Nelle Marche ha vinto la Destra

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Francesco Acquaroli e il centrodestra conquistano le Marche: è la prima volta ed è una svolta storica per una regione da 50 anni governata dal centrosinistra in varie incarnazioni, da Dc-Psi-Pri degli anni ‘70 e ‘80, alle giunte a guida Pds, Ds, Pd dal 1995. Non sono bastati gli appelli al voto utile dei big del Pd, tra cui Zingaretti e il ministro Gualtieri, arrivati nelle Marche. Acquaroli ha vinto con un distacco netto che ha vanificato gli interrogativi di una vittoria di Mangialardi e del centrosinistra nel caso di alleanza con M5s. Giancarlo Laurenzi, direttore del Corriere Adriatico, ha commentato dai microfoni di Radio Duomo Senigallia, il risultato elettorale al termine dello spoglio.

Il centrosinistra dopo 25 anni perde una delle sue roccaforti…

Il risultato era prevedibile, come ha dichiarato lo stesso candidato del Partito Democratico Maurizio Mangialardi, serviva un miracolo. Stiamo commentando una vittoria netta del centrodestra che evidenzia la voglia di cambiamento dei cittadini marchigiani, un mal di pancia già evidenziato nelle ultime elezioni europee, il cui dato percentuale è stato confermato anche in queste elezioni. Nell’ultimo anno il governatore uscente Luca Ceriscioli ha gestito bene la nostra regione, in particolare la pandemia e i problemi legati al Covid-19, ma non è bastato. Fossero stati cinque anni così penso che Ceriscioli sarebbe ancora al suo posto.

Possiamo parlare di un voto contro il centrosinistra più che per il centrodestra?

La sensazione è che il marchigiano si fosse stufato del governo di sinistra era evidente già da un anno e mezzo e quando hai la possibilità di cambiare scegli chi in quel momento non comanda, per questo dico che Mangialardi poteva fare ben poco. Credo che le Marche abbiano bisogno di un cambio di passo e Acquaroli dovrà far i conti con una regione molto difficile da gestire, perché come dicevo prima dalle parole e dalle promesse si dovranno passare ai fatti.

Tanti anni di governo di centrosinistra hanno creato una rete di alleanze molto radicata, adesso cambia l’interlocutore…

Sì, il nuovo governatore dovrà ricominciare anche da questo, dai rapporti con aziende, associazioni e terzo settore. Quando ho avuto modo di incontrare Acquaroli gli ho consigliato di partire dalle competenze, dalla qualità, perché se le cose sono fatte bene non perdono mai di valore e permettono di mantenere il consenso, ne sono un esempio i risultati che hanno avuto Zaia in Veneto, Toti in Liguria e De Luca in Campania.

Come saranno i rapporti tra il governo nazionale e quello regionale?

Mangialardi ha promesso che dal governo arriveranno 8 miliardi del Recovery Fund e mi auguro che questa promessa non venga disattesa soltanto perché la parte politica non appartiene più allo stesso partito del Ministro dell’Economia, il Corriere Adriatico in questo senso sarà sentinella micidiale.

Ha avuto modo di seguire durante questa campagna elettorale Francesco Acquaroli, come lo possiamo descrivere?

Un uomo del territorio, un gran lavoratore, una persona educata e questo non è di poco conto visti i tempi che corriamo. Forse è un po’ timido, ma spero sia capace di circondarsi di persone che lo aiuteranno, perché è inevitabile che da soli non si fa tutto. Se vuoi una definizione un po’ ruspante di Acquaroli è un uomo la quale se c’è da dargli il tuo portafoglio, te lo restituisce con gli stessi soldi.

Come giudica la polemica sulla ormai famosa sulla presenza alla cena celebrativa della marcia su Roma?

Acquaroli non ha mai nascosto le sue simpatie di destra e penso che su quell’episodio si sia creata una polemica sterile. I marchigiani lo devono giudicare per quello che farà per le Marche, per il modo in cui lavorerà e per i risultati che otterrà.

Mangialardi per la prima volta è stato sconfitto…

Dovrà lavorare insieme al suo partito per riproporsi come eventuale alternativa fra 5 anni. L’ex sindaco di Senigallia è stato un amministratore ottimo così come è stato un apprezzato rappresentante dei sindaci marchigiani in qualità di presidente dell’Anci Marche. Non ci sono dubbi che Senigallia sia un fiore all’occhiello di questa regione, da molti punti di vista, un posto dove molti vogliono andare a vivere. Da Mangialardi mi aspetto molto da consigliere regionale di opposizione, funzione culturalmente e politicamente fondamentale.

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