Un paziente oncologico costretto ad attendere otto ore su una sedia metallica, e poi a terra su una coperta, per la mancanza di barelle disponibili al pronto soccorso. Il caso di Franco, affetto da un tumore al colon che gli impedisce la posizione seduta prolungata, ha scosso profondamente la comunità di Senigallia e non solo, innescando una durissima reazione trasversale contro la gestione della sanità pubblica a livello locale e regionale.
Le reazioni del Movimento 5 Stelle
Il primo a sollevare il caso è stato Paolo Battisti (M5S Senigallia), che ha definito la vicenda: «Un’odissea che neanche nell’ospedale di un paese in guerra un assistito dovrebbe subire». Secondo l’esponente pentastellato, la colpa non è degli operatori ma di uno Stato che riduce gli investimenti: «Tutti possiamo essere Franco, è ora di rendercene conto». Sulla stessa linea la capogruppo regionale M5S Marta Ruggeri, che ha annunciato un’interrogazione: «Le immagini che arrivano dal Pronto Soccorso sono la prova documentale del collasso del sistema sanitario marchigiano sotto la gestione della destra». Per Ruggeri è inaccettabile che un codice arancione attenda undici ore: «Non accettiamo la scusa del “picco influenzale”: la carenza di organico e la mancanza di strumentazioni sono problemi strutturali».
Il Partito Democratico: “Affronto alla dignità”
Dure anche le parole del consigliere regionale PD Maurizio Mangialardi, che esprime solidarietà al paziente per una situazione «lesiva per la salute a livello psicofisico e vero e proprio affronto alla dignità umana». Mangialardi difende però il personale del “Principe del Piemonte”, vittima di un «malfunzionamento sistemico» e di turni massacranti. Il candidato sindaco Dario Romano mette in guardia dalle indagini interne: «L’apertura di un’indagine è un atto dovuto, ma non serve cercare un capro espiatorio tra il personale, già stremato e sotto organico, quando il problema è chiaramente strutturale e politico».
Forza Italia attacca la direzione sanitaria
Anche dal centrodestra arrivano critiche pesanti. Roberto Paradisi (Forza Italia) punta il dito contro la carenza di dotazioni: «Da mesi e mesi vengono richiesti acquisti di attrezzature, tra cui le barelle per il Pronto Soccorso. Richieste rimaste inevase». Paradisi contesta duramente l’operato degli organi direttivi dell’Ast di Ancona, accusandoli di voler scaricare le colpe sui lavoratori disponendo ispezioni quando un caso esplode: «Gli unici responsabili devono essere individuati all’interno della Direzione aziendale». E infine auspica un cambio di direzione politica dopo che per anni le amministrazioni regionali hanno palesato uno «sbilanciamento» a favore di Jesi o Fabriano.
C’è chi in politica porta la propria dote di impegno, esperienza e competenza e chi invece cerca in politica una dote, spesso un ruolo, con compenso ovviamente. E’ questa la netta distinzione con cui Roberto Paradisi, coordinatore locale di Forza Italia, si presenta agli elettori in vista delle prossime consultazioni regionali del 28 e 29 settembre. Un concetto chiaro, semplice, che restituisce dignità alla politica e al voto, in un momento in cui tanti diffidano e non votano. L’intervista integrale è in onda martedì 16 settembre, alle ore 13:10 e alle ore 20 su Radio Duomo Senigallia (95.2 FM), ma è disponibile anche in quest’articolo grazie al lettore multimediale.
Forte di una carriera come avvocato, docente universitario e con un lungo impegno nel mondo sportivo, Paradisi ha esposto le sue ragioni, le sue proposte e la sua visione per il futuro della regione, ponendo l’accento sulla concretezza di un impegno civico libero, a detta sua, da condizionamenti di partito.
Sanità, sport e cultura: il programma per le Marche
Paradisi si concentra su diverse aree chiave, a partire dalla sanità, un settore che assorbe oltre l’80% del bilancio regionale. Pur riconoscendo i meriti dell’attuale giunta Acquaroli nell’aver invertito la rotta rispetto al passato in cui si accentravano risorse e competenze, l’esponente di FI insiste sullo stop ai medici gettonisti, proponendo un’alternativa: «Richiamiamo i medici di famiglia in pensione, come è successo durante il Covid, e cominciamo a rimpinguare tutti i borghi e i presidi sanitari». L’obiettivo è quello di «un borgo, un presidio sanitario», garantendo a ogni comunità, anche la più piccola, l’accesso a guardie mediche e a un soccorso di base efficiente. Critiche invece per il mancato avvio delle case di comunità promesse ma anche a chi si impegna per vedere «la medaglietta», dimenticando la sostanza della questione.
Il candidato ha poi collegato indissolubilmente lo sport alla cultura, definendoli «la più potente medicina contro lo sballo e il disagio giovanile». Per quanto riguarda lo sport, ha criticato la gestione di alcune strutture pubbliche, come nel caso della palestra di via D’Aquino a Senigallia, chiusa per lavori improvvisati nel mese di avvio delle attività sportive da parte delle varie società, e il «regime dei presidi» che nega l’uso delle palestre scolastiche alle società sportive, in violazione di una legge del 1996. Per la cultura, Paradisi ha proposto un festival dei classici, itinerante nei teatri e anfiteatri romani della regione. Un progetto che non solo valorizzerebbe il patrimonio culturale delle Marche, ma creerebbe anche un indotto turistico, trasformando la cultura in un motore di crescita.
Turismo e protezione civile: proposte per il territorio
In materia di turismo, Paradisi ha difeso strenuamente il settore plein air, smentendo il pregiudizio che i turisti in camper non generino un’economia virtuosa. «Chi si muove con un mezzo da 80 mila euro ha un’importante capacità economica, e spende», ha affermato. «Va al ristorante, nei mercati, nei negozi. Dobbiamo creare aree attrezzate per intercettare questi flussi».
Sull’annoso tema del rischio idrogeologico, Paradisi ha ribadito la necessità di accelerare la costruzione delle vasche di espansione e ha proposto la soluzione di un coordinamento unico di protezione civile per ogni vallata: «Davvero pensiamo che si possa lasciare tutto alla singola volontà dei sindaci che si scambiano sms?». L’obiettivo finale sarebbe quello di creare una sorta di «commissario di fiume» per una gestione rapida ed efficace delle emergenze.
Roberto Paradisi, segretario di Forza Italia a Senigallia, non le manda certo a dire. Ai nostri microfroni traccia un bilancio della politica cittadina e regionale in vista degli appuntamenti elettorali del prossimo autunno 2025 per le regionali e della primavera 2026 per le comunali. Bilancio in cui non risparmia elogi né critiche, soprattutto su alcuni temi di fondamentale importanza per la cittadinanza, come la sanità pubblica e il progetto del nuovo ponte Garibaldi. Ma segnali chiari al centrodestra senigalliese arrivano anche su economia, tasse, sport e cultura. Questo breve testo è accompagnato da un lettore multimediale per riascoltarsi l’audio dell’intervista a Paradisi, andata in onda nei giorni scorsi su Radio Duomo Senigallia (95.2 FM).
Uno dei temi su cui la posizione di Paradisi è in contrasto con quella della struttura commissariale (e quindi anche con l’amministrazione Olivetti che l’ha avallata) è il progetto per la ricostruzione di ponte Garibaldi. Tema caldo a Senigallia, che sta tenendo banco da mesi, su cui gli animi non accennano a calmarsi. Paradisi lo definisce una «oscenità» che «sventrerà il prospetto architettonico neoclassico» di Senigallia. «Quel ponte Senigallia non lo vuole», ha affermato con decisione all’assessore regionale Aguzzi, facendo eco alle quasi 10 mila firme di cittadini contrari raccolte da alcune associazioni di Senigallia. Nonostante la volontà politica espressa dal commissario Babini, Paradisi si chiede: «Ma si può veramente lasciare che un ponte in una città con un contesto neoclassico sia progettato da un tecnico dell’Anas?».
Altro fronte di battaglia è la sanità. Paradisi riconosce gli sforzi della giunta Acquaroli, ma denuncia la situazione insostenibile per le liste di attesa e soprattutto la «carenza incredibile di medici», soprattutto al pronto soccorso. «Non si può tenere due medici in pronto soccorso a fronte di una richiesta altissima», afferma. Critica inoltre il ritardo nell’attivazione dell’ospedale e della casa di comunità, finalmente previsti anche a Senigallia dopo un’iniziale dimenticanza, ma di cui si attende ancora la realizzazione concreta.
Non mancano le critiche all’amministrazione Olivetti sui temi di sua competenza. Paradisi chiede la revoca delle deleghe a Liverani e Pizzi, il primo per la nota vicenda giudiziaria; e accusando il secondo di aver «penalizzato lo sport in modo pesantissimo». In particolare, contesta l’aumento delle tariffe per le attività sportive, definendo «gravi» alcune dichiarazioni dell’assessore e vicesindaco “nato” con la lista La Civica e ora in forza a Fratelli d’Italia per questioni di equilibri interni alla maggioranza.
Sull’economia, Paradisi contesta come non sia stato osservato sinora quanto annunciato nel programma elettorale. Chiede una revisione delle tasse, in particolare dell’addizionale IRPEF, e l’innalzamento della “no tax area”. «Non è stata abbassata di un solo centesimo nessuna tassa», sottolinea.
Paradisi conclude ribadendo che la priorità di Forza Italia è certamente il centrodestra, ma lancia un avvertimento: «Se le altre forze del centrodestra a livello locale non ci ascoltano, ci snobbano o addirittura ci vogliono isolare, noi ne prenderemo atto e ci guarderemo intorno». Un segnale chiaro, che potrebbe ridisegnare gli equilibri politici, almeno a Senigallia.
Parliamo di rifiuti e precisamente del futuro della proposta di affidamento in house a un gestore unico per il servizio di raccolta e smaltimento rifiuti per buona parte del territorio provinciale. Un tema importante sia per il servizio in sé, per evitare situazioni disastrose come a Roma, solo per fare un esempio, e per la qualità del servizio che possiamo vedere tutti i giorni sotto casa dopo l’esborso sotto forma di tassa. Ma è anche un appalto su cui si spende la politica, di destra, centro e sinistra. E infine è decisamente importante anche per l’ammontare economico del progetto. Si parla di circa 1 miliardo e 254 milioni di euro di valore. E proprio per questi argomenti il dibattito è più che mai vivo ai piani alti. E allora cerchiamo di tradurre alcuni concetti e renderli alla portata di tutti, anche dei cittadini che non sono tecnici del settore. Questo servizio audio sarà in onda su Radio Duomo Senigallia (95.2 FM) mercoledì 6 e giovedì 7 novembre alle ore 13:10 e alle ore 20, mentre domenica 10 lo sarà a partire dalle ore 16:50 (secondo contributo audio su tre). E’ disponibile anche cliccando sul tasto play del lettore multimediale in questo articolo.
Innanzitutto è una partita che si gioca non solo a livello comunale, ma principalmente a livello di ATA, l’Assemblea Territoriale d’Ambito, cioè la realtà a livello provinciale che da oltre una decina di anni raduna tutti i comuni e la provincia stessa per la gestione dei rifiuti urbani e speciali assimilati agli urbani. E in particolare per l’organizzazione unitaria di governo e del servizio; per il superamento della frammentazione delle gestioni attraverso l’affidamento del servizio di gestione integrata dei rifiuti a livello di ambito territoriale ottimale; per il miglioramento della qualificazione e la razionalizzazione dei servizi; per la garanzia della tutela degli utenti e tra le altre cose infine anche per il raggiungimento di un regime tariffario dei servizi uniforme e equilibrato all’interno dell’ambito territoriale ottimale, quindi per il superamento del concetto di tassa con il più proporzionato “paghi per quanti rifiuti produci”.
AnconaAmbiente ha inviato all’assemblea ATA nel settembre del 2023 la propria candidatura quale affidataria in regime di “in-house providing” dei servizi inerenti al ciclo integrato dei rifiuti, proponendo un processo di concentrazione delle gestioni sin qui svolte da Jesi Servizi, CIS, SOGENUS mediante conferimento dei rispettivi complessi aziendali nel capitale sociale di AnconaAmbiente, mentre si dovrà incorporare per fusione la Ecofon Conero, un’altra società che opera nella zona del Conero, quindi a Numana, Marcelli, ecc. Ma un ulteriore processo è in futuro previsto per concentrare anche i servizi relativi all’igiene pubblica portati avanti da Marche Multiservizi.
Ma che cos’è l’affidamento in-house o in-house providing? Significa che il soggetto, tenuto all’obbligo di una evidenza pubblica, non indice una gara pubblica, quindi con affidamento all’esterno di determinate prestazioni, ma provvede in proprio, ossia in-house, in casa diciamo, ad affidare l’esecuzione di questo appalto o la titolarità del servizio ad una entità giuridica ad esso collegata, quindi senza passare per una gara.
Di questa proposta si parla quindi da oltre un anno, ma già prima erano intervenuti la Corte dei Conti e altri tribunali per dare alcune specifiche, su cui è stata poi elaborato l’atto, di cui si è discusso in un’assemblea dello scorso 27 settembre 2024. Assemblea in cui si è registrato uno stallo perché Senigallia ha espresso voto contrario insieme a Morro d’Alba, unici due comuni, mentre si sono astenuti Belvedere Ostrense, Castelleone di Suasa, Corinaldo, San Marcello, Serra de’ Conti e Trecastelli. Infine erano assenti Arcevia e Montemarciano, quindi diciamo tutti i comuni della parte nord della provincia. Si parla quindi di un 90% di comuni favorevoli al percorso che individua AnconaAmbiente come futuro gestore unico per una quindicina d’anni, mentre una piccola percentuale – anche in termini di quote proprio singole, Senigallia è l’unico con circa l’8,87% ad avere una certa rilevanza – quindi c’è questa spaccatura tra questi due fronti.
Sul voto di Senigallia durante l’assemblea ATA è intervenuto in primis Dario Romano, capogruppo PD in consiglio comunale. «Le perplessità viaggiano su tre fronti, spiega i numeri legati al valore di AnconaAmbiente, la tariffa unificata e il percorso giuridico. La gestione unificata dei costi su tutta la provincia non è altro che il principio di equità e sostenibilità. Olivetti però sembra più preoccupato a confutare questo percorso, guardando situazioni puntuali che possono essere trattate, come ad esempio lo spiaggiamento dei rifiuti, dimenticando che l’obiettivo a medio termine è la tariffa puntuale. Inoltre, la stessa AnconaAmbiente ha dichiarato che i dubbi di Olivetti sono immotivati, snocciolando numeri e normative. Sul fronte assembleare, poi, vale la pena sottolineare che il 90% dei votanti, tra cui Ancona, Falconara e Osimo, quindi tutti a guida centro-destra, hanno espresso voto favorevole. Olivetti con la sua scelta non solo mette Senigallia in una posizione di isolamento, ma entra anche in piena contraddizione con quasi tutto il resto dei comuni della provincia, compreso il capoluogo di regione». Divisione che si ripropone anche all’interno della vallata Misa-Nevola, secondo Romano è un «campanilismo che nel 2024 non ha senso di esistere».
I dubbi che hanno portato Senigallia a decidere per il no a questa proposta di delibera dell’ata sono riassunti, si fa per dire, dal sindaco stesso Massimo Olivetti, che in un lungo comunicato spiega le sue ragioni. «Innanzitutto, per affidamento in house si intende un affidamento del servizio ad un’azienda riconducibile all’ente stesso. Ma AnconaAmbiente può essere considerata una società in house perché è una società pubblica, spiega Olivetti, di cui sono soci solo sei comuni della provincia di Ancona, mentre per tutti gli altri 41, e quindi anche per Senigallia, AnconaAmbiente è una società esterna, che per ora, credo, non possa essere considerata per il servizio in questione come società in house. È vero, continua Olivetti, che nel suo progetto AnconaAmbiente si prefigge di far diventare soci tutti i comuni della provincia, ma al momento della presentazione dell’offerta, e addirittura ancora oggi, ad offerta votata nessun altro comune è entrato in società e non è detto che poi tutti i comuni, come stabilisce la legge per ammettere l’affidamento in house, decideranno di farlo. Sarebbe stato più corretto costituire preliminarmente una nuova società tra tutti i comuni della provincia, o almeno prima di proporre il progetto, condividere con tutti i comuni gli atti fondanti della società. Purtroppo si è scelta la soluzione del prendere o lasciare, senza alcun tipo di discussione nel merito, e questo desta parecchie perplessità».
Ma non è l’unica criticità, spiega Olivetti, «ci si deve chiedere anche se questo progetto sia davvero supportato da una qualificata motivazione che dia espressamente conto delle ragioni del mancato ricorso al mercato. Anche su questi aspetti le perplessità sono enormi, perché per quanto riguarda l’efficiente gestione del servizio, in particolare gli investimenti e la qualità del servizio proposto, è noto che AnconaAmbiente non ha i mezzi sufficienti a coprire l’intero territorio provinciale. Dovrebbe acquistarne molti e la proposta di rinnovo della dotazione contenuta nel progetto sottoposto ai comuni lascia molti dubbi sulla realizzazione e sul peso economico che l’operazione avrà». Anche sui costi di servizio per gli utenti e sull’impatto sulla finanza pubblica ci sono evidenti perplessità. «Non basta, come affermato nelle slides durante l’assemblea o addirittura nelle pagine di quotidiani locali a pagamento acquistati da AnconaAmbiente, che i comuni adottando questo sistema avrebbero il beneficio di non dover mettere più a riserva la quota degli insoluti e quindi poter spendere quei soldi in altre attività. Bisogna tenere conto infatti che il costo delle somme non introitate per il servizio verrebbe così redistribuito tra i cittadini con un conseguente aggravio della tariffa. Peraltro la soglia dei mancati pagamenti che AnconaAmbiente si prefigge di raggiungere in base al quale ha dimostrato la vantaggiosità del progetto è ben inferiore a quella che nella realtà si riesce a raggiungere in ogni comune della provincia». Il sindaco Massimo Olivetti dissente anche su quanto sostenuto da AnconaAmbiente per quanto riguarda i mancati introiti. «L’avanzo di bilancio con cui si fa fronte a queste entrate che non sono state incassate incide indirettamente sui cittadini perché quelle somme vengono sottratte alla spesa per altre opere ma dopo sarà ben diverso e più grave. È vero infatti che il comune potrà spendere in altri settori le somme che deve mettere oggi in riserva per far fronte al mancato pagamento della tari ma è purtroppo altrettanto vero che il mancato incasso della tassa verrà ricaricato direttamente sui cittadini più virtuosi così che quelli che pagano regolarmente le tasse ne pagheranno ancora di più. Ecco perché ho votato no alla proposta, così come votai no sempre con un manipolo di comuni alla proposta di VivaServizi come gestore unico. Anche in quella occasione il consigliere Romano ci accusò di aver scelto l’isolamento ma poi non parlò più quando la magistratura confermò che avevamo fatto bene a non andare dietro il branco tanto che annullò la delibera».
Ora queste erano le parole di Massimo Olivetti, sindaco di Senigallia. Ovviamente dal consigliere Dario Romano c’è stata una controreplica con cui ci si chiede se voglia uscire fondamentalmente dalla gestione dei rifiuti in provincia. «Sulla gestione dei rifiuti il sindaco Olivetti continua a fare, a questo punto ci domandiamo se volutamente, confusione mischiando situazioni e insinuando dubbi di qualsiasi natura pur di non ammettere la realtà politica dei fatti. Serve un ripasso come da lui stesso dichiarato sulle pagine di un noto quotidiano locale che dà spazio spesso alla sua voce. Olivetti parla di possibili aumenti tari con l’affidamento in house ad AnconaAmbiente ma si dimentica di dire che questa cosa, così come un abbassamento della tariffa, potrebbe avvenire sia con una gara rivolta a privati che con un affidamento in house e si arriverà a una tariffa puntuale dove chi produce di più, più paga. Gli insoluti vanno nel fondo crediti di dubbia esigibilità e conseguentemente nel piano economico finanziario del comune senza gravare sui contribuenti nella tari stessa. Per cui la domanda sorge spontanea: perché Olivetti sta portando avanti, sempre più isolato politicamente, la sua Senigalliexit sulla gestione dei rifiuti in provincia? Con questo isolamento rischieremo di vedere aumentata la tari? Perché fra tutti i comuni della provincia di Ancona solo Senigalli e Morro d’Alba si sono espresse contro? Nessuna visione politica su questo punto» conclude Dario Romano, capogruppo PD in Consiglio Comunale».
AnconaAmbiente ha provato a precisare alcuni punti. Il valore economico risulta essere di oltre 9 milioni di euro al 31 dicembre 2023, l’ultimo bilancio approvato. «Il numero delle azioni che i comuni vorranno sottoscrivere è liberamente determinabile e deciso da loro stessi in piena autonomia – spiega AnconaAmbiente. Ogni azione, secondo lo statuto della società, ha un valore nominale di 10 euro. Peraltro il peso politico e decisionale all’interno della società non varia in funzione del numero di azioni possedute perché si vota per teste, cioè conseguentemente la sottoscrizione di azioni può avvenire anche con quote simboliche e non impattanti né sul bilancio comunale né tantomeno sui cittadini». Circa la questione tariffa occorre evidenziare che «il settore rifiuti a partire dal 2020 è regolato dall’Autorità di Regolazione per Energia, Reti e Ambiente, ARERA, che da 4 anni è il soggetto che decide quanto far pagare ai cittadini, normando da un lato i costi per i cittadini, dall’altro i ricavi e la remunerazione del capitale investito per i gestori del servizio. L’introduzione della tariffa puntuale corrispettiva d’ambito a partire dal 2027, così come prevista dalla legge nonché dal piano d’ambito d’Ata, approvato qualche anno fa dai sindaci, è una disposizione che prescinde dalla volontà del gestore del servizio e del singolo comune. Questa modalità, come detto, è già vigente e non può variare in funzione del gestore del servizio, pubblico o privato che sia, e delle sue modalità di individuazione, affidamento diretto o gara. Per quanto concerne i costi delle alluvioni, è sempre l’Arera che norma con le sue delibere le modalità di finanziamento dei costi degli eventi climatici calamitosi. Tali componenti, in particolare la componente UR2 della Tari, serviranno a finanziare, attraverso una cassa specifica, tutti i costi degli eventi calamitosi, senza così pesare sui bilanci comunali o sui cittadini. Ovviamente, quanto sopraprecisato sulle modalità di determinazione delle tariffe, vale anche per la gestione dei mancati incassi. Le norme per l’imputazione dei costi derivanti da crediti inesigibili, cioè quelli che non si riesce a riscuotere, rimangono quelle ora in vigore, così come stabilito prima dal Ministero dell’Economia e delle Finanze e poi dall’ARERA. In esso vengono normate le modalità di imputazione dei costi, compresi i crediti inesigibili e i crediti di dubbia esigibilità. I costi sono imputati per singolo comune nel proprio piano economico-finanziario di riferimento, senza nessun aggravio per i singoli comuni, che anzi beneficeranno dell’effetto dell’economia di scala derivante dalla gestione unica. Si precisa che anche oggi, ovviamente, non tutta la tari è riscossa dai comuni, dove anzi il non riscosso è abbastanza alto perché arriva fino al 20%. In questa ipotesi, il costo del non riscosso si scarica sui cittadini con due modalità. La prima riguarda l’accantonato al fondo crediti di dubbia esigibilità, che ingessa il bilancio dei comuni, vincolando parte dell’avanzo. La seconda riguarda la parte eccedente, che contribuisce comunque alla riduzione dell’avanzo di amministrazione. Tuttavia, i comuni possono legittimamente recuperare parte della tare non riscossa, rendicontandola e inserendola nel piano economico-finanziario, così da incassarla con la tari degli anni successivi. L’auspicio – spiega ancora in conclusione AnconaAmbiente – è che il gestore sia in grado di ridurre gli insoluti delle odierne percentuali dei comuni a valori più bassi e sostenibili per i cittadini. Conseguentemente, la nostra stima di crediti inesigibili e di crediti di dubbia esigibilità, per circa il 6%, è un obiettivo ragionevole che occorre porsi e raggiungere negli interessi dei cittadini. Sembra che quindi i dubbi del sindaco di Senigallia siano immotivati».
Ora veniamo alle altre reazioni. E’ Stefania Pagani a rincarare la dose. La capogruppo di Vola Senigallia è intervenuta sul tema, dichiarando che «se è legittimo il gioco delle parti tra maggioranza e opposizione, questo non deve però nuocere ai cittadini e non deve rischiare di portare Senigallia all’isolamento. Non è difficile quindi comprendere la posizione assunta da Silvetti, sindaco di Ancona, nei confronti della scelta fatta da Olivetti. E ancora una volta ci facciamo distinguere».
Sempre a livello politico cittadino intervengono anche Luigi Rebecchini, consigliere comunale di Forza Italia, e Roberto Paradisi, dirigente provinciale di Forza Italia, nonché portavoce dell’Unione Civici Marche. Intervengono per dire come il voto del sindaco sia «un errore» e per dire pure che deve essere rivista la posizione sull’affidamento ad AnconaAmbiente. I due esponenti politici parlano di «discutibile voto contrario» da parte del comune di Senigallia: «Come Forza Italia non possiamo che dissociarci dalla scelta (non condivisa dal Sindaco con la maggioranza atteso che nemmeno i consiglieri comunali erano stati informati) di votare contro l’affidamento del servizio proposto in sede Ata ad “AnconaAmbiente” e chiediamo al Sindaco di rivedere la sua posizione. L’adesione al progetto “pubblico” che, peraltro (volendo essere puntuali sulle norme di legge), risponde al principio generale di “auto-organizzazione amministrativa” sancito dall’art. 7 del Codice degli appalti, è la strada migliore. Innanzitutto, contrariamente a quanto da alcune parti si è letto, esiste una poderosa istruttoria che attesta i vantaggi e i benefici per la comunità in ordine al possibile affidamento “in house” del servizio, vale a dire affidamento ad una azienda pubblica controllata direttamente dai Comuni. Detta documentazione è composta da una offerta tecnica, l’offerta economica (con un ribasso di oltre il 9%, evidenziandosi già in questo dato un benefico per la collettività), un piano industriale e, soprattutto, uno studio dettagliato della nota fondazione “Utilitatis” che evidenzia come il progetto abbia, in termini di costi, una ricaduta vantaggiosa su Comuni e cittadini. Per questo motivo la stragrande maggioranza dei Comuni in ambito ATA si è espressa favorevolmente con il solo voto contrario di Senigallia e Morro d’Alba. Non solo dunque è pienamente soddisfatto il dettato normativo che impone di valutare i benefici per la comunità, oltre che l’impatto sulla finanza pubblica, ma si impone invece una evidente perplessità: per quale motivo la “ricchezza” pubblica (perché gestire oggi i rifiuti genera evidentemente fatturato importante), nella totale assenza di motivazioni (queste si) convincenti, deve essere concessa ad aziende private? Per quale motivo un Comune (mantenendo evidentemente voce in capitolo e possibilità di controllo dall’interno) non dovrebbe operare per re-investire gli utili a favore della comunità (come farebbe per oltre l’80% degli utili “AnconaAmbiente”)? Cosa evidentemente che non può appartenere alla logica del privato. E’ verissimo che il Comune di Senigallia non è ancora socio di “AnconaAmbiente” (come molti altri Comuni) ma è anche vero che ogni Comune ha la possibilità/opportunità di entrare (attraverso un aumento di capitale già preannunciato da AnconaAmbiente) acquisendo azioni la cui quantità è addirittura rimessa alla volontà di ogni singolo Comune. Paradossalmente, il Comune di Senigallia potrebbe entrare in “AnconaAmbiente” acquistando alcune azioni con poche centinaia di euro mantenendo ovviamente il proprio diritto di voto (non quotato) come Comune. Questa è la strada da percorrere. Le polemiche contro un’azienda pubblica, ad oggi unanimemente considerata efficiente e funzionale, su questioni irrilevanti come l’acquisto di uno spazio su un organo di informazione per spiegare i passaggi di un progetto lasciano il tempo che trovano. Ricordiamo che, legittimamente, lo stesso Sindaco Olivetti rilascia interviste a pagamento su organi di informazione locali in forza di contratti onerosi per la pubblica amministrazione (per qualche migliaia di euro). Ma nessuno si sogna di dire che si tratta di sperpero di risorse pubbliche. Non si devono usare due pesi e due misure. Riteniamo pertanto, mantenendo il livello di comunicazione sobrio e senza polemiche dannose tra pubbliche amministrazioni, che vi siano tutti gli elementi per riconsiderare il ruolo e le scelte di Senigallia».
Quando la politica finisce nelle aule di un tribunale. Non è la prima volta (e non sarà certo l’ultima) che uno o più consiglieri o altre figure elette di Senigallia finiscono a processo, ma stavolta non c’entrano le frasi o dichiarazioni rilasciate in sede consiliare bensì la politica in quanto militanza, in quanto attività svolta nelle file di partito. Ma soprattutto fuori il partito. I consiglieri coinvolti sono Marcello Liverani e Davide Da Ros (FdI), finiti a giudizio per calunnia e per diffamazione nei confronti di un’ex militante della Lega, lo stesso partito a cui era iscritto allora Da Ros.
La vicenda nasce da un post su Instagram di una minorenne: le frasi hanno allarmato alcuni familiari e conoscenti che hanno fatto presente a Liverani e Da Ros le dichiarazioni sui social in cui la giovane manifestava un certo disagio. Quello che sembrava uno sfogo adolescenziale dopo un litigio con un genitore è divenuto quattro mesi dopo, nell’ottobre 2018, oggetto di una segnalazione ai servizi sociali dell’Asur di Senigallia, con la conseguente presa in carico della vicenda. Ma il genitore, scoperta la fonte di tale segnalazione, ha chiamato in causa i due consiglieri.
In primo grado la condanna dei due consiglieri comunali di Senigallia è arrivata per la sola diffamazione, mentre per la calunnia c’è stata l’assoluzione. Il giudice, nel dicembre 2022, stabilì una pena a 6 mesi di reclusione con sospensione condizionale della pena oltre a un risarcimento dei danni di 15 mila euro e al pagamento delle spese legali a favore della parte civile. In appello la condanna è stata confermata ma la pena ridotta, perché “gli accertamenti svolti – si legge nella sentenza – si sono conclusi rapidamente e le parole diffamatorie non hanno raggiunto un’ampia platea di soggetti, rimanendo confinate al personale dei servizi sociali e all’autorità giudiziaria”. Di fatto, secondo il legale della persona offesa, avv. Roberto Paradisi, nonostante la pena ridotta, la corte di appello di Ancona ha «pienamente confermato l’assetto motivazionale della sentenza del Gip. Anzi, la Corte ha ulteriormente specificato che i due consiglieri “abbiano voluto screditare la Silvestrini anche alla luce dei loro pregressi rapporti politici”». Da qui la considerazione che «le circostanze riferite ai servizi sociali da Marcello Liverani e Davide Da Ros “sono risultate false e di contenuto diffamatorio e hanno leso l’onorabilità della persona offesa”».
Soddisfazione per la risposta degli organi di giustizia è stata espressa dalla vittima tramite il suo legale Paradisi, il quale ha precisato che «non era l’entità della somma a titolo di risarcimento ad interessare la persona offesa (che, peraltro, è stata costretta a pignorare anche il gettone di presenza dei due consiglieri presso le casse comunali per ottenere ristoro) ma una parola chiara giudiziale che cristallizzasse non solo le falsità contenute nell’esposto ma anche le motivazioni che avevano spinto i due imputati ad agire».
Sulla vicenda finita poi sui giornali sono voluti intervenire i due consiglieri condannati anche in secondo grado: «La sentenza ha parzialmente accolto il gravame da noi promosso e, in parziale riforma del provvedimento di primo grado, ha cancellato la pena della reclusione, sostituita dalla sola multa di €. 1.000,00; e ridotto la somma dovuta a titolo di risarcimento, portandola da €. 15.000,00 ad €. 3.000,00, abbattendola quindi dell’80%. Se nella vicenda processuale si vuole per forza cercare un “vincitore”, questo non è senz’altro la persona offesa, che ha visto riformare in suo sfavore il pronunciamento» del giudice di primo grado, dichiarano Liverani e Da Ros.
Che poi precisano anche come i gettoni di presenza per l’attività consiliare non c’entrino nella vicenda: «Subito dopo la lettura del dispositivo della sentenza di appello, avvenuto all’esito dell’udienza del 26 giugno 2024, abbiamo dato incarico al nostro avvocato di contattare il legale della parte offesa per poter immediatamente versare l’importo liquidato per sorte e spese legali. Il pagamento è stato integralmente eseguito il 4 luglio 2024, quindi 8 giorni dopo. Il versamento è stato effettuato con spirito di rivalsa, data la pendenza del termine per ricorrere in Cassazione, possibilità che stiamo attentamente vagliando insieme ai nostri legali».
Su quest’ultimo punto ha voluto poi ribattere l’avv. Paradisi per specificare che la parte offesa «è stata costretta a pignorare (ad aprile 2024, e quindi ben due mesi prima della sentenza di appello) i gettoni di presenza presso il Comune dei due imputati» e di avere documenti certi su ciò.
Scene che non fanno bene alla vita cittadina, sia per il peso giudiziario di quanto avvenuto, che per le sue conseguenze umane ma soprattutto per il livello della politica consiliare. Dario Romano, capogruppo PD in consiglio comunale a Senigallia, ha infatti rimarcato che, in attesa dell’eventuale terzo grado di giudizio, ai due consiglieri non resta che una sola strada. «Chiediamo un gesto di responsabilità, il primo da 4 anni a oggi, da parte dei consiglieri coinvolti: le dimissioni. Non possiamo permettere che Senigallia continui a essere guidata da figure che imbarazzano la città e la sua storia».
La nuova antenna sulla collina del Cavallo, a Senigallia, in via di realizzazione
Dopo le proteste per l’avvio dei lavori per l’installazione di un’antenna su strada del Cavallo, prima periferia di Senigallia, è nato anche un comitato. Si tratta del “Comitato per il diritto alla partecipazione civica e per la tutela del paesaggio”, guidato dal dott. Giuseppe Bartoli, di cui abbiamo intervistato il legale: l’avvocato Roberto Paradisi che ha spiegato le ragioni di questa iniziativa, ma soprattutto fatto chiarezza su alcuni elementi per comprendere meglio l’intera vicenda. L’intervista è in onda mercoledì 3 luglio alle ore 13:10 e ore 20, giovedì 4 agli stessi orari e domenica 7 a partire dalle ore 17. Dove? Sempre su Radio Duomo Senigallia-In Blu (95.2 FM), ma chi vorrà potrà leggere alcune parti riportate in questo articolo oppure ascoltarsi l’audio integrale anche dal telefono, cliccando sul tasto play del lettore multimediale.
Da chi è composto il comitato? Da 115 cittadini, perlopiù cittadini della zona ma non solo: anche tante persone che hanno a cuore la tutela del paesaggio e la trasparenza amministrativa. E’ nato per rivendicare questo diritto così come quello alla partecipazione.
Cosa ha scatenato la protesta dei residenti? Dall’oggi al domani è stato avviato un cantiere, un blitz a sorpresa, autorizzato dall’amministrazione comunale. I cittadini sono scossi per questo e si sono autorganizzati per tutelare i propri interessi. C’è una violazione delle procedure amministrative corrette e un’insensibilità rispetto alla tutela paesaggistica.
Cioè? Parlo di violazione delle buone procedure amministrative perché c’è una legge nazionale del 2001 che prevede la possibilità per gli enti locali, e moltissimi se ne sono dotati giustamente, di dotarsi di un piano delle antenne, uno strumento urbanistico per dislocare al meglio le antenne. Non è un obbligo per i comuni, ma chi garantisce in campagna elettorale trasparenza, dialogo e partecipazione poi non può non mettere in campo queste azioni elementari di buona amministrazione che permettono di trovare dei punti per dislocare le antenne dialogando con la città. Se il piano delle antenne non c’è, c’è invece il far west.
Roberto Paradisi
Che potere avrebbe il Comune con questo piano? Potrebbe negare l’autorizzazione alla ditta che vuole installare l’antenna e spingere invece per le localizzazioni individuate. Il Tar e il Consiglio di Stato hanno già dato ragione ai Comuni virtuosi che hanno adottato il piano delle antenne, premiandoli nel braccio di ferro coi gestori di telefonia. Il problema è di pianificazione del territorio: oggi tocca al Cavallo, domani potrebbe coinvolgere il lungomare…
Sui social i commenti si sprecano, anche contro il comitato: ci sono tante persone che vorrebbero l’antenna pur di far funzionare il proprio cellulare… Rabbrividisco di fronte a certi commenti: se l’antenna è sulla testa degli altri, allora gli altri diventano i censori. Tutti vogliamo che il cellulare prenda, tutti parliamo al telefono, ma vorremmo vedere rispettate le leggi e dal Comune una maggiore sensibilità. C’è un’ignoranza politica e giuridica: ci sono aree con minor impatto paesaggistico o non residenziali dove poter individuare dei punti per la dislocazione delle antenne, sempre ascoltando i cittadini. Se l’amministrazione comunale l’avesse elaborato questo piano appena insediata, oggi non ci ritroveremmo a questo punto.
La scelta di “Mario”, il nome che si era dato il senigalliese Federico Carboni per far conoscere la propria storia, ha suscitato varie reazioni a Senigallia. Molti i favorevoli, anche se non mancano i contrari né i dubbi sui limiti da inserire nella futura legge, per evitare abusi. Un percorso complesso, da troppo tempo al vaglio di una politica nazionale ancora senza risposte. Oltre al vescovo Franco Manenti, abbiamo sentito altri pareri.
L’ex sindaco di Senigallia Maurizio Mangialardi parla di battaglia vinta da Federico Carboni. A lui si deve, secondo il capogruppo regionale del Pd, «un immenso ringraziamento per il coraggio dimostrato in questi lunghi anni. Il suo caso, il primo in Italia di suicidio assistito, segna un profondo spartiacque per la storia del nostro Paese». Ma guardando alle Marche, «non è ammissibile, e forse neppure umano, che l’Asur Marche continui a violare sentenze emesse dai tribunali e a essere continuamente diffidata e denunciata da persone a cui il Comitato etico regionale ha confermato la sussistenza dei quattro requisiti indicati dalla sentenza della Corte costituzionale per accedere al suicidio assistito. È avvenuto in ben tre casi su tre e ciò non può non far pensare a una esplicita volontà politica».
Non contrario, ma solo a determinate condizioni, è Roberto Paradisi, noto avvocato ed ex consigliere comunale di Senigallia che precisa: «Quando leggo di realtà associative o individui che inneggiano alla morte ho i brividi lungo la schiena. Ho ravvisato l’assoluta inopportunità di alcune manifestazioni pubbliche o politiche sulla vicenda di Mario, perché per convinzione personale, sono sempre portato al silenzio non all’esultanza. Non sono contrario…
Continua a leggere sull’edizione digitale di giovedì 23 giugno, cliccando QUI. Sostieni l’editoria locale, abbonati a La Voce Misena
Utilizziamo i cookies per offrirvi un'esperienza di navigazione migliore. Cliccando su accetta acconsento all'utilizzo dei cookie.
This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these cookies, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may have an effect on your browsing experience.
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.