Scuola di Pace: passato e futuro

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Francesco Spinozzi stila un bilancio delle attività e delle iniziative della Scuola di Pace durante l’amministrazione Mangialardi.

Tempo di cambiamenti per la Scuola di Pace di Senigallia. Con il cambio di amministrazione comunale termina il percorso con la giunta Mangialardi, abbiamo intervistato uno dei presidenti Francesco Spinozzi.


Cos’è e come si inserisce la scuola di pace all’interno dell’istituzione comunale
Sono passati 27 anni dalla istituzione da parte del Comune di Senigallia della Scuola di Pace “Vincenzo Buccelletti”, una scelta frutto della presenza in città di tanti gruppi, associazioni e movimenti civici che, fin dai primi anni ‘70, si ritrovarono insieme per promuovere il valore della Pace e del rispetto dei diritti umani. C’è stata, dunque, una lunga storia di impegno per la Pace, di attivismo, di campagne di informazione e di mobilitazione che hanno reso Senigallia una città di Pace, sia dal punto di vista istituzionale, sia dal punto di vista della società civile, molto ricca sul piano culturale, sociale, religioso e, in senso ampio, politico. Sul terreno della Pace si è sviluppato, nel corso degli anni, un rapporto fecondo tra governo della città e tessuto delle associazioni, tra forze politiche e gruppi sociali, tra centro e periferia, senza inutili sconfinamenti o prevaricazioni. Ciascuno ha fatto la sua parte. A tutela del giusto rapporto tra Scuola di Pace e Comune c’è lo Statuto della Scuola che, con grande equilibrio, ha sempre garantito, da un lato, una sua efficace autonomia di indirizzo e, dall’altro lato, il riconoscimento istituzionale della Scuola come rappresentante del Comune sul versante della Pace. Autonomia e rappresentanza si sono, pertanto, tenute insieme e i rappresentanti del Comune, sia dell’Amministrazione sia del Consiglio Comunale non hanno mancato di garantire il loro sostegno ideale ed anche economico alla Scuola.

Bilancio degli ultimi anni con l’amministrazione Mangialardi
Gli anni dell’amministrazione Mangialardi sono stati anni di rinnovamento della Scuola di Pace, a partire da un aggiornamento dello Statuto che, dal 2014, prevede una presidenza formata da un uomo e una donna, per dare risalto alla parità di genere, uno degli aspetti che caratterizza la cultura di Pace. Nuove associazioni, come Gioventù Che Fare?, ANPI, I Compagni di Jeneba Onlus, Casa della Gioventù Soc. Coop. Sociale. Onlus, Un Tetto, sono entrate a far parte dell’Assemblea della Scuola di Pace, e alcuni dei loro rappresentanti sono entrati nel Comitato Direttivo della Scuola, portando nuove idee, energia e voglia di fare. La Scuola, in linea con i suoi valori fondativi, in questi ultimi tre anni è tornata ad organizzare corsi di formazione di docenti, in collaborazione con il CVM (Comunità Volontari per il Mondo). L’ultimo corso, terminato poco prima dell’emergenza Covid-19, è stato sul tema Educare lo sguardo, educare il pensiero: la sfida in un mondo complesso e plurale. La Scuola si è rinnovata anche sul versante delle mobilitazioni per sensibilizzare la cittadinanza sui principali conflitti che si sono svolti in questi anni. Nel 2016 è stato promosso, per un intera settimana, un presidio sul dramma dell’assedio di Aleppo, in Siria, nel quale hanno preso la parola esponenti della comunità siriana presenti nel nostro territorio. Presidi sono stati organizzati anche sulla guerra nello Yemen e in occasione dell’invasione da parte dell’esercito turco del territorio a nord della Siria. Nel 2017 la Scuola ha promosso una mobilitazione a favore di una legge sullo ius soli (L’Italia sono anch’io), nel 2019 ha aderito a una mobilitazione cittadina in favore di una legge che riconosca il diritto civile dello ius culturae e nell’aprile 2020 ha sostenuto la campagna nazionale Siamo qui. Sanatoria subito sulla proposta di regolarizzazione dei cittadini stranieri presenti in Italia nell’emergenza dettata dalla pandemia. Nel gennaio 2017 una delegazione della Scuola di Pace si è recata a Reyhanli, provincia di Antiochia, per visitare l’orfanotrofio dell’associazione Iyilik ve yardim dernegi, nell’ambito del progetto Child Again, in vista di una attività di sostegno più duratura e solidale: in seguito a questa iniziativa è stato avviato il progetto Casa Tayba, ovvero una raccolta di fondi per sostenere questa struttura che accoglie bambini e vedove, fuggiti dalla guerra: Reyhanlý infatti è una città turca al confine con la Siria, a 61 km da Aleppo. Il Comune di Senigallia, considerato l’alto valore sociale e umanitario dell’iniziativa ha deciso di sostenere il progetto promosso dalla Scuola di Pace istituendo un apposito capitolo in entrata per la raccolta di fondi a sostegno dell’iniziativa e un corrispondente capitolo di spesa per finanziare il progetto di solidarietà. A seguito della raccolta di oltre 27.000 euro sono stati finanziati l’acquisto e l’istallazione di una caldaia e la realizzazione di un impianto di riscaldamento, migliorando, in generale, le capacità ricettive della struttura. Dal 2018, la Scuola di Pace, in collaborazione con Amnesty International, promuove la campagna Verità per Giulio Regeni, organizzando una mobilitazione in Piazza Roma il 25 gennaio, giorno in cui si ricorda la scomparsa del ricercatore italiano. Ogni anno, al termine di un corteo, i cittadini sono stati informati da parte di esponenti della Scuola di Pace sui più recenti sviluppi delle indagini, sulla mancanza di iniziative efficaci da parte del governo italiano e sui i tentativi di depistaggio da parte dell’Egitto.
Uno degli obiettivi della Scuola di Pace è, da sempre, quello di rendere visibile a livello locale la cultura della Pace e della nonviolenza. Per questo è sembrato importante valorizzare uno dei luoghi e degli eventi simbolici: il passaggio da Piazza d’Armi a Parco della Pace, avvenuto più di trenta anni fa. Un cambio di nome che ha segnato un momento decisivo nella crescita a livello cittadino di questa nuova cultura e sensibilità.
Quattro anni fa quindi è parso naturale pensare di valorizzare questo spazio, restituendolo alla città nel suo valore più autentico di Parco della Pace. Nasce così l’idea di festeggiare qui il 2 giugno, Festa della Repubblica, in modo non violento e gioioso.
L’iniziativa si è subito caratterizzata per un’ampia adesione di tutta la cittadinanza, assumendo un carattere popolare di vera e propria Festa. Soprattutto il coinvolgimento delle scuole e delle famiglie è stato uno degli elementi più significativi e duraturi, così come la parola data a testimoni di Pace (per esempio Lisa Clark, rappresentante italiana dell’organizzazione ICAN alla quale è stato attribuito il Nobel per la Pace).

Obiettivi per il futuro
Ecco alcuni tra i principali obiettivi della Scuola di Pace per il futuro
• La promozione e il sostegno a iniziative a tutela dei diritti civili di ogni individuo, in modo particolare degli anziani, dei minori, dei disabili e dei soggetti fragili in genere.
• La promozione e il sostegno a progetti che educhino al rispetto delle diversità in genere e all’intercultura.
• La promozione della campagna Verità per Giulio Regeni, nella consapevolezza che il dibattito che si è aperto in città a seguito della rimozione dello striscione dalla facciata del Palazzo Comunale necessita di un rinnovato impegno di mobilitazione e di corretta informazione sui fatti.
• La creazione di relazioni e scambi fra le istituzioni e le associazioni che si occupano di accoglienza e di inclusione di adulti e bambini immigrati, anche attraverso corsi di lingua italiana.
• Il potenziamento di ogni forma di partecipazione e di relazione fra comunità straniere, istituzioni, cittadini.
• Il sostegno a iniziative che promuovono il dialogo interreligioso.
• La progettazione di un intervento diretto di solidarietà internazionale sul modello di quello attuato per Casa Tayba.
• La promozione di appelli, ordini del giorno e petizioni per rappresentare attraverso strumenti efficaci la volontà della comunità di schierarsi contro la guerra, il commercio di armi, il terrorismo e la violenza a favore dei diritti umani, della giustizia e della democrazia.
• La celebrazione del 25 aprile e del 4 novembre come feste per la fine dell’inferno che sono state le due guerre mondiali, e non di una vittoria militare. Nella consapevolezza che la nostra storia repubblicana è nata da una terribile guerra e che la lotta di liberazione è stata anche armata, le celebrazioni e le ricorrenze legate a questa siano l’occasione per dire mai più come hanno fatto i padri e le madri costituenti scrivendo l’articolo 11.
• La celebrazione del 2 giugno, Festa della Repubblica, come una festa di Pace evitando di identificarla con una parata militare che nulla ha a che fare con l’anniversario del referendum istituzionale del 1946.