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Marche, il 2025 anno nero per la sicurezza sul lavoro: aumentano morti e infortuni

lavoro, ferro, artigianato, operaio

Foto da Pixabay

Le Marche si riscoprono fragili e pericolose per chi lavora. I dati definitivi dell’Inail relativi al 2025 fotografano un territorio regionale dove aumentano decisamente i morti sul lavoro e in maniera più lieve anche gli infortuni. Il tutto in controtendenza negativa rispetto al resto d’Italia. Se a livello nazionale l’incremento dei decessi si è fermato a un +0,3%, nelle Marche la crescita è stata del 40,9%. Meno marcato, ma pur sempre in crescita, l’aumento delle denunce di infortunio sul lavoro, +1,3%.

La geografia del rischio

Il dato peggiore è relativo alle vittime sul lavoro: si è passati dai 22 decessi del 2024 ai 31 del 2025. A preoccupare è soprattutto la dinamica: le morti “in itinere” (lungo il tragitto casa-lavoro) sono calate, ma sono quasi raddoppiati i decessi avvenuti direttamente “sul campo”, passando da 15 a 27. La provincia di Macerata è in testa in questa drammatica graduatoria con 11 vittime, seguita da Pesaro (6), Ancona e Ascoli Piceno (5 ciascuna) e Fermo (4). Il settore più colpito resta quello dell’Industria e dei Servizi, dove si sono registrati 27 dei 31 decessi complessivi.

Infortuni e malattie: i numeri

Non va meglio sul fronte delle denunce di infortunio, che salgono a quota 16.889 (+1,3%). L’analisi dei dati rivela due trend sociali significativi: da un lato l’invecchiamento della forza lavoro, con oltre un terzo degli infortuni che coinvolge lavoratori over 50; dall’altro il fattore migratorio: sono in netta crescita (+9,2%) le denunce che riguardano lavoratori extra-UE.
Anche le malattie professionali non concedono tregua: 7.987 denunce nel 2025 (+3,4%), con una prevalenza di patologie osteo-muscolari e dell’apparato respiratorio. Unico segnale in controtendenza, fortunatamente, è il calo dei casi di tumori professionali.
Anche per le denunce di infortunio la provincia maceratese è quella che paga il prezzo più alto con 113.545 casi, seguita da Pesaro (64.057 denunce), Ancona (55.750), Ascoli Piceno (52.221) e Fermo (41.316).

Il commento

«Non possiamo accettare che il lavoro continui a essere un luogo di rischio estremo», ha dichiarato Luca Talevi, segretario regionale della CISL Marche. Il divario tra il dato marchigiano e quello nazionale deve far riflettere istituzioni e imprese sulla necessità di controlli più serrati.«Il 2026 deve diventare l’anno della prevenzione – conclude Talevi – con un deciso calo degli infortuni e una diffusione sempre più ampia della cultura della sicurezza, intesa come bene comune». L’appello che arriva dalle parti sociali è univoco: investire in formazione e tecnologia non è più un costo, ma un obbligo morale per fermare una vera e propria strage.

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