C’è bisogno di un nuovo Umanesimo

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Luigi Gallo è il nuovo direttore della Galleria nazionale delle Marche di Urbino. Storico dell’arte di grande fama e competenza, è stato curatore presso le Scuderie del Quirinale di prestigiose mostre e ha esperienza pluriennale nell’ambito della ricerca storico-artistica e anche un’esperienza internazionale. Si dice onorato e molto felice di essere arrivato nelle Marche e di avere sede nel magnifico Palazzo Ducale di Urbino, tanto più nell’ufficio che è stato usato da alcuni fra i più grandi storici dell’arte italiani. “Ci arrivo con quasi intimidito – dice ai microfoni di Radio Duomo Senigallia inBlu – dalla presenza che aleggia ancora di queste grandi figure che hanno fatto la storia dell’arte e direi anche la storia cultura del Paese. Negli ultimi giorni penso molto a Pasquale Rotondi, il direttore che ha portato avanti il patrimonio artistico negli anni drammatici della Seconda guerra mondiale. A lui si deve la salvezza di tantissimi capolavori, nascosti alle razzie naziste e in questo momento così difficile anche per noi, andare al passato e pensare al coraggio di chi ci ha preceduti pensano a fa un cuore

Si deve quindi parlare di resistenza anche in ambito culturale e anche ai giorni nostri?

E’ così: il patrimonio artistico e archeologico è una è una ricchezza legata alla cittadinanza, all’essere italiani, all’essere abitanti di una nazione specifica. Noi siamo anche il frutto di ciò che è stata la nostra cultura e quindi dobbiamo portare avanti, narrare, conservare e trasmettere a chi c’è intorno e speriamo anche chi verrà, l’importanza di queste nostre radici culturali. I musei hanno il compito di tutelare, senza dubbio, il nostro patrimonio, ma anche di valorizzare e, utilizzando la una parola usata addirittura da Raffaello Sanzio nella sua lettera Leone X (in uno dei capisaldi della letteratura che si occuperà della gestione dei beni culturali) “avere cura”. Ecco io credo che il museo debba avere cura  di quello che possiede non soltanto nella sua entità fisica, ma del rapporto fra le opere d’arte e la cittadinanza, essendo aperti, apertissimi a ciò che il pubblico chiede e a fare sì che il museo resti un’istituzione culturale di ricerca, di trasmissione, di narrazione.

Lavorare a Palazzo Ducale di Urbino, voluto da Federico da Montefeltro come ‘casa’ che testimonia bellezza fin dalla sua architettura e custodisce così tanti tesori: cosa la ispira di più frequentare quotidianamente quelle stanze?

Ci troviamo negli anni formativi del mondo moderno e l’impronta rinascimentale di questo luogo è così forte d’aver meritato alla città l’iscrizione alle liste dei patrimoni Unesco; il palazzo è uno dei più alti esempi di architettura rinascimentale ed è proprio un luogo che come non mai fa riferimento alle fonti architettoniche dell’Antico. Questo palazzo in cui c’è tutto in cui si potrebbe vivere continuamente all’interno con un confronto con l’esterno fatto di prospettive di finestre di paesaggi aperti. Ecco questa idea del tutto innovativa di un nuovo modo di abitare direi che èquello che cmi ispira questo coraggio questa capacità innovativa questa idea tutta federiciana di un mondo dove il mondo delle idee era poi ciò che guidava l’azione giusta del condottiero Quindi direi che è un luogo che è pieno di coraggio ed innovazione

E’ d’accordo con chi desidera per questo tempo così difficile (non eravamo messi bene nemmeno prima di questa emergenza mondiale) una sorta di nuovo Umanesimo?

Assolutamente sì, sono d’accordo. Un Umanesimo che non può naturalmente prescindere dal ruolo centrale della cultura nell’identificazione di un nuovo rapporto fra esseri umani esseri umani che non possono che essere arricchiti, nutriti dal loro passato, da loro passato culturale e dal passato artistico. Noi abbiamo bisogno di arte, di pensare che l’arte è forse l’unico pensiero trascendente realmente visibile, ciò che permette all’uomo di rendere visibile le sue le sue aspirazioni intime. Quindi sì abbiamo bisogno di un nuovo Umanesimo!

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