha attinto dai diari di Alfredo Sarano, custoditi in un cassetto dalle sorelle Matilde, Miriam e Vittoria e ritrovati dopo quasi 80 anni. «Questa storia indimenticabile è stata nascosta per anni. Nel suo diario, Alfredo racconta come lui e Diana, sua moglie, abbiano dovuto sacrificare la loro vita e la loro famiglia per salvare gli altri. Porta anche alla luce l’esistenza di Erich Eder, giovane ufficiale della Wehrmacht di soli 21 anni, membro della gioventù hitleriana da quando era bambino. Ho prodotto questo documentario per far conoscere una storia straordinaria e promuovere il lungometraggio che ne sarà tratto e che verrà girato per la fine di quest’anno con le principali star di Hollywood nella Regione Marche», ha commentato il produttore Arman Julian.
La regia del documentario è di Daniele Ceccarini, che ha voluto raccontare la storia, evidenziandone la forza umana e l’insegnamento etico: saper scegliere il bene, anche quando è difficile e rischioso, facendo la differenza.
SENIGALLIA – Una lapide ricorderà un partigiano che ha sacrificato la sua per la vita e la libertà di molti senigalliesi. Questo il senso della cerimonia che si terrà domani, sabato 21 gennaio, alle ore 11 in via Dalmazia, a Senigallia: verrà messa a dimora una lapide dedicata al partigiano Federico Paolini, che il 3 luglio 1944 venne ucciso dai nazisti nei pressi del Ponte Rosso e che in seguito, per i suoi alti meriti, fu insignito della Medaglia d’Argento al Valor Militare, alla memoria.
All’iniziativa, promossa dalla sezione ANPI di Senigallia “Giulia Giuliani e Luigi Olivi”, parteciperanno i familiari della staffetta partigiana nativa di Osimo, autorità civili e religiose, nonché i rappresentanti di Anpi locali, presidio di Libera “Attilio Romanò”, CGIL, Istituto Gramsci Marche, Amici dell’Unità Solidale, Ferrovie dello Stato e dell’associazione Storia Contemporanea Marche. Tutti insieme per omaggiare e ricordare uno dei tanti giovani che lottarono contro il fascismo.
Federico Paolini nacque a Osimo il 6 novembre 1917. Aderente al Gruppo di Azione Partigiana di Osimo, svolse il suo compito di staffetta con coraggio, discrezione e abilità, aiutando gli antifascisti a scampare ai rastrellamenti messi in atto da fascisti e nazisti, e i giovani ad evitare l’arruolamento nella cosiddetta Repubblica Sociale Italiana. Ma durante le settimane a cavallo tra il giugno e il luglio 1944, quando l’anconetano era in procinto di essere liberato (18 luglio) delle forze polacche del Generale Anders, gli scontri armati, le iniziative partigiane e le rappresaglie nazifasciste si intensificarono: il 29 giugno Federico Paolini venne arrestato nella sua abitazione, più volte malmenato e torturato, senza rivelare mai le attività partigiane. Il 3 luglio, caricato su un camion tedesco diretto a nord, all’altezza del Ponte Rosso di Senigallia tentò la fuga, ma venne scoperto: i nazisti gli spararono e lo finirono a pugnalate.
«Un gesto di profonda riconoscenza verso chi perse la vita per la libertà di tutti noi – spiegano dalla sezione ANPI di Senigallia – un atto di grande significato civile. Federico Paolini fu una staffetta partigiana che aiutò i giovani a non fare la guerra dalla parte sbagliata, favorendo la diserzione del servizio militare sotto la RSI. I partigiani tutti ci hanno donato i diritti, la democrazia e soprattutto la pace, convinti come erano che l’umanità non si sarebbe più persa in strade così tragiche, come quelle imboccate a causa della guerra scatenata dal nazifascismo nel 1939. Purtroppo oggi, in tanti paesi del mondo – concludono – la guerra continua a mostrare la sua inconcepibile barbarie, i diritti inviolabili vengono atrocemente negati, le diseguaglianze sociali accresciute. Di fronte a tutto ciò, il valore dell’esempio di Federico Paolini resta intatto, quanto mai contemporaneo e vicino a noi; così come lo sono la Resistenza e la Costituzione che, lungi dall’appartenere al passato, rappresentano pagine di storia e conquiste giuridiche preziose, da difendere e da mantenere sempre al proprio fianco, anche in momenti e contesti difficili come quelli attuali».
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