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Tag: Roma

Delegazione da Senigallia dei Cursillos di Cristianità a Roma per il Giubileo dei Movimenti

Dal 6 all’8 giugno 2025, Roma diventerà il centro mondiale dei Cursillos di Cristianità con la sesta Ultreya mondiale, un evento che riunirà cursillisti da ogni parte del mondo, animati dal desiderio di condividere la propria fede, rafforzare i legami comunitari e rinnovare l’impegno a vivere il Vangelo nella quotidianità.

Questo grande incontro internazionale, che si inserisce nel contesto del Giubileo dei Movimenti, è organizzato congiuntamente dall’organizzazione mondiale dei Cursillos di Cristianità e dal segretariato nazionale d’Italia, che da tempo lavorano fianco a fianco per dare vita a un evento all’altezza del carisma e della missione del Movimento.

L’evento si aprirà nel pomeriggio di venerdì 6 giugno presso la basilica di San Paolo fuori le Mura, con l’accoglienza dei partecipanti e l’avvio ufficiale dell’Ultreya, che culminerà in serata con la celebrazione della santa messa.

Il giorno successivo, sabato 7 giugno, la comunità cursillista si sposterà in piazza San Pietro, dove al mattino attraverserà la porta santa come segno di pellegrinaggio e rinnovamento spirituale. Nel tardo pomeriggio, la piazza si animerà con una preveglia ricca di musica, testimonianze e riflessioni, che introdurrà la solenne veglia di pentecoste presieduta dal santo Padre.

Il centro dell’Ultreya sarà domenica 8 giugno, quando, sempre in piazza San Pietro, i cursillisti si uniranno agli altri movimenti ecclesiali per l’incontro con Papa Leone XIV e la santa messa giubilare, vivendo così un momento di comunione universale che suggellerà questi giorni di grazia.

Le iscrizioni sono aperte e si effettuano tramite i coordinamenti diocesani, che raccoglieranno le adesioni e le quote, da versare al nazionale (35 euro a persona; 15 euro per i ragazzi dai 5 ai 15 anni; gratuita per i bambini sotto i 5 anni). Il kit del partecipante sarà consegnato al responsabile indicato da ciascuna diocesi.

Arianna Massi, coordinatrice del Movimento nella diocesi di Senigallia, dichiara: «A quasi sessant’anni dalla prima Ultreya mondiale, celebrata proprio in Vaticano, questo nuovo incontro vuole essere non solo un ritorno alle origini, ma anche una nuova partenza, segnata dallo spirito evangelico di unità, gioia e servizio. Sarà un’opportunità preziosa per testimoniare al mondo che Cristo vive e continua a camminare con noi, in ogni ambiente, attraverso la testimonianza viva dei cursillisti».

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Sinodo di Roma, la speranza di una Chiesa sempre più inclusiva

Che aria si respira a Roma in questi giorni di assemblea sinodale? Quella di un confronto acceso e sincero, messo in moto dalla Chiesa italiana che si è riunita per interrogarsi sul proprio futuro, per capire come affrontare le sfide di un mondo in continua trasformazione e per riscoprire la propria missione. Come nostro solito, abbiamo voluto approfondire la questione con don Paolo Gasperini e Daniela Giuliani, rappresentanti della Diocesi di Senigallia insieme al vescovo Franco Manenti. L’intervista è in onda mercoledì 2 e giovedì 3 aprile alle ore 13:10 e alle ore 20, oltre che in replica alle 16:50 di domenica 6. L’audio è disponibile anche qui insieme a un breve testo.

C’è un desiderio palpabile di rinnovamento, di un approccio più concreto ai problemi, di una Chiesa che sappia parlare il linguaggio del nostro tempo. Le “proposizioni” presentate dal comitato centrale, però, non sembrano aver colto appieno questo desiderio. Sono state giudicate troppo generiche, troppo legate al passato, incapaci di indicare una strada chiara per il futuro.

Eppure, la speranza non è spenta. Anzi, il dibattito vivace, le critiche costruttive, la partecipazione sentita di donne e uomini di Chiesa, tutto questo testimonia una grande vitalità. C’è la consapevolezza che il cambiamento è possibile, che la Chiesa italiana può e deve trovare nuove strade per annunciare il Vangelo.

Il tema della sinodalità, del camminare insieme, è centrale. Si avverte la necessità di una Chiesa più inclusiva, capace di ascoltare tutte le voci, di valorizzare il contributo di ciascuno. Emerge con forza il ruolo delle donne, la loro autorevolezza, il loro desiderio di partecipare pienamente alla vita della Chiesa.

L’assemblea si concluderà con la consapevolezza che il cammino è ancora lungo, che le sfide sono tante, ma anche con la certezza che la Chiesa italiana ha le risorse per affrontarle. C’è la volontà di non lasciare cadere nel vuoto le istanze emerse, di trasformarle in azioni concrete, di costruire una Chiesa più autentica, più vicina alla gente, più capace di testimoniare la speranza del Vangelo.

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L’Annunciazione che unisce Loreto, Roma e Ostra Vetere

Lasciamo oggi il territorio della Diocesi di Senigallia per spostarci a Loreto e più precisamente all’interno della Basilica della Santa Casa. Qui è infatti conservata, nella Cappella della famiglia della Rovere, la copia in mosaico dell’Annunciazione di Federico Barocci (fig. 1), artista urbinate attivo anche nella città di Senigallia, dove ritroviamo la Madonna del Rosario, esposta presso la Pinacoteca Diocesana d’Arte Sacra, e la Sepoltura di Cristo, collocata nell’altare maggiore della Chiesa della Croce.

Il mosaico, che oggi troviamo a Loreto, è una copia accurata del dipinto (fig. 2) che Francesco Maria II della Rovere, ultimo discendente diretto di Giovanni della Rovere, Signore di Senigallia, fece eseguire tra il 1582 e il 1584 a Federico Barocci per la Cappella dei Duchi d’Urbino nella Basilica lauretana.
La riproduzione in mosaico, che è attualmente lì collocata, è invece datata al 1781.
L’opera originale, dal 1820 conservata presso la Pinacoteca Vaticana, venne trafugata nel 1797 dalle truppe napoleoniche durante la Campagna d’Italia guidata dal generale Bonaparte e recuperata soltanto nel 1815, a seguito della caduta di Napoleone, da Antonio Canova, inviato in Francia, in rappresentanza dello Stato Pontificio, per ottenere la restituzione delle opere sottratte dall’imperatore.

La pala d’altare del Barocci, un olio su tavola trasportato su tela alto circa 2 metri e mezzo, è in parte rovinata nell’area inferiore del dipinto, ma questa è facilmente ricostruibile grazie, oltre che al mosaico di Loreto, anche di una copia antecedente al 1635 (fig. 3) conservata presso il Museo Civico Parrocchiale di Ostra Vetere. La versione di Ostra Vetere, che vede l’aggiunta, mancante nell’originale, del Padre Eterno circondato da putti e cherubini e della colomba, simbolo dello Spirito Santo, rientra nel novero di quelle opere realizzate dagli allievi o dai collaboratori della Bottega di Federico Barocci con l’utilizzo dei cartoni e dei disegni del maestro.

L’opera ci racconta il momento in cui l’arcangelo Gabriele annuncia a Maria il concepimento verginale e la nascita verginale di Gesù. L’evento religioso domina l’intera composizione. Al centro della scena troviamo Maria che, probabilmente colta di sorpresa, getta con la sinistra, sul tavolo alle proprie spalle, il libro che stava leggendo, mentre istintivamente porta al petto la mano destra. Lo sguardo sembra invece rivolto al giglio, simbolo della purezza immacolata della Vergine, che l’arcangelo, inginocchiato, stringe in omaggio nella mano sinistra, mentre tende la destra verso la donna.
Entrambi i soggetti, resi con grande semplicità, sono immersi in una luminosità diffusa e pervasi da un’atmosfera familiare e idilliaca. L’idea della casa e del sogno ritornano anche nella figura del gatto che, in basso a sinistra, continua a dormire noncurante di ciò che sta avvenendo all’interno della stanza.
Sullo sfondo dell’opera un’apertura ci lascia intravedere una veduta del Palazzo Ducale di Urbino, elemento che torna molto spesso nei dipinti del Barocci a sottolineare il forte legame tra il maestro e la sua Urbino.

Marco Pettinari