Camilla Guerrieri, l’Artemisia di casa nostra

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“Madonna con Gesù Bambino, San Giovannino e Sant’Aldebrando”, Pinacoteca diocesana di Senigallia

In occasione della Giornata internazionale della donna, in tutta Italia è stato ricordato spesso il nome di Artemisia Gentileschi, una pittrice italiana di scuola caravaggesca, divenuta il simbolo della lotta per la parità di genere. Grazie anche al docufilm “Artemisia Gentileschi, pittrice guerriera”, diretto da Jordan River, è arrivata al grande pubblico la storia di questa giovane ragazza che, nel 1618, all’età di soli 23 anni, divenne la prima artista donna, rappresentante del Barocco italiano, ad avere una carriera internazionale, trovando attraverso la pittura la propria strada per la liberazione sia come donna che come artista.

In un periodo storico in cui la formazione e la carriera professionale nelle arti pittoriche era quasi del tutto preclusa alle donne anche le Marche hanno dato i natali a una coraggiosa pioniera, Camilla Guerrieri (1628 – 1664), figlia di Giovan Francesco Guerrieri da Fossombrone, figura di spicco del panorama artistico del seicento marchigiano, con uno stile a volte paragonato a quello di Caravaggio, di cui subì l’influenza durante il proprio periodo di formazione a Roma presso la bottega di Orazio
Gentileschi, padre di Artemisia.
Così il maestro, ormai anziano e infermo, scriveva di sé e della figlia Camilla che da lui aveva appreso il mestiere di pittrice: “Io già son risoluto di stare appresso d’ella Camilla, perché ella non puol fare senza me, né io senza essa per rispetto della professione”.

Di Camilla Guerrieri diverse sono le opere a noi giunte, oltre alla tela della “Madonna orante”, databile intorno al 1650-55 e collocata oggi presso la Pinacoteca Civica “A. Vernarecci” di Fossombrone, a Senigallia, all’interno della Pinacoteca diocesana di Arte Sacra, è conservata la tela della “Madonna con Gesù Bambino, San Giovannino e Sant’Aldebrando”.

Il dipinto, un olio su tela di medie dimensioni, alto 141 centimetri, ci mostra la Madonna, seduta su un trono di nuvole, che tiene in grembo Gesù Bambino e con la mano destra stringe la spalla di San Giovannino, riconoscibile per il vestito di pelli e la croce di canne lunghe ed esili, che impugna nella mano sinistra, avvolta da un drappo riportante la scritta “Ecce Agnus Dei”, ecco l’Agnello di Dio.
Ai piedi della Vergine, illuminato dalla luce irradiata dal capo di Maria, troviamo Sant’Aldebrando che, vestito coi paramenti liturgici e inginocchiato, rivolge lo sguardo a Gesù Bambino, indicato dal San Giovannino, mentre con entrambe le mani protese verso il basso chiede la protezione Celeste per la sua Fossombrone, città della quale fu Vescovo fino alla morte. Nella tela infatti, sopra il libro, la mitra e il vincastro, compare in lontananza la città di Fossombrone, così come appariva nel suo aspetto architettonico agli abitanti del XVII secolo.

Marco Pettinari