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Tag: Export agroalimentare

manifattura, produzione industriale, industria italiana, made in Italy

Export Marche in picchiata: perso un terzo del valore in due anni

Un tracollo che non sembra conoscere sosta. Il sistema produttivo delle Marche lancia un grido d’allarme attraverso le parole di Giuseppe Santarelli, segretario generale della Cgil Marche, che commenta con estrema preoccupazione i dati relativi alle esportazioni regionali nel 2025. 

I numeri parlano chiaro: in meno di due anni, la regione ha visto sfumare un terzo del proprio valore export, scivolando nei bassifondi della classifica nazionale. Il confronto con il resto d’Italia è impietoso. Mentre il Paese prova a correre, le Marche restano al palo. Nel 2025, il valore delle esportazioni marchigiane si è attestato a 13,4 miliardi di euro, segnando una contrazione del -7,6% rispetto all’anno precedente. Il dato appare ancora più critico se confrontato con la media nazionale (+3,3%) e, soprattutto, con la performance del centro Italia, che nello stesso periodo ha registrato un balzo del +13,2%.

«I dati confermano un quadro in netto peggioramento – dichiara Santarelli -. Siamo la quart’ultima regione in Italia: dietro di noi restano solo Sicilia, Sardegna e Basilicata. Dopo cinque anni di governo, è tempo che la Giunta regionale si assuma la responsabilità di questa situazione».

Il cuore manifatturiero della regione è in crisi. Un peso determinante nel risultato complessivo è dato dal comparto farmaceutico, che ha registrato una riduzione superiore ai 750 milioni di euro. Ma anche escludendo questo settore, la flessione regionale resta evidente: -3,2%. A preoccupare maggiormente è il comparto della moda, colonna portante dell’economia locale, che registra un pesante -8,6%. Entrando nel dettaglio: Abbigliamento: -12,2%; Calzature: -6,9%. Non va meglio per la meccanica (-3,6%), con una nota dolente specifica per le macchine utensili, che perdono 200 milioni di euro di commesse (-10,2%). In calo anche gli elettrodomestici (-2,6%) e i mezzi di trasporto (-8,8%). Resistono solo alcune “isole felici”: Agroalimentare: +4,4%; Gomma-plastica: +3,7%; Prodotti elettronici: +10,2%; Metalli: +3,9%.

Oltre alla congiuntura negativa, emerge un problema strutturale legato alla dimensione delle imprese, sottolineato dal presidente di Confindustria Marche, Roberto Cardinali. Il numero di esportatori marchigiani si è più che dimezzato in vent’anni, passando dagli oltre 11.000 dei primi anni Duemila ai circa 5.600 del 2024. I dati evidenziano un divario profondo: a livello nazionale, le microimprese (meno di 10 addetti) sono il 40% degli esportatori, ma pesano solo per l’1,5% del valore totale. Le imprese con oltre 100 addetti (meno dell’8% del totale) realizzano oltre il 70% dell’export. Nelle Marche, questo squilibrio è evidente nella moda: nell’abbigliamento, il 60% delle imprese esportatrici sono micro-imprese, ma generano solo il 5,7% dell’export settoriale. Nelle calzature, le micro-imprese (50% del totale) contribuiscono per meno del 3%.

Ma su questo quadro già di per sé drammatico, aleggia anche l’ombra del conflitto. Secondo il leader della Cgil, il contesto geopolitico rischia di dare il colpo di grazia a un tessuto già fragile. I conflitti internazionali in corso stanno agendo come un moltiplicatore di criticità, incidendo direttamente sui costi energetici e sulle spese operative delle imprese, minando la competitività dei prodotti marchigiani sui mercati esteri. «Non si può continuare a nascondere la realtà – incalza Santarelli -. Occorrono scelte condivise e un orientamento delle risorse pubbliche che sia realmente mirato. Senza una strategia precisa, il rischio è che il declino diventi irreversibile».

L’appello alla politica è una richiesta netta alla Regione: abbandonare la narrazione ottimistica e affrontare i nodi strutturali. Per Santarelli, la gestione delle risorse pubbliche deve cambiare passo, privilegiando investimenti che possano restituire slancio alle imprese e proteggere i livelli occupazionali messi a rischio da questa crisi commerciale.

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Crescono anche nel primo trimestre 2023 le esportazioni delle Marche

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Foto: Pixabay

Nei primi tre mesi del 2023 l’export italiano in valore mostra una crescita molto sostenuta (+9,8%) rispetto allo stesso periodo del 2022, ma in rallentamento per tutte le ripartizioni territoriali ad esclusione del centro. Gran parte delle regioni italiane registrano incrementi dell’export in valore: il più marcato per le Marche (+101,9%) la cui performance è quasi totalmente spiegata dall’eccezionale aumento delle vendite di prodotti farmaceutici verso la Cina e contribuisce per 2,8 punti percentuali all’aumento tendenziale dell’export del nostro Paese. 
Al netto della variazione del comparto farmaceutico la crescita dell’export delle Marche risulta più modesta di quella media nazionale e pari al +3,4%.

Il peso dell’export della regione sul totale nazionale è salito dal 2,8% al 5,1%; la crescita ha riguardato sia le vendite verso i Paesi Ue (+20,6%) sia, soprattutto, quelle verso i Paesi extra Ue (+208,6%).

«Un altro brillante risultato del comparto farmaceutico – ha commentato il presidente di Confindustria Marche Roberto Cardinali – che nasconde tuttavia andamenti differenziati tra i principali settori di specializzazione della regione ed un rallentamento per alcuni di loro. Per questo dobbiamo continuare a lavorare per supportare la vivacità e la crescita dell’intero sistema produttivo regionale affiancando le imprese e aiutandole a mantenere e accrescere la presenza delle nostre produzioni sui mercati internazionali».

Scendendo nel dettaglio dei dati regionali, l’export del comparto farmaceutico risulta cresciuto di cinque volte rispetto al primo trimestre 2022, ma crescono in modo consistente anche le esportazioni di macchinari ed apparecchi (+18,1%), di pelli e calzature (+20,8%), di mobili (+13,5%), di articoli di abbigliamento (+26,1%), di sostanze e prodotti chimici (+12%), di prodotti alimentari e bevande (+13,3%), di computer e apparecchi elettronici (+28,3%), di legno e prodotti in legno (+6,8%), di prodotti tessili (+22,5%). 

In flessione invece le esportazioni di metalli e prodotti in metallo (-10,2%), di apparecchi elettrici (-3,7%), di altri mezzi di trasporto (-59,2%), di articoli in gomma e materie plastiche (-8,6%), di carta e prodotti di carta (-1,5%), di prodotti petroliferi (-39,2%).

A livello provinciale si registra l’aumento delle esportazioni in tutte le province fatta eccezione per Pesaro Urbino (-1,1%): Ancona (+1,7%), Macerata (+12,7%), Fermo (+19,8%). Ascoli Piceno, il cui valore delle esportazioni è risultato più che quadruplicato (+338,8%), influenzato dall’andamento dei prodotti farmaceutici, risulta al primo posto tra le province italiane per contributo alla crescita tendenziale dell’export nazionale.

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Export agroalimentare

Segnali di ripresa per l’export agroalimentare marchigiano

Dopo il lungo periodo di stasi, torna a dare i primi segnali di ripresa l’export per l’agricoltura marchigiana. A tal proposito abbiamo raggiunto Maria Letizia Gardoni, presidente di Coldiretti Marche e Coldiretti Ancona.

Qual è la situazione dell’export dell’agroalimentare marchigiano in questo momento?

Il dato dell’export marchigiano torna a crescere a distanza di circa dodici mesi dal brusco arresto che aveva registrato quando il nostro Paese e i mercati europei e internazionali erano nel pieno della crisi pandemica. L’aumento dell’1% riguarda il primo trimestre del 2021, confrontato con lo stesso trimestre dello scorso anno, quando eravamo ancora in piena emergenza sanitaria. È un dato che fa ben sperare, che ci prospetta un leggero e progressivo ritorno a una normalità economica e commerciale ed è un elemento significativo per il nostro settore agroalimentare marchigiano che soprattutto nei mercati europei trova sbocco e riconoscibilità.

Quali sono le azioni che state portando avanti per favorire questa ripresa?

Come Coldiretti Marche abbiamo da subito prestato collaborazione e sostegno al governo regionale per facilitare e accelerare quanto più possibile il piano di vaccinazione dei cittadini e degli imprenditori marchigiani. Questo proprio con lo scopo e la volontà di riuscire a creare quanto prima un contesto nuovamente favorevole per il tessuto lavorativo della nostra regione, soprattutto per ritornare a un’attività commerciale necessaria per le imprese agricole, e non solo, della regione Marche.

a cura di Barbara Fioravanti