Giornata per la vita, l’impegno continua

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bambini abbandonati

Esattamente un anno fa, era trascorsa da poco la Giornata per la Vita, il Coronavirus dilagò in Italia e noi, volontari del Centro di Aiuto alla Vita (Cav) di Senigallia, cominciammo a porci delle domande su come continuare ad aiutare le nostre mamme. Dovevamo adottare nuovi criteri e nuove strategie, visto che, secondo le disposizioni governative, non si poteva più tenere aperto due pomeriggi a settimana il Centro che accoglie le donne incinte della nostra Diocesi, dalla gestazione fino ai due anni di vita del figlio. All’inizio del lockdown che ci costrinse tutti in casa, chiudemmo quindi la nostra sede, ma noi volontari sentivamo l’esigenza di tenere aperto un contatto con le nostre utenti o con le future mamme, non potevamo lasciarle sole. Così attivammo il trasferimento di chiamata tra il telefono del Centro e quello di una volontaria.

In questo modo potemmo sempre, nonostante l’allontanamento fisico, essere presenti e aggiornati sulle condizioni delle mamme, sulle nascite, sulle nuove gravidanze.

Ci fa piacere pensare che il nostro numero di telefono scritto fuori dal Centro sia stato uno spiraglio di luce anche per chi, in una situazione così grave, si sia trovato in difficoltà per altri problemi non legati ad una nascita e ci abbia chiamato per sapere un numero di telefono o a chi rivolgersi o solamente per parlare un po’.
Quando poi verso l’estate fu possibile muoversi più agevolmente, noi volontari pensammo di raggruppare i vari appuntamenti e di aprire il Centro una sola settimana, ogni due m esi, per contenere gli spostamenti e gli incontri in tempi contingentati e incastrati tra una zona arancione e una gialla. Così, impegnandoci a turno, mattino e pomeriggio, nei guardaroba o al telefono o “allo sportello”, rispettando sempre la distanza di sicurezza, usando mascherine, gel igienizzante e guanti, ci adoperammo e continuiamo a farlo anche ora, perché le nostre mamme siano sempre assistite.

Per ognuna prepariamo un pacco con quello che può servire e che noi recuperiamo dalle nostre “scorte”, sia abiti, sia omogeneizzati o buoni latte per chi usufruisce dei nostri progetti. Abbiamo potuto partecipare, anche se con qualche difficoltà,alla giornata deiDiritti del Bambino nelle farmacie tramite “il Progetto Rava”. Ci sono arrivati pappe, pannolini e altro da donare ai nostri bimbi.
La cosa più bella è che, protetti da un grande rettangolo di plexiglass incastrato nella finestra del piano terra del nostro ufficio, abbiamo creato uno “sportello fai da te” dal quale consegniamo direttamente alle mamme ciò che abbiamo preparato e le vediamo e ci guardiamo negli occhi.
Questo mezzo insieme al telefono ci ha permesso di continuare la nostra opera di volontariato che è cambiatasolo nel modo in cui la svolgiamo, non nello scopo: l’accoglienza della vita.
Anche il volontario a cui abbiamo assegnato il complesso compito di tenere l’archivio informatico e i rapporti con la federazione regionale e nazionale ha svolto un lavoro davvero encomiabile.
Purtroppo la pandemia ci ha impedito di portare avanti altre iniziative: non siamo più potuti andare nelle scuole a parlare, insieme ad altre associazioni del territorio, del Movimento per la Vita e del Cav e non abbiamo potuto accogliere gli studenti che venivano a fare uno stage di sei ore da noi. Pazienza!
Dobbiamo ringraziare invecedi essere sempre riusciti a contattare e ad accogliere in tempo le nostre mamme, prima che scattassero i divieti di spostamento tra i vari Comuni. Ogni volta è stata una sfida che abbiamo superato. Infine, dobbiamo rallegrarci che nel 2020, presso il nostro Centro, sono nati 22 bambini e le mamme che si sono rivolte a noi sono state una quarantina. Per quest’anno già sei gestanti si sono presentate per chiederci aiuto. Il Signore le protegga e ci sostenga sempre in questo nostro operare.

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