Quando l’arte apre uno spiraglio nel cielo

«La musica crea uno spiraglio nel cielo», scriveva Baudelaire. «Il teatro è poesia che esce da un libro per farsi umana», gli faceva eco Federico Garcìa Lorca. Due aforismi che sembrano scritti apposta per iniziative d’arte svoltesi qualche settimana fa in Toscana e nelle Marche. Solo i poeti, d’altronde, sanno andare oltre il proprio tempo ed esprimere concetti che, penetrando l’essenza delle cose, superano ogni barriera spazio-temporale. In una parola, sono universali.
Protagonista della prima iniziativa è una rsa toscana, che ha aperto le porte a familiari e amici per il “Festival della musica 2026”. La serata, all’insegna di musica, teatro e condivisione, ha chiuso un percorso durato mesi: gli ospiti, coinvolti in laboratori musicali e teatrali, sono stati protagonisti di uno spettacolo costruito con impegno, creatività e voglia di mettersi in gioco.
Ne è nato un ritrovato entusiasmo nei confronti della vita, che gli anziani spesso perdono. Emarginati da una società che non si accorge di invecchiare a sua volta, e che li considera quasi un peso, vedono aggravarsi condizioni psico-fisiche già rese fragili dall’età. Esibirsi in uno spettacolo che ricorda la trama intensa della vita ha invece scatenato in loro profonde emozioni.
L’esperienza conferma come la musica e il teatro – l’arte in generale – siano strumenti preziosi per favorire relazioni, stimolare i ricordi, anche quelli della memoria “involontaria” di proustiana derivazione, e far emergere capacità espressive che gli anziani, nella solitudine, mettono da parte o non sanno più di avere. Rimettere al centro il fragile e l’anziano significa accogliere il suo mondo emotivo, il suo immaginario, i suoi sentimenti. In questo percorso la musica ha un ruolo fondamentale: risveglia la memoria affettiva, stimola tutti i sensi e ricrea quelle connessioni profonde che costituiscono l’unità dell’essere.
Un analogo nella musicoterapia condotta dal professor Fabrizio Alessandrini fra i bambini ricoverati al Salesi. Qui l’arte musicale è stata il farmaco per restituire ai piccoli, allontanati dagli amici a causa della degenza, la dimensione ludica propria della loro età, e con essa la gioia di essere bambini.
L’auspicio è che iniziative simili si diffondano, superando gli ostacoli che la burocrazia spesso frappone. Perché quando si parla di fragili, bambini, disabili, anziani, la prima cosa che conta è metterci il cuore. Per aprire uno spiraglio nel cielo che permetta di volare.
Mirella Verde

