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Tag: Terra

Il pianeta terra visto dallo spazio. Foto da Pixabay

La terra ha la febbre ma la medicina è nelle nostre mani

Oggi, 22 aprile 2026, si celebra la 56esima Giornata Mondiale della Terra. E come in ogni anniversario che si rispetti, la data porta con sé un bilancio: cosa è cambiato, cosa è peggiorato, cosa – forse – si muove nella direzione giusta.

Per capire dove siamo, vale la pena ricordare da dove siamo partiti. Era il 1969 quando dopo un disastro al largo della California – la solita fuoriuscita di petrolio – si decise che qualcosa doveva cambiare nel modo in cui ci si rapportava all’ambiente. Negli Stati Uniti venne scelta una data lontana dalle vacanze primaverili e dagli esami universitari, per radunare i giovani senza che dovessero scegliere tra impegno civile e studio. L’anno dopo, il 22 aprile 1970, scesero in piazza milioni di americani.
Da quel giorno, la Giornata della Terra è diventata un appuntamento globale, riconosciuto dall’ONU, capace di mobilitare centinaia di milioni di persone in quasi duecento Paesi. Una storia bella, ma con un paradosso al centro che allora non si poteva immaginare: nel 2026 sono proprio quegli stessi Stati Uniti a costituire uno degli ostacoli più grandi alla salute del pianeta.

Oggi sappiamo che la terra sta male, e i sintomi sono chiari a chiunque voglia guardarli: temperature medie in costante aumento, eventi meteorologici estremi sempre più frequenti, specie animali e vegetali che scompaiono a un ritmo insostenibile. Nessuna profezia catastrofista, sia bene inteso: ci sono dati scientifici, misurati, documentati, aggiornati. La causa principale è il rilascio nell’atmosfera di una varietà di sostanze e gas che trattengono il calore solare, alzando progressivamente la temperatura globale. L’Accordo di Parigi del 2015 aveva fissato un limite, forse simbolico, che poi è stato disatteso: cercare di non superare 1,5°C di riscaldamento rispetto all’era pre-industriale. Un obiettivo che diventa sempre più difficile da raggiungere. Nel frattempo la transizione energetica si scontra ogni giorno con interessi economici consolidati da oltre un secolo.

Se questa è la diagnosi, qual è la cura? Che medicine servono? Qualcosa, nel panorama globale, si muove davvero. Spagna, Germania, Cina – e persino Cuba, in piena crisi energetica – stanno aumentando con una certa costanza le installazioni di impianti a energia solare ed eolica. La capacità mondiale di energia rinnovabile cresce ogni anno a ritmi che fino a poco fa sembravano impossibili. Ma serve un continuo investimento. In Colombia, a Santa Marta, si tengono in questi giorni colloqui tra decine di Paesi per costruire una strategia concreta verso l’abbandono dei combustibili fossili. Un altro – piccolo forse, ma reale – passo in avanti. La dipendenza dai combustibili fossili non è un destino inevitabile. È una scelta economica e politica. E le scelte si possono cambiare.

E il tema della giornata mondiale della terra – “Il nostro potere, il nostro pianeta” – vuole ricordare proprio che le grandi trasformazioni sociali non nascono dall’alto ma da milioni di persone che, ciascuna nel proprio piccolo, decidono di agire. Senza essere eroi, senza protagonismi. Basta la presenza attiva, la condivisione, la partecipazione in scelte che riguardano lo stile di vita, i consumi, la mobilità, così come il voto. Atteggiamenti che incrinano quel muro di indifferenza che ha permesso all’emergenza di diventare tale. Basta celebrare? Basta ricordare? Forse no. Ma smettere sarebbe nocivo. Il pianeta terra non ha bisogno di salvatori, ma di abitanti responsabili. Ogni giorno. Non solo il 22 aprile.

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Premio Internazionale Arcaista: Massimo Nesti sul podio della 7ª edizione

Nella pittoresca cornice di Viterbo si è svolta, nel mese di settembre, la settima edizione del Premio Internazionale Arcaista, un evento che continua a illuminare il mondo dell’arte e della cultura. Questo premio, nato con l’obiettivo di promuovere l’arte e l’espressione culturale, attrae artisti e appassionati da ogni angolo d’Italia e dall’estero.

Alla base dei principi del Movimento Arcaista c’è il desiderio di recuperare la bellezza, la sobrietà e il sentimento che hanno sempre caratterizzato l’arte italiana e che continuano a diffondere i valori autentici dell’arte nel mondo.

Ogni anno, questa iniziativa offre l’opportunità a artisti emergenti e affermati di condividere il proprio talento e di esporre le proprie opere, contribuendo così all’arricchimento del panorama artistico internazionale.

La mostra, tenutasi dal 9 al 17 settembre, presso il Museo dei Cavalieri Templari, ha presentato un’eclettica collezione di opere di artisti. L’ultima giornata dell’esposizione è stata dedicata alla premiazione, avvenuta nei locali della Viterbo Sotterranea, e ha visto il noto pittore senigalliese Massimo Nesti aggiudicarsi il secondo posto assoluto.

Nesti ha condiviso le sue riflessioni sull’arte e la cultura, affermando: “L’arte, la cultura e la formazione sono alla base della conoscenza dell’uomo. Mettere da parte l’espressione artistica e la creatività significa mettere da parte l’anima, il sentimento e l’emozione dell’uomo stesso. Ricevere il secondo premio assoluto dal Movimento Arcaista è per me un onore, un’emozione che ho provato anche nel 2021 quando ho vinto il primo premio assoluto a Tarquinia.”

L’opera premiata, intitolata “Terra, opera I” è un olio su tela dalle dimensioni di 100×100 cm, creata nel 2023. Quest’opera cattura la connessione profonda tra l’essere umano e la natura, trasmettendo un potente messaggio attraverso l’arte.

Il Premio Internazionale Arcaista, giunto alla sua settima edizione, continua a svolgere un ruolo cruciale nella promozione dell’arte e della cultura, contribuendo a diffondere i valori autentici dell’arte a livello globale.

Marco Pettinari