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“Una storia”. Anna Foglietta al cinema ‘Gabbiano’ di Senigallia con il suo primo film da regista

Matteo Ferri e Anna Foglietta ospiti al Cinema Gabbiano di Senigallia per l'appuntamento dedicato a "Una storia"

Matteo Ferri e Anna Foglietta ospiti al Cinema Gabbiano di Senigallia per l'appuntamento dedicato a "Una storia"

“Possiamo correre il rischio di vivere una vita intera senza conoscerci davvero”. Anna Foglietta vola decisamente alto nel raccontare, al cinema ‘Gabbiano’ di Senigallia, il movente che l’ha spinta a mettersi dietro la macchina da presa per il suo esordio da regista con ‘Una storia’. Dove l’articolo indeterminativo fa la differenza. Non la storia, ma un interno di famiglia qualunque, come tanti dei nostri, fuori dalle stanze abbagliate da luci e arredi sgargianti: “Mi hanno fatto notare che il mio è un film scuro, c’è poca luce”. Ed è vero, i momenti luminosi sono pochini ed è la scelta di una cifra stilistica precisa che racconta nel racconto la normalità di case che non brillano, in cui anche le relazioni sono in penombra, come l’opacità di tanti giorni a corto di eventi sorprendenti.

Erika e Mauro vivono in provincia e dentro una quotidianità semplice fatta di abitudini rassicuranti, piccoli gesti, ciambelloni e crostate fatte in casa conditi da silenzi e gesti ripetitivi. E quando si parlano, si va poco oltre all’ovvio, tanto che quando la figlia Irene parte per studiare in un’altra città, la casa si svuota e il fragile equilibrio di coppia si rompe definitivamente. Erika, che ha sempre abitato il mondo attraverso la cura degli altri, ‘non serve più a nessuno’, come confessa in una delle scene più intense del film; Mauro, cresciuto nella freddezza emotiva di un padre autoritario, ce la mette tutta per rimanere in piedi, ma si spaventa nello scoprirsi fragile, stanato e disorientato dalla fatica esistenziale della moglie.

Anna Foglietta porta le domande profonde di senso della vita e del vivere insieme dentro contesti ordinari, ‘comuni’. E ci riesce proprio bene. Il rischio della banalizzazione di parole già banali di loro era dietro l’angolo. Non solo non l’ha corso, ma insieme a Matteo Fabbri (presente anche lui al ‘Gabbiano’) e Tania Pedroni,  è riuscita a scrivere e realizzare un film più che credibile dove non succede niente, mentre succede tutto.

Non giudica, non predica, non propone facili ricette. Osserva e rilancia. Perché la vita è difficile e lo dice convinta più volte al numeroso pubblico presente in sala, in tempi che prediligono invece scorciatoie che illudono con semplici soluzioni ottenute anche a caro prezzo. “La vita è un lavoro, è un lavoro a tutti gli effetti, esattamente come il lavoro che ci consente poi di mangiare, di poterci comprare quanto ci serve, esattamente la stessa cosa. E questo lavoro è pieno di domande che servono per decidere chi vogliamo essere, per essere più consapevoli di quello ci fa respirare davvero”. Preferisce le domande, specie quelle scomode e ai due personaggi che definisce ‘analfabeti emotivi, perché nessuno li ha aiutati a fare i conti con i propri desideri profondi’, dà la possibilità di guardarsi in faccia con sincerità, piangere. ‘Nel mio film piange anche un uomo (uno straordinario Guido Caprino, ndr)’ e anche lui può conoscersi, finalmente, facendo i conti con le proprie paure’.

Alba Rochwacher, in un’interpretazione superba, dà volto a una donna qualunque che riassume tante donne e il terreno si fa inevitabilmente politico: “Siamo esseri in relazione ed ogni scelta ha ricadute sulla qualità del vivere insieme. Soprattutto noi donne veniamo educate fin da piccolissime ad essere utili, a funzionare socialmente ma non veniamo educate a chiederci cosa ‘funziona’ per noi stesse, cosa desideriamo. Siamo utili e capaci di cura a tanti livelli; poi però, se le situazioni cambiano, non sappiamo cosa farne di noi stesse. Facciamo fatica ad amarci fuori da un ruolo e questo inficia ogni relazione”.

Chissà come se la passano, oggi, Erika e Mauro. Finale aperto che fa intuire qualcosa di nuovo, ma che continua a lasciarci con più di un interrogativo. Gli stessi, quotidiani, incalzanti, necessari, di ogni giorno e che Anna Foglietta ci incoraggia a non eludere. Semplicemente per vivere tutte e tutti un po’ meglio.

Laura Mandolini

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