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Tag: dantedì

Dante tra codici segreti e Senigallia: Francesco Fioretti si racconta al “DanteDì”

Il 25 marzo è il giorno in cui, secondo gli studiosi, ebbe inizio il viaggio ultraterreno della Divina Commedia. Per celebrare il DanteDì, abbiamo ospitato Francesco Fioretti, scrittore, docente e autore de Il libro segreto di Dante, un romanzo capace di scalare le classifiche con oltre 300mila copie vendute. L’intervista realizzata da Marco Pettinari, storico collaboratore de La Voce Misena nonché presidente di Sena Nova, è in onda oggi mercoledì 25 e domani, giovedì 26 marzo alle ore 13:10 e alle ore 20 su Radio Duomo Senigallia (95.2 FM), oltre che disponibile in questo articolo grazie al lettore multimediale.

Al centro del colloquio, il fascino magnetico che Dante esercita ancora oggi, sospeso tra rigore storico e mistero narrativo. Fioretti ha svelato la genesi del suo successo, nato dall’approfondimento di un enigma numerologico reale: il celebre 515 (o DXV), citato nel XXXIII canto del Purgatorio. Ricorrono strutture numeriche, quasi ossessioni, che dimostrano come Dante non scrivesse solo per i contemporanei, ma per un pubblico futuro capace di decifrare i livelli di lettura più profondi.

Perché Dante affascina ancora le nuove generazioni? Secondo Fioretti, la Commedia è un «liofilizzato» della letteratura europea: «In essa troviamo già le tragedie di Shakespeare, il Mefistofele di Goethe e persino Dostoevskij». Ma la vera sorpresa arriva dall’Oriente. Dante sta conoscendo un’ondata di simpatia travolgente in Cina. Fioretti ha citato l’opera dell’artista Dai Du Du, un enorme affresco dove Dante dialoga con cento personaggi della storia mondiale. «Dante traduce i concetti astratti in immagini; per questo è il poeta più traducibile e universale».

La lapide con i versi di Dante in cui parla di Senigallia affissa alle mura a fianco della rocca roveresca
La lapide con i versi di Dante in cui parla di Senigallia affissa alle mura a fianco della rocca roveresca

L’intervista ha toccato anche il legame di Dante con il territorio adriatico. Sebbene Senigallia venga citata nel XVI del Paradiso come esempio di città decaduta a causa delle lotte tra Guelfi e Ghibellini (ma anche per ragioni demografiche e sociali a cui seguirà più tardi il ripopolamento malatestiano da cui poi il detto ‘Senigallia mezza ebrea mezza canaia’), Fioretti non esclude che il Poeta l’abbia visitata fisicamente. «La biografia monumentale di Giuseppe Indizio suggerisce che Dante possa essere passato per queste zone nei primi anni dell’esilio», ha sottolineato lo studioso. Le descrizioni di Fonte Avellana, avvolta nella nebbia, o di altri luoghi, appaiono troppo verosimili per non essere frutto di un’esperienza diretta. Inoltre, la presenza dei figli di Dante nel fermano avvalora l’ipotesi di una geografia marchigiana molto cara all’Alighieri.

Questa intervista su un Dante decisamente vivo, meno accademico e più vicino a noi, che Fioretti ha proposto rispondendo alle domande di Marco Pettinari, si chiude con un’ultima questione: cosa chiederebbe oggi Fioretti a Dante? Lasciamo però che possiate ascoltare la risposta direttamente nell’audio che accompagna questo articolo, anticipandovi solo che si parla di «luce e musica».

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Francesco Fioretti
Francesco Fioretti (Foto tratta dal suo profilo Fb)

Dante Alighieri, dal Palazzo Ducale di Urbino al Museo del Louvre di Parigi

Il 25 marzo 2021, oltre alle celebrazioni per il Dantedì, ovvero il giorno scelto per omaggiare la figura di Dante Alighieri, sono cominciate anche una serie di iniziative in occasione dei 700 anni dalla morte del Sommo Poeta, padre delle lingua italiana (1265-1321).

Per ricordare l’autore della Divina Commedia ho pensato di trattare un’opera, una tempera su tavola, realizzata tra il 1473 e il 1476 circa dal fiammingo Giusto di Gand, in cui è appunto ritratto Durante di Alighiero degli Alighieri.

Il dipinto, alto poco più di un metro, per la cui realizzazione alcune fonti indicano anche la collaborazione dell’artista spagnolo Pedro Berruguete, appartiene a una serie di 28 ritratti, detti degli “Uomini Illustri”, voluta da Federico da Montefeltro per decorare il suo studiolo presso il Palazzo Ducale di Urbino.

Lo studiolo del Duca, celebre per le tarsie lignee attribuite a Baccio Pontelli, l’architetto che diede alla Rocca Roveresca di Senigallia l’aspetto che possiamo ammirare noi oggi, è il solo ambiente interno del palazzo a essere rimasto pressoché integro e che ci permette di apprezzare il gusto fastoso della corte di Federico.

In origine le pareti del piccolo studio, che sembra all’occhio più grande grazie ai giochi di prospettiva del Pontelli, erano decorate nella parte superiore da un fregio contenente i 28 ritratti, disposti su due registri, degli uomini illustri del passato e del presente.
Oggi quattordici di questi dipinti sono nella loro collocazione originaria all’interno della Galleria Nazionale delle Marche, mentre gli altri quattordici, e fra questi anche il ritratto di Dante Alighieri, sono al Museo del Louvre di Parigi.

Dopo il 1631, con la fine della dinastia dei Della Rovere e il passaggio del ducato di Urbino allo stato pontificio, i dipinti furono acquisiti e portati a Roma dal Cardinale Antonio Barberini. Le tavole passarono quindi nella collezione romana dei Barberini e rimasero insieme fino al 1812, quando quattordici di esse andarono alla famiglia Colonna di Sciarra che le vendette al Marchese Campana. Nel 1861 vennero infine acquistate da Napoleone III, per approdare nel 1863 al Museo del Louvre. I quattordici dipinti rimasti in Italia furono invece acquistati dallo Stato italiano nel 1934, grazie a un accordo con i Barberini, e tornarono a Urbino nella loro locazione all’interno del Palazzo Ducale.

Nel dipinto in questione Dante Alighieri viene ritratto di profilo, seduto in un ambiente interno, con in mano un libro, elemento che viene introdotto per la prima volta nella versione di Giotto – e ripreso successivamente anche da altri artisti, come Andrea del Castagno – a ricordare la sua illustre fama di scrittore.

Giusto di Gand, Ritratto di Dante Alighieri (1460-1475), tempera su tavola, Museo del Louvre, Parigi

Altri elementi distintivi del poeta sono, sicuramente recuperati dall’antecedente giottesco, l’espressione seria, la cuffia bianca e l’abito rosso carminio come il morbido copricapo sul quale spicca la corona di alloro, simbolo di quella gloria poetica a cui Dante aspira nella prima terzina del proemio che apre la Cantica del Paradiso.

O buono Appollo, a l’ultimo lavoro
fammi del tuo valor sì fatto vaso,
come dimandi a dar l’amato alloro…

Marco Pettinari

Dantedì

Anche Corinaldo partecipa al Dantedì, la giornata dedicata al ricordo del Sommo Poeta a 700 anni dalla sua scomparsa

Il Comune di Corinaldo e l’Unitre, in occasione dei 700 anni dalla morte di Dante Alighieri, celebrano il Sommo Poeta con una serie di appuntamenti online sulla pagina Facebook Città di Corinaldo. Ce ne parla Giorgia Fabri, assessore alla Cultura del Comune di Corinaldo.

Giovedì, il 25 marzo, è il Dantedì, e in questa giornata particolare in cui si celebra la figura di Dante il Comune di Corinaldo, in collaborazione con l’Unitre ma anche con diversi soggetti della nostra comunità, fa partire un percorso dedicato al Sommo Poeta. Iniziamo giovedì andando a indagare la figura di Dante anche in chiave contemporanea, per poi continuare nei prossimi mesi a occuparci di Francesca e delle donne della Divina Commedia, fino ad arrivare a leggere e rileggere i frammenti della stessa. Quindi 3 appuntamenti per celebrare i 700 anni dalla morte del Sommo Poeta. Non potevamo non pensare ai nostri ragazzi e non occuparci di loro. Grazie alla nostra biblioteca ci saranno infatti una serie di attività dedicate ai più piccoli che partiranno la prossima domenica. Saranno eventi in digitale, perché il momento ce lo richiede, ma con la volontà di leggere e rileggere il nostro Sommo Poeta.

a cura di Barbara Fioravanti