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Terremoto nelle Marche: le mafie e la ricostruzione

Nessuno si illudeva che fossimo in un territorio immune dalle peggiori dinamiche malavitose italiane. È che ancora, nel nostro pensarci una regione particolare, laboriosa e virtuosa, sotto sotto continuavamo a ritenere però che certe malefiche azioni riguardassero anzitutto altri posti. Delle Marche, da qualche  tempo, si parla anzitutto come ottima destinazione vacanziera, un posto originale, affascinante e carico di suggestioni di ogni tipo. Questo è vero e rimane tale. Soltanto, abbiamo scoperto,  c’è anche altro e questo ‘altro’ fa molto male, è avvilente, drammatico. Tanto più quando il malaffare lucra e specula sulla devastazione sociale e materiale causata da un terremoto che ha cambiato i connotati di paesi e paesaggi. Tanto più quando di mezzo ci sono aspettative e speranze di chi, in mezzo alle macerie, tiene duro per non andarsene, perché ancora spera di poter ripartire proprio da lì.

Nel giugno scorso eravamo in tanti, a Palazzetto Baviera, convocati da Libera, presidio di Senigallia, per assistere alla proiezione del docufilm “Tra le macerie. Sfruttamento lavorativo e infiltrazioni criminali nei cantieri Sae” (le casette temporanee per gli sfollati del sisma) in una iniziativa dal profetico titolo “Occhi aperti sulla corruzione”. È un interessante video-progetto – si può vedere liberamente su YouTube – che nasce dalla risposta dell’Università di Macerata al bando “Università per la legalità” della Fondazione Giovanni Falcone e dal lavoro portato avanti da studenti e studentesse dell’ateneo in sinergia con le associazioni Libera contro le Mafie presidio “Ciro Colonna” Macerata, Officina Universitaria e ELSA Macerata. In quell’occasione sgranammo gli occhi mentre scorrevano le immagini perché quanto raccontato, con grande lucidità e professionalità, ci sembrava alieno dalla nostra realtà. Il docufilm, infatti, analizza i fenomeni del caporalato edilizio e dei subappalti illeciti nei lavori di ricostruzione avviati a seguito del terremoto del 2016 e lo fa attraverso interviste a lavoratori, sindacati, istituzioni coinvolte nelle indagini, nonché docenti ed esperti del settore. Quel racconto aveva aperto degli squarci inquietanti che non immaginavamo.

Oggi le cronache restituiscono tanto altro, ancora più pesante. Altra storia, altro tema, ma a questo punto il filo rosso che lega l’enorme malaffare attorno alla ricostruzione è più evidente che mai. E chiama in causa quella famigerata ‘zona grigia’ nella quale interessi, movimenti di capitali, connivenze di imprese, politica e professionisti, è ancora molto abitata. Era stato chiaro il magistrato Giovanni Falcone quando, senza esitazione, diceva ‘segui i soldi’, principio cardine del metodo investigativo per stanare e colpire le mafie di ogni tipo, ovunque allunghino i loro tentacoli. Evidentemente le azioni messe in atto per dare gambe a questo principio non sono bastate, più di un soggetto è stato disponibile ad aprire porte e cassaforti a criminali di mestiere.

Finora ha parlato la politica marchigiana, tra prese di distanza, recriminazioni, difese. Maggioranza e opposizione, ognuno con il suo ruolo e la sua postura. Adesso, in questo tempo che precede la fase processuale, c’è bisogno di parlare chiaro alla pubblica opinione, ai marchigiani e alle marchigiane rattristati dall’ennesima, brutta storia di corruzione italiana. Non servono accuse o difese ‘d’ufficio’. Abbiamo bisogno di sapere come sono andate davvero le cose, ne va della fiducia per la cosa pubblica, in questo Paese già fortemente messa a dura prova, pensando anzitutto alle comunità già provate dalla distruzione materiale e sociale dei propri luoghi. “L’Italia in una regione”, il fortunato slogan turistico che riassume le Marche, è più vero che mai. Non siamo esenti da nulla, l’altra Italia, quella criminale di cui parliamo sempre meno e alla quale sembriamo assuefatti, è anche qui.

Laura Mandolini

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