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Tag: Maternità

Quando è arrivata Teresa, una bambina speciale

Sono mamma da quasi 27 anni e ho cinque figli. Non si studia per essere madri, certo qualcuna può, per natura, essere particolarmente predisposta, ma la realtà è che si impara sul campo, si cresce con loro. Dopo il primo figlio ci si sente più sicure, più “esperte”, anche se ci si rende conto che c’è sempre qualcosa di diverso che ti fa aggiustare il tiro, ma dopo il quarto… beh dopo il quarto ormai ci si sente qualificate al pari di un professore universitario, la casistica delle variabilità che credi di aver affrontato è così ampia che sei sicura che il tuo sapere sulla questione è una garanzia per accogliere un altro figlio con serenità, competenza e abilità.

Ma ecco che arriva Teresa, imprevedibile e travolgente come uno tsunami e tutte le tue certezze si annientano in un secondo, nell’immediato momento in cui, dopo la prima mezz’ora di gioia infinita per la sua nascita, con la stessa modalità con cui puoi essere informata che la bimba ha i capelli scuri, ti viene annunciato che Teresa è nata con una grave disabilità.

La notizia ci ha annientato, non dal punto di vista affettivo perché l’amore che si prova per ogni figlio è infinito, unico e totale, ma immediatamente subentra un senso di impotenza che rischia di distruggerti le forze fisiche e mentali… cosa fare in questi casi? che futuro ci aspetta?  a chi dobbiamo rivolgerci? Domande a cui spesso nessuno riesce a dare una risposta, se non informazioni vaghe e confusionarie.

Cosa si desidera per un figlio? Che viva una vita serena, perché amato e accolto, che sia in salute e che possa esprimersi e vivere secondo le proprie attitudini: questo è il desiderio profondo di ogni genitore; questo è il desiderio profondo che ho per Teresa.

Qual è la differenza che si incontra nel cercare di realizzare questo desiderio per un figlio normodotato rispetto a un figlio speciale? Per un figlio normodotato le istruzioni sono tante e molto chiare, ci sono tanti percorsi già tracciati, già testati da molti, adattabili e facilmente individuabili, a partire dall’infanzia fino all’età adulta: attività prescolastiche, percorso di studio, percorso salute, lavoro, percorsi di fede… la maggior parte a portata di mano, il territorio ti offre quasi tutto quello che può essere utile.

Per un figlio con esigenze diverse da quelle della massa è tutto da costruire ex novo: le informazioni di partenza sono scarse o inesistenti, i percorsi sono pochi, spesso inadeguati e scarsamente personalizzabili, a volte fuori dal territorio in cui si vive e le comunità, civile e religiosa, sono ancora poco disposte all’accoglienza, perché inadeguatamente preparate.

Lo sconforto iniziale è scomparso quando ho preso consapevolezza che Teresa è figlia di Dio, amata infinitamente al pari degli altri suoi figli e, con un po’ di presunzione, oso pensare forse  un po’ di più degli altri, perché fragile: saperla affidata a Dioci dà la forza di affrontare la quotidianitàoltre alla carica per lottare nel pretendere ogni giorno che siano garantiti i suoi diritti, al pari di tutti gli altri. Teresa è una bimba fortunata perché è circondata da persone che le vogliono bene e si prendono cura di lei: i suoi fratelli, le sue educatrici e maestre, la sua pediatra; chi la incontra non può non volerle bene perché lei è specializzata nel dare amore; noi, da soli, non potremmo andare molto lontano, abbiamo bisogno del sostegno di tutti.

La salita è ripida da togliere, il fiato, ma se affrontata in cordata fa meno paura.

Maria Cristina Bertuzzi

Anna, la madre di Maria

Particolare del dipinto Madonna con Bambino e Sant’Anna di Giovanni Francesco Barbieri, detto il Guercino – 1642 – Chiesa di San Martino, Senigallia

Nella chiesa di San Martino a Senigallia, nella seconda cappella a destra, è conservato il quadro della “Madonna con Bambino e Sant’Anna” di Giovanni Francesco Barbieri, detto il Guercino, eseguito nel 1642. Il dipinto fu commissionato dal nobile Tommaso Balducci in ricordo della figlia defunta Anna Teresa e raffigura in primo piano, sopra uno scalino, la Madonna seduta su di un semplice trono con il bambino sulle sue ginocchia e Sant’Anna inginocchiata con un libro aperto in mano, nell’atto di insegnare a Gesù. Partendo da questa prestigiosa opera inserita nel contesto cittadino senigalliese, si vuole analizzare la figura di Sant’Anna, madre della Vergine e nonna di Gesù.

La vita, la figura e le opere terrene della santa ci sono poco note dalle fonti ufficiali. Troviamo sue notizie solo nei Vangeli apocrifi che con perizia raccontano di questa grande donna e del suo sposo, Gioacchino. A queste fonti si è rifatta la tradizione e perfino la Chiesa ha accettato tali notizie (così come accadde per l’Assunzione di Maria e altri episodi della vita di Cristo o della Madonna). È il protovangelo di Giacomo a trasmettere la più grande mole di notizie sulla santa, sulla sua vita e soprattutto sull’infanzia di Maria. Certo è che Anna visse tra il primo secolo avanti Cristo e il primo dopo Cristo. Figlia di Achar e sorella di Esmeria (madre di santa Elisabetta e quindi nonna di Giovanni Battista), Anna si sposa con Gioacchino, un uomo benestante e virtuoso appartenente alla tribù del Regno di Giuda. Dopo vent’anni di matrimonio, però, non riescono ancora ad avere figli, a causa della sterilità di Gioacchino. Per questo suo marito viene pubblicamente umiliato con il divieto di fare sacrifici al tempio, poiché non ha dato figli a Israele, e si ritira tra i pastori nel deserto in preghiera. Anna, nella sofferenza della sterilità ma sostenuta da ardente fede e speranza, dopo aver implorato Dio, riceve la visita di un angelo che le annuncia il concepimento imminente di un figlio. Lo stesso angelo contemporaneamente appare anche a Gioacchino in sogno. Marito e moglie, ricongiuntisi, si incontrano vicino alla Porta Aurea di Gerusalemme dove, secondo la tradizione medievale, un casto bacio dà vita al concepimento immacolato della loro figlia. Chiamano la bambina “Maria”, che vuol dire “amata da Dio”. Gioacchino porta al tempio i suoi doni, insieme con la bimba. Più tardi Maria è condotta al tempio per essere educata secondo la legge di Mosè. Sant’Anna muore intorno agli ottant’anni.

Il suo culto si diffonde in Oriente e successivamente in Occidente. La prima manifestazione di culto risale al 550, quando Giustiniano fa costruire una chiesa in suo onore a Costantinopoli. Le sue reliquie sarebbero state custodite a lungo in Terra Santa, poi traslate in Francia durante le Crociate e tumulate in una cappella scavata sotto la cattedrale di Apt. Il ritrovamento e l’identificazione, in seguito, sarebbero stati accompagnati da alcuni miracoli e ciò ne ha accresciuto il culto. In Italia sono molte le città ad averle dedicato una chiesa. In Bretagna viene invocata per la raccolta del fieno. La devozione ai nonni di Gesù, Anna e Gioacchino, si è sviluppato prima in Oriente poi in Occidente e nel corso dei secoli la Chiesa li ha ricordati in date diverse. Con la riforma liturgica seguita al Concilio Vaticano II, nel 1969, i genitori di Maria sono stati “ricongiunti” in un’unica celebrazione il 26 luglio. Per tale motivo i nonni sono ricordati e celebrati anche in questa data, oltre che il 2 ottobre, festa degli Angeli Custodi. Sant’Anna è patrona della località spagnola di Mainar, è invocata contro la sterilità coniugale e nei parti difficili, è protettrice delle nonne, delle madri e delle partorienti, in quanto madre di Maria e nonna di Gesù (non a caso negli ospedali molti reparti di ostetricia e ginecologia sono dedicati a lei). Inoltre, è considerata la patrona di tornitori, carpentieri, falegnami, ebanisti, minatori, bottai e orefici, poiché custodì Maria come fosse un gioiello in uno scrigno. Sant’Anna, inoltre, è patrona dei tessitori, dei fabbricanti di scope, dei commercianti di biancheria e dei sarti, poiché insegnò alla Vergine a tessere, cucire e pulire casa. Il suo ruolo educativo fu indubbiamente importante per Maria e Gesù e di certo c’è una ragione se fu scelta da Dio per essere la madre della Mamma Celeste.

Barbara Fioravanti