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Tag: ricercascientifica

Francesca Ripanti

Ricerca scientifica: «l’Italia è ancora un imbuto»

C’è un dato che, più di ogni discorso o interpretazione, fotografa la realtà dell’università italiana vista con gli occhi di una giovane scienziata: 33 esami sostenuti durante il percorso di studi e soltanto due docenti donne incontrate lungo questo cammino. A raccontarlo è Francesca Ripanti, 35 anni, fisica e ricercatrice presso il dipartimento di scienze della vita e dell’ambiente dell’università politecnica delle Marche. In un’intervista a Radio Duomo Senigallia, la studiosa ha tracciato un bilancio del suo percorso – di studi e professionale –  mettendo in luce le contraddizioni di un sistema, quello della ricerca scientifica, che fatica a rinnovarsi. L’AUDIO è disponibile qui.

Il grande tema affrontato da Ripanti riguarda l’accesso delle donne alle discipline STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica). Sebbene la narrazione comune parli di un mondo ancora precluso al genere femminile, la realtà osservata dai laboratori dell’Univpm è più sfumata. «Nella mia esperienza – spiega Ripanti – il divario tra studenti e studentesse è ormai quasi superato a livello di iscrizioni. In dipartimenti come scienze biologiche le ragazze sono la maggioranza, e anche in fisica o matematica, storicamente considerate ad appannaggio maschile, le classi sono ormai divise a metà». Il vero problema, secondo la ricercatrice, non è più l’accesso, ma la progressione: il cosiddetto “soffitto di cristallo”.

«Ci portiamo dietro una cultura del passato che si evidenzia nelle figure apicali: i professori e i ruoli decisionali sono ancora a stragrande maggioranza maschile. Quando ho iniziato, a Marina di Montemarciano, il commento medio era: “Fisica? Ma è una cosa da maschi”. Oggi le nuove generazioni soffrono meno questa disparità, ma l’esempio ai vertici manca perché chi occupa quelle posizioni ci è arrivato in un’epoca in cui le donne non accedevano a certe discipline». Un divario generazionale, quindi, che il tempo dovrebbe colmare.

Ripanti tocca uno dei nodi storici del sistema in Italia, descritto con la metafora di un imbuto rovesciato. «Il percorso post-laurea è una struttura bloccata. Non ci sono posti di dottorato proporzionati al numero di laureati, non ci sono sbocchi sufficienti». È il cosiddetto “collo di bottiglia”: una selezione dettata non dal merito, ma dalla scarsità di risorse. «Investire nella ricerca scientifica non è la priorità in Italia. Quando va bene, si tende a finanziare le aree con un riscontro pratico immediato, come la medicina applicata, dimenticando che senza la ricerca di base – quella che studia le leggi fondamentali della materia e della vita – non esisterebbe alcuna innovazione».

A pesare è anche il confronto con l’estero. Ripanti sottolinea come in Italia non solo sia insufficiente il sostegno pubblico, ma anche quello privato, che altrove compensa le carenze statali. Nemmeno momenti di grande orgoglio nazionale, come il Nobel a Giorgio Parisi, sembrano aver invertito la rotta. «L’entusiasmo per Parisi ha risvegliato i cuori dei cittadini, ma non ha portato benefici in termini di nuovi piani di finanziamento» alla ricerca scientifica.

Nonostante il periodo di «vacche magre» e il precariato dilagante, Francesca Ripanti si definisce «fortunata» per aver intercettato un treno accademico che la sta portando verso il ruolo di professoressa. E’ vero che il treno ogni tanto passa, ma bisogna farsi trovare pronti in stazione. E per fare quella valigia ci vogliono anni di studi e tanto impegno. Per questo il suo invito è rivolto ai giovani e alle giovani che guardano con timore alle facoltà scientifiche: «Non abbiate paura delle cose difficili. Cercare l’ignoto o provare ad aggiungere anche un piccolo tassello su una cosa che non si conosce è faticoso e frustrante, ma riempie di gioia quando lo si trova. Com’è che si dice? Se il lavoro è una passione, non sarà mai davvero un lavoro».

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Mario Massacesi, direttore del reparto di ostetricia e ginecologia dell'ospedale di Senigallia, è intervenuto a Radio Duomo per parlare di prevenzione del tumore da papilloma virus

Prevenzione sul papilloma virus, a Senigallia la ricerca scientifica si fa in centro (storico)

Il dibattito sulla sanità e sulla prevenzione vaccinale si sposta dalle corsie d’ospedale direttamente in centro storico. Sabato mattina, 30 maggio, dalle ore 10 alle 12, la biblioteca comunale Antonelliana di Senigallia ospiterà un incontro pubblico di fondamentale importanza medico-scientifica. Un evento sulla prevenzione del tumore del collo dell’utero e sulla diffusione del papilloma virus (HPV). 

L’iniziativa è nata dall’esigenza di fare chiarezza e contrastare l’ondata di disinformazione e fake news che ha investito il panorama post-pandemico. E’ stata promossa dal dottor Mario Massacesi, direttore del reparto di ostetricia e ginecologia dell’ospedale cittadino. Per l’occasione Laura Mandolini di Radio Duomo Senigallia (95.2FM) l’ha intervistato. Qui trovate l’AUDIO andato in onda nella rubrica “20 minuti da Leone”.

La storia della medicina recente dimostra come il cervico-carcinoma sia una patologia ampiamente anticipabile. Fino a qualche decennio fa rappresentava il tumore più frequente nella popolazione femminile. L’introduzione del Pap test prima e la diffusione del vaccino anti-HPV nei primi anni duemila hanno invertito drasticamente la rotta. Oggi, dove c’è una solida cultura dello screening, questa neoplasia legata al papilloma virus può diventare una malattia rara. E non fra un secolo, ma già nel periodo compreso tra il 2030 e il 2035. Anche la piccola realtà oncologica di Senigallia conferma il trend. I casi avanzati sono ormai rarissimi e colpiscono quasi esclusivamente pazienti che si sono trascurate per anni o prive di un percorso di prevenzione alle spalle.

Un punto cruciale su cui il dottor Massacesi intende fare luce riguarda i destinatari della prevenzione. Il papilloma virus è a trasmissione sessuale e non colpisce affatto solo le donne. Oltre ad essere l’agente eziologico del tumore del collo dell’utero, è infatti responsabile della stragrande maggioranza dei tumori del pene, della regione perianale e, in forte ascesa in entrambi i sessi, dei tumori dell’orofaringe. Per questa ragione, il sistema sanitario nazionale invita alla vaccinazione – gratuita – sia le ragazze che i ragazzi intorno ai dodici anni. Nessuno è immune dal problema.

Coinvolgere e sensibilizzare l’intera popolazione è l’unica strategia efficace per bloccare la circolazione del virus e proteggere l’intera popolazione. A differenza della profilassi per il Covid-19, sviluppata in tempi record, il vaccino contro il papilloma virus vanta oltre vent’anni di studi approfonditi che ne garantiscono l’assoluta sicurezza ed efficacia.

La genesi di questo convegno senigalliese ha un’origine del tutto insolita, legata all’attività umanitaria dell’équipe medica locale. Mario Massacesi, insieme ai colleghi Moreno Cicetti, Gabriele Pagliariccio, Rodolfo e Francesco Piazzai, fa parte di un’associazione di volontariato. Opera regolarmente negli ospedali delle Ande, in Ecuador. Proprio durante uno di questi viaggi è nata l’opportunità di invitare in Italia il dottor James Cook, un biologo di Filadelfia che tra gli anni ‘70 e ‘90 ha partecipato in prima persona alla realizzazione del vaccino anti-HPV.

L’incontro di sabato 30 maggio ruoterà attorno alla testimonianza dello scienziato americano. Offrirà anche una panoramica clinica e territoriale grazie agli interventi di altri esperti. Il dottor Maurizio Silvestri, segretario nazionale dell’Associazione Ostetrici e Ginecologi Ospedalieri Italiani (Aogoi), tratterà l’inquadramento clinico della patologia genitale. Il dottor Daniel Fiacchini, responsabile dell’Istituto di prevenzione e sorveglianza delle malattie infettive e cronico degenerative per l’AST di Ancona, illustrerà l’impatto dei vaccini sul territorio. Infine, la dottoressa Emanuela Vignoli della ginecologia di Senigallia spiegherà il funzionamento pratico dei programmi di screening locali. 

L’obiettivo comune resta quello di riportare la scienza in mezzo alla gente. Solo la conoscenza e la consapevolezza possono restituire ai cittadini la necessaria tranquillità per prendersi cura della propria salute.

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La scienza come scudo contro le fake news: perché il metodo conta più dell’informazione

Comprendere cosa significhino davvero il riscaldamento globale o la transizione energetica, oppure come funzioni l’economia circolare o persino l’intelligenza artificiale non è solo una questione di informazione, ma soprattutto di metodo. È questo il messaggio emerso durante il ciclo di incontri organizzato dal Centro Studi Sistemi Complessi di Senigallia, in collaborazione con l’associazione di imprenditori Gio Marche, l’associazione Bellanca e il circolo La Fenice. Ospite d’eccezione il professor Giorgio Turchetti, fisico, matematico e già docente all’Università di Bologna. Intervistato da Laura Mandolini, il professore ha analizzato il rapporto critico tra cittadini e scienza, sottolineando come una preparazione scientifica di base sia lo scudo principale contro la disinformazione. L’intervista, andata in onda nei giorni scorsi, è ora disponibile insieme a questo testo grazie al lettore multimediale.

Lo scudo contro le fake news

Avere una preparazione scientifica di base per affrontare e capire determinate sfide è importante, ha spiegato Turchetti. «Temi come il riciclo dei rifiuti o l’economia circolare possono essere affrontati in maniera consapevole se si ha una preparazione minima che consente di selezionare le informazioni corrette disponibili sulla rete dalle fake news».

Secondo il docente, l’Italia sconta un ritardo storico: «Le radici di questo deficit risalgono alla riforma Croce-Gentile, che diede alla scienza un ruolo ancillare rispetto alla cultura umanistica. Questo squilibrio è visibile e importante; la cultura scientifica va promossa e qualsiasi strumento per compensare questo deficit va perseguito».

Pandemia, nucleare e disinformazione

L’analisi del professore si è spostata su casi concreti, dove il confine tra scienza e politica si è fatto labile, come durante il Covid-19. «Nella vita non esiste nessuna azione che abbia rischio zero. Il problema è avere un bilancio chiaro di costi e benefici. Per i vaccini, se si tiene conto del numero di persone che hanno avuto salva la vita, il bilancio è nettamente positivo: l’interesse collettivo prevale sul rischio individuale».

Il professor Giorgio Turchetti
Giorgio Turchetti

Turchetti ha poi citato il caso del nucleare come «esempio da manuale» di disinformazione e di come la politica a volte condizioni l’approccio a una determinata materia. «I due referendum sono stati condotti con campagne pilotate. Un’analisi accurata mostra che i morti causati da incidenti nel nucleare sono confrontabili con quelli dovuti a impianti fotovoltaici, per non parlare del carbone che ha avuto un numero di morti elevatissimo. Spesso si sceglie una posizione semplicemente per guadagnare consenso, portando argomenti senza fondamento scientifico».

Il futuro a scuola e tra le imprese

Per invertire la rotta, la sfida parte dai giovani. «Bisogna cominciare dalle scuole», ha auspicato il fisico. «Spesso la matematica viene proposta come uno strumento meccanico e noioso, tralasciando l’intuizione che spesso è l’elemento più innovativo, alla base di ogni conquista scientifica. Si tratta di proporre la scienza in modo accattivante, mostrando il piacere della scoperta e modificando il metodo didattico».

L’appello del professor Turchetti è indirizzato al territorio per abbattere il muro tra ricerca accademica e mondo del lavoro: «Non è facile stabilire canali di comunicazione efficaci tra università e settore produttivo. Bisognerebbe favorire percorsi bilanciati in cui un giovane, mentre fa una tesi o un dottorato, possa fare esperienza in azienda. Questo travaso di sapere scientifico nel mondo produttivo va assolutamente favorito».

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Malattie rare, un convegno dà il via al centro di medicina di precisione di Ancona – INTERVISTA

Prende il via all’Università Politecnica delle Marche, un evento di rilevanza nazionale dedicato alla medicina di precisione applicata alle malattie rare. L’iniziativa, aperta alla comunità medica, scientifica, così come a pazienti, familiari e caregivers, è promossa dall’ateneo dorico, dall’Azienda ospedaliero-universitaria delle Marche e dalla Fondazione Heal Italia, in concomitanza con la Giornata mondiale delle malattie rare che si celebra il 29 febbraio, data simbolica proprio per la sua bassa ricorrenza. Il convegno segna anche l’avvio delle attività del Centro di medicina di precisione Heal Italia di Ancona.

Abbiamo incontrato il professor Gianluca Moroncini, responsabile scientifico del convegno, ordinario di medicina interna, direttore del Dipartimento di scienze cliniche e molecolari all’Università politecnica delle Marche e direttore della Clinica medica dell’Azienda ospedaliero-universitaria delle Marche, per approfondire i temi delle malattie rare e l’importanza della medicina di precisione. L’intervista sarà in onda venerdì 28 febbraio e sabato 1° marzo, alle ore 13:10 e alle ore 20, mentre domenica 2 lo sarà a partire dalle 16:50. Sarà il terzo di tre interessanti contenuti audio che Radio Duomo Senigallia (95.2 FM) ha pubblicato nella trasmissione “Venti minuti da Leone” durante la settimana. Qui trovate un riassunto dell’intervista a Moroncini ma anche il lettore multimediale per ascoltarvi l’audio integrale.

Le malattie rare

Pur essendo singolarmente poco frequenti (meno di 5 casi ogni 10 mila abitanti), rappresentano una sfida sanitaria significativa: sono circa 6 mila e interessano circa 30 milioni di persone in tutta Europa. Si tratta di patologie eterogenee, spesso difficili da diagnosticare e curare. Nella clinica medica di Ancona si studiano diverse malattie rare del tessuto connettivo e del sistema immunitario, ma esistono anche numerose malattie rare genetiche e di altri organi e apparati, che possono manifestarsi a tutte le età.

Genetica e fattori ambientali

Da tempo ci si interroga sulla possibile “territorialità” di alcune malattie rare, ipotizzando un ruolo congiunto di fattori genetici e ambientali. Grazie al supporto della regione Marche, in particolare dell’agenzia regionale sanitaria, è stato istituito un tavolo di coordinamento regionale per mappare l’epidemiologia delle malattie rare sul territorio e comprendere meglio la distribuzione e l’incidenza di queste patologie. Il neonato Centro di medicina di precisione Heal Italia di Ancona si pone proprio l’obiettivo di supportare questa direzione, contribuendo alla prevenzione, diagnosi e terapia attraverso la ricerca.

Medicina di precisione e intelligenza artificiale

Gianluca Moroncini
Gianluca Moroncini

La tendenza è quella a superare l’approccio di terapie standard valide per tutti, per un nuovo paradigma di cure in cui l’individuo, con le sue caratteristiche, è al centro. E’ la medicina di precisione, che porta a un percorso di cure personalizzate, in cui un prezioso alleato è l’intelligenza artificiale che può elaborare enormi quantità di dati e relazionarli con le informazioni cliniche dei pazienti. E farlo velocemente, accelerando il processo della scoperta dei meccanismi di malattia, dei bersagli terapeutici e diagnostici.

Un convegno per il futuro della medicina di precisione:

Il convegno sulal medicina di precisione che si svolge ad Ancona il 28 febbraio e 1° marzo si presenta come un importante focus sulle malattie rare e sugli strumenti per elaborare terapie efficaci. Ma l’obiettivo, forse quello più ambizioso, è di arrivare a creare una rete nazionale e di dare centralità all’Università politecnica delle Marche e all’Azienda ospedaliero-universitaria delle Marche.

Per approfondire

Per consultare il programma o seguire i lavori del convegno, è possibile visionare il sito: ancona.centridimedicinadiprecisione.it.

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Uova AIL

Tornano anche a Senigallia le uova di Pasqua dell’AIL per raccogliere fondi a sostegno della ricerca scientifica

Alessandra Guidi della sezione AIL Ancona-Macerata illustra ai microfoni di Radio Duomo – Inblu le attività che l’associazione svolge da anni a livello nazionale e locale, tra cui quella della vendita delle uova di Pasqua per raccogliere fondi da destinare alla ricerca scientifica.

L’AIL è l’Associazione italiana contro le leucemie, i linfomi e il mieloma e certamente non ha bisogno di grandi presentazioni, dal momento che è stata fondata più di 50 anni fa ed è ben radicata sul territorio nazionale con 81 sezioni autonome. L’AIL Ancona, diventata da poco Ancona-Macerata, è una di queste e in più di 40 anni ha contribuito al miglioramento dell’Ematologia dell’ospedale regionale di Torrette di Ancona e di quello di Civitanova, che sono considerati reparti di eccellenza. Questo sostegno è stato ed è tuttora possibile grazie a due importanti manifestazioni di raccolta fondi, “Stelle di Natale” e “Uova di Pasqua”, nonché dalle donazioni spontanee di tante persone che credono in noi. Quest’anno a causa della pandemia non abbiamo potuto distribuire le uova di Pasqua nelle piazze ma, grazie a tanti volontari, siamo riusciti a fare rete, per continuare a dare una speranza a tanti pazienti oncoematologici. Importante è stato il contributo delle sedi AVIS della zona e di esercizi commerciali, i cui titolari ci hanno messo la faccia distribuendo le uova nei loro negozi. Nella zona di Senigallia ancora per questa settimana chi vorrà potrà trovare le uova presso l’ottica Sergio Casagrande, mentre presso il negozio di casalinghi Fronzi potranno essere ritirate quelle già ordinate. Ci trovate su Facebook, su Instagram, sul nostro sito www.ailancona.org oppure al telefono 3333738024 per avere maggiori informazioni. La forza dell’AIL sono le persone: medici, infermieri e volontari che lavorano incessantemente con un unico obiettivo, quello di rendere le malattie oncoematologiche sempre più curabili e non lasciare mai soli i pazienti. Grazie a coloro che rendono possibile tutto questo!

a cura di Barbara Fioravanti