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Tag: testimonianze

La cura nella fragilità

Le storie richiamano una cura speciale. Per ravvicinarsi servono delicatezza, garbo, pudore, tenerezza. Mia nonna avrebbe detto “grazia”, una sorta di “umanità aumentata”. Si fa fatica a non piangere e le parole fanno fatica a rompere la sacralità del silenzio che accompagna le parole di vita sofferta, piegata, spezzata. Eppure la profonda sofferenza, attraverso parole spezzate come il pane e offerte alla comunità, apre a una possibilità di condivisione.

Ci è stato raccontato “l’ignoto nemico” che durante la pandemia ha richiesto a tanti medici e infermieri una inedita capacità di “fronteggiare”, di “stare insieme”di fronte ai nuovi rischi. Ricolmi di ansia e di paura perché consapevoli di non saper fare, eppure presenti, fianco a fianco, colleghi che si scoprono profondamente tali in quanto con-legati, legati insieme. Messi di fronte a una sfida del giorno per giorno, ad accettare che il cammino apre cammino in territori profondamente modificati e le cui vecchie mappe non funzionano più da orientamento.

“Siamo tutte e tutti fragili, perché la fragilità è in noi ed è costitutiva dell’umano” (E. Borgna). È proprio lo scoprirsi fragili che apre a un’alleanza tra donne e uomini a partire proprio da questa condizione comune. La stessa condizione che apre all’esperienza di incontro con Dio: “Cosa posso temere, Signore, se tu sei con me?”. Il pianto di V., la voce spezzata di Ariella ci hanno fatto comprendere di essere di fronte alla vita concreta. Siamo riusciti a riconciliarci con la dimensione emotiva, scoprendo che non siamo solo razionalità. L’esperienza del terremoto (1980,1986,2016), l’esodo dalla propria terra, il ritorno dei genitori nelle SAE con la possibilità di…

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L’alluvione da un altro punto di vista, una voce da Pianello di Ostra

Siamo quasi alla fine di questo 2022, anno segnato in modo indimenticabile dall’alluvione. Credo che per molti di Pianello di Ostra non passi giorno in cui non scorrano davanti agli occhi scene di quei drammatici momenti. Pure a me capita questo, ma vorrei condividere con voi anche alcune esperienze positive. Certo, non posso dimenticare i primi giorni: il nostro piccolo borgo distrutto, le macchine accavallate, le recinzioni portate via dalla furia dell’acqua, il fango ovunque. Lungo la strada si vedevano solo i mezzi della Protezione Civile, dei Vigili del Fuoco e del Soccorso Stradale.

Nonostante tutto questo caos, la cosa bella però era vedere tanti giovani coordinati dalla Caritas diocesana, arrivati da tutta Italia con pale e tira acqua, che, sporchi di fango, andavano da una via all’altra, per aiutare a ripulire abitazioni e locali. Vi dico la verità, sembrerà strano, ma sperimentare tanta solidarietà mi riempiva il cuore di gioia. Questi volontari passavano, portando secchi, scope, detersivi e anche viveri perché non c’era né tempo né voglia di…

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Vivere l’alluvione a dodici anni

Il foro Annonario di Senigallia allagato la sera dell'alluvione del 15 settembre 2022
Il foro Annonario di Senigallia allagato la sera dell’alluvione del 15 settembre 2022

Non so da dove cominciare. Probabilmente da quella notte, la notte dell’alluvione. Era stata una giornata piena di tuoni e fulmini, che faceva paura già solo per quel motivo. Quella sera ero andata a letto presto. Mi risvegliai verso le una o le due di notte con l’allarme che faceva un suono stridulo; decisi di alzarmi perché era impossibile dormire. Aprii la porta e andai a vedere fuori dal balcone e ciò che vidi non lo augurerò mai a nessuno. Tutta la via era piena d’acqua fino al manubrio di una bicicletta e tutta quell’acqua marrone era anche dentro casa nostra.

I miei genitori intanto portavano più cose possibili al piano di sopra, tutto. Io passai la maggior parte di quella notte seduta sul balcone a parlare con i vicini. Era meglio stare fuori che dentro, l’acqua puzzava e dentro si sentiva anche di più, certo fuori non c’era l’aria fresca però era sempre meglio che stare all’interno della casa. Verso le tre e mezzo andammo tutti a dormire non sapendo cos’altro potessimo fare. Quando ci risvegliammo, l’acqua era scesa, arrivava alle cosce. I giorni successivi andai a dormire da i miei parenti e non so come abbiano fatto a svuotare la casa dall’acqua perché non ero voluta tornare a vedere. Ci trasferimmo momentaneamente in una casa vicino.

Ora sono passati oltre tre mesi dalla notte del quindici settembre e ancora alcune strade si riempiono di fango quando piove, molti marciapiedi sono rotti e c’è ancora paura tra la gente. Ora è Natale e noi ancora non siamo tornati a casa nostra. Non mi sembra Natale…

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Ostra, i fiori tra il fango dell’alluvione

La rimozione del fango dell'alluvione dal vivaio Agarbati a Casine di Ostra
La rimozione del fango dell’alluvione dal vivaio Agarbati a Casine di Ostra

18 agosto 1976, 6 febbraio 2001, 3 maggio 2014, 15 settembre 2022. Non sono date di compleanni, o di eventi familiari, sono le date delle quattro alluvioni che la nostra azienda ha subito nel corso degli anni. L’azienda agricola Agarbati è stata creata alla fine degli anni ‘60. La caratteristica di azienda familiare, anche se coadiuvata da dipendenti stagionali, ci ha permesso di superare i momenti difficili, come appunto le alluvioni.

Ma stavolta sarà dura, molto più dura, perché l’evento del 15 settembre è stato molto più devastante degli altri. Ero in casa quella sera, insieme a mia moglie e i miei figli, quando un amico mi telefona e mi chiede della situazione del fiume. Gli rispondo che non c’erano problemi particolari, dato che aveva smesso di piovere e le piogge non erano state copiose. Vista la sua insistenza, ho deciso di ispezionare il fiume, che dista un paio di cento metri da casa. Il fiume era tranquillo, pochissima acqua e limpida. Decisi così di fare un giro lungo l’asta fluviale, risalendo in macchina il territorio fino a Pianello dove vidi che il fiume stava salendo di livello. Poi sono andato a casa di un amico, ci siamo fermati a vedere con che tempistica il fiume cresceva, molto rapidamente. Tornato a casa, ho fatto allontanare moglie e figli e sono rimasto sotto il portico di casa a vedere cosa accadeva. L’acqua continuava a salire, le nostre serre erano già invase e piano piano la piena si stava avvicinando minacciosa a casa. Poco dopo le 22, sul muro di casa c’erano più di 70 cm d’acqua. Ho atteso il passaggio della piena. Dopo aver fatto un giro sul territorio e aver recuperato la famiglia, alle 5 di mattina sono andato a riposare.

Quando, dopo neanche un paio d’ore, mi sono svegliato, ho fatto un giro nella nostra azienda, nelle nostre serre: quello che non…

L’alluvione, il disastro. La casa spazzata via e la voglia di normalità

Il segno della piena del fiume Misa a Pianello di Ostra durante l'alluvione del 15 settembre 2022
Il segno della piena del fiume Misa a Pianello di Ostra durante l’alluvione del 15 settembre 2022

Da che parte iniziare? Sicuramente dalla consapevolezza che la natura non si ferma davanti a niente e che una tranquilla serata fatta di quotidianità, il rientro dal lavoro, la cena, il raccontarsi la giornata, tutto questo si può trasformare in un inferno fatto di acqua, fango e urla di terrore.

Stavamo cenando al piano terra e stavo per uscire a portare fuori l’umido, quando ho visto per caso i miei vicini molto agitati. Mi hanno detto che stava arrivando una piena, io non sapevo bene il da farsi, visto che ci siamo trasferiti da poco in questa casa. Sono corsa da mio marito e gli ho intimato: “Sbrigati, esci, sta arrivando la piena!”. Ho preso il nostro cagnolino di 14 anni e l’ho portato sulla rampa delle scale del primo piano, richiudendomi dietro il portone. Volevamo chiudere le porte e le finestre al piano terra, ma non ci siamo riusciti perché siamo stati da subito travolti da acqua, fango e detriti. Patrizio, mio marito, ha subito detto: “Restiamo calmi e lucidi, dobbiamo cercare di arrivare sul tetto, se vogliamo salvarci”.

L’acqua è arrivata con una forza immane, spaccando tutto. Con molte difficoltà e tanta paura, siamo riusciti a salire sul tetto, aggrappandoci ai fili dell’alta tensione. Lì siamo rimasti circa 4 ore ad aspettare, ad aspettare cosa non lo sapevamo, forse anche la morte, perché non sapevamo se la casa…

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Nella terribile notte

I resti dell'alluvione che ha colpito Senigallia
I resti dell’alluvione che ha colpito Senigallia: in foto via Andrea Costa

L’acqua s’insinua da sotto il portone; penso subito di mettere un panno per fermarla, ma non lo faccio, non serve: dilaga per tutta la casa, e sale, sale velocemente. Mi muovo da una stanza all’altra senza costrutto; perdo una ciabatta, lascio l’altra. Prendo qualcosa e metto in una borsa; ancora qualcosa, ma non sono sicura che siano oggetti importanti. è venuta anche mia sorella. Grazie al suggerimento di un’amica, abbiamo spostato le rispettive macchine; anche i vicini l’hanno fatto. Le consegno un pacco di fogli, documenti che ritengo siano da salvare. La luce se ne va; poco dopo cade un mobile, l’acqua non si ferma: è ora di andare. Metto un paio di scarpe da ginnastica vecchie e usciamo da casa.

Scendiamo i 4 gradini delle scale e nell’atrio l’acqua ci arriva al petto; attraversiamo il giardino sempre con l’acqua al petto; raggiungiamo la strada, la piccola via in discesa che dalla Statale Adriatica arriva al mare. Con le borse addosso arriviamo in cima, sulla Statale, dove l’acqua è notevolmente più bassa. Ci sono volontari della Croce Rossa ai quali diciamo che ci sono ancora abitanti nel condomino e, probabilmente nelle case lungo la via; gonfiano un gommone e si avviano. Intorno c’è acqua ovunque e nella stretta via scende come un fiume. Le persone che hanno lasciato le proprie case si guardano intorno attonite e incredule. C’è concitazione e non sempre lucidità anche fra gli operatori.

Non subito, ma nei giorni seguenti, quando in tanti si lavora alacremente per togliere acqua e fango dalle case, mentre si guardano oggetti pieni di fango che si è costretti a buttare, si fa largo una grande tristezza per le cose che si perdono. Fa male lasciare oggetti cari, fotografie, ricordi di famiglia. Fa soffrire anche lasciare andare i vestiti, la biancheria: tutto impregnato di acqua e fango. Anche i mobili e, con preoccupazione, si comincia a pensare alle ingenti spese cui si andrà incontro. E ci si chiede se un’allerta più tempestiva avesse…

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Pianello di Ostra: cronaca di minuti in cui tutto è cambiato

La devastazione nella frazione ostrense

Ha piovuto tutto il pomeriggio, tanto che gli allenamenti di calcio categoria pulcini, la squadra di mio figlio, sono stati annullati. Intorno alle 20 ho letto sul web che ad Arcevia c’erano state frane e smottamenti per la pioggia abbondante e avevano già deciso di chiudere le scuole il giorno dopo. Alle 21 circa, mio marito è uscito per andare al circolo di Pianello e organizzare la gara di ruzzola fissata per la domenica. Io stavo accompagnando i miei figli a dormire, poi ho sentito un gran rumore di auto, cosa strana per un giovedì sera a quell’ora. Mi affaccio, vedo tantissime auto che salivano per parcheggiare e persone che tornavano correndo in basso verso l’incrocio tra via S.Gregorio e l’Arceviese .Avevo già visto quella scena 8 anni prima, nel 2014, quando il fosso era straripato. Mentre i ricordi si attivano,mi accorgo anche di sentire un gran rumore di acqua, come una cascata e non capisco cosa stia succedendo. E’ allora che mi raggiunge la voce di mio marito sotto casa che ha rimesso l’auto in garage e mi dice di avvisare i miei genitori e mia sorella, che vivono a Senigallia. E’ agitato, mi grida che Pianello vecchio è allagato. Cerco di contattare i miei familiari a Senigallia, ma le linee sono interrotte. Va via la corrente. Dentro casa si accendono le luci di emergenza. Mia figlia non riesce a dormire, la rassicuro di non preoccuparsi e che avevo letto che il giorno dopo le scuole sarebbero state chiuse. Mio marito mi manda un video: difficile comprendere, riconoscere i luoghi anche se ben conosciuti. Lui era lì a pochi metri dall’incrocio ed è rimasto lì, vicino alla casa in cui vive da sola la suocera di mia sorella, se mai avesse avuto bisogno. L’Arceviese era diventata un fiume e la corrente faceva scorrere le auto posteggiate sui lati della strada. Non riuscivo a rendermi conto e la mia preoccupazione aumentava anche per Senigallia. Sento allarmi di auto, sirene in lontananza che transitano e altre che si fermano. Verso le 22.10 mio marito mi dice che l’acqua inizia a calare, ma verso le 23 mi informa che ci sono persone intrappolate nei garage della palazzina in cui abita un nostro caro amico. E un’altra persona è bloccata in casa, vicino al bar. Mi dice i nomi di queste persone. Non voglio credere che stia accadendo. Voglio sperare. A mezzanotte e mezza il fiume esonda anche a Senigallia. Arrivano i soccorsi a Pianello: hanno avuto molte difficoltà a raggiungerci. Mio marito torna a casa verso le 2 di notte, è sconvolto. Mi racconta. Arrivato al circolo alle 21 si era seduto a bere un amaro e a chiacchierare con Peppe (Tisba), quando lui riceve una telefonata e senza dire niente si alza ed esce. Mio marito gli va dietro e, quando entrambi sono fuori, vedono che l’Arceviese si sta allagando. Mio marito aveva parcheggiato nel piazzale del circolo, va a prendere l’auto ed esce dal vialetto. Arrivato al passo d’uscita e vedendo l’acqua che arrivava, ha imboccato l’Arceviese per tornare a casa, mettere l’auto in garage, dirmi di chiamare Senigallia e poi tornare verso l’incrocio quando ha visto che era già tutto completamente allagato. Non più di 10 minuti che hanno cambiato tutto. Repentinamente. La notte, in cui non si è dormito, ad attendere il giorno. Un giorno inimmaginabile. In cui tutto era diverso rispetto al giorno prima. Persone che ci hanno lasciato. Dolore. Straziante. Ingiusto. E sconcerto, disperazione, smarrimento: luoghi familiari ricoperti dal fango e amici, una comunità intera che ha perso i ricordi di una vita e non solo. Il trambusto, macchine e mezzi di soccorso. E solo una luce: tante persone al lavoro che cercavano di rendersi utili.

Federica Papi