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Tag: Roberto Mancini

Senigallia saluta la flotilla: solidarietà per Gaza e sostegno ad attivisti e attiviste

Senigallia saluta la flotilla: solidarietà per Gaza e sostegno ad attivisti e attiviste

Domenica 26 aprile è ufficialmente salpata dalla Sicilia la seconda flotilla, una spedizione umanitaria internazionale che vede la partecipazione di oltre mille volontari provenienti da 100 diversi paesi. Tra questi, il cuore delle Marche batte forte grazie alla presenza di tre corregionali, tra cui i senigalliesi Maurizio Menghini e Vittorio Sergi. Abbiamo realizzato un servizio per Radio Duomo Senigallia (95.2fm) che potrete ascoltare anche qui grazie al lettore multimediale.

La partenza ufficiale dai porti siciliani è stata preceduta a Senigallia da due momenti di sostegno, solidarietà e sensibilizzazione. Alle ore 11 al molo di levante e alle 12 davanti alla rotonda a mare, si sono radunate associazioni, attiviste/i, cittadine/i per augurare “buon vento” alla flotilla, con alcune imbarcazioni – con issate bandiere bianche e palestinesi – che sono scese in mare. Non solo un saluto formale, ma un atto politico e umano accompagnato da letture e interventi per tenere accesi i riflettori su una crisi che perdura dal 7 ottobre 2023.

Ma sono i numeri a rendere ancora più drammatica la situazione sulla striscia di Gaza per quanti hanno la sensibilità di capire che dietro a ogni numero ci sono storie, nomi e vite. Il bilancio delle vittime ha superato la soglia delle 72 mila persone, a cui si aggiungono oltre 172 mila feriti e 11 mila dispersi. Nonostante gli accordi post-cessate il fuoco dell’ottobre 2025, si continua a morire di freddo, infezioni e per la cronica mancanza di farmaci.

La missione non ha solo uno scopo caritativo. Come dichiarato da Maria Elena Delia, portavoce del Global Movement for Gaza, l’obiettivo è sia umanitario che politico. C’è bisogno di medici, ingegneri, psicologi e aiuti di prima necessità, ma serve anche rompere il blocco navale che isola Gaza dal resto del mondo. La flotta, composta da barche di diverse dimensioni, si ricongiungerà con imbarcazioni provenienti da Grecia e Turchia, supportata via terra da un convoglio partito dalla Mauritania con circa 300 mezzi carichi di aiuti.

Il sostegno senigalliese alla missione è arrivato da varie realtà associative locali, su tutte la Scuola di Pace “V. Buccelletti” e l’ANPI. Il co-presidente della Scuola di Pace Roberto Mancini ha sottolineato come la spedizione della flotilla sia «un tentativo di rompere l’accerchiamento materiale e morale di Gaza. Il modello di controllo usato lì è stato esportato in altri conflitti, dall’Iran al Libano. Sostenere la flotilla significa opporsi a una ‘terza guerra mondiale a pezzi’ come diceva papa Francesco, ma i pezzi si stanno allineando in uno scontro globale sempre più pericoloso».

«La nostra è una manifestazione civile di pace e resistenza – ha affermato la presidente di ANPI Senigallia, Mabel Morri. Partecipare a queste missioni richiede coraggio, perché si rischia il fermo o l’espulsione, ma è questo che significa cercare la libertà quando la politica sceglie la guerra. Per fortuna questa mobilitazione ci dimostra che c’è ancora umanità».

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Senigallia, la festa della Repubblica è sempre più festa della pace

La Scuola di Pace di Senigallia scrive al primo ministro della Groenlandia: «Scioperi contro Usa»

La Scuola di Pace “Vincenzo Buccelletti” di Senigallia ha inviato una lettera aperta al primo ministro della Groenlandia, Jens-Frederik Nielsen, esprimendo solidarietà di fronte al rischio di un’invasione e annessione da parte degli Stati Uniti. Nella missiva, i copresidenti Roberto Mancini ed Emanuela Sbriscia Fioretti esortano il popolo groenlandese a prepararsi fin da subito alla «resistenza civile nonviolenta». 

Citando le ricerche di Erica Chenoweth, la Scuola di Pace sottolinea come i movimenti nonviolenti abbiano statisticamente più probabilità di successo rispetto a quelli armati, specialmente contro potenze militari superiori. «Tentare una resistenza armata sarebbe non solo impossibile, ma disastroso – si legge nel testo – trasformando la Groenlandia in un teatro di guerra aperto a interventi di altre potenze mondiali». 

La strategia suggerita nella lettera si basa su strumenti concreti come scioperi, boicottaggi e manifestazioni pacifiche, richiamando gli esempi storici di Gandhi, della resistenza scandinava al nazismo e della lotta contro l’apartheid. «Siamo certi che, con intelligenza e partecipazione diffusa, anche un popolo non numeroso possa difendere la propria libertà senza ricorrere alle armi», conclude l’appello inviato dalle Marche.

IL TESTO DELLA LETTERA

Egregio Primo Ministro Jens-Frederik Nielsen,
la Scuola di Pace “Vincenzo Buccelletti” del Comune di Senigallia, in provincia di Ancona, Italia, desidera esprimere la propria piena solidarietà al popolo groenlandese in un momento in cui si profila il rischio concreto che la Groenlandia possa essere invasa e annessa agli Stati Uniti d’America.
In questa prospettiva, riteniamo fondamentale preparare fin da subito la popolazione a una resistenza civile nonviolenta. I dati raccolti da ricercatori e ricercatrici come Erica Chenoweth dimostrano chiaramente che i movimenti di resistenza nonviolenta hanno molte più probabilità di successo rispetto a quelli violenti, soprattutto quando sono ben organizzati e coinvolgono la maggior parte della popolazione. La storia recente e passata conferma l’efficacia di questa strategia: Gandhi in India, i danesi e i norvegesi contro la Germania nazista, la liberazione della Serbia dal regime di Milosevic nel 2000, la lotta contro l’apartheid in Sudafrica, e molti altri esempi dimostrano come la resistenza nonviolenta possa avere successo anche contro potenze militari superiori.
Qualora la Groenlandia decidesse, come auspichiamo, di organizzare una resistenza nonviolenta, è fondamentale che questa scelta venga rispettata in ogni momento. Qualsiasi episodio di violenza, anche marginale, rischierebbe di compromettere l’intera strategia e di portare al fallimento, vanificando gli sforzi della popolazione e mettendo in pericolo la libertà di tutti.
Tentare una resistenza armata sarebbe non solo impossibile, ma anche disastroso, trasformando la Groenlandia in un teatro di guerra aperto a interventi di potenze mondiali. Meglio seguire i metodi della difesa popolare nonviolenta: fermi nelle proprie rivendicazioni, senza produrre morte, sofferenza o odio, e capaci di mobilitare la popolazione attraverso strumenti concreti come scioperi, boicottaggi, chiusura dei negozi, marce e manifestazioni pacifiche.
Siamo certi che, con criterio, intelligenza e partecipazione diffusa, anche un popolo non numeroso come quello groenlandese possa difendere la propria libertà senza ricorrere alle armi.
Con sincera stima e solidarietà,

Roberto Mancini
Emanuela Sbriscia Fioretti
Copresidenti della Scuola di Pace “Vincenzo Buccelletti”

Comune di Senigallia, Ancona, Italia

Uno dei primi presidi per la pace organizzato a Senigallia, luglio 2022

La guerra in Ucraina, le richieste di pace: nuovo presidio, il 35°, a Senigallia

Uno dei primi presidi per la pace organizzato a Senigallia, luglio 2022
Uno dei primi presidi per la pace organizzato a Senigallia, luglio 2022

Si terrà domani, sabato 11 marzo, il nuovo presidio contro la guerra in Ucraina che la “Rete per la pace subito” di Senigallia organizza ormai da varie settimane. Giunta alla 35esima giornata, l’iniziativa si pone lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica sul fatto che esiste un’altra strada al conflitto armato e sulla possibilità di indirizzare le scelte dei politici che finora hanno optato per il solo invio delle armi.

Per l’occasione abbiamo approfondito il tema della guerra e delle possibilità concrete di pace e accordi negoziali con uno degli animatori di tale movimento pacifista senigalliese, Roberto Mancini, ex docente e consigliere comunale.

«L’aggressione non ha giustificazioni – ha subito precisato – ma se vogliamo capirla fino in fondo, o cercare possibilità di soluzioni alternative al conflitto, dobbiamo andare indietro nel tempo per capire quali scelte abbiano portato alla situazione attuale. Dobbiamo inoltre comprendere che la guerra sta contrapponendo superpotenze con dotazioni militari nucleari e che si sta decidendo quale sarà il nuovo ordine mondiale. Quali speranze per i movimenti pacifisti? Sapendo che difficilmente una parte potrà prevalere sull’altra, la nostra speranza è quella di arrivare a un tavolo di trattative e di farlo il prima possibile: ogni giorno che passa, tra morte e devastazione, complica di più le cose».

Ascolta l’intervista completa cliccando sul player qui sotto.

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