Dopo il trasloco da villa Marzocchi, avvenuto nel novembre 2024, le volontarie e i volontari del CAV – Centro di aiuto alla vita – si sono insediati nella nuova sede di via Gorizia 11. In questa Gioranta per la Vita 2026 ci piace raccontare come gli ostacoli e le difficoltà iniziali non abbiano tolto l’entusiasmo e la passione per continuare ad accogliere ed assistere tante mamme con in grembo tante vite umane da salvare o aiutare a venire al mondo. Certo, nei vecchi più spaziosi locali di piazza Diaz abbiamo lasciato un pezzo importante del nostro cuore, dei nostri ricordi e le nostre radici, tuttavia, insieme alle signore del Consultorio familiare con cui condividiamo la nuova sede, ci siamo sistemati con grande impegno, coraggio ed inventiva. Il 22 febbraio 2025 le nostre due associazioni hanno celebrato, insieme alle autorità civili e religiose, l’inaugurazione ufficiale della nuova sede e nell’autunno due nostri volontari, Loris e Cristina Mazzanti, hanno costruito e montato per noi a titolo gratuito una straordinaria scaffalatura per il nostro guardaroba, frutto del loro ingegno e del loro generoso lavoro. Ecco le cifre, i dati e i sentimenti che nascono dall’amore per la sacralità della vita umana che ci dà la carica e l’energia per operare e collaborare.
Lino Crucini presidente Centro di aiuto alla vita – Senigallia
Domenica 2 febbraio 2025 si celebra la 47ª “Giornata nazionale per la vita”, un appuntamento che si rinnova dal 1978 per decisione di San Paolo VI. Il messaggio di questa edizione della Giornata per la Vita è «Trasmettere la vita, speranza per il mondo. “Tu sei indulgente con tutte le cose, perché sono tue, Signore, amante della vita” (Sap 11, 26)». La Chiesa italiana lancia un appello urgente a ritrovare la speranza in un futuro segnato da sfide come le guerre, le migrazioni e il declino demografico. Il messaggio, pubblicato nel contesto del Giubileo, invita a riflettere sul valore della vita e sulla necessità di trasmettere ai giovani una visione positiva del futuro. Ispirato dalla bolla “Spes non confundit”, sottolinea l’importanza della speranza come forza trainante per affrontare le sfide del presente e costruire un futuro migliore.
Scrivono i vescovi italiani: «La «strage degli innocenti» di tanti bambini – «che perdono la vita nei teatri di guerra; che muoiono nelle migrazioni per mare o per terra; che sono vittime delle malattie o della fame nei Paesi più poveri; a quelli cui è impedito di nascere» – induca soprattutto i giovani «a guardare al futuro con preoccupazione e a impegnarsi per rendere il mondo migliore» mettendo al mondo dei figli. L’Italia «ha pochi figli e troppi “pets”» (animali domestici): «Da anni c’è un costante calo delle nascite, che preoccupa per le ricadute sociali ed economiche a lungo termine e c’è un vistoso calo del desiderio di paternità e maternità nelle giovani generazioni, propense a immaginare il proprio futuro di coppia a prescindere dalla procreazione di figli e c’è un preoccupante processo di “sostituzione”: l’aumento esponenziale degli animali domestici».
Sono numerose le circostanze in cui si è incapaci di riconoscere il valore della vita tanto che, per tutta una serie di ragioni, si decide di metterle fine o si tollera che venga messa a repentaglio. La vita del nemico – soldato, civile, donna, bambino, anziano… – è un ostacolo ai propri obiettivi e può, anzi deve, essere stroncata. La vita del migrante vale poco, per cui si tollera che si perda nei mari o nei deserti. La vita dei lavoratori è spesso considerata una merce, da “comprare” con paghe insufficienti. La vita delle donne viene ancora considerata proprietà dei maschi per cui può essere umiliata con la violenza o soffocata nel delitto. La vita dei malati e disabili gravi viene giudicata indegna di essere vissuta, la vita dei bambini, nati e non nati, viene sempre più concepita come funzionale ai desideri degli adulti e sottoposta a pratiche come la tratta, la pedopornografia, l’utero in affitto o l’espianto di organi. In tale contesto l’aborto, indebitamente presentato come diritto, viene sempre più banalizzato, anche mediante il ricorso a farmaci abortivi o “del giorno dopo” facilmente reperibili.
Tante sono dunque le “vite negate”, cui la nostra società preclude di fatto la possibilità di esistere o la pari dignità con quelle delle altre persone. Eppure, se si è capaci di superare visioni ideologiche, appare evidente che ciascuna vita, anche quella più segnata da limiti, ha un immenso valore ed è capace di donare qualcosa agli altri. Le tante storie di persone giudicate insignificanti o inferiori che hanno invece saputo diventare punti di riferimento o addirittura raggiungere un sorprendente successo stanno a dimostrare che nessuna vita va mai discriminata, violentata o eliminata in ragione di qualsivoglia considerazione. Nella Giornata per la vita salga dunque, da parte di tutte le donne e gli uomini, un forte appello all’impossibilità morale e razionale di negare il valore della vita, ogni vita. Non ne siamo padroni né possiamo mai diventarlo; non è ragionevole e non è giusto, in nessuna occasione e con nessuna motivazione.
AVVISO – Sabato 3 febbraio, alle ore 21.00, nella chiesina delle Suore benedettine di Senigallia ci sarà l’adorazione eucaristica dedicata alla vita, animata dal gruppo del Rinnovamento nello Spirito.
“La morte non è mai una soluzione”, questo il Messaggio dei vescovi italiani per la Giornata per la vita 2023. Le creature del mondo sono portatrici di salvezza, in esse non c’è veleno di morte. Osservando lo svolgersi delle vicende umane in questi ultimi tempi di radicali mutamenti, ci rende perplessi il succedersi repentino ed accelerato di attacchi spregiudicati, aggressivi e minacciosi nei confronti di princìpi e sentimenti che avevano sin qui ispirato le istituzioni fondamentali dell’esistenza e del vivere civile e morale dell’umanità.
“Il diffondersi di una cultura di morte”, come affermano i nostri Vescovi, si sta riversando sulle nostre società spacciandosi come “ragionevole e misericordiosa”. Si tratta di “tentativi di risolvere i problemi eliminando le persone”, creando così, a poco a poco, una cultura della morte che si diffonde e contagia.
Un concetto elevato, ma straordinariamente operativo, che il Messaggio ribadisce più volte è che le creature sono “portatrici di salvezza” grazie “all’azione misteriosa e vivificante delle Spirito”.
Se non teniamo conto di questa intrinseca sacralità e immortalità della persona non avremo argomenti da opporre a chi “vedendo soffrire una persona cara ritiene che la via di uscita può consistere nell’eutanasia e nel suicidio assistito”.
Quanto alle guerre, esse non hanno perduto nulla della brutalità omicida e distruttiva dei conflitti del XX secolo, anzi ora si minaccia ad ogni piè sospinto di ricorrere all’arma atomica. “Mentre Dio porta avanti la sua creazione, e noi uomini siamo chiamati a collaborare alla sua opera, la guerra distrugge. Distrugge anche ciò che Dio ha creato di più bello: l’essere umano. La guerra stravolge tutto, anche il legame tra i fratelli. La guerra è folle, il suo piano di sviluppo è la distruzione”.
Il Messaggio si sofferma anche sull’essere umano concepito ma non ancora nato. Lo sbandierato diritto della madre di disporne a proprio piacimento è una battaglia inserita nell’ambito dei cosiddetti “diritti civili”. “Quando un figlio non lo posso mantenere, non l’ho voluto, quando so che nascerà disabile o credo che limiterà la mia libertà o metterà a rischio la mia vita… la soluzione è spesso l’aborto”.
A questi e ad altri spunti di riflessione che i nostri pastori ci propongono, vorrei aggiungere, a mo’ di conclusione, poche righe tratte dal Vangelo della Vita a cui il Messaggio ci invita ad aderire, perché esse riassumono in breve la cultura di morte che siamo chiamati a contrastare, in nome della gioia della Vita che Dio ci ha donato.
Così scriveva San Giovanni Paolo II rivolgendosi a Maria, Madre dei viventi: “Affidiamo a te la causa della Vita: guarda, o Madre, al numero sconfinato di bimbi cui viene impedito di nascere, di poveri cui è reso difficile vivere, di uomini e donne vittime di disumana violenza, di anziani e malati uccisi dall’indifferenza o da una presunta pietà. Fa’ che quanti credono nel tuo Figlio sappiano annunciare con franchezza e amore agli uomini e alle donne del nostro tempo, il Vangelo della Vita”.
Lino Crucini
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Il messaggio dei nostri vescovi in occasione della 44ª Giornata nazionale per la Vita di domenica 6 febbraio 2022 esordisce con una presa di coscienza di fragilità a tutti i livelli. La pandemia ha scardinato le nostre certezze, i nostri deliri di onnipotenza. Ci ha dolorosamente, ma sapientemente, ricordato che “ciascuno ha bisogno che qualcun altro si prenda cura di lui”. Questo vale in particolare per le nuove generazioni “che non riescono tuttora a guardare con fiducia al proprio futuro”, per le giovani famiglie, che reagiscono con picchi di denatalità alla minaccia del virus e per gli anziani, impauriti e confusi, tra cui il Covid ha tanto crudelmente mietuto il maggior numero di vittime.
In una prospettiva mondiale “le conseguenze della pandemia sono ancora più gravi nei popoli poveri, ancora assai lontani dal livello di profilassi raggiunto nei Paesi ricchi grazie alla vaccinazione di massa”. Per far fronte a queste situazioni Papa Francesco ci suggerisce “San Giuseppe come modello di coloro che si impegnano nel custodire la Vita”. Umile e appartato, egli “svolge un’azione decisiva nella storia della salvezza…tanto da essere invocato come custode e patrono della Chiesa”. Col succedersi delle varie ondate pandemiche moltissimioperatori sanitari si sonoprodigaticon lodevole impegno a custodire ogni vita, anche a costo della propria, ma non sono purtroppo mancate “malintese affermazioni di libertà e di una distortaconcezione dei diritti da parte di persone…anch’esse in fondo vittime della pandemia”. Anche il cosiddetto “diritto all’aborto” e al suicidio assistito rende “necessario ribadire che non vi è espressione di compassione nell’aiutare a morire… Il vero diritto da rivendicare è quello che ogni Vita, terminale o nascente, sia adeguatamente custodita”. È “custodia”, quindi, la parola chiave di questo messaggio, la cura per ogni essere umano, per tutte le creature e per l’intero creato. “Potremo così affermare che la lezione della pandemia non sarà andata sprecata”.
Il vescovo Franco Manenti presiederà la S. Messa per la Giornata alle ore 17.00, in Cattedrale.
Lino Crucini Movimento per la vita – Senigallia
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