Il Mastelletta: tra l’accademia carraccesca e il manierismo del Parmigianino

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Presso i locali espositivi della Pinacoteca Diocesana di Senigallia è collocato un interessante dipinto attribuito al pittore barocco, appartenente alla scuola bolognese, Giovanni Andrea Donducci, detto il Mastelletta.
Perché quest’opera, realizzata tra il 1613 e il 1616, può essere definita interessante?
L’olio su tela del Mastelletta è il simbolo, assieme ovviamente ad altre sue creazioni pittoriche, dell’evoluzione stilistica e della ricerca artistica del Donducci una volta terminato il proprio periodo di apprendistato presso l’accademia dei Carracci.

Dai fratelli Caracci, Agostino e Annibale, e soprattutto da loro cugino Ludovico, che rimase a Bologna a reggere le sorti dell’accademia carraccesca quando i primi due si trasferirono a Roma, il Mastelletta non si allontanò mai troppo, rimanendo però legato all’accademia bolognese più per l’aspetto contenutistico delle opere che per lo stile.
Il Donducci infatti rifiutò gli aggiornamenti, introdotti dai Carracci, della tradizione cinquecentesca emiliana e ripropose quest’ultima accettando i rischi di arcaismo e anacronismo che la propria scelta avrebbe comportato. Nella sua ricerca stilistica si spinse direttamente alla fonte del manierismo emiliano cinquecentesco, ovvero a Girolamo Francesco Maria Mazzola detto il Parmigianino, che il Mastelletta pose come suo massimo termine critico, ritrovandosi quindi ad affrontare gli stessi problemi che avevano tenuto occupato i manieristi del secolo precedente.

Madonna con Bambino e santi, Mastelletta, XVII secolo, Pinacoteca Diocesana di Senigallia

Nella “Madonna con Gesù Bambino e santi” conservata presso la Pinacoteca senigalliese, dove traspare un senso di inquietudine e quegli aspetti esoterici a cui il Donducci non sapeva rinunciare, ritroviamo infatti molto del Parmigianino e, in particolare, mettendo a confronto questo dipinto con la “Madonna di San Zaccaria”, realizzata dal Parmigianino intorno al 1530 e oggi esposta alla Galleria degli Uffizi di Firenze, possiamo notare come i tre personaggi centrali, ossia la Vergine Maria, Gesù Bambino e San Giovannino, siano stati esattamente ripresi dall’opera cinquecentesca e riproposti dal Mastelletta nel suo dipinto un secolo dopo.
Oltre che sul viso ovale della Madonna e sui colli allungati di lei e di Santa Lucia, che sono un chiaro richiamo al Parmigianino, particolare attenzione va posta sul braccio sinistro di Maria, sulla posizione delle gambe e dei piedi di Gesù, sulla mano con la quale il Cristo bambino, allungando il dito indice, accarezza il volto di San Giovannino e, ovviamente, sulla posizione del corpo di quest’ultimo e sull’abbraccio col quale stringe le spalle di Gesù.

Madonna di San Zaccaria, Parmigianino, XVI secolo, Galleria degli Uffizi di Firenze

L’opera in Pinacoteca non è però una copia del dipinto del Parmigianino, il Mastelletta infatti, oltre a inserire un quinto soggetto dietro alla Vergine, probabilmente un angelo, non raffigura nel dipinto San Zaccaria e Santa Maria Maddalena, che vengono rispettivamente sostituiti con Santa Lucia, che regge gli occhi su un piattino, e San Francesco, facilmente identificabile dalle stimmate e dal saio.

Marco Pettinari