Chi se ne va sbattendo la porta, chi anticipa l’eventuale epurazione e toglie il disturbo. Poi c’è chi arriva e dice che finalmente l’aria è cambiata, chi vuole recuperare il tempo perso. Ad ogni cambio di governo, giri di valzer in Rai. È sempre stato e sempre sarà così: la televisione pubblica è terreno di conquista partitica. Eppure lo Stato italiano affida alla Rai la gestione del servizio pubblico in regime di concessione, vincolandola al rispetto di una specifica ed esigente ‘Carta dei servizi’. Viene il sospetto che ai piani alti l’abbiano letta con grande attenzione, altrimenti non si capirebbe come riescano così bene a fare l’esatto contrario.
«Serve una nuova politica di asilo dentro l’Ue superando le vecchie regole che sono ormai della preistoria». Presidente Mattarella, più chiaro di così non si può! Nell’Enciclopedia italiana leggiamo che la differenza tra la preistoria e i periodi successivi consiste fondamentalmente nel tipo di fonti che si hanno a disposizione per studiare il passato: solo testimonianze materiali per la preistoria, anche testimonianze scritte per il resto della storia umana.
A giudicare da quanto ci restituisce la cronaca quotidiana, la tentazione di ritornare nelle caverne è forte, a tanti livelli. In realtà non sappiamo bene cosa regolasse la vita degli umani nella preistoria, ma è facile immaginare che, mentre l’evoluzione faceva il suo corso, fossero soprattutto impegnati a cercare cibo, difendersi dai pericoli, garantire la continuità della specie. E se questi obiettivi rimangono sostanzialmente validi, nei millenni seguenti di strada ne abbiamo fatta. Sì, nel frattempo la dignità di ogni persona, il diritto quale regola condivisa di convivenza, la tutela dei più deboli, la conservazione dell’ambiente, le conquiste della scienza e della tecnologia sono passi di civiltà da cui non si torna indietro. E l’oggi è meglio del prima, anche mentre le ingiustizie continuano a ferire il nostro Pianeta. Anche quando nel cuore dell’Europa è tornata una guerra preistorica, anche quando la miseria e violenze di ogni tipo colpiscono duro milioni di persone, anche quando c’è chi fatica a pensarsi famiglia umana e magari sogna di ritornare dentro il rassicurante tepore di una caverna.
Laura Mandolini
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“I social permettono alle persone di restare in contatto tra loro, ma danno anche diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano al bar dopo un bicchiere di vino e ora hanno lo stesso diritto di parola dei Premi Nobel”. Il prof. Umberto Eco parlava così nel 2015. Parole citatissime e sinceramente in molti pensavamo ormai superate. Il solito snob, ripiegato sul suo sapere, che se la prendeva con la tanto osannata democraticità dei social, capaci di buttar giù la granitica torre d’avorio del sapere dei pochi.
Magari un po’ di spocchia ce l’avrà anche avuta, ma quanto aveva ragione Eco! Non solo la democrazia non vive di vita nuova – anzi – ma l’ignoranza cresce a dismisura. Così come la stupidità, la convinzione di pensarsi ironici, geniali, davvero irresistibili nel commentare la qualunque, possibilmente dileggiando sensibilità, esperienze e idee che non coincidono con le proprie. Che rabbia nel leggere tanta arrogante inconsistenza; poi però arriva quasi subito tanta tristezza nel toccare con mano la mole di mediocrità che abita il nostro mondo, anche vicino.
Intelligenza, merce rara. Intanto la si progetta artificialmente in laboratorio. Chissà…
Laura Mandolini
Ps: vale la pena leggere questo articolo di Edoardo Volpi Kellermann, sul sito Innovando.it.
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Il ‘bonus facciate’ ha creato tanti cantieri aperti che riguardano edifici del nostro territorio. Mi capita di attraversare molte volte, ogni giorno, piazza Garibaldi a Senigallia, dove le impalcature coprono la cattedrale, il palazzo vescovile, la scuola, la ‘filanda’. Una ristrutturazione che, sono sicuro, donerà ancora più luce e splendore alla meravigliosa piazza.
Pensavo ad una specie di ‘bonus facciate’ anche per noi, esseri umani e non sto pensando alla chirurgia estetica. Dovremmo invece, ogni giorno, svegliarci con la nostra faccia migliore, indipendentemente dall’estetica e fuggendo ogni ipocrisia del sorrisino stampato per non avere troppi problemi e per voler piacere a tutti.
Intendo un impegno con noi stessi che ci fa scegliere, quasi a dispetto da quello che ci accade, di comportarci nel miglior modo possibile anche nelle situazioni più faticose. Si tratta di allenarsi, come succede con gli esercizi per la nostra condizione fisica…
Leggi l’editoriale di don Gesualdo Purziani nell’edizione di giovedì 11 novembre, disponibile a questo LINK: Abbonati e sostieni l’editoria locale
Impressionante, quest’anno, la fila di pellegrini in attesa di entrare nel luogo che a Betlemme, Autonomia palestinese, ricorda la nascita di Gesù. Per entrare dentro la Basilica della Natività occorre abbassarsi. La porticina che immette nella grande chiesa protegge da sempre l’edificio sacro da incursioni di ogni tipo ed è molto educativo dover chinare il capo, prima di entrarvi, altrimenti ci si può far male sbattendo la testa contro il muro Esercitiamola ogni giorno questa questa umiltà. Scendiamo giù dai nostri sgabellini, incerti e traballanti, che troppo spesso erigiamo a troni. Rendiamo omaggio al Bambino Gesù, riconoscendo in Lui il Figlio di Dio che ha scelto l’umiltà assoluta per entrare nel mond
L’umiltà è troppo spesso la grande assente dai nostri cuori, dalle nostre parole, dalle nostre parrocchie, dagli ambienti di vita. ‘Ha innalzato gli umili’ canta meravigliosamente Maria nel suo inno alla vita: sì, Dio sceglie altro rispetto a quanto fa rumore, chiede applausi o impone la sua verità. Lui ha altri criteri di giudizio, guarda la sostanza del cuore, la generosità dei gesti, la gratuità del donarsi. Viene nel mondo per proporci uno stile diverso, rivoluzionario nella sua semplicità. A Betlemme, in attesa di entrare, tra persone provenienti da ogni parte del mondo, mi chiedevo che cosa siamo andati a cercare e mi risuonava questa domanda che il Cristo stesso, ad un certo punto della sua vita pubblica, ha rivolto ai suoi amici più stretti.
Cosa cerchiamo, o meglio Chi cerchiamo anche in questo Natale? Auguriamoci di trovare, come gli appassionati Magi, il Bambino. Per accoglierlo ed assomigliare a Lui, sempre più.
Editoriale di Don Gesualdo Purziani
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