Lapsus, ovvero l’arte che rompe gli schemi: Senigallia al centro della creatività outsider

L’errore si trasforma in opportunità. La fragilità diventa potenzialità grazie al gesto grafico. Il concetto stesso di diversità trova cittadinanza e valore attraverso la pittura, il disegno e l’installazione urbana. È attorno a questa visione che ruota la filosofia dell’associazione Lapsus. L’atelier d’arte partecipativa, attivo a Senigallia da tredici anni, ha portato in città l’11esima edizione del festival nazionale dell’outsider art e dell’arte irregolare. Ne abbiamo approfittato per fare qualche domanda al presidente di Lapsus Andrea Simonetti e alla coordinatrice artistica Lisa Vedovelli. L’AUDIO dell’intervista, andata in onda qualche giorno fa su Radio Duomo Senigallia (95.2 FM), è ora disponibile anche qui.
L’associazione Lapsus
Nata come piccola realtà laboratoriale, Lapsus trae il suo nome dal celebre Freud. E’ un’imperfezione, un elemento inaspettato che viene convertito in risorsa positiva. All’interno dell’atelier le porte restano sempre aperte a bambini, adulti, appassionati o semplici curiosi. Ma è soprattutto con le persone con fragilità che si compie il processo più significativo. All’interno dello spazio creativo, l’individuo scopre e rivendica un’identità precisa, quella di artista creativo. Sul foglio prendono forma le emozioni del vissuto quotidiano. Il gesto tecnico è presa di coscienza delle proprie capacità espressive. Con ricadute dirette sul piano dell’autostima e della consapevolezza personale.
Il festival
La vocazione partecipativa dell’associazione si è riflessa nel festival nazionale approdato a Senigallia proprio grazie a Lapsus. La manifestazione è itinerante ma solitamente viene svolta nelle grandi città italiane, come Torino o Bologna. La scelta di Senigallia ha rappresentato una novità importante per l’evento in sé. Ha però stimolato una risposta decisa dal tessuto sociale cittadino.


Il tema conduttore di questa edizione è stato il concetto di atelier. Atelier inteso come spazio aperto e permeabile, capace di travalicare i propri confini fisici per integrarsi con l’ambiente urbano. Durante i tre giorni della manifestazione, il programma ha previsto laboratori, workshop, performance e un convegno nazionale con relatori ed esperti internazionali focalizzato sul valore sociale, culturale e relazionale dell’atelier contemporaneo.

Particolare rilievo ha avuto l’open call rivolta a creativi, artisti e architetti provenienti da diverse regioni d’Italia per la realizzazione di installazioni temporanee collocate nei giardini Palazzesi (della rocca), in piazza Manni e in piazza Roma. Sono ancora visibili, così come a palazzetto Baviera è aperta fino al 15 novembre la mostra nazionale “Tum Tum Atelier”, curata da Riccardo Bargellini, Gaetano Verde e Chiara Borgaro. La rassegna propone una selezione dei principali talenti dell’arte irregolare italiana, includendo tra le opere esposte anche i lavori di tre artisti dell’associazione senigalliese Lapsus.
Il bilancio tracciato dai responsabili evidenzia un impatto tangibile sulla comunità locale, tra nuove consapevolezze e sostegno all’evento.
Il futuro
Nutrimento per Lapsus che mira a svilupparsi ulteriormente sul territorio attraverso progetti formativi svolti nelle scuole. In merito alle prospettive future, l’intento è quello di superare i confini regionali per divenire un punto di riferimento in ambito europeo e soprattutto lungo la direttrice adriatica.
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