Gli imprenditori guardano al post-covid

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Il Presidente di BonvinMarche Paolo Laudisio ci aiuta a capire lo stato di salute dell’impreditoria della filiera.

Zoom sulle attività imprenditoriali in tempo di pandemia: BOVINMARCHE raggruppa 400 soci e oltre 650 allevamenti di bovini, ovini e suini, con l’obiettivo di promuovere i migliori prodotti, grazie ad iniziative concrete di commercializzazione e valorizzazione e a controlli rigorosi su tutta la filiera.
Abbiamo chiesto al presidente di Bovinmarche Paolo Laudisio come gli imprenditori stanno affrontando questo difficile periodo.
“Il periodo se non altro è complicato al di là di usare la parola difficile che ormai è una parola abusata. Lavorando con il prodotto locale ci rivolgiamo ad un mercato particolare, di nicchia, anche se siamo presenti nella grande distribuzione e distribuzione organizzata. Chiaramente in questo momento sono venuti a mancare due pilastri importanti dell’utilizzo dei nostri prodotti che sono quelli della ristorazione commerciale, quindi agriturismi, ristoranti, che hanno subito per primi l’effetto del lockdown e poi anche quello della ristorazione collettiva come le mense scolastiche. I nostri animali per anni stanno rifornendo tante mense a livello nazionale comprese quelle di Roma. Questi due pilastri sono importanti per la nostra attività e sono venuti a mancare. Nel frattempo il settore delle macellerie, della grande distribuzione hanno in parte mitigato le perdite di consumi, perché la gente rimanendo dentro casa ha cucinato di più. Ci siamo un pochino adattati a gestire il periodo di permanenza forzata in casa cucinando e quindi quello mitigato le perdite.
Quali sono le iniziative che verranno messe in campo per uscire da questa crisi economica?
Il settore zootecnico è da anni in crisi su tutto il settore bovino, parlo a livello regionale, i prezzi sono fermi da tantissimi anni. Come cooperativa abbiamo continuato a utilizzare il prodotto dei nostri soci, nessuno animale è rimasto nella stalla dei nostri associati. Abbiamo mantenuto i prezzi che c’erano pre-covid e cercato di non far sentire gli effetti della pandemia sul mondo produttivo, sul mondo allevatoriale facendo noi da filtro per le situazioni un più difficili andando anche alla ricerca di nuovi mercati. Chiediamo nella programmazione regionale che ci sia una maggiore disponibilità ad annullare la burocrazia in modo da poter accedere in maniera più veloce e soprattutto avere una liquidazione più rapida dei vari progetti che sia noi sia i nostri soci hanno presentato come piani di sviluppo rurale. Così come anche il discorso del mondo del credito che doveva essere quello che avrebbe dovuto sopportare le difficoltà economiche e le mancanze di liquidità delle aziende in realtà ci siamo accorti, l’abbiamo sperimentato in prima persona, che se un anno fa avessimo dovuto chiedere un finanziamento a una banca ci chiedevano otto documenti oggi dopo il covid, mi aspettavo che ne chiedessero 4, invece ne richiedono 40. Abbiamo le spalle larghe quindi siamo abituati ad andare avanti anche nei momenti difficili.

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