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Tag: Italia Nostra

Marco Lion: intervista al candidato civico alle primarie del centrosinistra a Senigallia

A un mese esatto dall’11 gennaio, data delle primarie del centrosinistra a Senigallia, Marco Lion, ex parlamentare dei Verdi e figura di rilievo nel mondo dell’associazionismo locale, si presenta come l’alternativa civica a una politica «di palazzo». L’abbiamo intervistato e l’audio, in onda nella puntata precedente di “20 minuti da Leone”, è disponibile ora in questo articolo grazie al lettore multimediale. Marco Lion ha ripercorso la sua carriera, dal passato istituzionale all’attuale impegno con Italia Nostra, e ha lanciato una critica serrata all’attuale amministrazione, ponendo l’accento sulla partecipazione e la sostenibilità.

L’eredità politica: trasparenza e ambiente

Marco Lion ha un curriculum politico di peso, iniziato come vicepresidente e assessore provinciale all’ambiente, protezione civile e urbanistica tra la fine degli anni ’90 e l’inizio del 2000, per poi essere eletto in parlamento per due legislature con i Verdi. «Ancora vivo la politica nel senso dell’impegno personale per il bene comune, nel mio caso l’ambiente e i beni culturali», ha dichiarato Lion. Ha rivendicato con orgoglio alcune battaglie vinte a livello nazionale, come l’obbligo di tracciabilità per gli alimenti, e la cosiddetta “legge Lion” che impone il doppio scafo alle navi che entrano nei porti italiani, per prevenire disastri petroliferi. A livello locale, ha ricordato il suo ruolo nel far dichiarare l’area di Falconara come «area ad alto rischio ambientale», senza contare l’esperienza come assessore provinciale all’ambiente in cui ha ricordato «mi sono opposto alla costruzione di case a ridosso del fiume e alla riperimetrazione più stretta del Piano di Assetto Idrogeologico (PAI) chiesta dal Comune».

Dalla battaglia di ponte Garibaldi alla candidatura

Il presente di Marco Lion è profondamente legato all’associazionismo, in particolare come presidente di Italia Nostra Senigallia. Il suo nome è inevitabilmente connesso alla battaglia contro il progetto del ponte Garibaldi, una mobilitazione che ha raccolto oltre diecimila firme. «Sono riuscito a trasformare l’indignazione in partecipazione, e la critica in progettazione». Un ‘ponte’, metaforico stavolta, per la sua nuova avventura. 

Le primarie: civismo contro partito?

«La mia candidatura esce dai recinti del partito, non è una candidatura di palazzo» ha affermato contrapponendosi quindi all’altro candidato Dario Romano. Il suo nome è arrivato da più parti della società civile e politica cittadina: persone che hanno chiesto un cambiamento non solo negli uomini, ma soprattutto nel metodo di governo della città, basato su partecipazione e condivisione. Una questione di sensibilità più civica rispetto a quella più politica-partitica del suo competitor. «Non significa che siamo nemici, siamo dei competitor» ha chiarito. L’obiettivo è far nascere un progetto di città «più elevato rispetto a quello che può nascere all’interno dei recinti e delle conventicole». In caso di vittoria, ha assicurato che la sua squadra di governo sarà composta da persone di capacità che condividano i suoi obiettivi, a prescindere dall’appartenenza partitica.

Le critiche all’amministrazione Olivetti

Il giudizio sulla giunta Olivetti è netto e durissimo. La critica principale riguarda la gestione del territorio appaltata al commissario delegato per l’alluvione, con decisioni calate dall’alto, come il progetto del ponte Garibaldi, che Lion definisce «devastante». Ma il peggior difetto della giunta di centrodestra è quello di non aver progettato la Senigallia del futuro. Anzi, l’accusa è di aver favorito gli interessi di categoria dei “palazzinari” – con la costruzione di seconde e terze case – a scapito dei bisogni sociali e collettivi, come l’edilizia sociale per le categorie più fragili. Ma sempre a proposito di edilizia, ha stigmatizzato la giunta per aver perso 6 milioni di euro del PNRR destinati alla ristrutturazione di palazzo Gherardi. Ha poi sollevato il problema dei numerosi luoghi in abbandono (l’hotel Marche in primis) e gettato più di un occhio alle aree strategiche, come quella delle caserme in centro storico, in vista del 2029.

Le sfide: sanità, sociale e giovani

Marco Lion ha toccato diversi temi cruciali. Per quanto riguarda sanità e welfare, pur riconoscendo i limiti del ruolo del sindaco, ha biasimato l’attuale silenzio del primo cittadino verso la Regione sulla mancanza di strutture e medici. Ha proposto un intervento diretto del Comune per la qualità della vita degli anziani, attraverso co-housing e servizi potenziati in collaborazione con l’associazionismo. Sui giovani e la questione occupazionale: la città non deve essere solo “movida”. Lion ha chiesto la riapertura di centri di aggregazione giovanile e la creazione di opportunità lavorative di qualità oltre il turismo stagionale. «Non è possibile che non riusciamo a dare un avvenire di qualità ai nostri figli» ha detto, proponendo lo sviluppo di aree dedicate a startup innovative nel mondo digitale e incubatori d’impresa.

Ora che le primarie si avvicinano sempre di più, Marco Lion attende un «segnale dai cittadini» per portare avanti una visione di città basata sulla sostenibilità, la partecipazione e un futuro economico diversificato da quello prospettato senza troppa convinzione da questa giunta.

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Italia Nostra: serve più attenzione alle dune in spiaggia di Senigallia

Dieci anni fa il progetto di ripristino e gestione dell’ambiente dunale sui lungomari nord e sud di Senigallia. Poi negli anni l’attenzione è venuta un po’ a mancare fino a rischiare di fare scomparire intere aree sotto i colpi dell’interesse privato. Non è uno scenario apocalittico ma l’allarme sulle dune della spiaggia di velluto lanciato è la sezione locale di Italia Nostra.

Gli obiettivi iniziali erano sia la tutela del patrimonio dunale esistente, ossia le dune già formate e presenti lungo il litorale sud (Ciarnin), sia il ripristino delle dune lungo il litorale nord (Cesanella-Cesano). Tutela che poi si è estesa anche al fratino, la specie di uccello protetta dalla comunità europea, e al rospo smeraldino un piccolo anfibio che vive nei fossi, anch’esso tutelato dalle direttive Ue.

Se all’inizio sembrava filare tutto liscio o quasi, col passare del tempo sono venuti meno sia il supporto di alcune associazioni ambientaliste locali (che mantenevano la gestione tecnica dei progetti di salvaguardia e monitoravano con costanza l’ambiente dunale), sia l’interesse pubblico fino a rischiare di cancellare il lavoro fatto sinora.

Da qui l’appello a riprendere in mano con forza la progettualità per la corretta gestione di un ambiente così particolare. L’associazione, che si occupa sia di beni artistici e storici che naturalistici della nazione, chiede che «venga istituzionalizzato con convinzione l’obbligo della manutenzione e il controllo del rispetto del piano affidato ad uno specifico ufficio».

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Contro il piano cave della Provincia accolto anche l’appello di Italia Nostra – sezione di Arcevia

L'area estrattiva di Monte Sant’Angelo, ad Arcevia
L’area estrattiva di Monte Sant’Angelo, ad Arcevia (foto 2017)

Contro il piano cave della Provincia di Ancona sul bacino estrattivo di Monte Sant’Angelo è stato accolto dal Consiglio di Stato anche l’appello di Italia Nostra – sezione di Arcevia. Confermati alcuni dei motivi già accolti con il ricorso effettuato dal Comune di Arcevia: si è accertata la mancata valutazione degli impatti cumulativi con le altre cave pregresse ed attive nel territorio più complessivo e il mancato aggiornamento delle stime degli effettivi fabbisogni per quel tipo di materiali. 

Soddisfatto Andrea Astracedi, presidente della sezione di Arcevia di Italia Nostra Onlus, il quale ha commentato così la notizia: «Auspichiamo che dopo quasi 19 anni di vertenze la Provincia di Ancona, assieme alla Regione Marche, voglia davvero voltare pagina, e considerare attentamente la necessità di effettuare una pianificazione moderna, priva di scelte preconcette, e che sia supportata da una metodologia corretta. Vogliamo sperare dunque che anzitutto sia rivisto il metodo, non solo che sia abbandonata l’opzione del Monte Sant’Angelo per i numerosi motivi di ordine ambientale che anche il Consiglio di Stato ha considerato sia pure in senso generale e cioè in particolare l’aspetto idrogeologico».

Italia Nostra sottolinea la necessità di una rinnovata attenzione per le tematiche ambientali, non a caso di scottante attualità, che si ricollegano direttamente alle cave e ai loro impatti: «bisogna regolamentare il consumo di suolo, applicare le leggi in materia di riciclo degli inerti nonché far progredire la legislazione in quella materia, bisogna elevare il livello di effettiva tutela idrogeologica» spiega Astracedi. 

Un’ultima considerazione va fatta leggendo la vicenda anche in chiave economica: il territorio è nel frattempo mutato, l’attenzione si sta spostando verso il settore turistico – che secondo Italia Nostra «va gestito con cautela» – ma soprattutto verso le produzioni tipiche di qualità, «le quali richiedono la sussistenza di comunità coese, vive e non disarticolate da dinamiche di abbandono in cui concorrono anche quelle politiche disattente che finiscono per favorire speculatori di vario genere, attori economici ‘mordi e fuggi’. A tal proposito siamo anche preoccupati per lo scenario che l’inchiesta soprannominata Fango e Cash sta mettendo in luce, scenario che potrebbe offrire l’esempio di ciò che non dovrebbero mai diventare le aree troppo presto definite marginali».

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Senigallia, appello di Italia Nostra per salvare le casette dei pescatori

Le casette dei pescatori al porto della Rovere di Senigallia, foto di Carlo Leone, dicembre 2021
Le casette dei pescatori al porto della Rovere di Senigallia, foto di Carlo Leone, dicembre 2021

SENIGALLIA – Nuovo appello di Italia Nostra per preservare le casette dei pescatori al porto Della Rovere. L’associazione  locale che si occupa della tutela del patrimonio storico, artistico e naturale senigalliese, era intervenuta lo scorso inverno, alla notizia dell’acquisto dell’area per circa 900 mila euro. Dietro c’è infatti un progetto edilizio che parla di demolizione e costruzione ex novo (ma con un piano in più) delle otto cosiddette casette dei pescatori che di fatto sono «la memoria del porto antico». E proprio per questo torna a chiederne una tutela maggiore, semmai seguita da una ristrutturazione di ciò che già c’è.

La conferma dell’esistenza del «consistente intervento immobiliare sulle case dell’ex darsena» è arrivata durante un incontro dei rappresentanti del Comune con quelli di Italia Nostra. Progetto che rientra però in una «trasformazione urbanistica molto più ampia e assai delicata per il futuro a lungo/ lunghissimo termine» di Senigallia. La darsena Bixio è infatti costeggiata da edifici abitativi a schiera alti due piani, in più blocchi contigui, costruiti tra fine ‘800 e inizi ‘900, «in parte abbinati alla realizzazione del primo insediamento industriale della “Fabbrica dei cementi” (poi Italcementi), destinati probabilmente alla residenza di una parte delle maestranze. Di altezze poco diverse e di non identica fattura architettonica, costituiscono da oltre un secolo l’immagine forte e peculiare del porto antico, tanto da essere state apprezzate ed inserite in un servizio sulla nostra città nel n.422/2021 della nota rivista Bell’Italia».

Una presenza da non trascurare  proprio perché, secondo Italia Nostra, «conservano allo spazio circostante il suo sapore di antico approdo dal mare e costituiscono l’ultima testimonianza del porto storico». Nasce da qui, dunque, la proposta di valorizzare in altra maniera l’area, senza ricorrere alle consuete demolizioni e nuove costruzioni.

A tal proposito, Italia Nostra parla di abuso del termine “riqualificazione” che «nasconde in realtà un’operazione immobiliare che prevede la sopraelevazione a tre piani dell’intero complesso edilizio, eliminando così per sempre i caratteri peculiari, che sono per altro assai rari in quella configurazione nelle parti antiche dei porti delle Marche. Quindi si tratta, a nostro avviso, di un patrimonio storico-urbanistico non soltanto locale».

Le critiche di Italia Nostra alla gestione del verde urbano a Senigallia

viale Anita Garibaldi a Senigallia
viale Anita Garibaldi a Senigallia

I recenti crolli di grossi pini riaccendono il dibattito sulla manutenzione del verde urbano e sulla possibilità di una graduale sostituzione delle piante che abbelliscono la città di Senigallia. Un dato di fatto è che, cadendo in strada, mettono in grave pericolo l’incolumità pubblica, come dimostrato dagli ultimi due casi in cui, solo per una casualità, non c’è scappato il morto. L’altro dato di fatto è di natura estetica e ambientale. A tal proposito la sezione locale di Italia Nostra continua la sua battaglia per la salvaguardia del verde urbano, tornando a criticare le politiche ambientaliste che vedono i grandi e imponenti pini – parte della storia di Senigallia – cedere di fronte ad abbattimenti e sostituzioni con alberelli ornamentali.

«La tipologia degli alberi non sempre adatta alle sedi stradali e ai quartieri residenziali, la loro collocazione a distanza troppo ravvicinata o nel mezzo dei marciapiedi, infine la vetustà di molti esemplari hanno motivato, a ragione o a torto, i molti abbattimenti effettuati negli ultimi due/tre decenni, che hanno impoverito notevolmente il patrimonio di verde», spiegano da Italia Nostra.

L’impoverimento però non è dovuto solo alla diminuzione del numero degli alberi, ma anche e soprattutto alle sostituzioni con esemplari di minori dimensioni, spesso addirittura ornamentali, al solo scopo di diminuire i costi di manutenzione. Così, o ci sono meno alberi, o dove si è mantenuto lo stesso numero di esemplari, c’è meno “massa” di verde. La stessa strategia rischia di essere adottata…

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Italia Nostra sulle casette dei pescatori: «Salvare la memoria del porto antico»

Veduta dell'approdo per le imbarcazioni al porto di Senigallia fra '800 e '900
Veduta dell’approdo per le imbarcazioni al porto di Senigallia fra ‘800 e ‘900

Salvare ciò che rimane del porto antico dalla speculazione edilizia. Questo è l’intento della sezione cittadina di Italia Nostra, schierata apertamente contro il progetto per le cosiddette casette dei pescatori che si affacciano sulla darsena Bixio di Senigallia. L’abbandono della ex Italcementi – che dopo la demolizione ha lasciato dietro di sé soltanto polvere, due capannoni e una ciminiera (poi abbattuta tra le critiche anche quella) – ha portato allo spezzettamento in tre dell’area tra la darsena e il lungomare Mameli.

Rimane ben poco di quello che sarebbe dovuto rinascere come il borgo delle torri, faraonico progetto naufragato con il crack Banca Marche: nell’area in degrado della ex Sacelit furono qualche anno fa poste le fondamenta delle nuove residenze e poco più, fino al fallimento della ditta dell’imprenditore Lanari; dell’area ex Italcementi, acquistata a settembre 2021 all’asta per 2,5 milioni di euro, rimane un parcheggio sterrato: servirà una variante urbanistica per separarla dall’altra.

La terza porzione, quella appunto con le cd. casette dei pescatori, era stata battuta all’asta a inizio 2020 per circa 900 mila euro, e il progetto prevede la demolizione di tutti e otto gli edifici per ricostruirli con un’altezza di tre piani, lasciando al piano terra locali con funzioni commerciali. Contro questa ipotesi si schiera l’associazione locale che si occupa della tutela del patrimonio storico, artistico e naturale senigalliese…

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Carlo Leone