Nel vibrante panorama artistico milanese, si è aperta mercoledì 13 marzo una mostra collettiva che omaggia il genio creativo di uno dei fotografi italiani più rinomati: Giovanni Gastel. A tre anni dalla sua prematura scomparsa a causa del Covid, la curatrice Maria Cristina Brandini, insieme al fotografo Davide Furia, ha orchestrato un evento straordinario per celebrare l’eredità di questo grande maestro dell’immagine.
“Unforgettable 65 scatti del Gruppo in ricordo di Giovanni Gastel” è il titolo di questa esposizione corale, che vede la partecipazione di 42 fotografi e fotografe. L’obiettivo è rendere omaggio non solo al talento artistico di Gastel, ma anche alla sua generosità e umanità d’animo. Come sottolinea la curatrice Maria Cristina Brandini, l’idea di una mostra collettiva nasce dal desiderio di condividere l’eredità di Gastel e di dimostrare che, nonostante la sua unicità, il suo spirito vive attraverso l’ispirazione e il lavoro di altri artisti.
Tra i fotografi selezionati per questa mostra di prestigio, c’è anche la talentuosa Delia Biele, una senigalliese di adozione che sta lasciato un’impronta importante nel mondo della fotografia. Laureata in sociologia e con un master in criminologia, Biele ha affinato il suo talento nel campo della documentazione video-fotografica scientifica per la Polizia di Stato. Tuttavia, è nella ritrattistica che Delia Biele ha trovato la sua vera vocazione, e il suo incontro con Gastel ha rappresentato un momento determinante nella sua evoluzione artistica.
Nata a Benevento nel 1960, Delia Biele si è trasferita nelle Marche nel 2013 e successivamente a Senigallia nel 2015, dove ha iniziato a esplorare le possibilità creative offerte dalla fotografia. Attraverso la frequentazione del Musinf, sotto la guida del Prof. Carlo Emanuele Bugatti, ha affinato le sue capacità e ha iniziato a esporre i suoi lavori nelle associazioni fotografiche e culturali locali. Il suo stile distintivo si è sviluppato all’interno del movimento artistico “INTROVISIONE”, sotto la guida del Prof. Enzo Carli, allievo e amico del maestro Mario Giacomelli. Delia Biele rappresenta un perfetto esempio dell’eredità lasciata da Giovanni Gastel: un impegno costante per la ricerca della propria unicità artistica, unito a una generosa condivisione di conoscenze e ispirazioni con altri artisti. Il suo contributo alla mostra collettiva è un tributo commovente alla memoria di Gastel e alla continuità del suo spirito creativo nel mondo della fotografia contemporanea.
È stata inaugurata venerdì 20 ottobre a Senigallia, presso i suggestivi locali al piano terra di Palazzetto Baviera, la mostra fotografica dedicata a Maria Spes Bartoli, la prima fotografa professionista delle Marche. L’esposizione, curata da Simona Guerra in collaborazione con Vanessa Sabbatini, è un’affascinante viaggio nel mondo di una donna straordinaria che ha infranto le barriere del suo tempo per affermarsi come pioniera della fotografia nella nostra regione.
Foto di Patrizia Lo Conte
Nata a Senigallia nel 1888, Maria Spes Bartoli ha segnato la storia fotografica delle Marche aprendo il suo atelier nel 1924 a Tolentino. La mostra, promossa dalla Regione Marche e organizzata dal Comune di Senigallia, ci conduce attraverso una selezione di opere originali, molte delle quali risalenti alla fine del 1800 e ai primi decenni del 1900. Ogni fotografia è una finestra aperta sulla sua vita e sul mondo che la circondava, catturando con maestria gli aspetti più intimi e significativi della sua esperienza.
Uno dei tratti distintivi dell’esposizione è la varietà dei soggetti: dall’architettura alla vita quotidiana, dalle attività teatrali al contesto familiare e alle relazioni sociali. Maria Spes Bartoli, oltre ad essere una fotografa eccezionale, è stata anche un’anima inquieta desiderosa di esplorare e comprendere il mondo che la circondava. La sua passione per il teatro, ereditata dal padre, si riflette nelle numerose fotografie di produzioni teatrali, manifestando il suo amore per l’arte scenica.
Attraverso gli autoritratti, Maria Spes Bartoli ci offre uno sguardo intimo della sua psiche. Ogni foto è un’opera d’arte in sé, raccontando una storia di introspezione, forza e vulnerabilità. Uno degli autoritratti più toccanti la ritrae di fronte a uno specchio semibuio, i capelli sciolti, lo sguardo diretto e profondo. In quel momento, Maria Spes ha abbassato ogni difesa, rivelando la sua vera essenza, un gesto di coraggio che ha ridefinito la fotografia artistica e il concetto di autoritratto.
L’eredità di Maria Spes Bartoli va oltre le sue fotografie: è un racconto avvincente di una donna che ha osato sfidare le convenzioni del suo tempo, esplorando il mondo attraverso l’obiettivo della sua macchina fotografica. Questa mostra non è solo un omaggio alla sua maestria tecnica, ma anche una celebrazione del suo spirito intraprendente e della sua capacità di cogliere la bellezza e la complessità della vita.
Foto di Patrizia Lo Conte
L’esposizione, ospitata a Palazzetto Baviera, è un’opportunità unica per immergersi nell’anima artistica di Maria Spes Bartoli e scoprire il suo straordinario contributo all’evoluzione della fotografia nelle Marche. Un viaggio indimenticabile nel mondo affascinante e multiforme di una delle figure più influenti della storia fotografica della regione. Un’occasione da non perdere per tutti gli amanti dell’arte e della storia, pronti a lasciarsi ispirare da una donna che ha trasformato la sua passione in un’opera d’arte eterna.
Ingresso mostra al piano nobile di Palazzetto Baviera – Foto di Anna Mencaroni
Nelle eleganti sale del piano nobile di Palazzetto Baviera, venerdì 13 ottobre 2023, ha preso vita un’esperienza artistica senza confini con l’inaugurazione del M.A.D. Mail Art Day 2023. Questo straordinario evento ha portato in mostra una collezione eclettica di opere provenienti dall’Archivio della Mail Art del Musinf, insieme a creazioni uniche arrivate appositamente a Senigallia in occasione del Mail Art Day, la Giornata Internazionale dedicata alla Mail Art.
Inaugurazione mostra presso la Sala del Fico di Palazzetto Baviera – Foto di Anna Mencaroni
I curatori, Stefano Schiavoni e Ruggero Maggi, hanno realizzato una mostra che celebra la creatività senza limiti, coinvolgendo artisti provenienti da ogni angolo del mondo. Durante l’inaugurazione, illustri personalità artistiche come Ryosuke Cohen e Giovanni Fontana hanno arricchito l’evento con le loro visioni uniche e ispiratrici.
Ryosuke Cohen, artista postale giapponese – Foto di Anna Mencaroni
La mostra non è solo un tributo all’arte contemporanea, ma anche una preziosa testimonianza storica. Tra le opere esposte, pure alcune realizzazioni di Guglielmo Achille Cavellini, considerato il padre storico del movimento Mail Art in Italia, riprese dalla mostra antologica alla Rocca Roveresca del 1988. Questa esposizione è una rara opportunità di immergersi nella ricca storia di un movimento che ha rivoluzionato il concetto stesso di arte, abbracciando la spontaneità e l’accessibilità come pilastri fondamentali.
Il progetto, realizzato in collaborazione con il Comune di Montecarotto e il Museo d’Arte Moderna e della Mail Art di Montecarotto, non si ferma a Senigallia. Sabato 14 ottobre l’arte ha infatti trovato la sua dimensione anche sul palcoscenico del Teatro comunale di Montecarotto, con una serie di interventi artistici dedicati alla figura iconica di Ray Johnson. Un evento che ha permesso ai partecipanti di immergersi nell’anima di un artista che ha influenzato generazioni con il suo approccio audace e sperimentale all’arte.
Il M.A.D. Mail Art Day 2023 rappresenta un viaggio affascinante nel mondo dell’arte globale, dove le frontiere geografiche si dissolvono e le menti creative si incontrano in un caleidoscopio di espressione artistica. Senigallia si erge come il palcoscenico perfetto per questa celebrazione dell’arte senza limiti, unendo artisti, appassionati e curiosi in un’esperienza indimenticabile. Questa mostra è molto più di una semplice esposizione; è un’ode alla libertà creativa e all’innovazione, che continua a ispirare e stupire il pubblico.
Nella pittoresca cornice di Viterbo si è svolta, nel mese di settembre, la settima edizione del Premio Internazionale Arcaista, un evento che continua a illuminare il mondo dell’arte e della cultura. Questo premio, nato con l’obiettivo di promuovere l’arte e l’espressione culturale, attrae artisti e appassionati da ogni angolo d’Italia e dall’estero.
Alla base dei principi del Movimento Arcaista c’è il desiderio di recuperare la bellezza, la sobrietà e il sentimento che hanno sempre caratterizzato l’arte italiana e che continuano a diffondere i valori autentici dell’arte nel mondo.
Ogni anno, questa iniziativa offre l’opportunità a artisti emergenti e affermati di condividere il proprio talento e di esporre le proprie opere, contribuendo così all’arricchimento del panorama artistico internazionale.
La mostra, tenutasi dal 9 al 17 settembre, presso il Museo dei Cavalieri Templari, ha presentato un’eclettica collezione di opere di artisti. L’ultima giornata dell’esposizione è stata dedicata alla premiazione, avvenuta nei locali della Viterbo Sotterranea, e ha visto il noto pittore senigalliese Massimo Nesti aggiudicarsi il secondo posto assoluto.
Nesti ha condiviso le sue riflessioni sull’arte e la cultura, affermando: “L’arte, la cultura e la formazione sono alla base della conoscenza dell’uomo. Mettere da parte l’espressione artistica e la creatività significa mettere da parte l’anima, il sentimento e l’emozione dell’uomo stesso. Ricevere il secondo premio assoluto dal Movimento Arcaista è per me un onore, un’emozione che ho provato anche nel 2021 quando ho vinto il primo premio assoluto a Tarquinia.”
L’opera premiata, intitolata “Terra, opera I” è un olio su tela dalle dimensioni di 100×100 cm, creata nel 2023. Quest’opera cattura la connessione profonda tra l’essere umano e la natura, trasmettendo un potente messaggio attraverso l’arte.
Il Premio Internazionale Arcaista, giunto alla sua settima edizione, continua a svolgere un ruolo cruciale nella promozione dell’arte e della cultura, contribuendo a diffondere i valori autentici dell’arte a livello globale.
L’arte contemporanea prende vita nell’incantevole cornice dell’Ex Peschiera del Foro Annonario di Senigallia con l’esposizione “Delma” di Beatrice Bolletta, che resterà aperta al pubblico fino al 1 ottobre offrendo un’opportunità unica per immergersi nell’universo creativo dell’artista.
L’inaugurazione ufficiale dell’esposizione è avvenuta sabato 16 settembre e da allora le opere di Beatrice Bolletta hanno affascinato e ispirato i visitatori con la loro straordinaria bellezza e profondità. Al centro di questa mostra sono le sculture antropomorfe, incredibili creazioni rivestite in sabbia e sorrette da una struttura in metallo e cartapesta. Queste opere sono particolarmente affascinanti poiché sembrano provenire da mondi lontani: passati, futuri, sovrumani o persino extraterrestri.
Beatrice Bolletta comunica messaggi profondi e complessi attraverso le sue opere. Ogni scultura racconta una storia, evoca emozioni e invita gli osservatori a riflettere. È come se ogni opera fosse una porta per un altro mondo, un mondo che solo l’autrice può rivelare attraverso la sua straordinaria visione artistica.
Ma c’è di più in questa esposizione di quanto si possa vedere a prima vista. Oltre alle singole opere, c’è una struttura più ampia che collega e lega tutte le creazioni di Bolletta all’interno dello spazio espositivo. Questa esposizione non è solo una semplice presentazione di opere d’arte, ma una narrazione completa che si sviluppa quando le opere interagiscono tra loro e con il pubblico. È un’esperienza emotiva e sensoriale che va al di là della semplice visione.
Un elemento unificante di queste opere è il materiale utilizzato: la sabbia. La sabbia non è solo un mezzo, ma un linguaggio con cui l’artista trasmette il suo discorso e costruisce la sua narrazione. Ogni granello di sabbia sembra raccontare una storia, rivelando strati di significato e profondità.
I titoli delle opere aggiungono un ulteriore strato di evocazione. Non descrivono semplicemente ciò che vediamo, ma ci invitano a esplorare mondi diversi, a viaggiare attraverso spazi siderali e condizioni della mente e del pensiero. Ogni titolo è una promessa di scoperta e riflessione.
L’esposizione “Delma” di Beatrice Bolletta è un’opportunità unica per immergersi nell’arte contemporanea e nella creatività dell’autrice. Ogni opera è un portale verso un mondo nuovo e affascinante. Non perdete l’occasione di entrare a fare parte di questa incredibile esperienza artistica.
La Libreria Ubik di Senigallia ha ospitato giovedì 14 settembre un interessante appuntamento dedicato al reportage a fumetti intitolato “Cile – Da Allende alla nuova Costituzione: quanto costa fare una Rivoluzione?”.
L’evento ha visto la partecipazione delle autrici dell’opera, l’appassionata giornalista ElenaBasso e la talentuosa disegnatrice MabelMorri.
Il reportage a fumetti, pubblicato in occasione del cinquantesimoanniversariodel golpe cileno dell’11 settembre 1973, getta luce su un periodo cruciale della storia cilena, dal colpo di stato orchestrato da Augusto Pinochet che mise fine al governo democraticamente eletto di Salvador Allende fino alle drammatiche proteste del 2019. Dopo una dittatura brutale che ha segnato il paese per ben 17 anni e una ritrovata ma ancora fragile democrazia, il 2019 ha visto milioni di cittadini cileni scendere in piazza, chiedendo un radicale cambiamento per affrontarele crescenti disuguaglianze sociali. Tuttavia, la risposta del governo a queste manifestazioni popolari è stata caratterizzata dall’uso della forza, arresti illegali, sparizioni forzate e torture. Il numero di denunce di abusi ha superato quota undicimila.
ElenaBasso, giornalista di trent’anni che ha vissuto e lavorato in America Latina, e MabelMorri, disegnatrice di talento, hanno unito le loro forze per creare un reportage a fumetti straordinario. Un lavoro concepito per darevoce alle vittime cilene e, allo stesso tempo, porre una domanda cruciale: a quale costo si può portare avanti una rivoluzione?
La presentazione di questo reportage a fumetti è un atto di commemorazione e riflessione sulla storia cilena, ma è anche un invito a una profonda analisi dei valori democratici e dei diritti umani universali.
L’opera a fumetti “Cile”, pubblicata dalla casa editrice Becco Giallo, con la prefazione di Roberto Saviano, è ora disponibile presso la Libreria Ubik di Senigallia e in tutte le principali librerie.
La Pinacoteca Diocesana di Senigallia conserva al suo interno uno dei capolavori più importanti e misteriosi di Pietro di Cristoforo Vannucci, detto il Perugino, un artista a cavallo fra due mondi, da un lato le meravigliose architetture di Piero della Francesca e dall’altro la propensione per la pittura devozionale, dovuta agli anni di studio presso la bottega fiorentina del Verrocchio, accanto a Leonardo Da Vinci e Sandro Botticelli.
L’opera, nota come la Pala di Senigallia, sappiamo essere arrivata nella nostra città come dono alla nobile famiglia dei Della Rovere, tra il 1538 e il 1599, e collocata nella Chiesa di Santa Maria delle Grazie, fatta costruire nel 1491 dall’architetto Baccio Pontelli su commissione di Giovanni Della Rovere e Giovanna da Montefeltro per la nascita dell’atteso figlio maschio, Francesco Maria I Della Rovere. Resta però un mistero l’anno esatto di realizzazione dell’opera, la Committenza e dove venne collocato il dipinto prima dell’arrivo a Senigallia. Possiamo presupporre che il Perugino lavorò alla grande tavola all’inizio del XVI secolo e grazie a un’incisione posta sotto il piede destro di San Francesco, in cui è riportata la data 1507, sappiamo che in quell’anno l’opera era già esistente.
Pietro Perugino realizza la tavola, sorella minore della Pala di Fano datata 1497 e conservata presso la Chiesa di Santa Maria Nuova a Fano, aderendo alla consueta formula della Sacra Conversazione in cui ogni personaggio rappresentato è confinato all’interno della propria figura, evitando interazioni con gli altri protagonisti del dipinto. L’opera ci mostra, al centro della scena, la Madonna in trono con Bambino circondata, da sinistra a destra, da San Giovanni Battista, San Ludovico di Tolosa, San Francesco d’Assisi, San Pietro, San Paolo e San Giacomo. Nel dipinto fanese, che si distingue dalla Pala di Senigallia per alcuni interessanti dettagli, non troviamo San Giacomo ma Santa Maria Maddalena. Il cartonato adoperato per realizzare la sagoma di San Giacomo è evidentemente lo stesso ma, in fase di esecuzione, la figura è stata trasformata: oltre ai capelli, ai lineamenti del viso e al colore delle vesti, nell’opera senigalliese il personaggio perde il fiordaliso, sostituito da un lungo bastone del pellegrino, e l’ampolla per gli unguenti tenuta in mano dalla Maddalena si trasforma in un libretto.
Ammirare la Pala di Senigallia nell’ambiente a lei dedicato all’interno della Pinacoteca Diocesana permette al visitatore di immergersi nelle cromie, nelle forme e nei paesaggi che hanno reso Pietro Perugino uno dei principali protagonisti del Rinascimento italiano, definito “il meglio maestro d’Italia” in una lettera scritta nel 1500 dal banchiere dei papi Agostino Chigi e “divin pittore” in alcuni versi del padre di Raffaello, l’artista Giovanni Santi.
Dal 15 aprile al 23 aprile tornano in mostra i “Fotoapprendisti” con l’esposizione “Fragile Equilibrio”, patrocinata dal Comune di Senigallia, presso l’ex pescheria del Foro Annonario.
Gli autori che prenderanno parte a questa esposizione, tutti provenienti da differenti esperienze associazionistiche senigalliesi, sono Claudia Barboni, Delia Biele, Francesco D’Amico, Alessando di Lenardo, JaydiMarat, Alessio Giorgetti, Francesco Pollicina, Marinella Mancinelli, Moreno David, Michele Medici, Roberto Olivetti, Antonella Santinelli e Beatrice Servadio.
I 13 fotografi si amalgamano in questa mostra senza perdere la propria individualità ed anzi sviluppando sensibilità, conoscenze e capacità organizzative. Prenderanno parte all’evento anche Stefano Mariani e Paolo Roscini.
La mostra è stata ideata e realizzata da un gruppo di amici con la passione per la fotografia, i “Fotoapprendisti”, che hanno deciso di offrire alla comunità senigalliese una mostra nata per riflettere sul concetto di equilibrio, agognato stato di quiete risultante dall’annullarsi di forze contrapposte, e sulla fragilità che lo minaccia.
Questa esposizione fotografica non è un “Hortus conclusus”, un giardino recintato, bensì una fucina di idee, senza muri perimetrali, aperta alle nuove generazioni e ai talenti nascosti, alle contaminazioni di stili e generi, capace di crescere oltre le singole appartenenze e arricchendo con la fotografia i luoghi della città messi a disposizione dalla Pubblica amministrazione. Ciascun autore presenterà i propri “fragili equilibri”, fatti di ricordi, di sentimenti, di visioni, di aspettative, di pensieri, di ricerca e di tecnica, con uno sguardo amorevole verso i grandi Maestri della fotografia senigalliesi del passato e del presente.
Marco Pettinari
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A 500 anni dalla morte del Perugino è uscito nelle sale cinematografiche italiane il film “Perugino. Rinascimento immortale”, diretto da Giovanni Piscaglia e prodotto da Ballandi. Il docufilm celebra uno dei pittori più amati e geniali del suo tempo, raccontando, con la partecipazione straordinaria dell’attore Marco Bocci, la vita, le opere e l’evoluzione di un artista a cavallo fra due mondi, da un lato le meravigliose architetture di Piero della Francesca e dall’altro la propensione per la pittura devozionale, dovuta agli anni di studio presso la bottega fiorentina del Verrocchio.
Pietro di Cristoforo Vannucci, detto Perugino, nasce nel 1448 a Città della Pieve, in Umbria, terra che ama, alla quale è molto legato e i cui paesaggi luminosi che si aprono sulle sponde del lago Trasimeno torneranno spesso sullo sfondo dei suoi dipinti. Il Vannucci inizia la sua carriera di artista a Perugia ma si trasferisce poco dopo a Firenze, dove comincia a lavorare presso la fiorente bottega di Andrea del Verrocchio, con Leonardo Da Vinci e Botticelli come colleghi e Raffaello come allievo.
Proprio per la vicinanza a questi grandi artisti spesso la figura del Perugino ha perso la sua identità e così il suo genio e la sua importanza sono stati frequentemente messi in ombra dagli artisti che lo hanno preceduto, come Piero della Francesca o lo stesso Verrocchio, e da quelli che sono arrivati dopo di lui, Raffaello Sanzio. A ciò si deve aggiungere che gran parte della sfortuna critica del Perugino è dovuta a Giorgio Vasari, il biografo degli artisti che, nelle sue “Vite”, relega il Perugino a figura secondaria nel mondo dell’arte, utilizzando nei suoi confronti toni dispregiativi, criticando il suo carattere e riportando aneddoti negativi.
Autoritratto di Pietro di Cristoforo Vannucci, detto Perugino, Nobile Collegio del Cambio
Con questo docufilm si è voluto cercare di mettere ordine e ristabilire la verità intorno alla figura dell’artista, grazie a riprese estremamente suggestive e alla partecipazione di storici ed esperti che, con i loro interventi, hanno messo in luce l’importante e fondamentale ruolo del Perugino all’interno della storia del Rinascimento italiano. Un viaggio attraverso il Belpaese alla scoperta dei suoi grandi capolavori, dagli affreschi della Cappella Sistina alle due sale a lui interamente dedicate alla Galleria Nazionale dell’Umbria, dal Collegio del Cambio all’Archivio di Stato di Perugia, dalla Biblioteca Augusta alla Cappella San Severo a Cerqueto, e ancora l’Archivio di Stato di Firenze, la Biblioteca San Marco a Firenze e la Pinacoteca di Bologna. Una sua opera è conservata oggi anche presso la Pinacoteca Diocesana di Senigallia.
Il docufilm “Perugino. Rinascimento immortale”, distribuito da Nexo Digital, la cui uscita è stata programmata soltanto dal 3 al 5 aprile, sarà in sala questo pomeriggio, mercoledì 5 aprile, alle ore 18.30, presso il Cinema Gabbiano di Senigallia.
Marco Pettinari
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La Presidente Veronica Crognaletti apre il primo appuntamento di “Discover Senigallia”
Domenica 2 aprile si terrà il secondo appuntamento di “Discover Senigallia”, l’evento organizzato dal Rotaract Club all’interno del Service Divulgativo Nazionale “Viaggio in Italia”, che nasce dal desiderio di riscoprire, far conoscere e rendere fruibili i luoghi di interesse del nostro territorio, creando attività che possano esaltare le bellezze racchiuse nelle nostre città.
Presidente Veronica Crognaletti, come è andato il primo appuntamento di “Discover Senigallia” e come mai la curiosa scelta di associare l’architettura e la storia della città all’Amore?
Quest’anno il Rotaract Club Senigallia ha deciso di rendere doppio l’amatissimo l’appuntamento con l’evento “Discover Senigallia”, nato nell’anno rotaractiano 2021/2022 con la Past President e attuale Delegato Zona Marche Angelica Badioli. Sabato 14 gennaio 2023 si è tenuto, infatti, l’approfondimento “Il triangolo del Duca”, durante il quale i partecipanti hanno avuto modo di conoscere i tre edifici storici più rappresentativi di Senigallia, ovvero la Rocca Roveresca, il Palazzo del Duca e il Palazzetto Baviera. Tre bellezze che si ergono attorno a una delle piazze più importanti della città, Piazza del Duca. Il secondo appuntamento abbiamo invece deciso di intitolarlo “Architettura e Amore: i Segreti di Senigallia”. Ciò che ci aspettiamo dai questi eventi è far riscoprire l’Amore verso le bellezze del nostro territorio, cogliendo gli scorci più affascinanti e i segreti della nostra città. D’altronde, associando le due parole otterremmo esattamente ciò che una buona architettura dovrebbe comunicare: la bella Architettura è un atto di Amore.
Il percorso partirà, alle ore 10.00, da Piazza Saffi, in cui è collocata una scultura dell’artista senigalliese Enrico Mazzolani, un’opera in bronzo realizzata nel 1964 e intitolata “La madre”. Proprio da questa il rotaractiano Alessandro De Carlo prenderà spunto per parlare dell’Amore familiare, il primo Amore che un essere umano incontra nella sua esistenza. Alessandro, puoi anticiparci qualcosa?
L’idea è stata quella di organizzare un itinerario con al suo interno un percorso incentrato sul tema dell’amore e di svilupparlo in 4 tappe poiché per gli antichi greci esistevano 4 tipologie di amore primordiale. Il primo è quello parentale o familiare e verrà trattato osservando la scultura del Mezzolani intitolata “La madre”. Un’opera identificativa dello stile dell’artista, il quale, pur ispirandosi al periodo classico e al Rinascimento italiano, nel caso particolare la scena rimanda al tondo Doni di Michelangelo, riesce comunque a trasmettere il suo stile, caratterizzato da corpi magri con dei colli lunghi che rimandano in parte al Modigliani. La scena, dinamica, mostra un forte atto d’amore che prevale sull’identità dei personaggi di cui non si riesce neanche a riconoscere i volti. La scultura infatti è incompiuta, probabilmente perché l’autore in quegli anni venne colpito da una malattia che successivamente lo portò alla morte.
Il gruppo si sposterà poi con l’Arch. Luigi Verdini, già Presidente e Socio Onorario del Club, all’Area Archeologica “La Fenice”, uno degli ambienti più suggestivi della città, in cui sono conservati importanti resti del passaggio della civiltà romana a Senigallia. Luigi, torniamo insieme indietro nei secoli e raccontaci qualcosa sulla fondazione della nostra città.
Allo stato attuale delle conoscenze non è possibile tracciare un percorso dell’insediamento dell’uomo preistorico nel territorio sopra il quale è stata edificata nel tempo l’attuale Senigallia. L’incessante scorrere del tempo ha, infatti, seppellito ogni frammento che attesta l’insediamento in questo territorio di civiltà antiche. Le fonti letterarie offrono informazioni solo a partire dal 350 a.C. quando i Galli Senoni fecero di Sena il loro avamposto contro Greci, Etruschi e Umbri. Nel 295 a.C. con la battaglia del Sentino i romani sbaragliarono i Galli Senoni, trasformando Sena in Sena Gallica, e fondando così la prima colonia romana sull’Adriatico. Non vi resta che venire a scoprire il resto della storia all’evento del Rotaract Club Senigallia.
Le tappe del percorso sono ancora molte ma l’iniziativa non ha solo scopi culturali e divulgativi. L’evento infatti sarà anche l’occasione per raccogliere fondi a favore del Service Distrettuale Economico “Progetto Noemi”, nato in collaborazione con l’associazione Progetto Noemi Onlus. Veronica vuoi parlarcene?
Il service è stato abbracciato e promosso dal Distretto Rotaract 2090 (Abruzzo, Marche, Molise e Umbria) fin dall’anno rotaractiano 2019/2020 e si pone come obiettivo quello di sensibilizzare e sostenere la ricerca per la SMA. Il ricavato dell’evento verrà interamente devoluto all’Associazione Progetto Noemi Onlus, guidata dai genitori della piccola Noemi, affetta da atrofia muscolare spinale; la Onlus si pone tra gli obiettivi quello di sostenere l’operatività del Primo Reparto Regionale di Terapia sub-intensiva pediatrica nell’Asl di Pescara e quello di incentivare i sostegni economici per le famiglie che vivono questo tipo di patologie, nella speranza di migliorarne, per quanto possibile, la qualità di vita.
L’associazione Sena Nova compie 25 anni e si presenta alla città con una nuova veste. Con le votazioni del 17 e 20 febbraio per il rinnovo delle cariche sociali si è infatti costituito il nuovo consiglio direttivo, riunitosi successivamente in data giovedì 2 marzo per la nomina del presidente e la distribuzione degli incarichi.
Ha aperto la seduta la presidente uscente Elisa Santelli e dopo la lettura dello statuto associativo e una attenta e ponderata discussione sui ruoli e sulle attività è stata proposta la candidatura a presidente di Marco Pettinari.
“Assumo questo ruolo – ha detto il nuovo presidente Marco Pettinari – con grande orgoglio, con estrema emozione e con la piena consapevolezza degli impegni che mi attendono. Ringrazio tutti i soci che hanno avuto fiducia in me e tutti i componenti del consiglio che mi hanno proposto per questo incarico. Sena Nova è tante cose, negli anni l’associazione è cresciuta molto diventando una vera e propria istituzione, riconosciuta per le sue attività a livello regionale. Servono dunque le forze e le competenze di tutti i soci per portare avanti, nel migliore modo possibile, l’ente associativo. Una realtà che dialoga costantemente con le tante scuole del territorio, dall’Infanzia alle Secondarie di secondo grado, con le istituzioni pubbliche, dal Comune di Senigallia alla Regione Marche, e che è capace di mettere in rete professionisti e appassionati intorno a temi come l’arte, la letteratura – ricordiamo il premio letterario nazionale “Patrizia Brunetti” -, il teatro, la poesia, il cinema, la fotografia, l’editoria, l’innovazione, l’ambiente, l’ecosostenibilità, la biodiversità, la scienza e tanto altro. Con Boscomio inoltre gli argomenti e le attività, che andranno a coinvolgere genitori e ragazzi, cittadini e turisti, non mancheranno: le api, lo stagno, la Tana del Riccio, la coltivazione dell’aglio di Popoli, le mostre fotografiche all’aperto, il teatro nel verde, il “Premio delle Api”, per non citare i numerosi progetti come il “Bar delle farfalle”, il “Giardino dei Semplici” o il “Tiglio del ricordo”. Sena Nova sarà, oggi come ieri, un’associazione al servizio della città, affiancata da importanti attori come il Comune di Senigallia, la fondazione Cariverona, la Regione Marche, la fondazione Caritas Senigallia onlus, l’associazione Nel Verso Giusto Senigallia/Poesia, la cooperativa sociale Undicesimaora onlus, l’associazione Augusto Bellanca odv, la ProLoco Senigallia, l’associazione culturale Next (fondatrice di “Fosforo: la festa della scienza”), la fondazione Opera Moreschini, l’associazione culturale ComunicArte, l’università degli studi di Camerino e tanti altri.”
Il nuovo consiglio direttivo sarà formato da Marco Pettinari (presidente), Elisa Santelli (vicepresidente), Alessandro Nardini (segretario), Mauro Balducci (tesoriere), Enrico Morbidelli (consigliere), Dario Pescosolido (consigliere), Mauro Pierfederici (consigliere), Fulvia Principi (consigliere) e Patrizia Servizi (consigliere).
Su proposta del presidente, in un’ottica di inclusione, sono poi stati assegnati gli incarichi come referenti-responsabili dei vari settori che interessano l’attività sociale di Sena Nova: – Fabio Signorello, referente-responsabile di Boscomio; – Mauro Pierfederici e Dario Pescosolido, referenti-responsabili delle attività di teatro e musica; – Enrico Morbidelli, referente-responsabile delle attività di fotografia; – Patrizia Servizi e Fulvia Principi, referenti-responsabili di Eco-Schools, Bandiera Blu e Ambiente; – Elisa Santelli, referente-responsabile dei Ludi Latini, del Premio Letterario Nazionale “Patrizia Brunetti” e dei progetti europei. Ogni referente-responsabile potrà creare un proprio gruppo di lavoro coinvolgendo gli iscritti e i volontari dell’associazione.
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Incoronazione della Vergine, Claudio Ridolfi, olio su tela, XVII secolo, Residenza Municipale di Morro d’Alba
Il Comune di Morro d’Alba sta partecipando al Concorso Art Bonus – l’iniziativa rivolta a tutti i cittadini del nostro Paese che, votando online, potranno eleggere il progetto Art Bonus dell’anno – con l’intervento di restauro della tela “Incoronazione della Vergine tra i Santi Francesco, Michele Arcangelo, Domenico, Giuseppe e Bonaventura”, un’importante opera del celebre pittore Claudio Ridolfi realizzata nella prima metà del XVII secolo e conservata oggi presso la Sala Consiliare della Residenza Municipale di Morro d’Alba.
L’olio su tela, che supera i 2 metri di altezza, venne fatta eseguire al Ridolfi, allievo dello stimato pittore urbinate Federico Barocci, per l’altare maggiore della Chiesa di San Francesco fatta edificare nel 1627 da Gabriele Ventura all’interno delle mura castellane di Morro d’Alba.
La pala d’altare raffigura l’Incoronazione della Vergine con il patrono San Francesco, Michele Arcangelo, e i santi maggiormente legati alla tradizione locale e alla famiglia Ventura, San Domenico, San Giuseppe e San Bonaventura. L’opera ci mostra, nella parte alta della composizione, l’atto dell’incoronazione celeste che segue l’Assunzione in cielo di Maria in anima e corpo. La scena, la quale si sviluppa su un trono di nubi che divide il dipinto in due parti, collegate tra loro dallo sguardo di San Michele, vede al centro la figura della Madonna circondata dalla Trinità, sopra il capo della Vergine è posta la colomba, simbolo dello Spirito Santo, mentre ai lati Dio Padre e il Cristo sono raffigurati nell’atto di poggiare la corona sulla testa di Maria Regina. Alle spalle di Gesù, un angelo reca in mano il giglio candido, che nella cultura cristiana è sinonimo di purezza e di innocenza ed infatti lo ritroviamo anche in mano all’Arcangelo Gabriele in molte raffigurazioni dell’Annunciazione. Nella parte bassa del dipinto sono invece raffigurati vari Santi, ben identificabili grazie agli attributi iconografici che singolarmente li caratterizzano: a sinistra, in primo piano, troviamo San Francesco, patrono della città e titolare della chiesa, rappresentato nella sua tipica posizione in estasi, con il saio col cappuccio, il cordone con tre nodi (che alludono ai tre voti della Regola: povertà, obbedienza e castità) e le stimmate; accanto a lui, al centro dell’opera San Michele Arcangelo, raffigurato come un guerriero alato con la lunga lancia nella mano destra mentre tiene con la sinistra la bilancia per pesare le anime (una rappresentazione meno in uso ma che ritroviamo anche in altre occasioni come per esempio in un mosaico del duomo di Torcello del XII o XIII secolo); accanto, sempre in primo piano, troviamo San Giuseppe, raffigurato come un vecchio canuto con la barba e il bastone che impugna con la mano sinistra mentre con la destra stringe una verga fiorita; dietro a lui, San Domenico è rappresentato in veste bianca, mentre sembra essere assente il tradizionale mantello nero dell’ordine dei Domenicani; tornando a sinistra, in secondo piano, è presente San Bonaventura, raffigurato mentre stringe fra le mani, come tutti i Dottori della Chiesa, un libro, porta in testa il cappello cardinalizio, simbolo di umiltà, e indossa l’abito francescano originale di colore grigio.
Grazie a quanto riportato nel catalogo “Claudio Ridolfi – Un pittore veneto nelle Marche del ‘600” a cura di Marina Massa e Costanza Costanzi e nel volume “Il Patrimonio storico artistico di Morro d’Alba” a cura di Carlo Vernelli ci è oggi possibile conoscere qualcosa di più di questa importante opera del Ridolfi, a partire dai suoi spostamenti. La pala – che nel 1769 venne donata al Comune di Morro d’Alba dall’erede del patrimonio della famiglia Ventura, Giuseppe Stelluti di Arcevia, assieme alla Chiesa di San Francesco – fu spostata nella Chiesa di San Gaudenzio quando, nel 1773, l’edificio che la ospitava venne abbattuto per consentire l’apertura di una nuova porta cittadina. Successivamente, negli anni ’20 del Novecento, poiché il parroco di allora volle sostituirla con un’opera del Galimberti, la tela del Ridolfi fu trasferita nella Sala Consiliare della Residenza Municipale, in cui è documentata nel 1947, prima di essere arrotolata e messa in soffitta dove fu riscoperta alla fine degli anni ’70 e restaurata dalla Soprintendenza stessa.
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