La nostra storia guardata in faccia

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A distanza di circa un secolo si è tornati, dopo i lavori di restauro seguiti al terremoto che nel 1930 ha colpito Senigallia, a intervenire sulle facciate della Basilica Cattedrale di San Pietro Apostolo e del Palazzo Episcopale, il cui piano nobile accoglie dal 1992 la Pinacoteca Diocesana d’Arte Sacra.

I due edifici, la Cattedrale e il Palazzo Episcopale, raccontano pagine significative della storia ecclesiale cittadina. Riscoprirle significa conoscere meglio le nostre radici.

Il Palazzo Episcopale, realizzato dall’architetto senese Paolo Posi in uno stile che anticipa l’architettura neoclassica, presenta una facciata scandita da due ordini principali di finestre interposte da un mezzanino, incorniciate da elementi in pietra d’Istria e, in corrispondenza del piano nobile, sormontate da timpani piuttosto pronunciati.
Al centro della facciata troviamo un grande e solenne portale ad arco, con sovrastante trabeazione e balcone, sorretti da massicci pilastri in stile dorico, anch’essi in pietra d’Istria.
In corrispondenza del balcone possiamo inoltre notare che il finestrone è sormontato da un timpano arcuato, mentre l’arco dell’ampio portale d’ingresso del palazzo porta in chiave lo stemma del cardinale vescovo di Senigallia Bernardino Honorati, che inaugurò l’intero complesso il 4 luglio 1790.

La facciata del Duomo, in stile neoclassico, la cui ultima manutenzione è avvenuta in occasione del Giubileo del 2000, si mostra con un primo livello di semicolonne e paraste doriche, che si innalzano da un vasto basamento, sormontate da un’ampia trabeazione lapidea e da semicolonne ioniche, incorniciate da imponenti volute laterali, da un cornicione e da un timpano sommitale recante lo stemma di Papa Pio IX.
La cattedrale ha tre porte lignee di ingresso, incorniciate da portali in pietra arenaria, e quello centrale di maggiori dimensioni è timpanato e allineato con una grande finestra rettangolare incastonata nella porzione superiore della facciata.

L’intera esecuzione delle varie fasi di restauro, condotte sotto la vigilanza e con l’approvazione del Ministero della Cultura, sono state eseguite da maestranze specializzate e da una ditta edile qualificata, affiancata da un’impresa di restauratori esperti. L’indagine preliminare, eseguita dall’ing. arch. Stefania Copparoni, che ha poi diretto i lavori, ha fatto luce sul precedente intervento della prima metà del ‘900, rivelando come alcune porzioni ed elementi degli edifici, anche decorativi, siano stati ripristinati mediante l’impiego di malte a base cementizia.

Gli elementi lapidei presenti nel complesso monumentale sono risultati affetti dalla presenza di patine dovute al deposito di polveri, al dilavamento e, in alcune parti, alla presenza di elementi biotici.
Le superfici intonacate della basilica sono risultate, in fase di indagine, per la maggior parte in buone condizioni conservative, anche se pure qui presenti alcuni fenomeni di dilavamento e di distacco, mentre il paramento in laterizio della facciata dell’Episcopio si è rivelato in discrete condizioni, necessitando soltanto di operazioni di pulizia superficiale, fissaggio di parti incoerenti e stuccatura.
È possibile dunque configurare entrambi gli interventi nella fattispecie della manutenzione ordinaria, trattandosi, tanto per il Duomo quanto per il Palazzo Vescovile, di operazioni di pulitura e trattamento superficiale dei manufatti.

Marco Pettinari