Skip to main content

Tag: abusi sessuali

Giornata di preghiera per le vittime degli abusi nella Chiesa: c’è bisogno di molto più coraggio

Ogni anno, il 18 novembre è dedicato dalla Chiesa italiana alla “Giornata nazionale di preghiera per le vittime e i sopravvissuti agli abusi nella Chiesa”. Una data che va via ‘liscia’, non smuove più di tanto. In tanti, troppi, pensano che la cosa non ci riguardi, che si tratti sostanzialmente di brutte storie di soggetti particolari, le famose mele marce. Tutto troppo pesante e doloroso, meglio fuggire da queste notizie, guardare da un’altra parte, negare, minimizzare. Se non accusare, accade molto più di quanto pensiamo, le stesse vittime che in un modo o in un altro hanno ‘indotto in tentazione’ i carnefici.

Quello degli abusi è un problema strutturale della Chiesa cattolica universale, prova ne è il recente ‘Secondo rapporto annuale sulle politiche di tutela nella Chiesa cattolica’ redatto dalla Pontificia Commissione per la tutela dei minori. Non le sparate di qualche fissato anticlericale, ma un dettagliato, preciso rapporto vaticano, ogni anno sempre più preciso, che nasce dalla convinzione che da qui passa il futuro della Chiesa stessa. Basta rievocare il crollo di credibilità negli Stati Uniti, in Cile, nelle vicine Francia Germania. L’indice del corposo documento parla chiaro. Nella sezione 1 il Rapporto esamina l’attività di tutela nelle Chiese locali di diversi Paesi, tra cui Italia, Gabon, Giappone, Guinea Equatoriale, Etiopia, Guinea (Conakry), Bosnia-Erzegovina, Portogallo, Slovacchia, Malta, Corea, Mozambico, Lesotho, Namibia, Mali, Kenya, Grecia e la Conferenza Episcopale regionale del Nordafrica (che comprende Algeria, Marocco, Sahara Occidentale, Libia, Tunisia). I dati si basano sull’analisi delle informazioni raccolte attraverso il processo ad limina della Commissione e integrate da ulteriori fonti. Nella piccola Irlanda, dopo la pubblicazione dei risultati di un’autorevole indagine, la frequenza religiosa in uno dei paesi più cattolici al mondo è crollata di oltre il 50%. E questo mette paura!

“Per quanto riguarda l’Italia – si legge in Vaticanews, portale dell’informazione vaticana che sintetizza il documento vaticano- sono state visitate le diocesi di Lazio, Liguria, Lombardia, Sardegna, Sicilia, Emilia-Romagna e Toscana. Nel corso degli anni sono stati compiuti notevoli progressi nello sviluppo di “strumenti e politiche integrali” di prevenzione e protezione. La Commissione riconosce il lavoro svolto dalla Conferenza Episcopale Italiana (CEI) nella creazione di un sistema multilivello (nazionale, regionale, diocesano e interdiocesano) di “coordinamento, formazione e supervisione”, volto a supportare le Chiese locali con personale professionale e adeguatamente formato. La Conferenza riporta l’esistenza di 16 servizi regionali per la tutela, 226 servizi diocesani (tra cui il nostro, ndr) e interdiocesani e 108 centri di ascolto. Essi offrono un servizio pastorale di accoglienza e ricezione delle segnalazioni. Permangono tuttavia alcune sfide: la Commissione osserva che, sebbene alcune Chiese locali abbiano realizzato iniziative pionieristiche e collaborazioni con la società civile, persistono “disparità tra le diverse regioni” e la mancanza di un ufficio centralizzato di ricezione e analisi delle segnalazioni, necessario per garantire una gestione uniforme ed efficace dei casi. A livello globale – dice ancora il documento – mentre alcune Chiese delle Americhe, dell’Europa e dell’Oceania mostrano un forte impegno nelle riparazioni, si registra un “eccessivo affidamento” al risarcimento economico, che rischia di limitare una “comprensione integrale” del processo di guarigione”. Il documento vaticano cita infine, come scelta esemplare, “il coraggio di guardare nella Diocesi di Bolzano-Bressanone”.

Poche settimane fa abbiamo avuto a Senigallia don Gottfried Ugolini, responsabile del Servizio diocesano per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili della diocesi altoatesina (qui la sua l’intervista https://www.vocemisena.it/fede-piaga-abusi-minori-vulnerabili-perdita-credibilita-chiesa-intervista-don-gottfried-ugolini-attualita/). Ci ha raccontata tutta la fatica e la sofferenza del fare i conti con la terribile realtà emersa da quella inchiesta, affidata a due studi legali indipendenti. E ci ha testimoniato, con umiltà e fermezza, che la ‘verità rende liberi’. C’è ancora tanto da fare, c’è da essere più consapevoli e sensibili. Nella Chiesa non c’è male più grande di questo.

Laura Mandolini

Segui La Voce Misena sui canali social Facebook, Instagram, X e Telegram.

La piaga degli abusi e la perdita di credibilità della Chiesa: intervista a don Gottfried Ugolini

Un approccio radicalmente nuovo e coraggioso è quello inaugurato dalla Diocesi di Bolzano-Bressanone nell’affrontare la piaga degli abusi sessuali all’interno della Chiesa cattolica. Il vescovo Ivo Muser ha messo fine ai tentativi di insabbiamento e alla difesa a oltranza delle istituzioni, chiedendo di guardare in faccia il dolore delle vittime e di assumersi la responsabilità di quanto accaduto. Questo nuovo registro, per ora unico in Italia, ha preso forma con l’avvio di un’indagine indipendente sugli abusi sessuali su minori e adulti vulnerabili avvenuti nel periodo 1964-2023. Un’analisi cruciale, affidata a uno studio legale di Monaco di Baviera in collaborazione con un associato di Brunico, che rappresenta la prima fase di un progetto denominato “Il coraggio di guardare”.

A Senigallia, in un incontro tenutosi martedì 14 ottobre al Teatro Portone su invito del Servizio diocesano per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili, è intervenuto don Gottfried Ugolini, sacerdote e psicologo, responsabile del Servizio diocesano e figura chiave nel lavoro preparatorio del progetto. L’intervista, in onda su Radio Duomo Senigallia alle ore 13:10 e alle ore 20 di mercoledì 15 e giovedì 16 ottobre, sarà in replica anche domenica 19 alle 17 circa. Il servizio audio, curato da Laura Mandolini nell’ambito della trasmissione “Venti minuti da Leone”, è disponibile anche qui grazie al lettore multimediale, assieme a una sintesi dell’intervista.

Il progetto: conoscere il passato per cambiare il presente

Intervistato a margine dell’incontro, don Ugolini ha spiegato la genesi di questa scelta inedita: «Una delle motivazioni è stata l’intuizione che non possiamo fare lavoro di prevenzione, di formazione, di sensibilizzazione senza andare alle radici del problema. Solo se conosciamo il passato possiamo cambiare il presente per un futuro migliore». Il progetto si articola in tre fasi: il coraggio di guardare al passato (l’indagine i cui risultati sono stati presentati a gennaio), il coraggio di guardare al presente (affrontare le sfide e le responsabilità verso le vittime e gli autori degli abusi) e il coraggio di guardare al futuro (implementare un cambiamento radicale di cultura e mentalità).

I risultati dell’inchiesta e l’ulteriore sfida degli istituti religiosi

Alla domanda sulla consistenza del fenomeno emerso dall’inchiesta, don Ugolini ha confermato di essersela aspettata, forte dell’esperienza del Centro di Ascolto attivo dal 2010, che ha visto oltre 100 persone riportare esperienze di abuso. Il sacerdote ha però sottolineato un punto dolente dell’indagine, che ha riguardato solo gli archivi diocesani, mancando all’appello quelli degli istituti religiosi, dove spesso sono attive scuole, asili e convitti. «È necessario fare chiarezza», ha ribadito, evidenziando che molte vittime di questi istituti si sono sentite escluse dai risultati.

Un esempio per la Chiesa italiana

L’approccio della Diocesi di Bolzano-Bressanone, favorita dalla vicinanza culturale con il mondo tedesco, è stato accolto con reazioni “molto positive” e ha suscitato interesse in tutto il mondo. Don Ugolini ha espresso l’augurio che possa diventare un incentivo per la Chiesa cattolica italiana, che «fa molta più fatica a fare i conti in modo indipendente con questo strazio degli abusi». Ha criticato l’atteggiamento di chi ancora oggi copre i colpevoli: «Questo è inaccettabile perché non è in sintonia con il Vangelo».

Clericalismo, potere e perdita di fiducia

Riflettendo sul suo ruolo di sacerdote interpellato profondamente da questo lavoro, don Ugolini ha individuato la necessità di una «radicale conversione», un ritorno alle origini del Vangelo. Ha individuato nel clericalismo e in un malinteso uso del potere le basi delle dinamiche degli abusi. La conseguenza più grave, ha concluso, è la distruzione della fiducia: «Abbiamo perso una grande credibilità e possiamo risolverlo soltanto se saremo sinceri, affidabili e lavoreremo con competenza». L’esperienza altoatesina ha di certo aperto una breccia in un muro – a volte fatto di omertà, paura e persino connivenza – che non può più essere tollerato.

Segui La Voce Misena sui canali social Facebook, Instagram, X e Telegram.

Abusi nella chiesa cattolica: arriva a Senigallia il coordinatore della diocesi di Bolzano

“Dobbiamo prendere sul serio quello che è emerso. Ascoltare. Mi assumo la responsabilità personale e istituzionale. Serve un profondo cambiamento culturale». Si esprimeva così il vescovo Ivo Muser, in un’intervista rilasciata alla giornalista Fabiana Martini, dopo la presentazione dell’indagine indipendente sugli “Abusi sessuali su minori e su adulti vulnerabili nell’ambito della Diocesi di Bolzano-Bressanone dal ’64 al 2023”, a opera dello studio legale Westpfahl Spilker Wastl di Monaco, in collaborazione e con il sostegno dello studio legale associato Kofler Baumgarten & Partner di Brunico. Quella di Bolzano è la prima e al momento l’unica diocesi italiana ad aver promosso un’indagine indipendente con l’obiettivo prioritario di soddisfare il legittimo interesse delle persone offese di conoscere la verità.

La stessa diocesi altoatesina è stata tra le prime in Italia ad aver istituito, da oltre un decennio, un servizio di prevenzione agli abusi nella Chiesa cattolica, di ascolto e tutela delle le vittime, coordinato da don Gottfried Ugolini. E proprio Ugolini sarà ospite a Senigallia martedì 14 ottobre 2025, alle ore 21, presso il teatro “Portone”. L’incontro, aperto alla cittadinanza, ha per titolo: “Custodire e tutelare, l’attenzione ai
minori e alle persone vulnerabili nella comunità”. Alla luce del Vangelo e dei recenti documenti della Chiesa in merito alla ferita degli abusi, che sanguina e che lacera la stessa Chiesa, è urgente avviare una rivoluzione educativa per intraprendere la via della prevenzione in ogni ambito della vita pastorale, così come in tutta la società. Qualsiasi forma di abuso di chi svolge un servizio nella Chiesa in nome di Dio, è un abuso di estrema gravità con conseguenze pericolose e devastanti: prendere coscienza di tale gravità e assumersi le proprie responsabilità nella comunità cristiana è il primo passo per una sana prevenzione. “Non si tratta di diffondere un clima di sospetto e di paura – scrivono i promotori dell’incontro – bensì di corresponsabilità e di protezione. Gli abusi estremi non sono funghi nati in una notte, sono la conseguenza di abusi meno evidenti ed eclatanti, pur sempre gravi e pericolosi: riconoscerli al primo insorgere è compito di tutta la comunità, generare nuovi stili educativi liberi e umili è l’obiettivo del nostro cammino diocesano, in cui si inserisce l’intervento di don Gottfried Ugolini”.

Segui La Voce Misena sui canali social Facebook, Instagram, X e Telegram.

Abussi sessuali nella chiesa del Perù: l’impegno del vescovo Prevost, Leone XIV, per la giustizia

Una storia di dolore e persecuzione ma anche una storia di coraggio e di lotta per la verità e la giustizia. Una storia difficile, durata anni, che ha avuto la fortuna di intrecciarsi con persone rette, che hanno avuto la forza di accogliere la verità e renderne giustizia. Tra queste persone figurano Papa Francesco e Papa Leone XIV. Siamo in Perù e questa è la storia di Paola Ugaz (nella foto in un recente incontro con il papa) e Pedro Salinas.

Nel 2015, pubblicarono “Mitad monjes mitad soldados” un libro inchiesta che ha scoperchiato gli abusi di un gruppo di laici consacrati e sacerdoti fondato in Perù. Si tratta del “Sodalizio di vita cristiana”, un movimento conservatore fondato a Lima a inizio degli anni 70 dal teologo peruviano Luis Fernando Figari. L’indagine deflagrò, emersero altri indizi che portarono anche ad un sotterraneo giro di abusi e soldi. Nel 2017, Papa Francesco arrivò in Perù e il vescovo José Antonio Eguren, uno dei membri più importanti del “Sodalitium”, lo ha ricevuto durante un evento pubblico. Paola Ugaz e Pedro Salinas protestarono: lei su Twitter, lui con un articolo. Il vescovo Eguren denunciò Salinas e l’8 aprile 2018 un giudice lo condannò per diffamazione. “Il nunzio apostolico, Nicola Girasoli, mi chiamò”, racconta Paola. “Mi disse che lui e altri vescovi – Carlos Castillo, Pedro Barreto e Robert Prevost – erano solidali con noi e stavano preparando un dossier di supporto. Ecco come ebbi le prime notizie di Prevost”. Il vescovo, futuro Papa, “pochi mesi dopo, insieme a Pedro Salinas, organizzò un incontro con le vittime del Sodalicio e i membri della Conferenza episcopale. Ma questo incontro fallì. Era troppo avanti rispetto ai tempi. Prevost decise quindi di aiutare le vittime individualmente”.

Intanto per i due giornalisti il calvario non era ancora finito. “La persecuzione contro di noi si stava intensificando e stavano cercando di metterci in prigione basandosi su bugie”. Passano gli anni e nel 2022, Paola incontra Papa Francesco a Roma. “Gli chiedo di inviare una missione in Perù per indagare su ciò che stavamo denunciando”. Otto mesi dopo, Papa Francesco inviò una missione guidata dal vescovo di Malta, Charles Scicluna, e da mons. Jordi Bertomeu, che confermò le denunce e altro ancora. Rientrati a Roma, ne informarono il Papa, il quale decise di destituire il vescovo Eguren. Era il 2 aprile 2024.

È qui che iniziarono i problemi per Prevost. “Il Sodalicio ne fu molto scontento e iniziò una campagna contro Prevost”. Qual era l’obiettivo? Paola Ugaz non ha dubbi: “far saltare le indagini su Sodalicio”.
“Nell’ottobre 2024 – prosegue la giornalista – tornammo a Roma con Pedro Salinas e incontrammo Prevost, il quale, come sempre, ci ascoltò e intervenne per porre fine alla chiusura del Sodalicio. Nel dicembre 2024, Prevost organizzò un incontro con Papa Francesco e tutto ciò contribuì alla chiusura del gruppo, avvenuta il 14 aprile 2025, una settimana prima della morte di Papa Francesco”.

Paola Ugaz e Pedro Salinas erano a Roma per seguire il Conclave e hanno potuto partecipare alla prima udienza di Papa Leone XIV con la stampa internazionale. I due giornalisti erano seduti in prima fila ed hanno potuto stringere la mano e salutare il Papa. “Gli abbiamo donato una sciarpa proveniente dalle Ande peruviane – racconta Paola -, realizzata con lana di alpaca da donne appartenenti a comunità a basso reddito che si guadagnano da vivere esportando indumenti tessuti a mano. Gli ho dato anche dei cioccolatini peruviani perché ha buon appetito. E aggiunge: “Quando ha parlato dei giornalisti incarcerati, mi sembrava che fosse un messaggio rivolto per me e per Pedro Salinas”.

“Sia Leone XIV che Francesco nutrivano un forte rispetto nei confronti del buon giornalismo, che ossigenasse le istituzioni e favorisse i cambiamenti”. “E questa è una buona notizia per il giornalismo, perseguitato in tutto il mondo”. Alla luce del suo comportamento nella diocesi e nella Conferenza episcopale peruviana, come pensi si caratterizzerà questo pontificato rispetto alla lotta contro gli abusi sessuali nella Chiesa? Paola Ugaz non ha dubbi: “Sarà una continuazione di ciò che ha fatto Papa Francesco perché ha dimostrato empatia e umanità di fronte agli abusi all’interno della Chiesa”. E conclude: “Il mio desiderio oggi è che Papa Leone XIV visiti presto il Perù”.

a cura di Maria Chiara Biagioni

Segui La Voce Misena sui canali social Facebook, Instagram, X e Telegram.

Vorrei risorgere dalle mie ferite: a Senigallia si è parlato di abusi nella Chiesa cattolica

Venerdì 24 novembre, presso il palazzetto Baviera, il Servizio diocesano per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili ha organizzato un incontro aperto alla cittadinanza con Anna Deodato (nella fotografia) della diocesi di Milano, autrice del libro “Vorrei rinascere dalle mie ferite”, titolo della stessa serata. La relatrice, dopo una breve introduzione, ha presentato alcune testimonianze di vittime di abusi dove non si narrano fatti, non si descrivono circostanze, bensì si evidenziano reazioni emotive, dinamiche interne, conseguenze traumatiche e relazionali. Sono stati momenti molto toccanti che hanno coinvolto tutti i presenti, calati in un profondo silenzio. Come ha concluso il vescovo Manenti, dopo aver ascoltato tanto dolore e tanta sofferenza non ci sono considerazioni e commenti, occorre un tempo di riflessione e di sedimentazione. L’abuso di potere, l’abuso di fiducia, l’abuso spirituale, sino ad arrivare all’abuso sessuale, non sono fasi teoriche, bensì tappe di storie di vita, di cui essere consapevoli come comunità cristiana ed avere il coraggio di agire, di interrompere, di curare. Il silenzio omertoso ha avuto la meglio per troppo tempo nella Chiesa: è il tempo della verità, della libertà, della purificazione comunitaria.

Il Servizio diocesano di tutela dei minori e delle persone vulnerabili, attivo a Senigallia da un anno,  con un numero di telefono 3534494319 e un indirizzo di posta elettronica tutelaminori@diocesisenigallia.it, oltre a gestire uno sportello di ascolto,  organizza percorsi di sensibilizzazione e di formazione offerti a famiglie, parrocchie, associazioni e movimenti diocesani. La prevenzione è la via maestra per vincere l’indifferenza e l’omertà, la formazione lo strumento irrinunciabile per leggere le situazioni, per accompagnare ogni percorso educativo, per riconoscere rischi e ferite.

Servizio diocesano per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili

Segui La Voce Misena sui canali social FacebookInstagramTwitter e Telegram, oppure scarica l’app da Google Play o da App Store.

Le ferite degli abusi sessuali nella Chiesa: a Senigallia un incontro con Anna Deodato

Vorrei risorgere dalle mie ferite, Chiesa, donne e abusi, è il tema dell’incontro organizzato dalla diocesi di Senigallia per venerdì 24 novembre 2023, alle ore 21.00, presso la sala Conferenze di Palazzetto Baviera in piazza del Duca a Senigallia. Relatrice Anna Deodato, consacrata delle Ausiliarie diocesane di Milano, membro del Consiglio di Presidenza del Servizio nazionale per la tutela di minori della Cei e del Servizio tutela minori e adulti vulnerabili delle diocesi lombarde e autrice del libro che ha come titolo lo stesso tema dell’incontro.

Anna Deodato svolge il suo servizio di ascolto e di accompagnamento presso il Centro per l’accompagnamento vocazionale che ha sede a Milano e da circa venti anni è impegnata in percorsi di formazione e prevenzione di ogni forma di abuso in contesti educativi, formativi, comunitari e istituzionali in ambito ecclesiale. La Chiesa italiana si è messa in cammino con impegno in questi anni per attivare Servizi di tutela dei più piccoli e vulnerabili e centri di ascolto presso i quali le vittime, e coloro che
venissero a conoscenza di forme diverse di abuso, si possono rivolgere. Un’informazione e formazione capillare costituiscono il passo essenziale per creare una cultura consapevole di cosa siano gli abusi, di come possano accadere, quali condizioni possano essere più a rischio e quali registri di tutela debbano essere attivati.

Anche la diocesi di Senigallia ha attivato il Servizio di tutela dei minori e con questo appuntamento vuole mettere in evidenza come accanto ai comportamenti e alle responsabilità dei singoli autori degli abusi, è necessario avere il coraggio di approfondire l’analisi per cogliere le dinamiche, i processi e gli atteggiamenti che in qualche modo potrebbero rappresentare il terreno di coltura di tali atti.

P.G.

Segui La Voce Misena sui canali social FacebookInstagramTwitter e Telegram, oppure scarica l’app da Google Play o da App Store.

Sinodo della Chiesa cattolica: dopo la prima fase, ecco i temi: abusi, divorzi, donne

Chiusa la prima tappa del Sinodo della Chiesa cattolica. E’ stato pubblicato l’Instrumentum laboris, “strumento operativo” redatto sulla base di tutto il materiale raccolto durante la fase dell’ascolto, e in particolare dei Documenti finali delle Assemblee svoltesi in tutto il mondo. E’ diviso in due le sezioni: la sezione A, intitolata “Per una Chiesa sinodale”, prova a raccogliere i frutti della rilettura del cammino percorso, mentre la sezione B, intitolata “Comunione, missione, partecipazione”, esprime in forma di interrogativo le tre priorità che con maggiore forza emergono dal lavoro di tutti i continenti, sottoponendole al discernimento dell’Assemblea. Cinque le schede di lavoro che consentono di affrontare altrettanti temi, a partire da prospettive diverse.

Abusi e divorziati risposati. “In molte regioni le Chiese sono profondamente colpite dalla crisi degli abusi”, si denuncia nel testo: ”la cultura del clericalismo e le diverse forme di abuso – sessuale, finanziario, spirituale e di potere erodono la credibilità della Chiesa compromettendo l’efficacia della sua missione”. Nel documento, inoltre, si auspicano “passi concreti per andare incontro alle persone che si sentono escluse dalla Chiesa in ragione della loro affettività e sessualità”, come “divorziati risposati, persone in matrimonio poligamico, persone LGBTQ+”. Altro interrogativo da porsi, “come possiamo essere più aperti e accoglienti verso migranti e rifugiati, minoranze etniche e culturali, comunità indigene che da lungo tempo sono parte della Chiesa ma sono spesso ai margini”, in modo da “testimoniare che la loro presenza è un dono”.

Autorità e primato. Il documento finale dà ampio risalto al tema del primato petrino e alla necessità di un “ripensamento dei processi decisionali”, all’insegna di una “sana decentralizzazione” all’interno della Chiesa. “La diversità dei carismi senza l’autorità diventa anarchia, così come il rigore dell’autorità senza la ricchezza dei carismi, dei ministeri, delle vocazioni diventa dittatura”, il monito del documento. “Come sono chiamati a evolvere, in una Chiesa sinodale, il ruolo del vescovo di Roma e l’esercizio del primato?”, una delle sfide da affrontare, tenendo presente che “autorità, responsabilità e ruoli di governo – talvolta indicati sinteticamente con il termine inglese leadership – si declinano in una varietà di forme all’interno della Chiesa”. Di qui la necessità di una formazione specifica a tali competenze “per chi occupa posizioni di responsabilità e autorità, oltre che sull’attivazione di procedure di selezione più partecipative, in particolare per i vescovi”.

Laici e donne. “Dare nuovo slancio alla partecipazione peculiare dei laici all’evangelizzazione nei vari ambiti della vita sociale, culturale, economica, politica”. Anche il tema dei “nuovi ministeri” al servizio della Chiesa trova ampio spazio nel testo: l’obiettivo è quello di “una reale ed effettiva corresponsabilità”, coinvolgendo anche quei fedeli che, “per diverse ragioni, sono ai margini della vita della comunità”. In particolare, nell’Instrumentum laboris si dà voce all’istanza di “un maggiore riconoscimento e promozione della dignità battesimale delle donne”, affinché la “pari dignità” possa “trovare una realizzazione sempre più concreta nella vita della Chiesa anche attraverso relazioni di mutualità, reciprocità e complementarità tra uomini e donne”, combattendo “tutte le forme di discriminazione ed esclusione” e garantendo alle donne “posti di responsabilità e  di governo”.

Preti sposati e ambiente digitale. “È possibile aprire una riflessione sulla possibilità di rivedere, almeno in alcune aree, la disciplina sull’accesso al Presbiterato di uomini sposati?”, ci si chiede nel testo, in cui a proposito dei candidati al sacerdozio si auspica “una riforma dei curricula di formazione nei seminari e nelle scuole di teologia”. “L’ambiente digitale ormai modella la vita della società”, si afferma nel documento, in cui si auspica un aggiornamento dei linguaggi e dell’”accompagnamento” in questo ambiente, attraverso percorsi adeguati.

Registrati sul sito per leggere tutte le notizie e scarica l’app de La Voce Misena l’app da Google Play o da App Store.

a cura di L.M.

Prevenzione e lotta contro ogni abuso: il report

I controlli sul web della Polizia Postale
I controlli sul web della Polizia Postale

Non si placa il fenomeno dello scambio on line di materiale pedopornografico. Neanche la provincia di Ancona è esente da tale reato che ha visto recentemente, a fine marzo, un 53enne residente a Senigallia venire arrestato dalla Polizia Postale di Ancona. Il reato è quello di detenzione di un ingente quantitativo di foto e video, oltre 2500 files nel pc e altri dispositivi informatici in suo possesso, in cui erano ritratti minori tra i 6 e i 12 anni coinvolti in atti sessuali con adulti.

L’indagine, coordinata dal Centro nazionale per il contrasto alla pedopornografia online, è partita da una denuncia raccolta dal Compartimento campano di Polizia postale e delle comunicazioni di Napoli. Ma in tutto il 2021, nell’ambito della pedopornografia online, la Polizia postale marchigiana ha monitorato 126 spazi web rilevandone 36 con contenuti illeciti, e trattato oltre 60 casi a seguito di denunce o segnalazioni da associazioni. Nel corso delle 23 perquisizioni, sono stati sequestrati oltre 10mila gigabyte di supporti informatici contenenti immagini e video pedopornografici: una persona è stata arrestata e 30 denunciate. Il rischio è che il 2022…

Continua a leggere sul numero digitale di giovedì 7 aprile, disponibile a questo link.
Sostieni l’editoria locale, abbonati a La Voce Misena

Anime senza voce: l’arte che difende i bambini arriva alla Rocca roveresca.

La locandina dell’evento

Anime Senza Voce torna con grande emozione, a presentare l’evento internazionale, giunto alla settima edizione, che si propone di contrastare l’abuso ai danni di minori, attraverso una ricchissima rassegna di opere d’arte realizzate da pittori, scultori, fotografi e performers, messe a disposizione da artisti affermati provenienti da moltissimi paesi del mondo. Gli artisti partecipanti all’evento, sono altresì affiancati e supportati, dall’intervento e collaborazione di professionisti di fama internazionale, che, con la propria comprovata competenza, guiderà tutti gli intervenuti attraverso questo bel viaggio artistico.

Ogni opera esposta, ci racconta una storia, è in sé una testimonianza di un abuso, che deve condurre ad una sensibilizzazione a combattere tutte le forme di violenza.

L’inaugurazione che si terrà all’interno della Rocca Roveresca venerdì 08 aprile 2022 alle ore 17.30 e verrà presentato dalla Sig.ra Veronica Verlicchi (Consigliere del Comune di Ravenna). Testimoni dell’evento saranno il Prof. Giorgio Gregorio Grasso (Critico e Storico d’Arte di Milano) ed il Sig. Reinhard Auer  (Regista e Direttore del “Freies Theater” di Bolzano).

Saranno Ospiti al Vernissage l’Arch. Alessandra Pacheco (Direttrice della Rocca Roveresca di Senigallia), il Sig. Roberto de Costanzo (Presidente della Ass. Sportiva A.S.D. Arti Marziali TKFA) e la Sig.ra Brigitte Ostwald (Fondatrice e Presidentessa di  Anime Senza Voce).

Con il Vernissage si darà inizio ad un programma ricco di incontri e dibattiti con Psicologi, Medici ed esperti del settore per discutere ed approfondire le problematiche su questo tema. Ci saranno momenti di laboratorio per i più piccoli, così come varie live performance di alcuni nostri artisti, altri momenti dedicati alla presentazione di libri, esibizione degli artisti presenti con un live painting nel cortile ed esibizione di arti marziali nel torrione. Verranno presentate n. 3 opere d’arte evolute alla AIBWS – Associazione Italiana Sindrome di Beckwith-Wiedemann-Onlus, e saranno esposte le opere dei giovani vincitori del premio ICARUS 2020 – Concorso di pittura per la gioventù. Per concludere , il Finissage verrà organizzato per domenica 10 aprile alle ore 17.00 con la premiazione della migliore opera votata dal pubblico e la performance di ringraziamento di tutti gli artisti con il lancio dei palloncini bianchi accompagnato dalle note di “Imagine” di John Lenonn.

Un vasto programma per dare voce a chi di voce non ne ha.

Abusi, l’ennesima burrasca della Chiesa

Joseph Ratzinger, papa emerito Benedetto XVI
Joseph Ratzinger, papa emerito Benedetto XVI

Stavolta c’era di mezzo il papa emerito, Benedetto XVI e quindi l’eco è stata ancor più dirompente. L’ennesimo rapporto sugli abusi da parte di uomini di chiesa su minori, la scorsa settimana, ha aperto uno squarcio sulla chiesa tedesca, in particolare quella di Monaco di Baviera, guidata per alcuni anni da Ratzinger. Cambiano i luoghi, cambiano le voci ma la sostanza è sempre quella: una chiesa cattolica profondamente lacerata da questi drammi, insabbiamenti, reticenze. E oggi sono i giorni della vergogna e della richiesta di perdono.

C’è volontà di capire, tanto che come precedentemente in Francia, sono gli stessi vescovi a chiedere le commissioni di inchiesta. Ed in molti si chiedono se non sia il caso di promuovere iniziative del genere anche nel nostro Paese. Ormai è chiaro che non si tratta più di ‘casi isolati’, ma di una vera e propria crisi generalizzata che chiede, anzi, urla profondi cambiamenti.

Il Sinodo universale – e quindi anche italiano – è un tentativo di risposta a questa domanda di coerenza a tutti i livelli…

Continua a leggere nell’edizione digitale di giovedì 27 gennaio, cliccando qui.
Sostieni l’editoria locale, abbonati a La Voce Misena

Gesualdo Purziani

Una ‘Giornata’ per le vittime di abusi

bambini, vittime, abusi, violenze

In corrispondenza della Giornata europea per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale, istituita dal Consiglio d’Europa il 18 novembre, il Consiglio Permanente della Cei ha stabilito una ‘Giornata nazionale di preghiera e di sensibilizzazione per le vittime e i sopravvissuti agli abusi, per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili’.

Potrebbe sembrare un appuntamento formale, visto il moltiplicarsi delle “giornate” dedicate ai temi più diversi. Ma la decisione del Consiglio permanente Cei, che ha inserito l’emergenza abusi tra gli argomenti meritevoli di essere sottolineati con una ricorrenza annuale, non è né scontata né banale. Indica invece la volontà della Chiesa italiana di ribadire e proseguire nella svolta di trasparenza e di «parresia» in nome del Vangelo confermata dalle decisioni di questi ultimi anni.

La «Giornata» – che sarà celebrata ogni anno il 18 novembre – si inserisce in quella rete di impegni e di iniziative che hanno visto, all’indomani dell’approvazione delle linee guida per il contrasto agli abusi e il sostegno delle vittime (giugno 2019), il consolidarsi di una struttura che conta ormai in tutte le comunità su un referente specifico, su un pool di esperti (psicologi, psicoterapeuti, operatori di pastorale familiare, giuristi) e su uno sportello di ascolto (servizio ancora non presente ovunque), oltre che di un vescovo responsabile in ogni regione ecclesiastica…

Leggi l’articolo completo sull’edizione di giovedì 11 novembre, cliccando QUI
Sostieni l’editoria locale: abbonati a La Voce Misena.

Paolo Gasperini

Francia : vescovi riuniti a Lourdes riconoscono “la responsabilità istituzionale della Chiesa”

La conferenza stampa dell’ottobre scorso sugli abusi sessuali in Francia

I vescovi di Francia hanno deciso di riconoscere “ufficialmente la responsabilità istituzionale della Chiesa e la dimensione sistemica degli abusi sessuali nella Chiesa”. Lo ha annunciato alla stampa direttamente il presidente della Conferenza episcopale francese, mons. Éric de Moulins-Beaufort. In un clima di “gravità”, “profondamente sconvolti e commossi”, i vescovi riuniti in assemblea plenaria a Lourdes si stanno confrontando con quanto è emerso nel Rapporto presentato ad ottobre dalla Commissione indipendente sugli abusi sessuali nella Chiesa (Ciase) e questa mattina l’episcopato francese ha raggiunto una prima tappa: “Siamo tutti d’accordo nel riconoscere la responsabilità istituzionale della Chiesa rispetto alle violenze che hanno subito le persone vittime e riconoscere la dimensione sistemica di queste violenze, come fatti non solo compiuti da qualche individuo ma che sono stati resi possibili da un contesto generale, da una mentalità ed una serie di pratiche presenti all’interno della Chiesa che hanno permesso non solo che questi fatti accadessero ma che si ripetessero, impedendo che siano denunciati e sanzionati”, ha spiegato mons. Éric de Moulins-Beaufort che aggiunge: “Tale riconoscimento comporta un dovere di giustizia e riparazione. Siamo consapevoli che questo passaggio sia necessario per entrare in un cammino che ci permette oggi di chiedere perdono in verità”.

Rispondendo alle domande dei giornalisti, padre Hugues de Woillemont, segretario generale e portavoce della Cef, ha spiegato che “si tratta di ammettere una responsabilità della Chiesa come istituzione”, il riconoscimento cioè che non si è “semplicemente” di fronte ad “un fatto individuale e isolato” ma “è la Chiesa come istituzione che riconosce la sua responsabilità anche nella sua dimensione giuridica”. Punto questo che dovrà però essere precisato dai giuristi. Domani, sabato 6 novembre, sul sagrato della Basilica di Notre-Dame-du-Rosaire di Lourdes ci sarà, alle 10.30, “un gesto penitenziale” con un tempo dedicato alla preghiera per le vittime. A Parigi, il “Collettivo dalla Parola agli Atti”, si darà appuntamento sempre domani alle 14.30 a Parigi davanti alla sede della Conferenza episcopale francese in via de Breteuil, per un momento a “sostegno delle vittime delle violenze sessuali nella Chiesa cattolica”, e per chiedere ai vescovi le “4R”: “Riconoscimento, Responsabilità, Riparazione e Riforma”.