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Tag: alluvione 2022

Primarie, Marco Lion: «Il mio 35% pesa. Ora un programma contro le follie del centrodestra»

Non una sconfitta, ma un solido punto di partenza. Marco Lion, protagonista delle recenti primarie del centrosinistra senigalliese, esce dal confronto con Dario Romano con un bottino del 35% dei voti. Un risultato che va ben oltre la base dei partiti che lo avevano ufficialmente appoggiato (Vola Senigallia e Alleanza Verdi Sinistra). «Le mie proposte pesano per un terzo del futuro programma – ha dichiarato ai microfoni di Radio Duomo Senigallia (95.2 FM) – e di questo si dovrà tenere conto».
Ascolta l’intervista, andata in onda nei giorni scorsi grazie al lettore multimediale.

Il punto più duro dell’intervento di Marco Lion riguarda la gestione delle opere pubbliche e della ricostruzione post-alluvione. L’ex parlamentare ha definito «progetto demenziale» e «follia» le soluzioni proposte per ponte Garibaldi e ponte Portone. «Olivetti non ha fatto il suo dovere di sindaco – accusa l’ex vicepresidente della Provincia dorica – ha subito supinamente decisioni arrivate da Ancona e Ascoli. I cittadini mi hanno votato perché vedono in me l’unica garanzia per evitare questi drammi urbanistici che rovineranno la vivibilità di Senigallia».

LEGGI L’INTERVISTA A DARIO ROMANO

L’asse del dibattito si sposta poi anche sulla giustizia sociale. Secondo il presidente locale di Italia Nostra, Senigallia è vittima di una bolla speculativa immobiliare che impedisce alle giovani coppie di trovare case in affitto a prezzi accessibili. Da qui l’esigenza di soluzioni sia per frenare la speculazione e dare quindi risposte sull’emergenza abitativa, sia sul lavoro di qualità: «Basta precariato stagionale legato solo al turismo; la città deve offrire opportunità economiche diversificate».

Conoscitore esperto del dissesto idrogeologico, Marco Lion ribadisce che alzare i ponti in città è inutile se non si interviene a monte con le vasche di espansione. «Servono 8 milioni di metri cubi di invaso per mettere in sicurezza il Misa. La prima vasca di Bettolelle è solo un piccolo passo, ma ne servono molte altre che erano già state individuate nel 2015. Non si può aspettare l’ultimo momento per progettare, la sicurezza della valle è strategica e non ha colore politico».

Anche sulla sanità Marco Lion accusa il sindaco Olivetti di aver fatto strumentalizzazione politica in passato. Sebbene la competenza sia regionale, il Comune deve avere un ruolo attivo: «Il Sindaco deve essere il cane da guardia del nostro nosocomio. Non bastano ospedali e case di comunità se poi mancano il personale e le risorse per farle funzionare».

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Senigallia: 4,7 milioni per il nuovo ponte Portone, tra sicurezza e polemiche

La viabilità di Senigallia potrebbe cambiare ancora e radicalmente. Non solo per il progetto di ponte Garibaldi ma anche con un nuovo disegno che interesserà ponte Portone. Si tratta dell’infrastruttura che collega viale Leopardi con ponte Zavatti e con lo stradone Misa, una porzione nevralgica per il traffico cittadino che potrebbe essere ridisegnato completamente. Con la firma del decreto da parte del vicecommissario all’alluvione 2022 Stefano Babini, avvenuta lo scorso 31 dicembre 2025, è stato ufficialmente affidato l’incarico per la progettazione del nuovo ponte Portone. 

Costi e tempistica

Un’opera dal costo complessivo di 4,7 milioni di euro, interamente finanziata dalla struttura commissariale nell’ambito degli interventi a seguito del disastro alluvionale del 15 settembre 2022. L’incarico tecnico, del valore di circa 250mila euro, è andato al raggruppamento temporaneo di professionisti Rtp Ponte Portone di Ascoli Piceno. I tempi sono stretti: 90 giorni per il progetto di fattibilità, 40 per quello esecutivo, 25 per le modifiche da recepire e le ultime migliorie.

L’esigenza

La necessità dell’intervento nasce dagli studi idraulici della Fondazione Cima, che hanno individuato nell’attuale ponte un ostacolo al deflusso del fiume in caso di piena. La nuova struttura non sarà una copia della precedente, anzi: per garantire la sicurezza, dovrà avere un franco idraulico di 1,5 metri, il che comporterà un innalzamento dell’impalcato di almeno un metro e mezzo rispetto ai livelli attuali.

Viabilità: le conseguenze

Il progetto non prevede solo una ricostruzione, ma un vero e proprio spostamento dell’asse stradale. Tra le principali novità ipotizzate c’è lo spostamento a monte: il nuovo ponte non sarà più l’ideale prosecuzione di viale Leopardi, ma verrà arretrato per collegarsi direttamente a via Giordano Bruno; viale Leopardi potrebbe divenire quindi pedonale: l’attuale sede del ponte diventerà esclusivamente pedonale, interrompendo il flusso veicolare diretto;  l’inversione dei sensi di marcia in via Petrarca e nell’ultimo tratto di via Bruno per permettere il collegamento con il nuovo ponte Portone che si innesterà su ponte Zavatti dalla sua sinistra.

La critica: «Delegato il governo della città»

Nonostante le motivazioni tecniche legate alla sicurezza, il progetto ha sollevato un polverone politico. Dario Romano, capogruppo del PD, ha chiesto con urgenza la convocazione di una commissione consiliare, denunciando una totale mancanza di confronto con i cittadini e le istituzioni democratiche. «Scelte calate dall’alto e nessuna strategia complessiva — attacca Romano —. Il vicecommissario Babini continua a decidere da solo e il sindaco Olivetti tace, non esercitando alcuna funzione di indirizzo politico. Questa opera stravolgerà la mobilità urbana senza che il consiglio comunale sia mai stato realmente coinvolto». Sulla stessa linea Marco Lion: il candidato alle primarie del centrosinistra punta il dito contro l’impatto ambientale e logistico: «Dopo il “ponte a brugola”, ora abbatteranno il Portone facendo impazzire il traffico in uscita. È un oltraggio ai cittadini che si ritroveranno con più inquinamento e caos».

Le prossime tappe

Mentre i tecnici dell’Rtp Ponte Portone iniziano i rilievi topografici e le verifiche archeologiche, la palla passa ora alla politica. La richiesta di trasparenza avanzata dalle opposizioni porterà presto il confronto in II commissione, dove il sindaco Olivetti e i tecnici della struttura commissariale saranno chiamati a rispondere ai dubbi della città. L’estetica del nuovo ponte resta ancora tutta da decidere, con la speranza che non riaccada ciò che è avvenuto per ponte Garibaldi, ma il dibattito è ancora all’inizio.

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La mappa della possibile viabilità con il nuovo ponte Portone a Senigallia
La mappa della possibile viabilità con il nuovo ponte Portone a Senigallia

Ricostruzione post-alluvione nella vallata Misa-Nevola: il dibattito tra priorità e propaganda

A quasi tre anni dall’alluvione che ha devastato la vallata del Misa e del Nevola, il dibattito sulla ricostruzione si concentra non solo sulle opere realizzate, ma anche sui ritardi, sulla mancanza di una visione d’insieme e sulle implicazioni politiche. Abbiamo intervistato Andrea Storoni, ex sindaco di Ostra, oggi componente del gruppo fiume che si è costituito dopo il 15 settembre 2022. Con lui, sempre attento alle dinamiche del territorio, abbiamo voluto fare il punto della situazione, con uno sguardo che abbraccia l’intera vallata, da Arcevia a Senigallia. L’intervista, in onda mercoledì 23 e giovedì 24 luglio alle ore 13:10 e alle ore 20, sarà in replica anche domenica 27 a partire dalle 17 circa, sempre su Radio Duomo Senigallia (95.2 FM). L’audio è disponibile anche qui grazie al lettore multimediale.

Il nuovo ponte di Pianello: un avvio più politico che pratico?

La recente presentazione del cantiere per il nuovo ponte a Pianello di Ostra è «sicuramente una nota positiva», ma rimane sospetta la vicinanza delle elezioni regionali, fissate per fine settembre. Anche perché di fatto «sul ponte del Pianello si dovrà portare avanti la bonifica bellica, quindi dire che sia un vero e proprio avvio di cantiere mi sembra avventato». C’è poi la questione della priorità. Secondo Storoni la realizzazione di un ponte senza pile nel fiume è «auspicabile» ma rimangono molte aree interne, come Ostra Vetere, Serra de’ Conti e Arcevia, che hanno la viabilità ancora interrotta in alcuni punti proprio a causa dei ponti non più transitabili.

Un ritardo nella visione d’insieme e nella trasparenza

Tre anni dopo l’alluvione si parla ancora di ritardi. Sebbene si riconosca la complessità della gestione amministrativa e burocratica, l’azione della Regione è contrassegnata soprattutto dalla mancanza di trasparenza e coinvolgimento delle comunità. L’ex sindaco lamenta l’assenza di un approccio complessivo, a differenza di quanto avvenuto dopo l’alluvione del 2014, quando tutte le amministrazioni, da Arcevia a Senigallia, furono coinvolte in un percorso condiviso. Oggi siamo di fronte a una «negoziazione uno a uno» tra il vicecommissario e le singole amministrazioni, il che non rende consapevoli i cittadini di quanto un intervento possa avere ricadute in altre zone. Come ad esempio la velocità di deflusso delle acque che potrebbe mettere a rischio le aree più a valle.

Sicurezza: ancora lontani da un aumento complessivo

L’aggiornamento del PAI (Piano di Assetto Idrogeologico), giunto dopo le operazioni di geometrizzazione del fiume, ha certificato che la sicurezza non è complessivamente aumentata. «Potrebbe esserlo in alcuni casi specifici» riconosce Storoni, facendo riferimento agli interventi al Pianello che possono preservare le abitazioni e le persone in quel punto. Ma «complessivamente non posso dire che la situazione sia più sicura per le persone rispetto a prima». «Senigallia è maggiormente esposta a dei rischi, almeno finché non verranno realizzate le vasche di espansione» perché in centro storico c’è una sezione molto limitata rispetto alla quantità di acqua che può accogliere il fiume poco più a monte. 

Vasche di espansione, gestione dei versanti e allertamento

Andrea Storoni
Andrea Storoni

Le vasche di espansione, inizialmente previste in numero maggiore e di dimensioni più piccole, sono state ridotte a circa sette, ma di maggiori dimensioni, grazie a uno studio dell’Università Politecnica delle Marche e della Fondazione Cima. Questa scelta è vista positivamente: «E’ una scelta opportuna, ma il fatto che fosse pronto già un documento che indirizzava nelle scelte […] ci doveva mettere nella condizione di essere più celeri nel procedere con le vasche di espansione». Resta però un «grande assente nel dibattito»: la gestione dei versanti, cruciale per gestire l’acqua mano a mano che cade, non solo all’interno del fiume. Tema a cui si aggiunge la questione dell’allertamento, ancora non risolta per dare comunicazioni efficaci e tempestive alle popolazioni interessate.

Ponte Garibaldi: il dibattito continua

Storoni sottolinea che su ponte Garibaldi non risultano prove di carico o approfondimenti che giustificassero una demolizione impellente. La soluzione più immediata sarebbe stata recuperarlo, come avvenuto in molte zone dell’interno, ripristinandone la percorribilità almeno ciclopedonale. Il nodo centrale resta: la sicurezza di Senigallia non dipende dal ponte: «Il problema principale di Senigallia […] serve che arrivino meno dei 300 metri cubi al secondo che sono la capacità massima di portata all’interno delle mura del Misa in prossimità della foce». Il rischio può essere mitigato solo con la realizzazione delle vasche di espansione, quindi «solamente se riusciamo a fare delle operazioni di contenimento dei picchi di piena più a monte. Non sono le due pile in alveo a mettere in crisi la città, ma l’acqua che arriva da monte».

Propaganda elettorale: un rischio per la sicurezza reale

La vicinanza delle elezioni regionali solleva il timore che la ricostruzione possa diventare terreno di propaganda. «Sicuramente sarà una carta spendibile durante la campagna elettorale, è una narrazione che però si scosta dalla situazione effettiva». Un approccio non utile alle persone: «La campagna elettorale deve scostarsi da questo, deve riconoscere effettivamente quali sono i passi e poi percorrerli per mettere in sicurezza le persone, tralasciando la necessità di andare a pizzicare dove le persone sono sensibili».

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Il Consiglio di Stato “boccia” il Tar Marche sulla vicenda di ponte Garibaldi

Si torni a parlare il prima possibile, e discutendone nel merito, di ponte Garibaldi. Lo ha ordinato il Consiglio di Stato, con la sentenza della quarta sezione che ha ribaltato quanto espresso invece dal Tar delle Marche lo scorso maggio.

Il tribunale amministrativo regionale non aveva riscontrato elementi necessari per fermare l’avvio a Senigallia di un progetto di ricostruzione del ponte dopo che la precedente struttura era stata demolita a seguito della disastrosa alluvione del 15 settembre 2022. Secondo il massimo organo di giustizia amministrativa invece «i motivi delle associazioni ricorrenti» – Italia Nostra, Confluenze, Gruppo Società e Ambiente, affiancate da Archeoclub d’Italia e Amici della foce del fiume Cesano – «devono essere esaminati nella sede di merito».

Da qui il sollecito al Tar Marche a fissare una nuova udienza.

Soddisfatte le associazioni ambientaliste e culturali di Senigallia. I legali Paolo Pittori e Michela Urbani auspicano che il commissario straordinario all’alluvione 2022 Francesco Acquaroli fermi l’iter e non si assuma alcuna responsabilità sui lavori prima della decisione di merito del TAR. C’è infatti il rischio che ci si possa trovare con un’opera non legittimata.

«E’ evidente – sottolineano – che qualora si arrivasse alla realizzazione del ponte e pervenisse una decisione di accoglimento del Tar, il ponte stesso diverrebbe un’opera abusiva, come illegittima sarebbe anche la condotta degli organi amministrativi, con ogni conseguenza immaginabile».

Alla base del ricorso prima al Tar e poi al Consiglio di Stato c’è un’opera giudicata dalle associazioni ricorrenti molto impattante a livello architettonico, urbanistico, viario ed economico. Su questi aspetti hanno raccolto le firme di oltre 10mila persone contrarie al progetto, secondo le quali non ci sarebbe inoltre alcun vantaggio per quanto riguarda la riduzione del rischio idraulico a Senigallia.

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Dopo l’alluvione: i lavori per la sicurezza idraulica delle valli Misa-Nevola

A quasi tre anni dall’alluvione del 15 settembre 2022, la vallata del Misa e Nevola si proietta verso un futuro più sicuro. E’ stato presentato ad Ancona lo studio idraulico integrato per restituire sicurezza a un territorio colpito due volte in appena otto anni. Studio a cui hanno collaborato la fondazione Cima, l’università politecnica delle Marche, l’università di Camerino e l’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino centrale.

Partendo dall’impossibilità di ripristinare la sicurezza idraulica con semplici ricostruzioni, gli studi, durati circa due anni, hanno portato alla definizione di un programma organico di interventi tra loro interdipendenti: un piano strutturale di prevenzione e riduzione del rischio che prevede l’allargamento degli alvei fluviali, il rafforzamento degli argini nei punti noti di rottura o forte erosione, la costruzione di vasche di espansione e la sostituzione di ponti risultati inadeguati o problematici per il deflusso dell’acqua.

Modellazione idraulica e soluzioni integrate

La fondazione Cima, come illustrato dal presidente Luca Ferraris, ha curato la realizzazione di modelli idraulici avanzati per i fiumi Misa e Nevola, simulando scenari post-evento e quelli futuri in base alle opere previste. 
L’Univpm, con il contributo dell’ateneo di Padova, ha sviluppato e ottimizzato i modelli delle sette vasche di laminazione previste nei siti di Pancaldo (Ostra Vetere), Ponte Lucerta (Trecastelli), Zipa/Confluenza (Ostra), Megà, ampliamento Bettolelle, Marazzana e Borgo Catena (Senigallia), studiando il loro funzionamento sequenziale per garantire l’efficacia del sistema nel suo complesso. Un numero minore di casse, ma di volume maggiore, per ridurre costi e semplificare gestione e manutenzione.
L’Unicam si è concentrata sulle aree interne e collinari, spesso trascurate ma cruciali per la gestione integrata del rischio, tenendo bene a mente le nuove sfide imposte dai cambiamenti climatici.
L’intero progetto è stato coordinato da Aubac. Il segretario Marco Casini ha ribadito che lo studio è «l’esempio più virtuoso in Italia e il primo gestito a questo livello», grazie a cui si può disporre oggi di uno «strumento che non solo ci ha consentito di aggiornare l’assetto idraulico del territorio, ma anche di individuare gli interventi di mitigazione per la sua messa in sicurezza». 

I commenti

Soddisfazione è stata espressa dal presidente regionale nonché commissario alluvionale Francesco Acquaroli che ha parlato di incontro «significativo» e di «opere attese da decenni», oltre che di «un impegno senza precedenti».
Gli ha fatto eco il vicecommissario Stefano Babini, con l’annuncio che le prime 19 opere, per un valore di oltre 83 milioni di euro, sono state già affidate e sono prossime all’avvio, mentre le rimanenti, incluse le vasche di laminazione, sono in fase di progettazione. Dovrebbero essere affidate entro la fine di luglio.

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Sicurezza e riduzione del rischio idraulico nelle valli Misa e Nevola: presentato lo studio post alluvione 2022
Sicurezza e riduzione del rischio idraulico nelle valli Misa e Nevola: presentato lo studio post alluvione 2022
La revisione del pai a Senigallia: la città inserita per buona parte in zona rossa con massimo rischio R4

Nuovo pai per il fiume Misa e le conseguenze per il territorio senigalliese

Dal comitato tecnico istituzionale – coordinato dal geologo Andrea Dignani – del Contratto di Fiume Misa-Nevola sono arrivate forti perplessità riguardo al nuovo Piano di Assetto Idrogeologico (PAI) del fiume Misa, recentemente elaborato dall’Autorità di Bacino dell’Appennino Centrale. Perplessità che sono confluite in una serie di osservazioni mosse all’Aubac entro il termine dello scorso 22 maggio e di cui parliamo nell’intervista a Dignani in onda lunedì 9 e martedì 10 alle ore 13:10 e alle ore 20, oltre a una replica domenica 15 giugno, alle 16:50 sempre su Radio Duomo Senigallia (95.2 FM). L’audio integrale affianca anche questo articolo grazie al lettore multimediale.

Dignani evidenzia innanzitutto come il PAI, sebbene uno strumento fondamentale per la sicurezza dei cittadini, sia stato di fatto “calato dall’alto”, senza la necessaria condivisione e divulgazione preventiva alla popolazione e agli enti interessati.

Il nuovo pai e la “zona rossa” di Senigallia

Il nuovo PAI, redatto a seguito delle alluvioni del 2014 e 2022, ha classificato gran parte di Senigallia come zona R4 (rischio massimo per la vita umana). Questa designazione comporta severe restrizioni, in particolare per le nuove costruzioni e le attività che potrebbero aumentare il rischio idrogeologico. Sebbene la priorità del PAI sia la salvaguardia della vita umana, le conseguenze economiche e urbanistiche per la città sono significative.

Le critiche del contratto di fiume al pai

Le principali osservazioni mosse dal comitato tecnico istituzionale del Contratto di Fiume al nuovo PAI riguardano:

Andrea Dignani
Andrea Dignani
  • la mancanza d’un percorso di preparazione, condivisione e divulgazione più capillare e diffuso prima della pubblicazione del PAI, almeno per i soggetti interessati;
  • tempistiche inadeguate per le osservazioni: i 30 giorni concessi per presentare le osservazioni sono stati ritenuti insufficienti, data l’importanza e l’impatto del documento, al netto dell’impossibilità di visionare parte della documentazione;
  • chiarezza metodologica: non è chiaro se la definizione delle aree rosse, in particolare se la perimetrazione proposta dall’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino centrale derivi dallo stato di fatto post-alluvione del 2022 o da modellazioni idrauliche;
  • cartografia non aggiornate: il PAI, è stato rilevato, si basa su cartografie datate, che non tengono conto delle opere infrastrutturali realizzate negli ultimi anni, come evidenziato anche dal Comune di Senigallia.

Prospettive future e richieste del comitato tecnico istituzionale

Innanzitutto si auspica una riapertura del dialogo e della discussione tecnica sul PAI, possibilmente con approfondimenti pubblici da parte dell’Autorità di Distretto. Si spera che le numerose osservazioni ricevute portino a una rivalutazione dei termini per la discussione e delle metodologie. In secondo luogo si sottolinea l’importanza degli interventi effettuati e programmati in tutto il bacino idrografico per la mitigazione del rischio, come le vasche di espansione, per non bloccare di fatto intere porzioni di città dal punto di vista edilizio ed economico, favorendo di contro un processo partecipativo e integrato con le comunità locali.

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Ponte Garibaldi, piscine, elezioni: intervista a tutto campo a Massimo Olivetti

La recente sentenza del Tar Marche per il ponte Garibaldi, i lavori pubblici, l’impiantistica sportiva con al centro la situazione delle piscine comunali. E ancora: la stagione turistica e infine le elezioni regionali delle Marche in autunno e le comunali nella primavera 2026. E’ un’intervista a tutto campo quella realizzata al sindaco di Senigallia Massimo Olivetti, in onda venerdì 9 e sabato 10 maggio alle ore 13:10 e alle ore 20 e in replica domenica 11 a partire dalle 16:50, sempre su Radio Duomo Senigallia InBlu (95.2FM). L’audio integrale è disponibile anche in questo articolo grazie al lettore multimediale.

La nostra chiacchierata con il primo cittadino ha toccato temi molto rilevanti e centrali nel dibattito pubblico attuale, a cominciare dalla sentenza del Tar delle Marche sul progetto per il nuovo ponte Garibaldi: il TAR ha respinto la sospensiva, ma la questione non è chiusa. Si attende il giudizio di merito, a meno che i ricorrenti non appellino al Consiglio di Stato. I lavori potrebbero teoricamente iniziare, ma la decisione spetta al vicecommissario e ad Anas.

Sempre legato all’alluvione 2022 è il tema della riperimetrazione PAI: il Comune non era a conoscenza della nuova perimetrazione, simile a ciò che è accaduto nel 2016. Ci sono irregolarità grafiche nella documentazione e non si tiene conto della perimetrazione comunale post-alluvione. Il Comune, spiega Olivetti, chiederà la sospensione e presenterà osservazioni. La zona rossa implica limiti a aumenti di cubatura e carico antropico (es. divisione appartamenti). Sulle delocalizzazioni, si attendono risposte dal commissario sulle promesse di vendita già inviate.

Sui lavori pubblici e sull’impiantistica sportiva, in particolare sulle piscina, la situazione è complessa perché per un intervento che va avanti (come le scuole Puccini e Marchetti, o strada della Passera, viale Anita Garibaldi e strada della Marina) altre situazioni si complicano. La piscina del Molinello di fatto non si può chiudere senza penalizzare ulteriormente l’utenza, mentre per le Saline se la perizia fosse confermata, i lavori di rifacimento della copertura spetterebbero al proprietario (Comune), che si potrebbe rivalere sui progettisti (chiamati in causa). Nell’intervista a Olivetti c’è spazio anche per la riqualificazione del lungomare Marconi, annunciata ma interrotta, palazzo Gherardi e il centro di aggregazione giovanile (cag) Bubamara.

Il sindaco ha affrontato anche il capitolo turismo, annunciando il ritorno del raduno Harley Davidson dal 30 giugno al 3 maggio 2026; il riconoscimento della bandiera blu per spiagge e approdo portuale; e infine l’ingresso ufficiale tra pochi giorni nel G20 Spiagge.

Più cauto invece sul tema elezioni: il sindaco Olivetti esclude una sua partecipazione alle prossime consultazioni regionali. Riguardo invece a un suo secondo mandato alle comunali, afferma che è troppo presto per comunciare la ricandidatura. La conferma è che al momento è concentrato sul Comune. Prima però c’è l’importante appuntamento con i referendum dell’8 e 9 giugno.

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Ponte Garibaldi, Lion: «Il nostro ricorso non bloccherà i ristori, è una fesseria»

Il ricorso al Tar delle associazioni ambientaliste non bloccherà l’erogazione dei ristori agli alluvionati né altri lavori di messa in sicurezza post alluvione 2022 perché interessa solo il verbale della conferenza dei servizi in cui si è approvato il progetto esecutivo definitivo del nuovo ponte Garibaldi. Lo afferma Marco Lion, presidente della sezione cittadina di Italia Nostra, la cui intervista è in onda su Radio Duomo Senigallia (95.2 FM) lunedì 5 e martedì 6 maggio alle ore 13:10 e alle ore 20. Sarà in replica anche domenica 11 a partire dalle ore 16:50. L’audio integrale è disponibile anche qui grazie al lettore multimediale.

Lion fa il punto sulla ricostruzione di ponte Garibaldi, demolito dopo l’alluvione del 2022. Nel frattempo che è stato presentato il ricorso da parte di Italia Nostra sezione di Senigallia, Gruppo Società Ambiente, associazione Confluenze, Archeoclub d’Italia sezione di Senigallia e associazione Amici della foce del fiume Cesano, il vicecommissario all’alluvione 2022 Stefano Babini ha presentato una nuova ordinanza di approvazione di un progetto esecutivo, con alcune modifiche, tra cui l’inserimento dei due montacarichi ascensori. Il ricorso rimane attuale ma Italia Nostra e le altre realtà ricorrenti hanno già chiesto un accesso agli atti per valutare come muoversi.

Questioni urbanistiche, si mescolano ad aspetti architettonici, viari ed economici. Il conto del nuovo ponte intanto è salito tra 3,4 a 6,1 milioni di euro, a cui aggiungere i circa 800 mila euro per la demolizione della vecchia infrastruttura. Le associazioni si dichiarano inoltre favorevoli ad altri progetti di ponte, come per esempio quelli che prevedano la ricostruzione a raso con l’installazione di martinetti o altri sistemi idraulici che ne permettano il sollevamento o l’apertura prima della piena del fiume Misa. 

Marco Lion
Marco Lion

Secondo Lion, a Senigallia è in atto un’operazione quasi di “sciacallaggio” per screditare la loro azione legale, e l’applicazione di una sorta di “strategia della paura”: una strumentalizzazione politica della vicenda in vista delle elezioni regionali che si terranno in autunno, con la maggioranza che vorrebbe arrivarci con i lavori avviati. Anche sul fronte economico del tessuto senigalliese, i veri problemi del commercio locale sono altri secondo i ricorrenti, non certo legati alla ricostruzione del ponte.

Nel frattempo il comitato “Tra due fiumi – Le imprese per il territorio” ha annunciato di aver presentato controricorso, di essersi inserito dunque nel procedimento innanzi al tribunale amministrativo delle Marche per evitare che vengano bloccati lavori, risarcimenti e azioni future. Sul legame con il ricorso delle associazioni ambientaliste, Lion afferma che è una «fesseria» perché mira solo ad annullare un verbale e nient’altro.

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Ponte Garibaldi, progetto «indifendibile e senza dialogo: non vi meravigliate ora del ricorso»

Da giorni, dopo l’annuncio del ricorso al Tar contro questo progetto di ponte Garibaldi, si parla di possibile restituzione dei soldi che gli alluvionati hanno ricevuto come primo e parziale indennizzo per i danni subiti. Non sembrano essere bastate le rassicurazioni di quanti hanno fatto ricorso: l’accusa lanciata inizialmente dal vicecommissario Babini, a cui hanno replicato le associazioni di Senigallia, e poi ripresa da altri esponenti politici continua a fare il giro della città. Anche l’ex sindaco Maurizio Mangialardi è voluto intervenire, definendo «vergognosa la strumentalizzazione delle paure», un «terrorismo ingiustificabile e ingiustificato».

«Olivetti e Acquaroli dovrebbero al contrario rassicurare i cittadini dicendo la verità, ovvero che nessuno dovrà restituire nulla – spiega ancora Mangialardi – e che se gli alluvionati non hanno ancora ricevuto quanto spetta loro è per i ritardi della “filiera”, non certo per un ricorso al Tar su ponte Garibaldi. Ancora ad oggi molti alluvionati sono costretti a vivere in albergo senza poter tornare nelle proprie case. Cittadini e imprese (diversamente da quanto accade in Emilia Romagna) non avranno il 100% dei ristori, ma solo una parte, per una scelta consapevole e precisa del governo nazionale e giunta regionale. Le infrastrutture su tutta la vallata da Arcevia fino a Senigallia non sono ancora state ripristinate, con interventi a macchia di leopardo, senza alcuna coerenza, e in forte ritardo. Tutta colpa del ricorso al TAR?».

Maurizio Mangialardi
Maurizio Mangialardi

Ma l’ex primo cittadino di Senigallia, attuale vicepresidente dell’assemblea legislativa regionale delle Marche va anche oltre. In particolare, oltre a sottolineare di non aver mai presentato ricorsi o esposti, ritiene «ingiusto e ingeneroso incolpare le associazioni ambientaliste. Al contrario, è proprio il fatto che ci siano ricorsi a rappresentare in modo plastico (purtroppo) il fallimento della politica, dovuto all’incapacità di ascoltare e intessere qualsiasi tipo di dialogo da parte del sindaco Olivetti e del presidente e commissario Acquaroli».

In sintesi: tutta colpa della mancata capacità o volontà della politica di ascoltare la città – quasi diecimila firme raccolte significano un quarto di città mica bruscolini – se siamo arrivati al ricorso contro un «indifendibile progetto di obbrobrioso ponte autostradale». «Escludendo ogni possibilità di modifica, andando avanti per la loro strada senza interloquire con nessuno, avendo liquidato in modo brutale le associazioni e i cittadini, non ci si può stupire adesso se qualcuno ha deciso di ricorrere al TAR» conclude Mangialardi che accusa Olivetti e Acquaroli di aver sbattuto «la porta in faccia» a cittadini e associazioni.

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Alluvione e ricostruzione, Corinaldesi sindaco di Ostra Vetere: «Presto torneremo alla normalità»

Alluvione, ricostruzione, lavori pubblici, spopolamento dei piccoli comuni. Sono questi i temi dell’intervista al sindaco di Ostra Vetere, Massimo Corinaldesi, che abbiamo realizzato a seguito del sopralluogo dell’ingegner Babini, vice commissario all’emergenza alluvione, per fare il punto sui cantieri aperti, in particolare sui ponti. L’intervista è in onda mercoledì 26 e giovedì 27 marzo alle ore 13:10 e alle ore 20, ma sarà in replica domenica 30 a partire dalle 16:50 (il secondo di tre contributi audio). Il servizio è però disponibile anche qui, cliccando sul tasto “play” o “riproduci” del lettore multimediale, accompagnato da un breve testo.

Da tempo sono in corso interlocuzioni per ripristinare lo stato di normalità a seguito dei danni causato dall’alluvione del 2022. E a distanza di due anni e mezzo la situazione è ancora lontana da quella presunta normalità. Per quanto riguarda il ponte sul Nevola (provinciale 43), i lavori di ricostruzione, con un costo stimato di un milione e mezzo di euro, dovrebbero iniziare dopo l’estate del 2025, una volta completata la progettazione. Il sindaco si mostra fiducioso sui tempi, citando l’esempio positivo della ricostruzione di via Pioli, costata quaso un milione di euro.

In merito al ponte del Coppetto, a “metà” con il comune di Ostra, i lavori, dopo alcuni ritardi dovuti a questioni burocratiche e a un ricorso al Tar, procedono ora spediti. La conclusione dell’intervento con cui si realizzerà un ponte a campata unica in acciaio lungo 50 metri è prevista per novembre, con un investimento di 4 milioni di euro.

Se c’è soddisfazione per l’avanzamento dei lavori, c’è anche consapevolezza che questa tempistica non accontenta invece le richieste della popolazione che vorrebbe tempi ancora più rapidi. Così come più rapidità viene richiesta in merito ad altri lavori pubblici, su cui però l’amministrazione comunale deve fare i conti in base alla limitatezza delle proprie risorse.

Slitta ancora la realizzazione della vasca di espansione in zona Pancaldo, un’opera ritenuta necessaria per la protezione del territorio da future alluvioni, sebbene non manchino alcune resistenze da parte della popolazione per il suo impatto ambientale e per la questione espropri. Il progetto è ancora in fase di definizione, ma c’è l’urgenza di accelerare i tempi vista l’imminente scadenza dello stato di emergenza, a settembre.

Proprio la carenza di infrastrutture e servizi è una concausa dello spopolamento dei piccoli comuni dell’entroterra, con le persone che si spostano sulla costa dove ci sono anche più posti di lavoro connessi soprattutto al turismo, ma non solo. Per quanto riguarda il turismo montenovese, un fattore di traino potrebbe arrivare dalla valorizzazione dell’area museale ed archeologica Le Muracce, su cui già sono in corso interlocuzioni in stato avanzato, anche se ancora non si è arrivati ad alcun progetto concreto.

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Confindustria, Gabbianelli: «Senigallia e vallate possono e devono attrarre giovani e investitori»

Il comitato territoriale di Confindustria di Senigallia e delle valli Misa e Nevola ha visto un recente cambiamento alla sua guida. Dopo anni di impegno da parte di Renato Mandolini, al suo posto è stata eletta presidente Anna Gabbianelli. Ne abbiamo approfittato per porle qualche domanda dando così uno sguardo alle imprese del territorio locale ma senza perdere di vista il contesto produttivo, economico e geopolitico, sia nazionale che internazionale. Scenario che presenta certamente sfide complesse ma anche opportunità di crescita. L’intervista è andata in onda su Radio Duomo Senigallia (95.2 FM) nei giorni scorsi ma l’audio integrale della nostra chiacchierata con la referente locale di Confindustria accompagna questo articolo grazie al lettore multimediale. Buon ascolto.

L’instabilità internazionale

Il mondo dell’economia, sia a livello nazionale che internazionale, sta attraversando un periodo di grande incertezza. Le tensioni geopolitiche – come la guerra in Ucraina e i conflitti in Medio Oriente, che ognuno spera si possano concludere velocemente, ma anche le nuove politiche commerciali aggressive di alcuni paesi leggasi Stati Uniti, stanno creando un clima di instabilità che si ripercuote anche sulle imprese italiane e, a cascata, su quelle locali.

Le sfide da affrontare

Le aziende italiane, in particolare quelle del settore manifatturiero, si trovano ad affrontare diverse sfide, tra cui la difficoltà nel reperire materie prime, l’aumento dei costi energetici e la concorrenza internazionale. A livello interno, la burocrazia eccessiva e la mancanza di fiducia nel futuro rappresentano ulteriori ostacoli alla crescita.

Il territorio Misa e Nevola

Nonostante le difficoltà, comprese quellle causate dall’alluvione del 2022, il territorio di Senigallia e delle valli Misa e Nevola si distingue per la sua dinamicità e resilienza. Le 62 aziende associate a Confindustria, che spaziano dalla meccanica alla cartotecnica, dall’energia ai servizi, rappresentano un tessuto imprenditoriale variegato e innovativo.

Le priorità di Confindustria

Il nuovo direttivo, guidato dalla presidente Anna Gabbianelli, ha individuato alcune priorità per sostenere le imprese del territorio. Tra queste, la creazione di filiere tra le aziende, per favorire la collaborazione e la condivisione di risorse, e l’attenzione alla formazione dei giovani, per garantire il ricambio generazionale e la disponibilità di manodopera qualificata. Ma puntando sulla qualità della vita, sulla ricchezza del patrimonio culturale e sulla vivacità del tessuto sociale si possono attrarre investitori.

Uno sguardo al futuro

Nonostante le mille incognite, le imprese del territorio hanno dimostrato una grande capacità di ripresa. La capacità di innovazione è indicata da molti imprenditori come l’unica chiave per continuare a crescere, mentre le progettualità con il mondo della scuola sono ormai la base per ridare slancio all’intero territorio.

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«Un ponte autostradale ai portici Ercolani? Meglio non farlo o farlo solo ciclopedonale»

Soltanto pochi giorni fa avevamo intervistato il sindaco Massimo Olivetti sul tema della ricostruzione del ponte Garibaldi e sul consiglio grande. Ora è arrivata la doccia fredda per quanti, e sono tanti, chiedevano la modifica al progetto del cosiddetto ponte a “brugola”. Lo stesso primo cittadino sembrava che non fosse informato del fatto che fosse già pronto il progetto esecutivo. Adesso il progetto non solo esiste, ma si avvia ad essere quello definitivo, quello che verrà messo a bando, e quindi i margini di manovra per alcune modifiche, si fanno sempre più sottili. E non mancano i commenti. Come quello dell’ex sindaco Maurizio Mangialardi, oggi vicepresidente del Consiglio regionale, ed esponente di spicco del Partito Democratico marchigiano. L’intervista, andata in onda mercoledì 15 e giovedì 16 gennaio alle ore 13:10 e alle ore 20, ma con un’ulteriore replica domenica 19 a partire dalle 16:50, è disponibile anche in questo articolo grazie al lettore multimediale. Di seguito un testo con i punti principali dell’intervista.

Che cosa ha detto in aula l’assessore Aguzzi? 
Ho presentato l’ennesima interrogazione rispetto alla questione del ponte. L’assessore è stato lapidario, il progetto è pronto, ma non solo, è stato già consegnato ad Anas che lo ha girato alla ditta che dovrà procedere con i lavori, quindi la partita è assolutamente chiusa, non ci sono margini di discussione. 

Questa situazione quando è che si è creata? 
Non è che si inventa un progetto esecutivo pronto per essere assaltato in tre giorni, quindi tutti sapevano tutto, sarebbe molto grave che il sindaco non sapesse lo stato di avanzamento della progettazione. Il fatto è abbastanza grave, bastava dire che il progetto non si tocca. Ora c’è poco da discutere, cosa gravissima invece perché il ponte è un mostro, è un ponte autostradale. Rispetto alla passerella provvisoria, quello che viene fuori è 5 volte più largo, almeno 2 volte più alto, con 100 metri di rampe, quindi un ponte dell’autostrada progettato da chi fa ponte autostradali e messo di fronte ai portici Ercolani, forse nessuno ancora si rende conto che cosa sia! 

L’assessore Aguzzi ha affermato (LEGGI LE SUE DICHIARAZIONI) che sarà un ponte molto poco impattante e addirittura ha parlato di strumentalizzazioni politiche per quanto riguarda le 9 mila firme raccolte, cosa ne pensa?
Dico che è un atto di protervia, ha anche di disprezzo. Lo chiedo ai cittadini che sono in ascolto, chi ha visto il progetto davvero? Nessuno! Chi ne ha discusso? Nessuno! Chi ha avuto da un render l’idea di quello che possa venire fuori e che l’ha approfondito si è preoccupato, compreso il sottoscritto, penso ai gruppi consiliari che sono tutti, penso che siano compresi anche quelli di maggioranza che hanno delle grandi perplessità. All’interno del cuore della città storica non può esserci un ponte autostradale. Questo è il tema. Allora io dico: se non si può fare diversamente, meglio non farlo. Oppure facciamo un ponte pedociclabile che non ha quel tipo di impatto e attendiamo le vasche di espansione perché sono il vero elemento che mette in sicurezza la città di Senigallia, non certo quel mostro messo lì. 

C’era anche chi chiedeva di uniformare i progetti di ponte Garibaldi e ponte degli Angeli, che cosa ne pensa di questo?
Sul ponte degli Angeli, intitolato così dal sindaco Olivetti, non c’è nessun provvedimento: c’è un approfondimento giuridico, anche processuale. Ma uniformare cosa vuol dire? Dobbiamo parlare anche del ponte Portone, del ponte della Statale, del ponte della Ferrovia. Certo che sono oggetto indispensabile di ragionamento, perché ancora hanno le pile in atto soprattutto gli ultimi due, però oggi c’è una contingenza che è la realizzazione del ponte Garibaldi. Così non si può fare per renderlo compatibile con la città, allor abisogna non farlo. 

Quale il ruolo dell’amministrazione comunale della giunta Olivetti: si è comportata da portatrice di interessi della collettività della città nei confronti della regione e della struttura commissariale, oppure ha perso l’occasione di in qualche modo tutelarli? 
Chi governa ha l’obbligo di assumersi le responsabilità, tutte, che incidono nella propria città, non si può dire che siccome ci sono i soldi, lo progetta la regione, meglio di così non si può fare e allora va bene tutto, perché le cose non stanno in questi termini. Se fosse stato condiviso, se ci fosse stato ascolto, se fosse stata chiesta la progettazione a tecnici che non fanno solo ponti autostradali, ma che pensano a interventi cittadini, forse qualcuno ci avrebbe detto che quella cosa lì è un’aberrazione. Invece con il metodo “io non posso fare nulla, così è”, stiamo devastando la città, quella cosa rimane lì per i prossimi 100 anni. Di fronte ai portici Ercolani quella cosa non ci può stare, almeno che i cittadini siano consapevoli di questo. Sicuramente non per far passare i tir davanti ai portici. Sono convinto che ancora i cittadini non abbiano capito bene che cosa verrà realizzato in quel punto.

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