Gli sfruttati che resistono “In mezzo all’inferno”: il nuovo romanzo di Sergio Sinigaglia

Abbiamo imparato a conoscere Sergio Sinigaglia come attivista – una delle colonne – dello spazio autogestito Arvultùra. Per chi non lo sa, è anche tra gli organizzatori della scuola di italiano per stranieri Penny Wirton di Senigallia. Oggi lo conosciamo meglio come autore, dato che torna in libreria con “In mezzo all’inferno” (edito da PeQuod, 123 pagine, 15 euro). Il volume è stato recentemente presentato a Senigallia con il critico letterario Massimo Raffaeli (che lo ha recensito anche su il Manifesto). Si offre come un racconto lungo. Rapido, essenziale, capace di accendere i riflettori su quelle vite ai margini della società. Esistenze che, spesso, scegliamo di ignorare. Qui sotto, l’AUDIO dell’intervista.
Il titolo è un richiamo diretto a Le città invisibili di Italo Calvino. Un invito a «cercare e saper riconoscere chi e che cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio». Il romanzo intreccia i percorsi di tre personaggi apparentemente distanti. Tanya, una giovane profuga arrivata dalla rotta balcanica; Geronimo, un cane meticcio sfruttato nei combattimenti clandestini; e Bruno, un ex insegnante finito a vivere in strada.
Nel testo confluiscono le tematiche più care alla militanza dell’autore, dall’antispecismo all’inclusione, dall’emergenza migranti alle politiche abitative. Un tema, quest’ultimo, vissuto in prima persona da Sergio Sinigaglia attraverso occupazioni di solidarietà nelle Marche. L’autore punta il dito contro una politica che ha abdicato il suo ruolo nella gestione dell’edilizia popolare delegandolo al mercato e all’imprenditoria privata.
A unificare i tre protagonisti è inizialmente il comune sfruttamento da parte della malavita organizzata. La svolta avviene quando i loro destini si incrociano all’interno di uno spazio occupato da un collettivo anarchico. È in questa dimensione che le tre figure trovano un rifugio precario ma autentico, una parziale salvezza che li riscatta dalla durezza del presente.
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