Tre giorni dedicati a Johann Sebastian Bach, torna la Maratona musicale

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Immagine dall’edizione 2019

Nata nel 2015 per celebrare il compleanno n. 330 di Bach, la Maratona a lui dedicata si è consolidata nel tempo come importante appuntamento che porta la grande musica nel cuore dell’estate. è vivace, anche perché fa incontrare professionisti, giovani musicisti, appasionati attorno al nome del grande genio tedesco.
Ilenia Stella, pianista, ideatrice del festival, ci racconta l’edizione di quest’anno.

In cosa si caratterizza l’edizione 2021 della Maratona Bach?
Dalla presentazione della fotografia di Mario Giacomelli al nostro caro genio tedesco Johann Sebastian Bach. L’ospite d’onore, infatti, di quest’anno è Mario Giacomelli. L’idea è nata in me perché percepisco Giacomelli come il fotografo dell’infinito: il suo attaccamento al territorio, la sua volontà di documentarne il suo cambiamento per tutta la vita è ciò che mi ha colpita, pur non essendo un’esperta di fotografia. Il lavoro ostinato e l’attaccamento alla propria passione mi pare si possa ben intravedere in entrambi gli artisti. Il mio desiderio è anche quello di fare in modo che Bach diventi sempre più‘cittadino onorario’ di Senigallia, facendo parlare di sé e della sua musica da chi ha reso la città famosa nel mondo. Inoltre, l’edizione di quest’anno è caratterizzata dalla presenza di giovani musicisti che si esibiranno in vari concerti: una ricerca didattica che fa crescere, ancora una volta nel nostro territorio, i semi che quotidianamente la scuola di musica Bettino Padovano coltiva.

Perché ostinarsi a proporre musica classica in estate e all’aperto?
E’ un’esperienza meravigliosa che nutre l’anima, un’occasione per condividere la bellezza che di solito è rinchiusa all’interno delle aule delle scuole di musica e perché non trovo un’attività migliore di questa in un momento di calma, di luce, di sole e di mare.

Reduci da un tempo difficilissimo anche da un punto di vista ‘musicale’, cosa ha insegnato la pandemia, cosa ha ostacolato maggiormente?

Il limite che è stato maggiormente dimostrato, tra l’altro già evidente, è quello dell’ascolto della musica riprodotta. L’abitudine ad ascoltare la musica con mezzi meccanici, come diceva il grande maestro Sergiu Celibidache, abbassa la nostra capacità di meravigliarci di fronte al suono percepito dal vivo. Ogni attimo e unico sia nella realizzazione di un brano musicale che dello studio durante una lezione. La necessità di dover fare didattica a distanza, la formazione a distanza, o semplicemente la produzione di un video hanno dimostrato tutto il fallimento di quello che dal vivo è relazione, incontro, necessità di avere colui che suona, interpreta e quanti ascoltano e che vivono in quell’attimo quella musica che viene catturata da un tempo che diventa eterno. Dall’altro lato, il dato ‘positivo’ di questa pandemia è stata la costrizione dell’isolamento che ci ha visti relegati in casa. Grazie a questo, ho potuto godere in me e anche nei miei studenti, tempi di studio più naturali, senza lo “stress” del concerto che ti porta a fare un lavoro diverso rispetto all’approfondimento della partitura o di un dato tecnico musicale, che ha i suoi tempi. Questo scandire naturale dell’apprendimento è un’esigenza dell’anima che solo con una fermata così brusca poteva ricordare o, per chi non l’aveva mai vissuto, evocare. Un processo che, come ogni aspetto della vita vissuta in pienezza, necessita del suo tempo e del suo spazio. Ho notato germogli musicali di consapevolezza e di conoscenza che in un tempo serrato dagli impegni della scuola, dello sport, dello svago e di tante altre attività non sarebbe stato possibile.

La ‘Maratona’ racchiude tanta costanza – nel tempo – fatta di dedizione pedagogica, cura della qualità, capacità di coinvolgimento dei più giovani: come custodisce e rilancia questo impegno?
L’esigenza della ‘Maratona’ nasce da uno scopo didattico. Mi è capitato di parlarne con alcuni dei miei studenti che sono diventati grandi, nel frattempo, dalla prima edizione del 2015. Bach, oggi, risulta molto più vicino rispetto a quell’ostacolo evidente di quella prima edizione dato dalla sua musica. Ho visto maturare generazioni di studenti, anche grazie agli approfondimenti condivisi, nell’ambito del percorso formativo della nostra scuola, con il maestro Christa Butzberger e i laboratori di ‘fenomenologia’ . Ho il privilegio di poter cogliere l’importanza di vedere ragazzi giovanissimi che sanno leggere lo spartito come un libro di letteratura italiana, anzi in certi casi ancor meglio, con una autonomia e una capacità di ascolto molto rari. Ciò anche grazie a questo appuntamento che all’interno della Scuola di musica “Bettino Padovano” diventa un progetto il cui risultato si può ascoltare alla Maratona. Credo che sia il dono più grande che ricevo quotidianamente dalla mia professione e che in questa occasione è testimonianza condivisa e raccolta di energie. Per andare avanti.

L’intero programma è disponibile sul sito www.scuoladimusicasenigallia.it o sulla pagina facebook della scuola “B.Padovano”