Una lettura della DAD da parte di un’insegnante

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Maurizia Catena, docente di italiano al Liceo scientifico E. Medi di Senigallia, descrive ai microfoni di Raduo Duomo – Inblu gli effetti della didattica a distanza.

E’ importante distinguere due fasi dell’esperienza della didattica a distanza: nel primo periodo (marzo-giugno 2020) l’emergenza e la convinzione che la DAD sarebbe durata al massimo fino alla conclusione dell’anno scolastico hanno dato un senso stringente e operativo al nostro agire. Da ottobre, invece, la situazione è cambiata, vista l’incertezza generale riguardo la durata e l’impossibilità di fare previsioni e pianificazioni”. Per la prof.ssa Catena, è anche una questione di pari opportunità da garantire agli studenti: “Nonostante la buona volontà, la disponibilità ad adattarsi, a cercare metodologie digitali efficaci, la DAD si è rivelata limitante e riduttiva. Implica, infatti, il rischio concreto di lasciare indietro chi ha poche motivazioni, chi è più fragile o vive situazioni di svantaggio e di difficoltà”. E chiama in causa l’insegnamento come operazione ambivalente: “Se conoscere è un processo condiviso, di co-costruzione del sapere, costruito tappa per tappa, l’insegnamento ha bisogno costantemente di un feedback, che, oltre a coinvolgere il piano cognitivo, attiva potentemente le componenti emotive, affettive e relazionali. Questo scambio è, indubbiamente, appiattito dietro lo schermo o almeno non può avere un’anima che lo renda vivo e davvero interattivo, che metta in relazione gli studenti fra loro e con l’insegnante, ne stimoli un vero confronto costruttivo, un dialogo che alimenti la loro crescita.

La scuola è un’alleanza che si rinnova ogni giorno nella ricerca comune di nuovi sguardi sul mondo, nella reciprocità della scoperta, di un sapere vivo, attivo, che sia trasformativo sia per l’insegnante che per gli studenti. Infatti, se si concepisce l’azione di insegnamento- apprendimento come un processo costruttivo che mette al centro lo studente, il luogo privilegiato non può essere altro che l’aula, che deve diventare una palestra dove allenare il pensiero critico, stimolare la partecipazione democratica, cominciando a esercitare forme di cittadinanza attiva e responsabile, che è la finalità più alta di ogni percorso scolastico.

Ora dobbiamo chiedere agli alunni se in questi mesi hanno accusato delle perdite su questo fronte o se, a prescindere dalla DAD, non vivono in questi termini la loro realtà di studenti”.

a cura di Barbara Fioravanti

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