L’auditorium San Rocco in piazza Garibaldi, a Senigallia
Sabato 13 novembre 2021, alle ore 18, all’auditorium San Rocco di Senigallia si terrà la presentazione del libro “Ho fatto tutto per essere felice. Enzo Piccinini, storia di un insolito chirurgo” di Marco Bardazzi (Bur Rizzoli). Interverranno Davide Donati, professore associato dell’Istituto ortopedico Rizzoli di Bologna e Gabriele Pagliariccio, direttore uoc chirurgia vascolare della Asl di Teramo.
Chi era Enzo Piccinini? Perché ha lasciato il segno nella vita di così tanta gente? Perché i video che lo ritraggono su YouTube, a distanza di 20 anni, hanno ancora decine di migliaia di condivisioni e sono tradotti in molte lingue? “Ho fatto tutto per essere felice” è un viaggio tra l’Europa e gli Usa alla ricerca di testimonianze su Enzo e di risposte a queste domande.
L’incontro è promosso dall’Ufficio per la pastorale della salute della diocesi di Senigallia, Caritas Senigallia, libreria Mastai e centro culturale Simona Romagnoli, con il patrocinio del Comune di Senigallia.
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Dato l’arrivo della bella stagione e il calo dei casi di contagio da Covid-19 ho pensato di parlavi dell’opera della “Madonna del Carmine e santi”, realizzata tra il 1690 e il 1710, in cui sono ritratti proprio i due santi che durante il periodo medievale erano invocati dal popolo come ausiliari in caso di pestilenza. Il dipinto, un olio su tela di ambito marchigiano, collocato all’interno della Chiesa Parrocchiale di San Pellegrino a Ripe di Trecastelli, ritrae la Beata Vergine Maria del Monte Carmelo, con in braccio Gesù Bambino, venerata da San Sebastiano, il cavaliere romano di origine meneghina martirizzato sotto Diocleziano nel IV secolo, e San Rocco, taumaturgo e pellegrino in Italia nel XIV secolo.
Madonna del Carmine e santi, ambito marchigiano, olio su tela, secolo XVII, Chiesa Parrocchiale di San Pellegrino, Ripe di Trecastelli
Entrambi i santi sono rappresentati rispettando esattamente la tradizione agiografica che li distingue. San Sebastiano, a destra, è raffigurato come un giovane efebico, coperto solo in vita, legato a un tronco d’albero e trafitto da quattro dardi. Questo fu infatti il supplizio al quale l’imperatore Diocleziano lo aveva condannato a morte, ma grazie al miracoloso intervento di Sant’Irene, che sanò le ferite, Sebastiano rimase in vita. In epoca medievale le frecce e le lacerazioni della pelle da queste provocate vennero accostate alla pesta e così il popolo iniziò a pregare San Sebastiano in cerca di guarigione. San Rocco, a sinistra, ci appare invece con addosso i tipici paramenti del viaggiatore: il bastone, il tabarro e le due conchiglie. Il Santo inoltre, sollevando l’abito, ci mostra sulla coscia sinistra una lacerazione, simbolo della peste e dei tanti appestati che egli assistette durante il suo peregrinare verso la città di Roma. Dietro alla figura di San Rocco l’artista ha poi inserito un cagnolino, a ricordare l’episodio in cui un cucciolo portò a Rocco, ingiustamente detenuto in carcere, un pezzo di pane.
Nella parte sommitale della pala d’altare, alta poco più di 2 metri, è posta la Vergine Maria benedicente con in braccio Gesù Bambino. La figura della Madonna è da sempre legata al Monte Carmelo che si trova nell’Alta Galilea, una regione dello Stato di Israele, poiché fu lì che Elia profetizzò il futuro ruolo di Maria come Madre di Dio, ma in questo caso l’opera, per lungo tempo collocata nell’altare maggiore della Chiesa di San Rocco posta fuori dalle mura castellane di Ripe, prende questo nome specifico proprio per via del committente, che si ipotizza essere la confraternita religiosa del Carmine, fondata nel 1265.
In basso, tra San Rocco e San Sebastiano, è invece rappresentato l’antico borgo fortificato di Ripe, così come appariva alla popolazione agli inizi del Cinquecento.
Marco Pettinari
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