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Diario di bordo: la voce di Senigallia nel cuore della “Global Sumud Flotilla”

Una delle imbarcazioni della Global Sumud Flotilla

Una delle imbarcazioni della Global Sumud Flotilla

«Ci siamo lasciati alle spalle l’Etna che fumava come un turco». Inizia così il diario di bordo di Vittorio Sergi, uno dei due attivisti di Senigallia (l’altro è Maurizio Menghini) partiti domenica 26 aprile a bordo della seconda spedizione della Global Sumud Flotilla. Mentre a Senigallia le associazioni antifasciste come l’Anpi e la Scuola di Pace “V. Buccelletti” manifestavano solidarietà con bandiere bianche e palestinesi, Vittorio si trovava nel cuore pulsante di una mobilitazione internazionale. Il servizio AUDIO di Radio Duomo Senigallia (95.2fm) sulla missione.

Non solo: era al centro di un mosaico di popoli, coscienze, simboli e bandiere, barche di varie dimensioni e stazza, al centro di questioni tecniche, organizzative, politiche ed emozionali. Ben 63 le imbarcazioni e oltre mille volontari salpati per sfidare il blocco navale che isola Gaza. E tutto questo caleidoscopio di colori e sensazioni è finito in un racconto con cui Vittorio Sergi restituisce l’immagine di un “altro” mondo, solidale, internazionale, pacifista, che si ritrova in mare. 

Sotto la bandiera palestinese, quella della pace e altri vessilli viaggiano equipaggi internazionali: dai turchi agli italiani, dai malesi ai brasiliani. «È stata un’immagine incredibile vedere queste barche ormeggiate. Siamo un equipaggio internazionale e internazionalista, tutti uniti con l’obiettivo di veleggiare verso Gaza», racconta l’attivista e docente senigalliese.

ASCOLTA L’INTERVISTA ALLE ASSOCIAZIONI DI SENIGALLIA SULLA FLOTILLA

Ma oltre l’aiuto umanitario – che rimane un’urgenza dati i numeri della crisi con oltre 72 mila vittime, centinaia di migliaia di feriti e una cronica mancanza di farmaci – la missione della flotilla vive di una forte componente politica ed emotiva. Sergi descrive le ultime riunioni preparatorie, quelle prima della partenza, come un passaggio cruciale: se per settimane tecnici e velisti hanno lavorato per rimettere in sesto imbarcazioni usate e acquistate con le donazioni, l’imminenza della partenza ha lasciato spazio all’aspetto politico ed emotivo. «L’idea che arriveremo a Gaza nonostante le difficoltà. Ci siamo formati alla pratica dell’azione diretta civile non violenta, attraverso momenti di confronto, condivisioni e anche scontri necessari per coordinare una flotta così complessa».

La navigazione verso le acque internazionali del Peloponneso non è priva di imprevisti. Oltre alle tensioni militari nel Mediterraneo orientale, l’equipaggio deve fare i conti con l’isolamento tecnologico. «Questa notte internet ha smesso di funzionare su alcune barche», riferisce Vittorio con un pizzico di ironia, «forse Elon Musk ha sentito che non gli volevamo tanto bene. Ora stiamo navigando alla maniera degli anni ’90, a vista e con la radio VHF». 

Ma la gestione della Flotilla, descritta da Sergi come un equilibrio precario tra orizzontalità decisionale, necessità di deleghe e decisioni rapide, riflette la complessità di un movimento che cerca di rompere l’accerchiamento di Gaza. Per Vittorio e gli altri volontari, non si tratta solo di una missione nautica, ma di una «navigazione emozionale, sia soggettiva che collettiva».

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