Senigallia, ricorso al consiglio di Stato per fermare «questo progetto» di ponte Garibaldi

Non si placa la battaglia per bloccare l’esecuzione del progetto del nuovo ponte Garibaldi a Senigallia. Dopo la sentenza dello scorso maggio con cui il Tar Marche ha rigettato la richiesta di sospensione della procedura, dando di fatto il via libera ai lavori, si apre una nuova fase. Le associazioni Italia Nostra, Gruppo Società Ambiente e Confluenze hanno annunciato infatti di aver presentato appello al Consiglio di Stato.
La decisione si è fatta urgente a seguito delle recenti dichiarazioni del commissario straordinario alla ricostruzione post alluvione, Stefano Babini, il quale ha annunciato l’imminente avvio del cantiere per la demolizione della struttura e la perimetrazione dell’area per la ricostruzione.
Le associazioni chiedono la sospensione della sentenza del Tribunale Amministrativo e l’annullamento di tutti gli atti connessi. Sono compresi il progetto di fattibilità tecnico-economica, il decreto del progetto esecutivo e il parere del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici sul franco idraulico.
Le realtà ambientaliste ci tengono tuttavia a chiarire che la contestazione non riguarda la realizzazione dell’opera in sé, ma questo disegno specifico. Un’eventuale sospensione dei lavori, spiegano, non pregiudicherebbe la sicurezza idraulica della città. Questa «dipende unicamente dalla realizzazione delle vasche di laminazione a monte», come confermato dalle stesse memorie difensive commissariali.
Le criticità sono quelle già sollevate in primo grado: l’opera viene considerata sovradimensionata, eccessivamente impattante rispetto al contesto architettonico settecentesco, costosa e penalizzante per la viabilità e l’ambiente. Ma c’è di più.

Tra i punti rilevanti figurano il parere della Soprintendenza, che sollecitava soluzioni alternative, l’assenza dell’autorizzazione paesaggistica e il mancato passaggio della variante urbanistica nel Consiglio comunale. A queste contestazioni si aggiungono la mancanza di uno studio sulla viabilità, l’omissione della Valutazione Ambientale Strategica e le incongruenze con il nuovo Piano di Assetto Idrogeologico (PAI), poiché le rampe ricadrebbero in zone a rischio molto elevato.
In alternativa, le associazioni rilanciano la proposta di un ponte a sollevamento idraulico tramite martinetti, soluzione già prevista per il ponte degli Angeli. Ciò permetterebbe di mantenere una struttura bassa e integrata nella posizione storica. «Oggi sei idrometri, quattro dei quali sul Misa, rilevano i livelli ogni cinque minuti, e la piena del 2022 impiegò circa quattro ore per raggiungere la città: il tempo per sollevare un ponte c’è».
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