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Tag: infortuni

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Marche, il 2025 anno nero per la sicurezza sul lavoro: aumentano morti e infortuni

Le Marche si riscoprono fragili e pericolose per chi lavora. I dati definitivi dell’Inail relativi al 2025 fotografano un territorio regionale dove aumentano decisamente i morti sul lavoro e in maniera più lieve anche gli infortuni. Il tutto in controtendenza negativa rispetto al resto d’Italia. Se a livello nazionale l’incremento dei decessi si è fermato a un +0,3%, nelle Marche la crescita è stata del 40,9%. Meno marcato, ma pur sempre in crescita, l’aumento delle denunce di infortunio sul lavoro, +1,3%.

La geografia del rischio

Il dato peggiore è relativo alle vittime sul lavoro: si è passati dai 22 decessi del 2024 ai 31 del 2025. A preoccupare è soprattutto la dinamica: le morti “in itinere” (lungo il tragitto casa-lavoro) sono calate, ma sono quasi raddoppiati i decessi avvenuti direttamente “sul campo”, passando da 15 a 27. La provincia di Macerata è in testa in questa drammatica graduatoria con 11 vittime, seguita da Pesaro (6), Ancona e Ascoli Piceno (5 ciascuna) e Fermo (4). Il settore più colpito resta quello dell’Industria e dei Servizi, dove si sono registrati 27 dei 31 decessi complessivi.

Infortuni e malattie: i numeri

Non va meglio sul fronte delle denunce di infortunio, che salgono a quota 16.889 (+1,3%). L’analisi dei dati rivela due trend sociali significativi: da un lato l’invecchiamento della forza lavoro, con oltre un terzo degli infortuni che coinvolge lavoratori over 50; dall’altro il fattore migratorio: sono in netta crescita (+9,2%) le denunce che riguardano lavoratori extra-UE.
Anche le malattie professionali non concedono tregua: 7.987 denunce nel 2025 (+3,4%), con una prevalenza di patologie osteo-muscolari e dell’apparato respiratorio. Unico segnale in controtendenza, fortunatamente, è il calo dei casi di tumori professionali.
Anche per le denunce di infortunio la provincia maceratese è quella che paga il prezzo più alto con 113.545 casi, seguita da Pesaro (64.057 denunce), Ancona (55.750), Ascoli Piceno (52.221) e Fermo (41.316).

Il commento

«Non possiamo accettare che il lavoro continui a essere un luogo di rischio estremo», ha dichiarato Luca Talevi, segretario regionale della CISL Marche. Il divario tra il dato marchigiano e quello nazionale deve far riflettere istituzioni e imprese sulla necessità di controlli più serrati.«Il 2026 deve diventare l’anno della prevenzione – conclude Talevi – con un deciso calo degli infortuni e una diffusione sempre più ampia della cultura della sicurezza, intesa come bene comune». L’appello che arriva dalle parti sociali è univoco: investire in formazione e tecnologia non è più un costo, ma un obbligo morale per fermare una vera e propria strage.

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edilizia, costruzioni, lavoro, urbanistica

Lavoro, Marche in zona arancione per gli infortuni. Uil: «Istituire l’omicidio sul lavoro»

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Sono quasi due ogni ora – e tutti i giorni festivi compresi – gli incidenti sul lavoro nelle Marche. E’ solo un calcolo puramente matematico ma è preoccupante perché tutto inizia con le 12.482 denunce di infortunio – comprensive anche di 19 morti – presentate nella regione (da gennaio a settembre) all’Inail che ha lanciato l’allarme. Seppur in calo del 13.48% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, è un dato comunque inaccettabile secondo la Uil.

Dai dati degli infortuni emerge che le Marche sono in zona arancione, con un’incidenza di infortuni mortali superiore al valore medio nazionale. La provincia che ha l’indice peggiore è Ancona che, con 8 mortali (esclusi quelli in itinere) su 195.986 occupati, ha un indice di 40,8. Segue Fermo con 28 davanti ad Ascoli (23,2), Pesaro-Urbino (19) e Macerata (15,7). Per quanto riguarda gli infortuni mortali sono i lavoratori di età più avanzata (gli over 65 anni) a essere più a rischio rispetto ai più giovani, dato in parte spiegabile con la minore reattività nelle situazioni di pericolo e alla troppa sicurezza nello svolgere attività abitudinarie. 

Crescono però le denunce nelle fasce fino a 14 anni, che passano da 740 a 880 casi (+18,9%), e 15/19 anni, che passano da 542 a 597 denunce (+10.1%). «La maggior parte degli infortuni riguarda i giovani – spiega la segretaria generale della Uil Marche, Claudia Mazzucchelli – e questo può essere in parte spiegato da una minore esperienza lavorativa ma anche da una maggior precarietà dei contratti e da una mancata formazione».

Di «panorama a dir poco sconfortante» parla la segretaria Mazzucchelli, che continua: «E’ necessario aumentare i controlli ispettivi, condividere una migliore organizzazione del lavoro e migliorare la formazione dei lavoratori». Tra le ipotesi di cui si discute, c’è anche quella di istituire il reato di “omicidio sul lavoro”: un modo per accendere i riflettori su questa strage continua e, forse, anche per impedire alle imprese che non rispettano le norme sulla sicurezza di partecipare ad appalti pubblici.

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edilizia, costruzioni, lavoro, urbanistica

Marche: aumentano gli infortuni sul lavoro, diminuiscono i decessi

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Sono quasi 12 mila gli infortuni sul lavoro nelle Marche denunciati da gennaio a settembre 2021. Un dato in crescita rispetto allo stesso periodo del 2020 e che interessa maggiormente i settori dei trasporti, dell’industria e dell’edilizia. Accanto a questo, c’è un altro numero, drammatico: quello dei 25 lavoratori deceduti in appena 9 mesi. Almeno questo è in netta diminuzione, ma rimane ancora molto alto.

I dati sono stati diffusi dall’Inail ed elaborati dalla Cgil Marche. Nel periodo gennaio-settembre 2020 gli infortuni sul lavoro erano stati 11.057 e i decessi 38: nello stesso periodo di quest’anno gli infortuni legati al lavoro sono saliti 11.929, quindi di 872 casi (+7,9%), che riguardano sia episodi durante il lavoro (da 9.693 a 10.231, +5,6%) che quelli in itinere (da 1.364 a 1.698, +24,5%), quando cioè ci si reca al lavoro o quando si viaggia per lavoro. In questo stesso periodo preso in esame, i decessi sono scesi a 25 incidenti mortali in appena 9 mesi (-34,2%).

Una lunga scia di sangue, non più tollerabile secondo la Cgil Marche, che si abbatte sugli affetti delle famiglie, sul loro reddito e sul loro futuro. A tal proposito vengono richiesti ancora più controlli, da effettuare continuamente e puntualmente, senza limitarsi al momento dell’indignazione.

«Chiediamo alla Regione di intervenire subito per garantire le risorse necessarie ad assicurare adeguati livelli di finanziamento e di organizzazione del sistema di prevenzione per colmare il divario con le altre regioni e soprattutto arginare il devastante fenomeno degli infortuni sul lavoro – ha dichiarato Daniela Barbaresi, segretaria generale Cgil Marche. Vanno subito incrementati gli organici per incrementare i controlli: è inaccettabile che nelle Marche ci siano solo 56 tecnici della prevenzione a fronte di decine di migliaia di aziende e cantieri, a partire da quelli delle aree del sisma, in cui effettuare i controlli».