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Cesare Bocci: “Le paure di incontrare la diversità, ovunque si trovi”

Il sipario si apre e una nuova stagione teatrale comincia per Senigallia. Non una qualsiasi: quella che celebra i trent’anni della Fenice di Senigallia. Il battesimo del palco è toccato, nella serata del 6 novembre, al classico Indovina chi viene a cena?. La pièce, promossa dai rispettivi Comuni insieme ad AMAT, con il contributo della Regione Marche e del MiC, e a Osimo con A.S.S.O., proseguirà il suo tour nelle Marche sabato 7 e domenica 8 novembre al Teatro La Nuova Fenice di Osimo. A riportare in scena la commedia di William Arthur Rose, che nel 1967 fu portata al cinema, è il regista Guglielmo Ferro. La storia è quanto mai attuale: una figlia porta a casa l’uomo che ha deciso di sposare, ma l’innamorato è ben diverso da quello che i genitori si aspettavano per il futuro marito della loro adorata bambina. Sul palco, insieme a Cesare Bocci e Vittoria Belvedere, ci sono Federico Lima Roque, Elvira Camarrone, Rosanna Sparapano, Thilina Feminò, Fatima Romina Alí e Mario Scaletta, che firma anche l’adattamento del testo.

Incontriamo Cesare Bocci, gigante del teatro italiano, di tanto cinema e fiction che porta nelle sue Marche (ndr: è nato a Camerino) un classico senza tempo, capace di rispecchiare e mettere a nudo le piccole e grandi ipocrisie della società odierna.

Matt Drayton è un uomo convinto di essere aperto, progressista e lontano da ogni forma di pregiudizio. Eppure, quando la figlia gli presenta il futuro marito, le sue certezze vacillano. Non è forse questa una delle contraddizioni più attuali della nostra società: essere tolleranti in teoria, ma molto meno quando la diversità entra concretamente nelle nostre vite?
È proprio questo il punto. Quando parliamo degli altri, siamo tutti quanti bravi e portiamo avanti dei buoni principi. Poi, quando queste situazioni ci interrogano in maniera concreta e personale, vengono a galla i timori e le paure. Perché ci sono le paure? Perché tutti noi abbiamo delle convinzioni che ci mettono al riparo dalle nostre paure e che non sono negoziabili… Abbiamo bisogno che tutto fili liscio… Il diverso è l’anomalia, il cambiamento, qualcosa che scompiglia lo spartito e ci mette di fronte all’ignoto, all’incerto, al non conosciuto. In una società come quella della fine degli anni ‘60, quando venne fatto il film, erano passati appena due anni dalle leggi che permettevano i matrimoni misti… Queste paure, sicuramente, erano più forti, ma il timore, nel corso degli anni, è rimasto uguale, salvo cambiare nome: pensiamo all’orientamento sessuale, a quello politico oppure a quello religioso. Tutto questo crea paura e, purtroppo, nella nostra società, come vediamo molte volte, si fa proprio leva sulle paure per portare avanti determinate linee. Più che imparare ad accogliere il diverso, abbiamo semplicemente aggiornato i nostri pregiudizi.

Uno dei conflitti centrali dello spettacolo riguarda il rapporto tra genitori e figli: il desiderio dei primi di proteggerli e il diritto dei secondi di scegliere liberamente la propria vita. Da padre, quanto è difficile accettare che i figli possano compiere scelte lontane dalle nostre aspettative?
Difficilissimo, ma necessario, perché i nostri figli, dal momento in cui entrano nel mondo, non sono più nostri: sono del mondo, appunto. Tu puoi stargli accanto, puoi dare loro supporto a 360 gradi. Da genitori siamo sempre lì, pronti a dare una mano, ma, passate l’infanzia e l’adolescenza, i figli vanno lasciati camminare con le proprie gambe. Se siamo stati dei buoni maestri, saranno in grado di scegliere bene davanti ai numerosi bivi della vita. Certo, anche in questo caso la teoria non va sempre di pari passo con la pratica. La tentazione di sostituirsi a loro in determinate scelte, a volte, può bussare alla porta…

Oggi viviamo in una società che sembra aver perso la capacità di confrontarsi serenamente con chi la pensa diversamente. I social network alimentano spesso contrapposizioni, giudizi e divisioni. Abbiamo ancora la capacità di ascoltare davvero l’altro e, soprattutto, di cambiare idea?
Ha toccato un tema centrale e importantissimo. Penso che tutto parta dalla famiglia, ma che poi questa capacità di ascoltare davvero l’altro debba essere affinata e sviluppata tra i banchi. La scuola è il principio. Il rispetto dovrebbe essere un punto centrale dell’educazione scolastica. Le faccio un esempio: qualche tempo fa si era parlato di una legge per l’introduzione di una materia legata all’educazione sentimentale a scuola… Perché è così fondamentale? Perché dobbiamo imparare a rispettare l’altro, a comprendere che non siamo tutti uguali, che le persone possono essere diverse da noi e pensarla in maniera diametralmente opposta, ma questo non può porre qualcuno al di sopra di qualcun altro e non toglie che ogni individuo debba avere pari dignità. Dobbiamo imparare a distinguere cosa è amore e cosa è possesso: è alla base dei rapporti di coppia, ma anche di quelli tra genitori e figli.

Il testo affronta temi profondi e delicati utilizzando il linguaggio della commedia. Una scelta che consente di raccontare le contraddizioni umane attraverso il sorriso, senza trasformare il teatro in una lezione morale. Quale riflessione vorrebbe che gli spettatori portassero con sé uscendo dal teatro?
Non è raro che, a fine spettacolo, alcuni spettatori mi vengano a salutare e spesso i commenti convergono su questo: «Ci siamo fatti una risata, ma adesso torniamo a casa con tante riflessioni». Il taglio è sì quello della commedia brillante, ma i temi sono alti, importanti, attuali e, come dicevamo prima, ci interrogano tutti: le differenze culturali, l’accettazione, le aspettative dei genitori. Quando hai la conferma che tutto questo è arrivato al pubblico, allora non puoi non essere contento. L’arte e il teatro non sono solo intrattenimento, ma un’occasione per riflettere e magari tornare a casa un po’ più saggi.

a cura di Lorenzo Ceccarelli

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